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TUTTO È NATURA... LA DICOTOMIA TRA NATURALE E SOPRANNATURALE NON È REALE

Di Paolo D'Arpini | 26.10.2019


Nelle diverse tradizioni religiose si tende a separare ciò che è naturale da ciò che è soprannaturale.  Ma qui, da coscienti ricercatori laici, cerchiamo di interpretare con il nostro lume il vero senso di "Natura".  Natura è tutto ciò che è, l'esistente nella sua interezza.  Il cosiddetto sovrannaturale è una semplice supposizione astratta. Come se volessimo indurre (determinare) l'esistenza del non essere partendo dall'essere. In realtà conosciamo solo l'Essere e questo stato è rappresentato dalla Natura in tutta la sua pienezza. Se poi osserviamo la nostra condizione "umana" possiamo dedurne che l'uomo è la natura che prende coscienza di sé, attraverso l'autoconsapevolezza. Questa capacità della coscienza di essere consapevole di sé si manifesta nell'uomo come una sorta di organo psichico che non può essere scisso dall'intero organismo. Questo ci fa comprendere che tutto ciò che è all'interno della coscienza è un aspetto della coscienza stessa. Quindi, anche l'ipotetica suddivisione tra mondo materiale, cioè l'osservato, e l'osservatore, in quanto coscienza-intelligenza, sono due aspetti inscindibili di ciò che definiamo "Natura". Tutto è "naturale" e tutto è coscienza.
Il concetto di spiritualità, per come viene intesa in termini religiosi, con la definizione "soprannaturale", è una attribuzione dogmatica. Si dice che solo l’uomo sia in grado di sperimentare coscienza di sé ed intelligenza discriminativa e razionale. Questa capacità viene  definita “spirito” … Allo stesso tempo siccome non esiste cosa su questa terra e nell’Universo, che possa dirsi separata -in quanto il tutto si esprime  nella totalità del “tutto”- e la vita stessa è inscindibile nelle sue varie manifestazioni, manifestando radici comuni in tutte le sue forme, di qualsiasi genere e forma, si può intuire che la caratteristica della “coscienza-intelligenza” sia presente in ogni elemento vivo, che dimostri nascita, crescita e morte, sia pur in diversi gradienti. Ma la vita è presente in fieri anche nell'inerte poiché la base non può essere scissa dall'altezza.
Facciamo l’esempio della crescita in “intelligenza e coscienza” come avviene nell’uomo. Cominciando dalla sua formazione derivata dall'energia del cibo che poi si trasforma in  spermatozoo ed ovulo, passando per la sua fase embrionale, alla formazione completa degli organi, alla fuoriuscita dal grembo, all’inizio della sua capacità di apprendimento e discernimento… attraverso vari momenti evolutivi che -pur apparentemente differenti in qualità- rappresentano comunque una crescita del medesimo soggetto.
Se accettiamo questa premessa come un presupposto di condivisione della stessa  “coscienza ed intelligenza”, ecco che improvvisamente possiamo riconoscere in tutto ciò che è  la qualità “spirituale”…
Ma ben inteso  questo processo non ha nulla di "soprannaturale", perlomeno  non nel senso che la religione vorrebbe dargli. Noi laici riconosciamo lo “spirito” in quanto capacità della vita di esprimere se stessa in forme energetiche dotate di coscienza e qui possiamo fermarci…
Partendo da questo assioma arriviamo al concetto di "Ecosofia", una forma di pensiero para-spirituale-ecologico elaborata dal filosofo norvegese Arne Naess
"Arne Dekke Eide Næss (Oslo, 27 gennaio 1912 – Oslo, 14 gennaio 2009) è stato un filosofo norvegese. Ha studiato filosofia, matematica ed astronomia all'università di Oslo, alla Sorbona e a Vienna dove frequentò il locale Circolo. Docente di filosofia a Oslo fino al 1969, si è interessato di: storia della filosofia, filosofia della scienza, etica; nutrì particolare interesse per il pensiero di Spinoza e Gandhi. Ha fondato la rivista internazionale di filosofia Inquiry che ha diretto fino al 1975.  È stato il primo ad utilizzare il termine ecosofia (od ecologia profonda) il cui concetto è stato ampiamente sviluppato da filosofi come Raimon Panikkar e Félix Guattari." (Wikipedia)
I concetti propugnati   da Naess possono facilmente essere ricollegati al pensiero naturalistico, sia in termini prettamente materialistici che spirituali. In passato questa visione olistica è stata anche definita "panteismo".  Naess ha approfondito questo concetto, sostenendo l'unitarietà della vita e del substrato sottile che la compenetra.
Il  filone dell'ecosofia ha poi trovato sinergie e collegamenti con altre filosofie  naturalistiche e spirituali, come ad esempio  la "spiritualità  naturale o laica".
La meraviglia con cui i primi uomini hanno osservato e adorato gli aspetti molteplici della natura, degli animali, degli alberi e dell'habitat, a cui venivano dati nomi, qualità e sembianze divine, il riconoscersi parte integrante di questo insieme, il sapere che nulla può essere separato e che ogni cosa compartecipa ad ogni altra cosa in un afflato panteista, tutto ciò  che viene  definito ecologia profonda o ecosofia, in verità descrive qualcosa che era già, che faceva parte del nostro sentire ancestrale.  E' la meraviglia di sé, la coscienza di esistere e di essere consapevoli di esistere, la capacità di comprendere, di sentire emozioni profonde, di riconoscersi in tutto ciò che è, l'intuizione di essere presenti senza ombra di dubbio e di percepire la pienezza del proprio essere in tutto ciò che si manifesta.
Insomma si parla di unitarietà di materia e di spirito, senza separazione alcuna fra l'uno e l'altro, due aspetti della stessa incredibile magia.
Se volessimo considerare il concetto di sovrannaturalità come espressione di una capacità della mente umana di manifestare il conosciuto e lo sconosciuto in forme sottili come avviene per la casistica miracolistica o l'abilità di manifestare occulti poteri psichici, possiamo tranquillamente   accettare il loro manifestarsi in quanto presente nella nostra psiche o nel Dna. Queste espressioni potenziali possono essere risvegliate con opportune tecniche di tramando o di apprendimento, scavando nella psiche collettiva, ricorrendo a quel deposito di memoria e conoscenza presente in ognuno di noi. Ed anche questo perciò è perfettamente naturale.
Diceva il grande saggio non-dualista nostro contemporaneo, Nisargadatta Maharaj: «Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati».  In ciò si coglie una similitudine con la Panarchia che pur essendo un pensiero comparso quasi due secoli prima, è stato dimenticato dalla storia.
Forse non abbiamo nemmeno bisogno di ricorrere alla storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà. Sarà sufficiente rivolgersi a quel grande laboratorio che è la memoria collettiva.
Questa ricerca in ciò che appartiene alla natura ci consente pian piano a superare la concezione del soprannaturale, in quanto semplice aspetto "non conosciuto" di ciò che è naturale.  Insomma si va a scoprire il substrato e non si osserva solo la superficie, la pelle.
In questo modo si cerca di dare una connotazione libera alla spiritualità superando la descrizione religiosa comunemente accettata.  La spiritualità è l'intelligenza coscienza che pervade la vita, è il suo profumo. Non è assolutamente un risultato della religione, anzi spesso la religione tende a tarpare e a nascondere questa naturale spiritualità presente in tutte le cose.

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