Rassegna stampa

14.01.2022, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, gennaio 2022

Di Coordinamento per la laicità della Scuola | 14.01.2022


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola

Editoriale:

Uno sguardo sulla scuola italiana oltre l’emergenza

Il 28 dicembre 2021 si è svolto il XXXVI Congresso nazionale della FNISM. In tale occasione, la più antica associazione professionale degli insegnanti, fondata nel 1901 da Gaetano Salvemini e Giuseppe Kirner, ha confermato il proprio impegno per la difesa e la valorizzazione della scuola pubblica e laica, anche con riferimento alle attuali condizioni e alle prospettive future del sistema scolastico italiano, gettando uno sguardo al di là delle contingenze emergenziali e del dibattito – a volte un po’ irrigidito su posizioni pregiudizialmente contrapposte – sull’opportunità e la praticabilità della didattica a distanza. In particolare, i delegati delle 29 sezioni FNISM presenti sul territorio italiano hanno approvato all’unanimità due mozioni proposte da quella di Torino, relative - rispettivamente - all’ipotesi di abolizione più o meno totale delle prove scritte nell’ambito dell’Esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione, e all’ampliamento, voluto dal Ministro dell’Istruzione Bianchi, della sperimentazione della riduzione da cinque a quattro anni della durata dei corsi tecnici e liceali di istruzione secondaria di secondo grado. Per quanto riguarda la prima questione, la mozione della FNISM riconosce che “Se l’obiettivo della proposta è quello di attenuare lo stress e l’ansia degli studenti al termine di un anno ancora difficile per gli strascichi della pandemia, essa potrebbe pure essere presa in considerazione. […] Ben più grave sarebbe però se l’intenzione […] fosse quella di ridurre definitivamente l’esame ad un colloquio generico e poco concludente”. In effetti, “Negli ultimi decenni in Italia si è assistito ad una costante diminuzione della competenza linguistica degli studenti, cioè della competenza fondamentale per qualsiasi processo educativo. Per fermare tale degrado culturale non ci si può certo limitare alla riproposizione di metodologie e modelli didattici ormai superati, ma neppure pensare di eliminare dall’Esame di Stato le prove scritte di italiano e delle materie caratterizzanti i singoli percorsi di studio, soluzione che non farebbe altro che avallare il declino ed accelerare una drammatica corsa al ribasso già da tempo in atto. Non si può insomma sfuggire al sospetto che l’eventuale scomparsa delle prove scritte si configurerebbe come l’ennesima riforma a costo zero, alla ricerca di qualche facile consenso politico presso una parte della popolazione studentesca e delle famiglie, evitando di impegnarsi in un ben più profondo e proficuo processo di innovazione nella scuola, che comporterebbe invece cospicui investimenti, non solo dal punto di vista strettamente finanziario, ma anche in termini di intelligenza e creatività progettuale”. La seconda mozione ricorda che, nelle intenzioni del Ministro, la sperimentazione del cosiddetto liceo quadriennale, “cautamente inaugurata nel 2017 in 100 scuole ed estesa a 200 l’anno successivo, verrebbe allargata nell’anno 2022/2023 a ben 1000istituti”; e che” La motivazione dichiarata della riduzione del ciclo di studi secondari è quella di anticipare l’ingresso all’università o nelle attività produttive, equiparando l’età di uscita dalla scuola dei giovani italiani a quella prevista per i loro colleghi nella maggior parte dei paesi europei, e favorendone di conseguenza la competitività nei loro confronti per quanto concerne l’accesso al mondo del lavoro”. La FNISM esprime tuttavia profonde critiche sull’allargamento della sperimentazione. In primo luogo, “non esiste alcuna evidenza scientifica circa gli eventuali effetti positivi di tale equiparazione; ed è un fatto che i diplomati e i laureati italiani – con tutti i limiti e i difetti che si devono riconoscere al nostro sistema formativo – vengono largamente apprezzati all’estero”. Inoltre, nell’ipotesi di riduzione quadriennale, “lo studio di alcune discipline normalmente affrontate negli ultimi anni del ciclo secondario, e che presuppongono un adeguato sviluppo non solo delle facoltà cognitive ma anche della più complessiva personalità del discente, verrebbe anticipato di un anno: un lasso di tempo solo apparentemente breve e che invece nel periodo dell’adolescenza può rappresentare un’eternità”. D’altra parte, “La sperimentazione […] non prevede alcuna modifica negli obiettivi formativi di quel ciclo, ma solo un aumento del carico orario di ogni singola annualità al fine di compensare parzialmente – e in termini meramente quantitativi –l’eliminazione di un’annualità: in pratica, si tratterebbe di farcire in quattro anni gli studenti dei medesimi contenuti attualmente sviluppati in cinque”. “In ogni caso, l’anticipo della conclusione del percorso scolastico […] potrebbe essere ottenuto anche con altre modalità: per esempio, come aveva a suo tempo ipotizzato il Ministro Berlinguer, pensando all’unificazione della scuola primaria e di quella secondaria di primo grado […] in un unico ciclo settennale; oppure […] all’anticipo dell’obbligo scolastico a cinque anni di età. In ogni caso, qualsiasi ipotesi, per essere pedagogicamente sensata, andrebbe valutata all’interno di un ripensamento complessivo dei contenuti e degli obiettivi dell’intero ciclo scolastico e delle sue diverse fasi”. “Merita infine di essere sottolineato che il massiccio ampliamento del numero di scuole che dovrebbero adottare la riduzione del ciclo secondario viene prospettato senza che siano stati resi noti i risultati della prima e limitata fase di sperimentazione iniziata nel 2017”. Le critiche della FNISM sulla riduzione a quattro anni del ciclo dell’istruzione secondaria di secondo grado sono condivise in larghi settori del mondo della scuola, come testimonia – fra l’altro– l’articolo di Manfredi Alberti e Giuseppe Benedetti (Il ministro estende l’imbroglio del “liceo breve”) pubblicato su “Il Manifesto“ del 5 gennaio scorso. Gli autori – che avanzano argomenti critici per molti versi analoghi a quelli contenuti nella mozione della FNISM – sottolineano anche come, se “L’obiettivo professato dalla manovra ministeriale è di adeguare l’età di uscita dalla scuola superiore a quello di circa la metà dei paesi Ue; quello implicito è di togliere altre risorse alla scuola (circa 1 miliardo e mezzo) e, soprattutto, rafforzare il pensiero sotteso a tutte le sedicenti riforme imposte da trent’anni a questa parte: una scuola pubblica di qualità è un lusso che non possiamo permetterci”.

