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Paolo Bonetti, CHIESA POSTMODERNA E RELATIVISTA
Da “IL PURGATORIO DEI LAICI. Critica del neoclericalismo” il nuovo libro di Paolo Bonetti
 Quando il cardinale Ratzinger è stato eletto papa, qualche mio amico, anticlericale ormai irredimibile, ha esclamato allegramente : è proprio il papa che ci voleva per noi, tornano i vecchi tempi, quelli di Pio XII! Certo, per quelli che come me hanno superato i sessant’anni, Eugenio Pacelli resta il papa per antonomasia, con la sua figura imponente e solenne e i gesti ieratici che dovrebbe sempre avere la più grande icona religiosa dell’Occidente. Aveva proprio l’allure da papa. Rappresentava la Chiesa premoderna, la roccia della fede, anche il giorno in cui arrivò nel quartiere romano di San Lorenzo devastato dai bombardamenti e allargò le braccia benedicenti quasi a proteggere, come un papa dell’alto medioevo, il gregge terrorizzato dei fedeli di fronte alla furia dei barbari. Non fu quello un “bagno di folla”, come si dice oggi nel linguaggio orribile dei media, ma l’incontro tragico di un vescovo-padre con i suoi figli smarriti. Il nuovo papa invece, che pure, nel suo ultimo discorso da cardinale, aveva ammonito i cattolici contro la dittatura del relativismo e le nuove mode religiose, ha fatto subito alcuni “bagni di folla”, quasi a voler smentire la sua fama di aristocratica severità. E subito hanno cominciato a costruirgli addosso l’immagine di papa postmoderno del suo predecessore, che però aveva per il ruolo un talento naturale che Ratzinger, con i suoi impacci e le sue ritrosie, dimostra chiaramente di non possedere, anche se si sforza di fare del suo meglio, perché sa, da uomo lucidissimo com’è sempre stato, che questa è ormai l’immagine di sé che un papa deve offrire.
La storia della Chiesa, nella seconda metà del Novecento, è trascorsa velocemente dalla premodernità di Pacelli alla postmodernità di Karol Wojtyla, passando attraverso un fallito accostamento alla modernità, vanamente tentato da Roncalli e da Montini. Perché questo è il punto: la Chiesa può essere,nonostante gli anatemi papali contro il relativismo, trionfalmente postmoderna, ma quello che mai le riuscirà, per la sua necessaria fedeltà a una concezione dogmatica della verità e dell’etica, sarà l’incontro non ambiguo con la modernità. Quest’ultima non cancella, come fa la postmodernità, il criterio di distinzione fra verità e falsità, ma lo scioglie da ogni rigidezza dogmatica, ne fa uno strumento flessibile di controllo e ordinamento dell’esperienza. L’astronomia, tanto per fare un esempio facilmente comprensibile, si distingue dall’astrologia, non perché contempla un ordine celeste immutabile, ma perché elabora ipotesi che al contrario delle fantasie astrologiche si possono sottoporre a forme di controllo intersoggettive, partecipabili da tutta la comunità dei ricercatori. Lo stesso vale per l’etica :solo gli assolutisti pensano che il bene consista nel fare quello che si vuole senza tener conto delle preferenze degli altri, i relativisti ( o meglio, quelli che la chiesa considera tali) proprio perché sanno che i loro valori non sono gli unici che valgano, li sottopongono continuamente alla discussione e al controllo degli altri per vedere di trovare una razionale regola di convivenza.
