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Marco Zambon, NESSUN DIO È MAI SCESO QUAGGIÙ, La polemica anticristiana dei filosofi antichi. Carocci editore, Roma, 2019. pagine 550.

Di Redazione | 12.05.2020


Testo di altissimo profilo filosofico-teologico con importanti riferimenti storici relativi all'epoca imperiale romana. La bibliografia conta ben 350 testi e articoli. Vi sono due Indici: uno dei passi citati e uno degli Autori e dei personaggi antichi. Qualche perplessità sulla copertina in cui è riprodotto un dipinto del Pinturicchio, ispirato a valori fideisti, che non mi  sembrano coerenti con i contenuti e il tono del libro, in cui compaiono anche espliciti riferimenti anticlericali, come quello sul vescovo Paolo di Samosata “ambizioso, che si era vergognosamente arricchito”.

Il capitolo 4 “Ateismo ed empietà”, sia pure inteso come abbandono dei culti pagani, è un invito indiretto a dubitare anche dei culti a noi contemporanei. La critica ragionata relativa alle evidenti contraddizioni di ogni tipo presenti nella Bibbia pervade quasi tutto il libro. Le idee teologiche dei cristiani sono definite “deliranti” riscontrando nel libro “giudizi spietati nei confronti della stoltezza dei cristiani” caratterizzati secondo alcuni filosofi antichi da una “stoltezza senza rimedio”.

Nel capitolo 10 si sostiene che “Le scritture cristiane non trasmettono alcuna rivelazione” ed anzi “chi se ne faceva annunciatore non meritava alcun credito”. La Bibbia contiene tante pure fantasie come quella del Diluvio Universale che sarebbe solo “una favola raccontata a bambini piccoli”. Celso vi trovava anche aspetti  “triviali, indegni di Dio” come per esempio la leggenda dei prepuzi dei Filistei, ripresa poi dai cattolici con la nota reliquia del santo prepuzio di Cristo, un tempo conservata a Calcata in provincia di Viterbo.

Nel capitolo 12 “La falsa teologia dei cristiani”, basata su un presunto Dio simile all'uomo maschio, è criticata aspramente dal filosofo Celso di Alessandria d'Egitto. Il Dio biblico sarebbe “un essere invidioso e maligno”, “geloso e vendicativo” la cui presunta onnipotenza è una pura invenzione. Sarebbe inoltre impensabile che un Dio buono abbia potuto incarnarsi in un tizio “consegnato a un destino atroce e disgustoso” come la crocifissione. Giuliano l'Apostata, nipote di Costantino, trova nella Bibbia perfino errori geografici evidenti.

Il filosofo Libanio accusò i cristiani anche di vandalismi contro le statue pagane e i monaci di finto ascetismo. Gli ultimi filosofi platonici riservarono al cristianesimo solo “cenni sprezzanti” ma soprattutto un “silenzio quasi totale” in quanto lo ritenevano del tutto inconciliabile ed estraneo alla filosofia.

Le idee anticristiane formulate dai filosofi citati in questo libro avevano lo scopo di confutare la pretesa degli intellettuali cristiani di essere maestri di una filosofia più antica e vera di quella ellenica : rifiutavano il concetto che la filosofia greca fosse antesignana di quella cattolica!

In conclusione, bisogna comunque precisare che una completa ricostruzione delle obiezioni anticristiane di epoca classica è impossibile poiché i copisti medievali, tutti monaci, le hanno distrutte in grandissima parte, per cui gli scritti di Celso, Porfirio, Giuliano l'Apostata e Ierocle di Alessandria ci sono noti solo grazie a testimonianze e frammenti da fonti cristiane, spesso di seconda o terza mano.

Pierino Marazzani, maggio 2020

Un commento

pasquale:

Le sacre scritture erano la prova tangibile della Verità di Dio. Ricordo che una mia antica zia era disorientata dal fatto che molti accadimenti descritti dalla Bibbia non corrispondevano alle spiegazioni della scienza dei nostri tempi. Era consapevole che quella era la verità e veramente si domandava cosa le avevano fatto credere sin da piccola. Già nel ME la religione cristiana aveva cambiato i connotati originari dei martiri. Serviva ai poveri per la speranza ed ai potenti per l'approvazione. C'è un utilizzo però che vale per tutte le religioni, in ogni tempo, la religione fatta a immagine di se stessi. La famosa frase: "la Madonna se la deve vedere...", è emblematica come motivazione dell'utilitarismo religioso. La devozione alla Madonna dei vecchi padrini, i ceri e i fiori per ringraziarla di avere eliminato gli infami; le frange estremiste che utilizzano l'Islam come propaganda politica, per fidelizzare le nuove leve. Ad oggi credere solo perché "Dio esiste", non basta. L'accumulo nei millenni, di tutti questi utilizzi della religione, impropri o meno, nonostante abbiamo gli strumenti intellettivi per decretarne l'estinzione, fa sì che le religioni servano ancora a molti.