Marco Chiauzza

Vicepresidente Nazionale FNISM

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In evidenza:
→ Rientro a scuola: che cosa non va

Il 7 gennaio in diverse regioni d’Italia le scuole hanno riaperto
dopo la pausa natalizia; domani, 10 gennaio, riaprono ovunque.
Come tutti sappiamo, l’emergenza epidemiologica si è aggravata: la
curva dei contagi si è impennata, toccando numeri mai raggiunti.
Sappiamo anche che, grazie alla diffusione dei vaccini, la situazione
è meno grave rispetto alle altre ondate: l’incidenza di malati gravi e
decessi è più bassa. Il governo ha appena varato un decreto legge
che, tra le altre cose, regola il rientro a scuola in questa situazione.
In primo luogo, ha mantenuto il rientro in presenza per tutti i gradi
di scuola; inoltre, ha definito le nuove regole per le quarantene
delle classi in caso di contagi, cercando di preservare il più
possibile la didattica in presenza.
Si è aperto subito un fronte di conflitto: diversi dirigenti scolastici
hanno firmato un appello per chiedere invece un periodo di
didattica a distanza, data la difficoltà di gestire i contagi in questa
situazione. Questo ha portato alle solite contrapposizioni nette,
Dad sì, Dad no, e a divisioni nel mondo della scuola che non
aiutano nell’emergenza.
Che cosa non va, però, in questo decreto?
I tempi. Il decreto è stato approvato il 5 gennaio; alla mattina del
7, quando diverse regioni riportano in aula gli studenti, non era
ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Forse i tempi della
politica nell’emergenza giustificano una decisione talmente a
ridosso del rientro, ma allora era forse necessario valutare un
piccolo periodo di compensazione. Senza entrare nella discussione
generale sulla Dad, si poteva rimandare fino al 10 gennaio il
rientro in aula per tutte le regioni. Ogni scuola avrebbe potuto
gestire la situazione in modo più efficace. Questo piccolo rinvio
avrebbe permesso anche alle Asl di riprendere le attività, dopo il
blackout del periodo natalizio, in cui sono saltati tutti i
tracciamenti.
Il rientro in presenza. Il governo ha deciso per il rientro in
presenza, nonostante l’aumento vistoso dei casi. Questo è
giustificato dal fatto che, grazie ai vaccini, la situazione è più
facilmente controllabile. Le opinioni sono divise, ma quello che
manca è un discorso pubblico che sostenga e renda condivisibile
questa posizione. Manca una «pedagogia politica», per capirci. Non
basta fare dei decreti, delle leggi; bisogna articolare, sostenere e
diffondere un discorso pubblico che diventi patrimonio condiviso,
perché le regole possano essere accettate e applicate. L’immensa
lacuna della nostra classe politica rende impossibile questo. Al di là
del governo presente, il problema sono le forze politiche, che non
sono capaci di farsi carico di un discorso di ampio respiro, e
lungimirante, non legato al ritorno elettorale immediato.
Non basta fare dei decreti, delle leggi; bisogna articolare, sostenere
e diffondere un discorso pubblico che diventi patrimonio
condiviso, perché le regole possano essere accettate e applicate
In questo contesto si pone il rapporto con i non vaccinati.
L’impianto del decreto, combinato con l’ultimo del 2021, estende
l’obbligo vaccinale in molte situazioni (lavoro, trasporti ecc.), sulla