La Chiesa di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI mescola invece, con grande disinvoltura, teologia dogmatica e apparizioni della Madonna, miracoli dei santi e ammiccamenti alle scienze sperimentali, rigidità teorica e lassismo pratico in tema di costumi sessuali all’interno della Chiesa stessa, aperture ecumeniche e volontà di dominio spirituale, condanna delle dittature e accomodamenti con esse tutte le volte che ci sia una qualche convenienza anche a stringere mani sporche di sangue. Non è questo il relativismo tanto deprecato, non è questa la confusione postmoderna in cui tutto si mescola e tutto si adegua, in cui si perde la distinzione fra vero e falso, fra bene e male? Da due millenni la Chiesa cattolica ci è maestra di virtù politica, nel senso machiavelliano del termine, anche se molti suoi membri hanno dato, nel corso dei secoli, straordinarie prove di virtù morale. Ma, come istituzione, la Chiesa ha ben poco da insegnarci in fatto di verità e di morale, poiché il suo vero imperativo è uno solo: sopravvivere.
Paolo Bonetti, IL PURGATORIO DEI LAICI. Critica del neoclericalismo, Edizioni Dedalo
Prefazione di Enzo Marzo. Collana “Libelli vecchi e nuovi”(*) n.8 - Aprile 2008, 224 pagine, 15,00 Euro
Un libro di battaglia, di polemica e di satira contro l’avanzata dei nuovi farisei, di coloro che vorrebbero far tornare l’Italia al clima bigotto e opprimente dei primi anni della Repubblica, quella che Gaetano Salvemini definì icasticamente la «repubblica monarchica dei preti» e che Ernesto Rossi e Guido Calogero descrissero in modo così brillante e corrosivo.
L'autore
Paolo Bonetti ha insegnato Filosofia morale all’Università di Cassino ed è attualmente docente di Bioetica nella facoltà di Scienze dell’Università di Urbino. Storico delle idee, si è occupato principalmente del pensiero morale e politico del Novecento, pubblicando libri su Croce, Gramsci, Pareto e sul gruppo di intellettuali e politici raccolti attorno alla rivista “Il Mondo”. Più recentemente il suo interesse si è rivolto ai temi della bioetica ai quali ha dedicato il libro Discorrendo di etica e bioetica. Collabora regolarmente alle riviste “Nuova Antologia” e “Critica liberale”
L'opera
Un libro di battaglia, di polemica e di satira contro l’avanzata dei nuovi farisei, di coloro che vorrebbero far tornare l’Italia al clima bigotto e opprimente dei primi anni della Repubblica, quella che Gaetano Salvemini definì icasticamente la «repubblica monarchica dei preti» e che Ernesto Rossi e Guido Calogero descrissero in modo così brillante e corrosivo. I nuovi farisei, che talvolta si dichiarano perfino atei, dicono di voler difendere la libertà della Chiesa cattolica dalle prevaricazioni del laicismo e dalla disgregazione del relativismo. In realtà, a nessuno come al laico sta a cuore la libertà religiosa, poiché egli sa benissimo che la libertà religiosa è il fondamento di ogni altra libertà. Questa libertà, però coincide necessariamente con l’autonomia della coscienza individuale e con la separazione rigorosa della società civile dalla società religiosa. Laico non è il contrario di credente, ma l’opposto di clericale ed essere laici vuol dire, molto semplicemente, rifiutare la pretesa di utilizzare la religione o una qualsivoglia ideologia come strumento di governo. Il volume, nel ricordo di autentici maestri di laicità, vuol mettere in guardia contro questa pretesa che attenta alla nostra libertà di uomini e di cittadini.
(*) La collana “Libelli vecchi e nuovi” vuole dare voce ai testi di quel pensiero liberale che da secoli è l’asse portante della modernità del mondo occidentale così contestata da tutti i fondamentalismi. Un pensiero messo all’Indice perché si contrappone all’assolutismo clericale e ai totalitarismi che non tollerano d’essere messi in discussione dal libero pensiero. La collana ha due diverse serie. La prima (serie rossa) ridà vita a un genere poco frequentato in Italia, il pamphlet, un testo di attualità breve, polemico, propositivo, antiaccademico ma rigoroso. La seconda (serie blu) ripubblica antichi testi liberali, laici, libertini, democratici, dimenticati o occultati dal conformismo del nostro paese.
(12-6-2008) |