editoriale

NO AL PARTITO DEI CATTOLICI

Di Marcello Vigli | 08.08.2017


Dura e inequivocabile la condanna della Conferenza Episcopale Venezuelana per la convocazione dell’Assemblea costituente voluta da Maduro: Costituente illegale e immorale. Non è mai troppo tardi per tornare indietro e rispettare la volontà del popolo. Già la Santa Sede aveva espresso Profonda preoccupazione per la radicalizzazione e l’aggravamento della crisi nella Repubblica Bolivariana del Venezuela in un comunicato della Segreteria di Stato. Il Santo Padre, direttamente e tramite la Segreteria di Stato, segue da vicino tale situazione e i suoi risvolti umanitari, sociali, politici, economici ed anche spirituali e assicura la sua costante preghiera per il Paese e tutti i venezuelani, mentre invita i fedeli di tutto il mondo a pregare intensamente per questa intenzione.  In pari tempo, «la Santa Sede chiede a tutti gli attori politici, e in particolare al Governo, che venga assicurato il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché della vigente Costituzione; si evitino o si sospendano le iniziative in corso come la nuova Costituente che, anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro; si creino le condizioni per una soluzione negoziata in linea con le indicazioni espresse nella lettera della Segreteria di Stato del 1° dicembre 2016, tenendo presenti le gravi sofferenze del popolo per le difficoltà a procurarsi il cibo e le medicine, e per la mancanza di sicurezza.

C’è in queste dichiarazioni anche l’amarezza per il fallimento dei tentativi di mediazione della Segreteria di Stato per favorire una evoluzione pacifica della crisi, che il Paese attraversa dai tempi della conquista della maggioranza parlamentare degli avversari di Maduro.

Negato dal cardinale Parolin questo fallimento in verità segue ad un’intensa attività diplomatica della Santa Sede. Invano Maduro tenta di minimizzarne l’importanza distinguendo fra il percorso del Papa come difensore dei popoli cristiani con la sua umiltà e l’opera dello stesso Parolin che sarebbe caduto nelle mani dei settori più estremisti del vertice della Chiesa cattolica venezuelana.

Difficile prevedere gli esiti della situazione che si va complicando per la destituzione della procuratrice generale venezuelana, Luisa Ortega Diaz, in questo momento la principale avversarie del presidente Maduro, costretta a fuggire da reparti dell’esercito inviati a estrometterla dei suoi uffici; per i pronunciamenti di gruppi di militari, finora repressi; per l’esclusione del Paese dal Mercosur, organizzazione del mercato dell’America meridionale; per la condanna di gran parte della comunità internazionale compresi gli Usa: Washington è intervenuta contestando  quanto avviene in questi giorni, ma escludendo l'ipotesi di un intervento militare.

Facile, invece, riconoscere che tale convocazione rappresenta l’ultimo atto della manovra di Maduro e i suoi di conservare il potere, che avrebbero dovuto cedere dopo il successo elettorale dei partiti di opposizione alle ultime elezioni.

C’è da chiedersi se si deve alla gravità degli eventi la mancanza di una reazione critica nei confronti dell’interventismo della gerarchia cattolica nella questione. Per molto meno in passato insorgevano dichiarazioni e reprimende, che pur non sono mancate del tutto, sulla incompetenza delle gerarchie ecclesiastiche sulle dinamiche politiche o non piuttosto al modo nuovo con cui papa Bergoglio intende la politica che definisce un’attività nobile. Perciò va rivalorizzata esercitandola con una vocazione e una dedizione che esige la testimonianza, il martirio, ovvero, morire per il bene comune.

Questo va cercato attraverso il confronto delle idee, necessario perché la politica sia trasversale e creativa per realizzare la sua finalità, che non si esaurisce nel gestire le crisi, ma esige il controllo e la regolazione della economia finanziaria vera dominatrice del mondo.

Questa riabilitazione della politica costituisce uno degli elementi essenziali del magistero di papa Bergoglio, esplicita nella risposta data ad un giovane che gli chiedeva se un cattolico può fare politica, può immischiarsi in politica: Deve!”. Il beato Paolo VI, se non sbaglio, ha detto che la politica è una delle forme più alte della carità, perché cerca il bene comune. Sui laici cattolici: Nella Chiesa ci sono tanti cattolici che hanno fatto una politica non sporca, buona; anche che hanno favorito la pace tra le Nazioni. Pensate ai cattolici qui, in Italia, del dopoguerra: pensate a De Gasperi. Pensate alla Francia: Schumann, che ha la causa di beatificazione. Si può diventare santo facendo politica. …. Non si può guardare dal balcone! Immischiati lì! Dà il meglio di te. Se il Signore ti chiama a quella vocazione, va’ lì, fai politica. Ti farà soffrire, forse ti farà peccare, ma il Signore è con te. Chiedi perdono e vai avanti.

Questo perentorio invito valido per il singolo cristiano non deve, però, essere inteso come la sollecitazione a costituire un partito cattolico: La Chiesa è la comunità dei cristiani che adora il Padre, va sulla strada del Figlio e riceve il dono dello Spirito Santo. Non è un partito politico. “No, non diciamo partito, ma… un partito solo dei cattolici”. Non serve, e non avrà capacità di coinvolgere, perché farà quello per cui non è stato chiamato.

Alla vigilia di un appuntamento elettorale di vitale importanza per il sistema democratico italiano e in presenza di un’affannosa ricerca di definire i soggetti, che ne saranno protagonisti, questo definitivo chiarimento rappresenta un decisivo contributo.

2 commenti

s.f.:

..abbiamo un papa allevato dalla retorica delle dittature sud americane ..il resto è storia che si ripete con più normalità di quanto abbiamo nella memoria sf

Attilio Tempestini:

Ho letto l'editoriale, oggi soltanto: e, scusandomene, trovo discutibile l'affermazione che la convocazione dell'Assemblea costitutuente "rappresenta l’ultimo atto della manovra di Maduro e i suoi di conservare il potere, che avrebbero dovuto cedere dopo il successo elettorale dei partiti di opposizione alle ultime elezioni". Perché mai, cioè, avrebbero dovuto? Il Venezuela ha un governo presidenziale, dunque non basato sulla fiducia del parlamento: e Maduro ha diritto di restare in carica -con un parlamento, di diverso colore politico- così come lo avrebbe Trump al cospetto di un parlamento, con una maggioranza democratica. Naturalmente, la convocazione di tale Assemblea potrà contestarsi da altri punti di vista: per esempio, non mi convincono i seggi destinati a determinate categorie sociali. Ma si tratta, appunto, di valutazioni di altro tipo.