editoriale

IL “PARTITO” 5 STELLE

Di Attilio Tempestini | 28.02.2018


Come si può intuire, è un titolo che prelude ad alcune considerazioni sulla natura di tale formazione politica: che nel parlamento eletto nel 2013 ha rappresentato il soggetto di maggior novità e che nel parlamento, in via di elezione, pare destinata ad un notevole rilievo.

In effetti i 5 Stelle affermano -con tono, apodittico- di essere non un partito bensì un movimento. Ma di movimenti, come sappiamo, si parla in generale per indicare forme di partecipazione politica che fra le differenze di fondo, rispetto ai partiti, presentano uno scarso assetto gerarchico (non mancano peraltro casi di partiti nella cui denominazione compare, il termine in questione: come accadeva per il Movimento Sociale Italiano, il quale comunque non avrebbe davvero negato di essere un partito).

Si consideri -ad esempio- il movimento studentesco, di alcuni decenni fa: le decisioni venivano prese in assemblee. Mentre, con i 5 Stelle, ci troviamo agli antipodi: sono le persone alle origini di tale forza politica e proprietarie” della relativa denominazione, che indicano la linea. Si dice, sì, che a decidere è la rete cioè linsieme di chi ai 5 Stelle aderisce e può, per via telematica, pronunciarsi sulle questioni che man mano pone il vertice. Ma occorre una buona dose di ingenuità per ignorare, quanto rilievo abbiano il momento in cui le questioni vengono poste; i termini, nei quali vengono poste; la garanzia di un dibattito alla pari (ed in tempi, non fulminei) fra differenti opinioni.

D’altra parte, questo ricorso alla rete non rappresenta una regola tassativa: abbiamo visto il vertice dei 5 Stelle riservarsi il diritto -e talora, esercitarlo- di decidere contraddicendo la “rete”. In realtà, lungi dall’esservi una gerarchia meno rigida che in un partito, mancano addirittura temperamenti rispetto ad una tradizionale gerarchia di partito; come per esempio, quello adottato dalla Linke in Germania di mettere al proprio vertice, “un” presidente ed “una” presidente.

Se, dunque, le credenziali dei 5 Stelle per una classificazione tra i movimenti appaiono -quanto all’assetto gerarchico- scarse, d’altro canto tale forza politica viene indubbiamente accomunata ai partiti da un classico ruolo di questi ultimi, quello di investitura: partecipare alla designazione, di chi ricoprirà le cariche pubbliche.

Un altro classico, ruolo, dei partiti, è poi quello di risultare delle “parti” ed evidentemente il primo termine deriva, dal secondo: “The party as part” si intitola il capitolo con cui Giovanni Sartori apre la sua principale opera sui partiti, pur se subito dopo egli viene a considerare come questa derivazione etimologica la rinneghino, i partiti che comandano negli Stati a partito unico. Orbene, nulla nei 5 Stelle fa temere che essi puntino a Stati del genere; ma merita attenzione la modalità, con cui il ruolo di parte lo interpretano.

È un ruolo infatti che, in generale, i singoli partiti interpretano facendo riferimento a determinati segmenti di valori e di interessi. Certamente, la complessiva differenza rinvenibile al riguardo nel sistema partitico di paesi come l’Italia risulta meno ampia, di un tempo: già cinquant’anni fa, d’altronde, si parlava di partiti divenuti ormai “acchiappatutto”. Ma resta il fatto che nell’attuale campagna elettorale italiana, ecco ad esempio da un lato chi strizza l’occhio agli evasori fiscali, dall’altro chi invece chiede una tassa patrimoniale; da un lato chi si presenta al voto avendo appoggiato la legge sulle unioni civili, dall’altro chi invece prospetta di modificarla.

Temi del genere, tuttavia, non appaiono di rilievo per i 5 Stelle. Né appaiono di rilievo i temi ecologici; benché ciascuna delle cinque “stelle” rinvii ad un tema -l’acqua, l’ambiente, l’energia, lo sviluppo, i trasporti- che quanto meno p averla, una declinazione ecologica. Ma ricordate forse di aver sentito, nei cinque anni della legislatura al termine, i 5 Stelle mettere l’enfasi su istanze legate a tali temi? Tutta l’enfasi l’hanno invece messa, sull’autorappresentazione come unica forza politica capace di assegnare cariche pubbliche a chi, ricoprendole, per un verso non incorra in reati, per l’altro fruisca di trattamenti economici assai minori di quelli vigenti. In tal senso, sì, pare dunque calzante quella qualifica di populismo che negli ultimi tempi vediamo così facilmente usata, come capo d’accusa. Questo -ismo ben potendo indicare una linea, che si rifa ad un popolo inteso come compatto sia “orizzontalmente”, perché privo di fratture politiche; siaverticalmente”, perché contrapposto a coloro che stanno al potere.

