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LA "PRUDENZA" DI PAPA FRANCESCO

Di Renato Piccini (*) | 28.09.2017


Leggo, tra l’incredulo e lo sbigottito, nei quotidiani del 12 settembre, in particolare il Corriere della Sera, un’espressione (o suggerimento?) di papa Francesco ad accogliere gli stranieri con “prudenza”.

È senz’altro un saggio consiglio di un prudente e bravo amministratore di Stato… L’avrei compresa da chi regge le vicende di un popolo ed ha di fronte la situazione concreta, pur nella dovuta generosità, dei suoi cittadini.

Ogni paese ha una sua costituzione, fonte delle sue leggi che salvaguardano per primo il bene della propria gente…

Un papa, se ben ho appreso dal catechismo, è non solo il capo della Chiesa cattolica, ma il rappresentante (addirittura il vicario) di Gesù, il Cristo in terra.

La sua costituzione come le sue leggi non sono frutto di un saggio sistema di governo, ma hanno la “radice costituzionale” nei fatti e nei detti di Gesù scritti nel Vangelo… il Vangelo dovrebbe essere l’unico punto di riferimento.

Papa Francesco potrebbe essere, forse, un ottimo “primo ministro di Stato”, ma come rappresentante di Cristo, della sua storia e del suo insegnamento, appare un pessimo seguace del Gesù evangelico.

Ai capi di Stato deve certo interessare il bene dei propri cittadini… ad un Papa deve interessare ogni donna, ogni uomo, di ogni razza, religione, condizione umana, rivendicando per tutti uguaglianza di diritti e dignità.

Dai “pulpiti” della Chiesa di Roma vorremmo ascoltare ben altre parole che indirizzi di “saggio” governo!

È assurda, inopportuna e inutile questa gerarchia cattolica che vuole e crede di “governare il mondo” invece di insegnare e testimoniare il vangelo, l’annuncio di quel Cristo che non ha fatto distinzione alcuna, non ha cercato consensi più o meno “oscuri” ma, per mettersi a salvaguardia dei deboli ed emarginati, s’è messo contro i potenti, direi “i suoi potenti”, quelli del sinedrio, i grandi sacerdoti del tempio, oltre al potere secolare… e saranno loro i suoi carnefici. Non scese a nessun compromesso, non fece alcuna distinzione, anzi ha picchiato duro contro il potere imperiale, il potere del tempio e del sinedrio… ed ha pagato con la croce.

Certo, è legittimo per un papa esprimere una riflessione che riguarda l’ordinamento della cosiddetta “città terrena”, ma deve stare ben attento a quali “regole” di governo attinge (il vangelo non insegna certo a governare!), non può rifarsi ai sistemi generati e realizzati lungo il cammino della storia socio-politica nei vari tempi, né tanto meno invischiarsi in consigli di prudenza e realismo che innalzano un ennesimo, inaspettato, nuovo muro contro la parte più emarginata ed esclusa dell’umanità.

Tra l’altro la parola “prudenza” – sempre legata a situazioni di equilibrio, silenzio, accomodamento – è divenuta oggi una parola estremamente ambigua.

Anche chi corrompe, chi porta i soldi all’estero o li mette nello IOR vaticano, lo fa per “prudenza”. E, si sa, la prudenza non è mai troppa e quindi va aumentata, accresciuta nella misura in cui viviamo in tempi di pericolo, come oggi, dove risuonano, sempre per prudenza, tamburi di guerra.

«Non 1 di più…»

Novembre 2016: il papa visita la Svezia e afferma di comprendere la sua politica sull’immigrazione per cui fa bene a dire «il numero è questo, di più non posso» perché «non c’è tempo per tutti». «In teoria non si può chiudere il cuore a un rifugiato, ma serve anche la prudenza dei governanti».

Settembre 2017 «Prudenza significa, primo: quanti posti ho? Secondo: non basta ricevere, è necessario integrare».

Certo, è necessario integrare… ma c’è davvero la volontà di farlo? O non è più facile lavarsene le mani e lasciarli affogare o abbandonarli in veri inferni in Libia e Turchia, incontrollabili da governi e autorità europee?

«Dal Papa ci si attende l’indicazione di quel che si dovrebbe fare, non di quel che si può fare. Ma in questo momento la lezione di realismo impartita da Francesco rappresenta un passo in avanti cruciale.

Negli anni scorsi l’apertura di Bergoglio ai migranti, la sua predicazione evangelica dell’ospitalità, la sua giusta denuncia dell’egoismo si sono prestate a qualche fraintendimento. Dall’altra parte del Mediterraneo rischiava di arrivare il messaggio per cui ci si poteva serenamente mettere in viaggio per l’Italia, certi di potersi costruire una nuova vita: un sogno quasi sempre destinato a mutarsi in disillusione.

Ora il Papa invita ad affrontare la questione ricorrendo alla prima tra le quattro virtù cardinali: la prudenza».[1]

«Ricevere, dice Francesco, è un comandamento di dio, perché «tu sei stato schiavo – migrante in Egitto». Ma poi, è come se Mosè, nel sottrarre il suo popolo al dominio del faraone, ne avesse lasciata in Egitto una buona metà, perché nella terra promessa «non c’è posto per tutti». Ma dicendo «Primo: quanti posti ho?», Francesco ha perso una grande occasione, che forse lo separerà, lasciandoli più soli di quel che già sono, da quanti cercano di andare alla radice del problema, perché solo così lo si può affrontare se si vuole aprire una prospettiva vincente. Il fatto è che «i posti» per i nuovi arrivati non sono in numero fisso; questo dipende dalle scelte politiche.[…]