base del presupposto, statisticamente fondato, che le situazioni più
gravi (ospedalizzazioni, decessi) si registrano tra i non vaccinati. Si
tratta cioè di ridurre i rischi, pur mantenendo aperte le scuole.
Anche questo è del tutto sensato, però bisogna saper presentare e
rendere condivisibile un’idea, non imporla soltanto senza un
discorso pubblico. Con i cosiddetti «no vax» non serve una
contrapposizione netta, ma un dialogo rispettoso, se vogliamo
preservare l’integrità del tessuto sociale.
La gestione del rientro. Una volta deciso di rientrare in presenza,
bisogna dare gli strumenti per realizzarlo. In primo luogo, bisogna
garantire maggiore flessibilità alle scuole. È evidente che ci
saranno molti assenti non solo tra gli studenti, ma anche tra i
docenti e in tutto il personale. Se i modi e i tempi per chiamare dei
supplenti restano quelli che sono, lunghi e farraginosi, l’unico
strumento sono sostituzioni interne, improvvisate ogni giorno; e
difficili da fare con poco personale. Questo è solo un esempio. Ci
vuole flessibilità nella gestione del calendario, anche, per esempio:
lasciare alle scuole la possibilità di chiudere e recuperare dei giorni
in altri momenti, data l’emergenza. E così via. Invece non sono stati
presi in considerazione questi problemi organizzativi.
Se vogliamo salvare la scuola in presenza dobbiamo garantire un
alto numero di tamponi in tempi rapidi. Con decisioni e strutture di
emergenza, da attuare subito a fianco del decreto appena
approvato
Dove fare i tamponi. Il decreto prevede delle forme di
«sorveglianza con testing» che richiedono l’esecuzione rapida dei
tamponi, appena segnalato il caso, per poter restare in classe se si
è negativi. I tamponi, ovviamente, servono nei tempi debiti anche
per le quarantene. Tuttavia, con numeri così alti di contagi, la
prenotazione dei tamponi nelle strutture delle Asl è diventata
quasi impossibile, se non dopo lunghissime attese; e anche il
ricorso ai tamponi in farmacia non sembra bastare. Se vogliamo
salvare la scuola in presenza dobbiamo garantire un alto numero di
tamponi in tempi rapidi. Con decisioni e strutture di emergenza, da
attuare subito a fianco del decreto appena approvato. Per esempio,
dei presìdi davanti alle scuole per garantire immediatamente i
tamponi agli studenti, magari gestiti direttamente dall’esercito. In
ogni caso, bisogna pensare soluzioni rapide e di emergenza,
altrimenti gli studenti staranno a casa in attesa di fare il tampone,
non perché la scuola è chiusa. Ma il risultato è lo stesso.
Far arrivare gli studenti a scuola. Un’ultima cosa, un dettaglio
che rischia di essere una forma di discriminazione. Sulla base del
decreto già approvato a fine dicembre, nei trasporti pubblici sarà
necessario il «green pass rafforzato». Questo vuol dire che tutti gli
studenti sopra i 12 anni che non lo hanno non potranno prendere i
mezzi pubblici. Per molti studenti delle superiori (ma non solo)
questo significa non poter andare a scuola. Non si può contare sul
fatto che vengano accompagnati dalla famiglia. Sulle conseguenze
di questa disposizione bisognerebbe riflettere, e vedere se è
possibile correggerla.
Mauro Piras

Pubblicato su «il Mulino. Rivista di cultura e di politica», gennaio
2022
https://www.rivistailmulino.it/a/rientro-a-scuola-che-cosa-nonva?

