editoriale

LA CARITÀ E LA LAICITÀ

Di Attilio Tempestini | 24.07.2018


Linvettiva, sul cartello di una manifestante della Lega, “se non vuoi il crocifisso torna al tuo paese”, l’ha già considerata qualche settimana fa su Italialaica, Giovanni Fioravanti: parlando, con felice sintesi, di “sicurezza dell’ignoranza”. Qualche altra considerazione può essere peraltro opportuna: tale invettiva esprimendo posizioni politiche diametralmente opposte, a quelle che di Italialaica mi sembra rappresentino la fisionomia di fondo.

Si tratta, in effetti, di un’ “ignoranza” multipla. Sia cioè quella di chi non conosce la differenza fra una comunità religiosa e la più ampia società che, nell’ambito di un paese, si organizza come Stato: e che in Italia ha tutto il diritto di annoverare voci anche autoctone, le quali non si riconoscano nella religione cattolica. Sia l’ignoranza di chi non considera che, quanto in particolare al crocifisso, la discussione nel nostro paese generalmente verte soltanto sulla sua esposizione in luoghi pubblici: ed a sua volta, tale esposizione hanno e praticano il diritto di contestarla anche voci autoctone, comprese quelle di chi nella religione in parola si riconosce ma nel contempo persegue per ciò che riguarda il campo religioso, obiettivi di uguaglianza e di libertà.

Naturalmente, nella Chiesa cattolica vi è anche e con maggior peso chi la “sicurezza dell’ignoranza” non ce l’ha, su una coincidenza fra questa Chiesa e le istituzioni, persegue i suddetti obiettivi: cosicché richiede norme che una tale, coincidenza, la assicurino quanto più è possibile. Caso classico e macroscopico la richiesta, formulata da papa Ratzinger, che l’intera Unione europea si attribuisse nella propria Costituzione, “radici cristiane”. Una richiesta come sappiamo, non accolta; anche se magari oggi le cose andrebbero diversamente, con in Francia non un Chirac ma un Macron il quale va in visita dal papa e si spinge ad accarezzarlo.

Ritornando, poi, a ragionare specificamente in materia di immigrazione, non v’è dubbio che rispetto alla manifestante leghista mostrino oggi una ben maggiore apertura, il papa Bergoglio e la Conferenza Episcopale Italiana: affermando che in tale materia vanno tenute ben presenti, esigenze di solidarietà umana.

Non parlerei, però, di affermazioni caratterizzate da universalismo: il quale (per ricorrere ad un’espressione, di Max Weber) “non è una carrozza di piazza di cui si possa disporre per salirvi o scenderne a proprio piacere”. Chi cioè ritiene che l’accettazione del crocifisso non debba discriminare al momento dell’immigrazione, ma ritiene anche che debba poi esservi per un bambino immigrato -come per un bambino autoctono- una scuola pubblica con il crocifisso nell’aula, sembra piuttosto caratterizzarsi per la virtù teologale della carità. Un universalismo richiede in effetti (volendo parlare, ancora di “virtù”) quella della laicità.

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