A creare «il problema», cioè l’insofferenza o l’aperta ostilità da cui profughi e migranti sono spesso circondati, è il modo in cui la maggior parte di loro viene trattata, o abbandonata senza prospettive, o imprigionata in contenitori piazzati senza alcuna attenzione tra la parte più emarginata della popolazione locale, e non il loro numero. La questione dei «posti mancanti» nasce di lì».[2]

“Prudenza” – “realismo” non hanno spazio in quella che dovrebbe essere la “magna carta” della chiesa di Roma… “Imprudenza” e “utopia” invece si incontrano ad ogni passo nelle pagine del vangelo… Sul Golgota non viene inchiodato un “realista”, né, tanto meno, un “uomo prudente”… ma chi aveva insegnato a sognare un mondo capovolto alle radici, totalmente sovvertito; una terra che sarà posseduta dai “miti” (non i rassegnati, ma chi lotta, senza lasciarsi mai piegare, per una tierra sin males per tutti); il “sabato” (leggi, decreti, convenzioni…) per l’uomo e la sua “felicità”, non per il potere e la ricchezza di pochi; gli ultimi saranno i primi; la semplicità dei bambini la meta a cui guardare; fame e sete di giustizia come fondamento della convivenza; i potenti denunciati come “sepolcri imbiancati”, i loro palazzi “covi di vipere”; l’indignato che colpisce i mercanti, rovescia a terra e calpesta il denaro e denuncia duramente la corruzione; i peccatori e le puttane saranno primi cittadini del suo regno di giustizia, verità, libertà; un giudizio “finale” fatto su pane condiviso, sete saziata, porte aperte a tutti, mani che curano e sorreggono…

Appare, allora, più “evangelico” del papa Evo Morales, presidente della Bolivia, con la Conferenza Mondiale dei Popoli per un Mondo senza Muri verso la Cittadinanza Universale dove si rivendica il diritto di ogni uomo e donna ad essere accolto ovunque perché tutti siamo “cittadini del mondo”, in ogni angolo della Terra, in ogni momento storico! [3]

A meno che non sia il realismo di Che Guevara: «Siamo realisti, esigiamo l’impossibile!», la “prudenza” e il “realismo” sono “virtù” incomprensibili per chi, alla ricerca di una ragione per la sua presenza nel mondo, sceglie di camminare accanto a chi percorre “a piedi scalzi” la storia di oggi, di calpestare le strade insanguinate dai piedi di bimbi e bimbe, giovani e vecchi, uomini e donne, di ogni età, provenienza, razza, classe… che nessuna “prudenza” potrà fermare se nessuno fermerà le ragioni e i motivi dei numeri in crescita di un esodo che si annuncia infinito.

Come essere “prudenti”, come essere “realisti” dinanzi al corpo di Aylan accarezzato da un mare che gli ha strappato la vita? Cosa dire a Zahra, la bimba siriana che, per essere libera, con un coltellino di plastica cerca, caparbiamente, di tagliare la rete che la chiude nell’inferno del campo di detenzione di Quios? Dobbiamo accusare di “imprudenza” gli oltre duemila (e il numero reale è senz’altro superiore!) persone inghiottite dalle onde e dal nostro egoismo? Dobbiamo dire di essere “realisti” a donne e uomini vittime del traffico di esseri umani senza un’alternativa che consenta l’arrivo in Europa in sicurezza? È per “prudenza” che si criminalizzano indiscriminatamente tutte le ONG impegnate a salvare chi rischia di naufragare?

È positivo, quindi, che “manchino i numeri” per ius soli e ius culturae… dovrebbe essere evidente per tutti e dovrebbe rallegrare Bergoglio di aver impartito una lezione di “buon governo”! Infatti, non per niente, molti “oppositori” si dichiarano “ferventi cattolici”, pronti a tutto per difendere le presunte radici cristiane della “civiltà (sic!) occidentale”.

Quei “numeri” rifiutati sono nomi: Amina, Dalloba, Ibra, Mustafa, Demba, Merveille, Esperanza, Faruk, Victor, Ailen, Akbal, Canek…; e ogni nome nasconde un volto, una storia, affetti, sogni, possibilità, idee, famiglia, un futuro pieno di speranza…

Però, quando “non 1 in più” di case distrutte, raccolti bruciati, assassinii, stupri, massacri?

Quando “non 1 in più” di bimbi morti di fame, di malattie curabili, di indifferenza nei tanti basureros in cui si è trasformata una gran parte del mondo?

Quando “non 1 in più” di morti ammazzati sull’altare del denaro e del potere?

Quando “non 1 in più” di culture cancellate, di parole messe a tacere, di ragioni inascoltate, di cosmovisioni spezzate?

Quando “non 1 in più” di donne stuprate come arma di guerra?

Quando “non 1 in più” di bambini soldati?

Quando “non 1 in più” di bimbi sfruttati nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo che, per riacquistare il diritto di vivere, dovranno aspettare il 2025 (sì, il 2025) se non saranno rimasti per sempre sepolti vivi dal nostro cinismo, dalle “leggi” economico-politiche che “tirano i dadi” sulla loro esistenza?

(*) Renato Piccini (Fondazione Guido Piccini, per i diritti dell'uomo onlus)

settembre 2017

[1] Aldo Cazzullo, Papa Francesco, una lezione di realismo, Corriere della Sera 12-09-2017

[2] Guido Viale, «Quanti posti ho?», dipende dalla febbre della politica, Il manifesto 13-09-2017 (sottolineatura nostra)

[3] Vedi Renato Piccini, Una nuova coscienza universale, www.fondazionegpiccini.org luglio 2017

 

 

 

 

 

 

 

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