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Edoardo Boncinelli, CONTRO IL SACRO. Perché le fedi ci rendono stupidi

Di Edoardo Boncinelli | 19.04.2016


Rizzoli Editore, collana Saggi italiani, 230 pagine, prezzo euro 15,30, disponibile in ebook

Una riflessione lucida e spiazzante per affrontare un’epoca in cui l’idea di un “bene superiore” rischia di giustificare gli orrori del terrorismo.

“Perché esiste in noi un prepotente e universale sentimento del sacro che spesso arriva a ottundere la nostra facoltà razionale?”

"Si dice spesso che la nostra società tende sempre più a secolarizzarsi, ma anche in una società fortemente secolarizzata il senso del sacro non è andato perduto totalmente, e talvolta quasi per niente, anche se non tutti ci fanno caso.” Sembra un’ironica provocazione quella che Edoardo Boncinelli avanza in queste pagine, ma a pensarci bene, proprio mentre in tanti lamentano l’immancabile “crisi dei valori”, ci ritroviamo in una realtà che appare come il terreno di coltura ideale per fondamentalismi di ogni genere. E questo perché il senso del sacro è l’ostacolo più grande sul cammino del pensiero razionale, poiché ci abitua fin dalla più tenera età a non mettere in discussione pratiche e concetti che ci accompagnano dalla notte dei tempi. Ma perché il sacro è così radicato in noi? Boncinelli va al cuore della questione e mette a nudo i bisogni biologici e sociali che hanno favorito la nascita e la crescita di questa idea. Scavando nella regione più profonda della nostra irrazionalità, Boncinelli sottolinea la necessità fisica degli esseri umani di avere a disposizione una serie di punti fermi da cui partire e sui quali fondarsi, anche a prescindere dalla religione vera e propria. Forse non si può vivere senza qualcosa di sacro, ma sarebbe meglio ricorrerci il meno possibile per non restare ancorati a un modo di ragionare in cui tutto si dà per scontato e immutabile. Una mentalità può dirsi razionale solo se mette in gioco le nostre responsabilità individuali, ed è proprio questo l’elemento che spinge le persone a restare legate al sacro, pure nelle sue declinazioni più arcaiche e semplicistiche. Infatti, ci ricorda Boncinelli, “è anche per questo che la scienza non piace alla gente, sempre ansiosa di giudicare e di incolpare. Tanto il male lo fanno sempre gli altri e mai noi”.

3 commenti

Francesco Introzzi :

