Editoriale

IL PATRIARCA KIRILL CONTRO L'OMOSESSUALITÀ

Di Attilio Tempestini | 30.03.2022


L'aggressione russa, all'Ucraina, il patriarca della Chiesa orientale russa l'ha appoggiata giacché rivolta contro un paese che tutela le persone omosessuali. Netta, indubbiamente, la differenza rispetto al papa; il quale ha preso posizione contro tale guerra ed è anche sceso sul terreno di un esplicito aggiornamento di posizioni, rilevando che "un tempo si parlava nelle nostre Chiese di guerra santa", ma oggi la "coscienza cristiana dell'importanza della pace" non consente di "parlare così".

Dietro tale appoggio, del patriarca, è facile cogliere la classica dimensione dell'alleanza tra trono ed altare. All'appoggio infatti che -sulla questione dell'Ucraina e più in generale- Kirill dà a Putin, fanno riscontro politiche di Putin stesso come l'inserimento fra le modifiche alla Costituzione, introdotte nel 2020, di un richiamo alla “fede in Dio”; nonché dell'affermazione che l’unico matrimonio possibile è quello, fra un uomo ed una donna.

Nell'argomento poi, con cui il patriarca motiva l'appoggio a tale aggressione, è facile cogliere l'estremo esito di una idea creazionista. Proprio l'idea infatti che le persone vadano viste soltanto in quanto creazione da parte di una divinità e dunque in una prospettiva, soltanto religiosa, fa sì che come ha scritto icasticamente Fabrizio Filice su "Il manifesto" si ritenga "giusto mandare uomini ad uccidere altri uomini perché bisogna assolutamente evitare che uomini amino altri uomini".

Un esito, quindi, davvero spietato e che si colloca agli antipodi di ciò che abitualmente chiamiamo umanesimo; giacché quest'ultimo ruota invece attorno ad un asse, appunto, antropocentrico. Conviene comunque aggiungere che sulla questione dell'omosessualità si può ad esiti spietati, pervenire anche per motivi non religiosi: basti considerare, nel Novecento, fascismo e nazismo.

D'altro canto non è davvero la suddetta "fede in Dio", cui dal 2020 si richiama la Costituzione russa, che appare alla base della sempre più chiara tendenza di Putin verso l'autocrazia -e per le autocrazie, prive come sono di limiti nell'ambito di uno Stato, appare abbastanza agevole ignorare limiti anche nel rapporto fra Stati: e venire ad aggressioni-. Tale tendenza di Putin risulta in continuità, con quell'Eltsin (da cui Putin venne designato come successore) il quale bombardò il parlamento russo; percorrendo così in termini ben più drastici e con ben maggiore successo la strada, su cui Trump ha fatto un passettino al termine del suo mandato. Per paesi, come l'Italia, che allora si schierarono a fianco di Eltsin ed oggi condannano l'aggressione all'Ucraina, saranno forse pertinenti le note parole di un'opera di Molière "vous l'avez voulu, George Dandin"?

 

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