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Emilio Calabrese, INNO DI MAMELI
Sarà presentato un disegno di legge per disciplinare l'uso obbligatorio dell'inno in determinate situazioni?
L'asserita sostituzione dell'inno di Mameli con il Va' pensiero di Verdi, che sarebbe avvenuta nel mese di giugno all'inaugurazione di una nuova scuola primaria di Fanzolo di Vedelago (Treviso), ha suscitato forti reazioni da parte di numerosi personaggi politici. Si è parlato, tra l'altro, di oltraggio alla nazione italiana, di atto sovversivo che va contro l'Italia e gli italiani, di gesto sprezzante e intollerante che umilia il Paese e la Costituzione.
Il rifiuto in sé di un inno nazionale italiano può anche giustificare tali reazioni, ma credo che l'inno di Mameli non abbia le carte in regola per meritare una così energica difesa.
In primo luogo, a differenza del tricolore verde, bianco e rosso che è previsto come bandiera della Repubblica dall'art. 12 della Costituzione, nessuna norma eleva a simbolo della Repubblica stessa l'inno di Mameli, tanto che il ministro della Difesa Ignazio La Russa, intervenendo sull'anzidetta vicenda, dopo aver annunciato di voler presentare un disegno di legge per disciplinare l'uso obbligatorio di tale inno in determinate situazioni, ha precisato che con una legge ci sarà "un riferimento normativo, come esiste per l'esposizione della bandiera", così eliminando "un'altra occasione di discussione".
In secondo luogo, il testo dell'inno di Mameli contiene ben tre riferimenti a Dio ("Dov'è la Vittoria? Le porga la chioma; ché schiava di Roma Iddio la creò", "L'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore", "Uniti, per Dio, chi vincer ci può?"). Pertanto, considerato che la laicità (la quale, in opposizione a confessionalità, vuol dire imparzialità ed equidistanza nei confronti di ogni credo religioso) è uno dei principi costituzionali fondamentali della Repubblica italiana, sembrerebbe più logico se quelle reazioni si verificassero quando l'inno di Mameli viene utilizzato quale simbolo del nostro Paese, non quando non viene usato come tale.
Per lo stesso motivo, sarebbe da ritenere incostituzionale una legge che prevedesse l'inno di Mameli quale inno della Repubblica ed il suo uso obbligatorio in determinate situazioni.
Emilio Calabrese
Gentile Emilio Calabrese,
Ha ragione, le parole dell’Inno di Mameli sono datate, retoriche ed anche un po' astruse, ma, indipendentemente dal fatto che si tratti o meno dell'Inno Nazionale, mi piace ricordare che furono scritte da un giovane che credette, combatté e morì per la difesa della Repubblica romana del 1849, rara e preziosa esperienza, questa, di democrazia, res publica ed anche di… "laicità delle istituzioni"!
Mirella Sartori
(7-7-2010) |