Cuneo, sabato 16 aprile******************************************************************* Una risposta civile alle patologie del sacro************************* La libertà è forse un crimine? La religione, ancora prima della vostra nascita, vi carica di imputazioni gratuite per delle proibizioni e delle imposizioni che madre natura non era nemmeno in grado di farvi capire! Le leggi vi obbligano a rispettare delle regole in calce alle quali non avete mai apposto la vostra firma! L’essere umano entra in un mondo che lo nutre ma che, anche, appena esercita la propria volontà (che sia libera o no lui non sa ancora nemmeno cosa voglia dire) è pronto a imputarlo di sovversione! Ma una vita senza libertà (forse lo capirà solo molto più tardi), per un essere umano, che razza di vita è? La nostra vita – la nostra umanità – ci obbliga a salvare il nostro sistema sociale e giuridico, tanto quanto la nostra libertà! Ma, la nostra esistenza ci fa vivere in un “paradosso diabolico”: mentre la libertà è differenziazione (che vive come una monade individualistica) il sistema giuridico crea la pur necessaria coesione sociale sulla base di una normazione uniforme. Questa incompatibilità insolubile, nella successione interminabile dei secoli e dei millenni, è stata risolta dalle istituzioni sociali, sia religiose che politiche (con il sostegno non sempre disinteressato dei chierici, sia laici che ecclesiastici), mediante «la sacralizzazione» dell’autorità che, delle “sue proprie” leggi è “la fonte”. La conseguenza è sempre stata, regolarmente, il sacrificio della persona umana e della sua libertà! Grazie all’Illuminismo europeo (un fenomeno - teniamolo ben presente – soltanto elitario) Il progresso civile indubbiamente c’è stato nel senso che la gente non usa più bruciare le streghe e gli eretici sui dannati roghi della (Santa!!!) Inquisizione e le autorità preposte non procedono più all’esproprio dei patrimoni degli abbrustoliti per la “santità della loro fede”, ma resta ancora l’ostilità morale (largamente e patologicamente condivisa) di una specie di “comunità inquisitoriale” ostile alle idee, ai sentimenti e ai comportamenti eterodossi e, di conseguenza, ostile a tutte le persone “inosservanti”. “Il popolo inosservante” – in conseguenza della sua storica paura – sparisce dalla circolazione e tutto diventa puro conformismo (il che è chiaro che rappresenta il massimo della falsità morale e del fallimento socio-economico della comunità ridotta in questo stato di sgretolamento generale). Il fatto di stabilire un’equivalenza tra «l’anti-socialità» e «l’inosservanza», per una comunità civile, per una comunità libera, sarebbe l’equivalente di un rovinoso terremoto. Proprio i promotori del progresso civile, infatti, sarebbero trattati alla stregua di pericolosi soggetti anti-sociali. Fu per una supposta ragione come questa che la democratica Atene condanna a morte Socrate, come la Roma imperiale, temendo la desacralizzazione dell’imperatore, crocifigge Gesù Cristo. Dobbiamo assolutamente riuscire a capire l’incredibile paradosso della “democrazia liberticida ateniese” che vede Socrate – che, deliberatamente davanti ai suoi attoniti discepoli, beve la sua cicuta – condannare se stesso alla sacralità della legge! Io non riesco a trovare una differenza significativa tra il comportamento di Socrate – sostanzialmente suicida – e il terrorista contemporaneo dell’ISIS che si immola al grido “Allah Akbar”, se non per il fatto che il terrorista dell’ISIS uccide i nemici del suo dio mentre Socrate si limita ad uccidere se stesso! Ma sotto l’aspetto della dignità umana e della personale libertà non mi pare che esista nessuna sostanziale differenza. Quello che noi non possiamo accettare è l’idea che la coesione sociale sia in qualche modo condizionata e connessa alla uniformità aprioristica del sistema giuridico, dominato, protetto e gestito da una «comunità omologatoria» autoritaria e sacrale. Dobbiamo convincerci che un nuovo modello di comunità per essere autenticamente civile (1) deve farsi carico di “un programma giuridico aposterioristico” (libero-relazionale), e (2) che ci dobbiamo proporre di costruirlo a partire dalla galassia, dall’universo, dalla multiformità, delle comunità territoriali locali, protagoniste primarie, insostituibili, di questo stesso processo. A cominciare da questo momento fondante dobbiamo mobilitare tutte le forze civili di una società laica per un progetto generale federalista. A partire da delle federazioni locali – che, a mio parere, dovrebbero ispirarsi al discorso filosofico e civile del gruppo risorgimentale lombardo degli amici di Carlo Cattaneo – si dovrebbe procedere all’organizzazione di federazioni territorialmente sempre più estese per giungere (e ne abbiamo urgentissimo bisogno!) alla dimensione planetaria: e quindi alla Comunità Civile Mondiale (o, se preferite, al “World Civil Commonwealth”). Una specie di ONU espressione planetaria di tutte le libertà personali, di tutti i diritti civili e di tutte le – intrasferibili(!) –sovranità locali. Bene. Per concludere questa nostra (fin troppo concentrata) discussione dobbiamo ancora fissare un passaggio essenziale che deve servirci per tenere insieme tutte le articolazioni di un lavoro che richiede il concorso di miliardi di componenti (di noumeni direbbe Leibniz) Che se non correttamente relazionate tra di loro non farebbero che girare a vuoto, senza nessun costrutto! Si tratta dei limiti dell’essere umano in quanto tale e cioè in quanto animale, animale ma, animale pensante! Fin quando l’auto-identificazione mentale della persona fisica rimane quella della sua pura animalità non possiamo sperare che il livello di civilizzazione delle comunità locali – e quella, di conseguenza, delle sue aggregazioni geo-economiche, geo-politiche e geo-eco-climatologiche – possa andare tanto avanti. Il nostro futuro è ineluttabilmente connesso alle nostre capacità di vedere, di interessarci di muoverci nel senso della comunità - e dell’intera realtà – umana e naturale, nella loro dimensione universale, ma soprattutto nel suo riflesso particolarissimo delle persone che la vita ci fa sentire più vicine! Francesco Introzzi

Alberto Campedelli:

Il fatto è che gli uomini, nella loro grande maggioranza hanno rinunciato ad esercitare il libero arbitrio, lasciando tutto in mano ai potentati economico-finanziari e ai mezzi di informazione di massa. Abbiamo delegato i nostri cervelli e non partecipiamo più a nulla che riguarda il nostro futuro che, se continua così, sarà messo a grave repentaglio, con pericolo di sparizione dell'uomo sulla terra... Ma dipende anche da noi impedire l'attuale andazzo, a partire da noi stessi, dai nostri vicini di casa, dal nostro quartiere. dalla nostra città e dal paese intero. Diamoci una mossa!

martina franca:

Bello il libro, interessante, veramente laico, anche perchè si intuisce che l'Autore non nega ai credenti veramente laici di poterlo essere. Certo che le loro contraddizioni costoro se le devono risolvere e non so come facciano. Visto che evidentemente ci riescono sono stimabilissimi. Ma veniamo al lungo intervento fatto più sopra. Non capisco bene dove voglia andare a parare. Dice delle cose e dopo il contrario delle stesse diventano la conclusione. Forse voleva postare il suo commento su qualche altro articolo e si è sbagliato. Anche se, riuscendo a leggere, qualche riferimento potrebbe esserci.