Il rifiuto che i 5 Stelle oppongono, ad alleanze con altri partiti, è appunto conforme ad una linea del genere. In realtà poi, quando nel parlamento europeo un’aggregazione con altre compagini in un gruppo parlamentare è apparsa necessaria, questa è avvenuta: nel gruppo conservatore ed “euroscettico”, presieduto dal britannico Farage. Il ruolo di parte, insomma, lo si è infine giocato nel suo complesso (con le conseguenti scelte): magari, sperando che l’elettorato italiano non guardi troppo, oltrefrontiera.

4 commenti

Vincenzo Cottinelli:

Condivido e apprezzo ogni parola di questo piccolo saggio completo ed equilibrato (e fin troppo generoso sul tema della correttezza finanziaria) Grazie all' estensore

Paola e Claudio:

Egregio sig. Tempestini, Non pensavamo che “laicità” significasse anche distacco da punteggiatura e chiarezza espositiva. Non lo diciamo per pignoleria, ma perché abbiamo fatto una fatica enorme a capire l’articolo. Il senso generale però è chiaro: il solito ritornello su democrazia interna, alleanze, populismo. Quanto alla democrazia, ci preme testimoniare che il primo giorno che ci siamo affacciati a una riunione del Movimento (era il 2012) siamo stati invitati immediatamente a far parte del gruppo, malgrado la nostra età avanzata e abbiamo colto subito la freschezza e l’onestà di quelle persone, quasi tutti ragazzi. Da allora, una volta iscritti (iscrizione senza tessera, senza vincoli, assolutamente alla pari con ogni altro iscritto), non abbiamo fatto altro che votare per vari candidati, partecipare ad assemblee municipali con pieno diritto di intervento e di voto, scegliere i diversi tasselli che avrebbero composto i programmi e, se avessimo avuto maggior dimestichezza con le varie materie, saremmo anche intervenuti sulla formazione di proposte di legge; e ce ne sono un’enormità sulla piattaforma Rousseau. E tutto questo vale per tutti. Se sono pochi i votanti è solo questione di scarsa voglia di partecipare (non ci hanno certo incoraggiato né le varie destre né le varie sinistre, nemmeno dopo la proclamazione della Repubblica). Se volessero, potrebbero iscriversi e partecipare in massa tutti i milioni di votanti M5S e avremmo un popolo (veramente in senso mazziniano) che non solo elegge i propri portavoce, ma mette bocca su tutte le proposte di legge. Non ci sembra che ci sia altrettanto negli altri partiti, all’infuori delle primarie (che quasi nessuno fa) in cui votano sì in tanti, ma si tratta solo di scegliere un segretario candidato premier e basta. Sulle alleanze, poi, trattandosi del solito teatrino sintetizzato dal sorriso furbetto di Vespa «Vedrete quanti pedaggi dovrete pagare …», diremmo: «No, grazie! » Ci sarebbe molto altro, ma ci preme fare un invito a chi scrive: informarsi, informarsi, informarsi, prima di scrivere! ****************************************************************************************************** Gentili signori Paola e Claudio, solitamente non pubblichiamo commenti di anonimi in quanto ad un intervento firmato è corretto rispondere dichiarando il proprio nome e cognome. Quando nel sito non appaiono i dati completi accade su richiesta di coloro che ci scrivono. Vi preghiamo quindi, qualora voleste scriverci ancora, di attenervi a tale semplice regola. Saluti cordiali, italialaica.it

Graziella Franzinetti:

testo di Tempestini interessante, ben scritto e chiaro. G. Franzinetti

Adele Marcucci:

Spiritosa la battuta iniziale di Claudio e Paola, ma non pertinente. Sta il fatto che loro, Claudia e Paolo, pur avendo dimostrato dimestichezza con la punteggiatura, non sono riusciti a motivare il perchè del loro non apprezzamento del testo. Ci hanno raccontato di accoglienza, di riunioni per loro interessanti, di votazioni senza vincoli. Ma tutto ciò non significa necessariamente "democrazia". Per questa ci vuole ben altro, non bastano davvero riunioni amichevoli. Se poi oltre alle riunioni amichevoli riescono a costruire democrazia è tutto da dimostrare e Paola e Claudio non l'hanno certo fatto con le loro ingenue argomentazioni. Adele Marcucci