Lo Scaffale

Marco Diamanti, Marcello Mustè, Maria Rascaglia (a cura di), BERTRANDO SPAVENTA, EPISTOLARIO (1847-1883)

Di Recensione di Pierino Marazzani | 04.01.2021


Viella, Roma, 2020, pagine 829, euro 68,00

Bertrando Spaventa (1817-1883) fu un filosofo e patriota antiborbonico, esiliato a Torino per dieci anni. Era un ex prete, vittima da adolescente di una vocazione forzata dai familiari per biechi motivi economici, passato poi all'ateismo e all'anticlericalismo, insomma una specie di Odifreddi dell’800: “Quegli che mi ci costrinse non credeva a niente, ed è morto qualche anno fa con tutti i conforti della religione cattolica. Io neanche ci credeva e non ci credo e spero di morire senza questi conforti. Come dunque due miscredenti si unirono a formare un prete?”. Il suo ateismo aveva anche taluni spunti di satira antireligiosa, per esempio a proposito di un grossolano caso di abuso della credulità popolare avvenuto a Pugliano in provincia di Salerno, ove una festa mariana sarebbe stata avviata addirittura da San Pietro in persona! Spaventa scrive che il: “Principe degli Apostoli, il quale come si sa, checché ne dica in contrario lo scettico beffardo, venne apposta a Pugliano da Napoli in treno”.

I clericali tramarono due volte per ucciderlo:

–       nel 1854 a Torino “una breve memoria sulla filosofia pratica Bruno, fu uno scandalo; per poco certi inquisitori non mi bruciarono vivo”.

Nel 1855 riafferma tale concetto: coloro i quali tentano di divulgare in Italia la filosofia di Bruno, Hegel e altri pensatori eretici “Non dico già che sono messi in prigione, torturati e bruciati vivi, ma ci è prevenzione e persecuzione”

–       il 17 marzo 1862 a Napoli, il tentato omicidio andò a vuoto solo grazie alla protezione dei suoi studenti e alla rapida fuga all'ultimo piano del palazzo universitario che era “una specie di labirinto, e questo ci salvò”.

A Spaventa fu riferito “che c'era stato un non so che tra certi preti e pochi studenti in una chiesa vicina; che i preti avevano aizzato certi lazzari e certe femmine contro gli studenti...siamo assaliti dai lazzari, gridano, hanno revolvers, stili, asce...capivamo che chi correva maggior pericolo ero io”. I fanatici assalitori “feriscono un giovane che, ignaro di tutto, usciva dalla biblioteca; bastonarono solennemente un giovane che s'era appiattito dentro la mia cattedra sotto la sedia”. Dalla lettera si evince che lo Spaventa ne attribuì la colpa a un non ben determinato sacerdote: “quel predicatore di Sanseverino aizzava la plebe contro gli studenti, i professori, l'Università. Mi dicono che la polizia sapesse qualche cosa, e se lo sapeva perché non pigliare qualche misura? Dire: i professori e gli studenti d'una Università sono assaliti da camorristi, dai lazzaroni e dalle puttane coi revolvers, gli stocchi e cogli spiedi – è quel che si può dire di più orrendo per un paese e per un governo...Si dice: i preti, i pretacci, hanno aizzato il popolo ignorante. Ciò è vero, la colpa è dei preti, non del popolo...gli aizzatori sono stati altri preti e non preti”.

L'intervento della forza pubblica fu tardivo ma comunque “parecchi lazzari e camorristi furono presi” e tali tentati omicidi di professori non si ripeterono mai più. Questi misfatti ricordano quelli di Barletta del 1866 in cui fanatici cattolici aizzati dal clero locale uccisero quattro inermi evangelici, anche in questo caso la forza pubblica intervenne con ritardo sospetto facendo molti arresti cui seguirono processi e condanne (1).

Le continue ingerenze clericali nel mondo universitario sono segnalate in una sua lettera del 1859, quando per un breve periodo insegnò all'Università di Modena: “Questa mattina ho recitato il discorso di apertura dell'Università in Chiesa, con funzione solenne, dopo la santa messa.” In un'altra lettera del 1861 veniamo a sapere che il “presidente dell'Università degli studi e della pubblica istruzione a Napoli” era ai tempi dei Borboni un arcivescovo e che era eletto dal re, ovviamente su indicazione della diocesi, e non dai professori.

Il testo segnala che nel 1862 il vicebibliotecario dell'Università di Napoli era un prete integralista che eccitava gli studenti dicendogli: “gridate, figliuoli contro questi panteisti e questi atei che hanno messo nell'Università”.

L'abuso della credulità popolare è segnalato in una lettera del 1862, inquadrando tali presunti miracoli in oscure manovre politiche clerico-borboniche antiunitarie: “Anche le madonne-le centomila madonne dei contorni di Napoli-si sono scosse dal loro torpore, e cominciano a far miracoli: una ha impallidito, un'altra ha chiusi gli occhi, un'altra li ha aperti. Si aspetta il gran miracolo di Santa Brigida”.

Spaventa, in una lettera del 1868, si scatena in violenti attacchi contro Pio IX: “abbiamo in casa, come cosa o persona nostra il nostro più gran nemico, il nemico dello spirito libero, l'autorità spirituale infallibile (Papa Pio)”. Le resistenze clericali contro l'insegnamento della filosofia tedesca in Italia sono segnalate in questa lettera con toni antipapali molto spinti, quasi osceni: “Si teme in Italia, dove ha sede antica un'autorità spirituale riconosciuta infallibile, si teme come corruttrice del cuore la filosofia tedesca! È un po' la paura della puttana di perdere la sua verginità”.

Il testo è corredato da Indice dei Nomi e precise note bibliografiche. In copertina ritratto a olio dell'illustre professore, conservato nel Museo di San Martino a Napoli, dipinto da Teofilo Patini (1840-1906).

1) Renato Russo, L'eccidio degli evangelici di Barletta, Editrice Rotas, Barletta, 2017

 

Pierino Marazzani, gennaio 2021

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