Interessante anche: Cosa si nasconde dietro il falso dilemma tra
didattica in presenza e didattica da remoto di Fausto Pellecchia. In
sintesi: Le nobili proteste in difesa della scuola tradizionale sono
servite troppo spesso a tessere il velo ideologico che traveste e
dissimula le gravi carenze, le disfunzioni e i disagi che da lungo
tempo hanno sfigurato il volto della scuola “normale” in presenza.
«MicroMega», 7 Gennaio 2022

https://www.micromega.net/falso-dilemma-didattica-inpresenza-
da-remoto/

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QUASI SESSANT’ANNI FA. LA LEGGE 1859 DEL 31/12/1962:
“ISTITUZIONE E ORDINAMENTO DELLA SCUOLA MEDIA STATALE”

L’articolo 34 della Costituzione lo dichiara in modo esplicito: “La scuola
è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è
obbligatoria e gratuita”. Eppure, il Parlamento della Repubblica italiana
ha impiegato 15 anni (dal 1° gennaio 1948 al 31 dicembre 1962) per
dargli concreta attuazione. La Legge è la n. 1859 dell’ultimo giorno
dell’anno. Il testo è brevissimo, quasi lapidario, a partire proprio dal
primo articolo: “In attuazione dell’articolo 34 della Costituzione,
l’istruzione obbligatoria successiva a quella elementare è impartita
gratuitamente nella scuola media, che ha la durata di tre anni ed è
scuola secondaria di primo grado. La scuola media concorre a
promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi
sanciti dalla Costituzione e favorisce l’orientamento dei giovani ai fini
della scelta dell’attività successiva”.
In realtà, in ossequio formale alle Convenzioni internazionali in materia,
l’obbligo di istruzione fino a 14 anni era già stato adottato dalla
cosiddetta Riforma Gentile, nel 1923, ma prevedeva la possibilità di
assolverlo scegliendo di frequentare o la scuola media (superando
preventivamente un ostico esame di ammissione) o le scuole di
avviamento professionale, o anche attraverso forme mai ben normate di
insegnamento genitoriale. Col risultato di determinare enormi
fenomeni di evasione, con particolare riferimento alle bambine e alle
zone più povere del Paese, e comunque un’evidente selezione classista
degli allievi destinati a proseguire gli studi: solo quelli che avevano
superato la scuola media, mentre la massa dei figli delle classi meno
abbienti terminava con la fine dell’avviamento.
È quindi solo con la 1859, indicata da molti come uno dei primi risultati
del centrosinistra, che il diritto/dovere all’istruzione elementare trova
progressivamente una risposta generalizzata facendo crescere in dieci
anni da meno del 50% a più dell’80% il numero dei cittadini in
possesso di licenza di scuola media. I motivi alla base del ritardo,
scandaloso rispetto alle scelte degli altri Paesi europei, appaiono essere
principalmente due. Da un lato, il tentativo continuo della Democrazia
cristiana di individuare i modi per superare l’obbligo costituzionale
(articolo 33) di non prevedere finanziamenti per le scuole private
ricercando soluzioni che privilegiassero o comunque sostenessero gli
Istituti scolastici afferenti al mondo cattolico. Dall’altro lato, la difficoltà,
anche interna alle opposizioni, di rinunciare alla vecchia tradizione
culturale di un percorso scolastico fondato su di un approccio
umanistico incentrato sull’insegnamento del latino.
In definitiva, è proprio il dibattito sulla conservazione o l’abolizione del
latino come materia obbligatoria a occupare le cronache del lungo
percorso parlamentare verso la 1859. Come si è accennato, il tema non
divideva soltanto maggioranza e opposizione, ma apriva accesi fronti
interni in entrambi gli schieramenti. All’interno del Pci, in particolare, si
contrapponevano le posizioni di scienziati come Lucio Lombardo
Radice e di umanisti come Concetto Marchesi. Di quest’ultimo si ricorda
l’appello a non trasformare il marxismo in uno “stagno per ranocchi”
appoggiando riforme che abolendo l’obbligatorietà del latino potessero
dar vita a percorsi scolastici differenziati per le élite e per il popolo.
Veniva richiamata da Marchesi l’indicazione espressa da Gramsci nei
Quaderni dal carcere contro ogni scuola solo professionalizzante che
rinunciasse alle valenze critico-formative che una scuola umanistica di
alto livello avrebbe dovuto offrire a tutti, proprio in funzione
dell’emancipazione del popolo, a prescindere dalle competenze
pratiche richieste per l’inserimento nel mondo del lavoro. Sulle tesi di
Lombardo Radice - più attento alla cultura scientifica, all’evoluzione
della cultura internazionale e alla necessità di superare la valenza
selettiva dei modelli scolastici tradizionali - si ritrovavano anche
umanisti come Antonio Banfi e, per ricordare l’Accademia bolognese,
Giovanni Maria Bertin, suo discepolo. Da ricordare infine, nel febbraio
1962, a ridosso della 1859, la difesa del valore culturale e formativo del
latino formulata da Papa Giovanni XXIII nell’Enciclica Veterum
sapientia. Riguardava direttamente la lingua ecclesiastica e si trattava
probabilmente di un tentativo di sterilizzare le posizioni più
conservatrici della Chiesa, urtata dai grandi cambiamenti introdotti dal
Concilio, ma fu da più parti strumentalizzata come posizione dei
cattolici in difesa dei programmi scolastici vigenti.
Alla fine, la 1859 passò in Parlamento con il voto contrario delle destre
(Msi e Pli) e del Pci. Il voto contrario di quest’ultimo non fu certamente
motivato dall’abolizione del latino, bensì almeno in parte dall’ambiguità
della sua conservazione in seconda media come “Elementi di latino” e in
terza come disciplina opzionale, obbligatoria per chi intendesse
iscriversi successivamente al liceo classico. Più in generale, il Pci
(comunque interessato a non avallare le politiche del centro sinistra e
dei socialisti) lamentava la debolezza complessiva dell’impianto
formativo della 1859, con poche ore di insegnamento della matematica e delle scienze e nessuna di musica per un complessivo settimanale di sole 25 ore.
I programmi della nuova scuola media “unica” rimasero per molto
tempo del tutto omologhi, con l’eccezione del diverso trattamento del
latino, a quelli della scuola media precedente. Ne conservarono tutti gli
elementi di selettività e di sostanziale disattenzione nei confronti di una
popolazione studentesca ancora prevalentemente dialettofona e
scarsamente preparata all’astrazione disciplinare, come denunciarono
con vigore Don Milani e i suoi allievi di Barbiana nella loro Lettera a una
professoressa, nel 1967. Fu necessario aspettare la Legge 348 del 1977
per avviare l’elaborazione dei nuovi programmi che nel 1979 sancirono
l’abolizione totale del latino, il potenziamento degli insegnamenti
scientifici, l’introduzione dell’educazione musicale, in un quadro
settimanale di 30 ore.
Con tutti i suoi limiti, la 1859 rappresenta comunque un punto di svolta
epocale dalla scuola tradizionale alla scuola contemporanea. Almeno da
un punto di vista formale è da essa che parte in Italia il fenomeno della
scolarizzazione di massa, con tutte le sue ricadute in termini di riforma
degli Istituti scolastici successivi, all’interno di un percorso di sviluppo
che vede ancora la realtà italiana pesantemente in ritardo rispetto alle
maggiori nazioni europee per numero di cittadini in possesso della
licenza di scuola secondaria superiore e della laurea. Da questo stesso
punto di vista fu una legge coraggiosa, anche se tuttora non mancano
convegni residuali e prese di posizione estemporanee che addebitano
all’abolizione del latino molti dei mali della scuola contemporanea.
Scaricò sugli enti locali gran parte delle spese non affrontando né i
problemi dell’edilizia scolastica, né quelli connessi con la formazione
professionale degli insegnanti, né infine quelli legati all’inclusione delle
persone con disabilità e ai costi dell’istruzione per le famiglie. Sono
comunque problemi che gran parte non risolti nemmeno dal
cinquantennio di legislazione successiva.
In conclusione, è doveroso effettuare un’osservazione a proposito di
una legge quasi dimenticata, la 478 del giugno 1961: è difficile trovarne
traccia perfino nei testi più accreditati di storia della scuola. Si tratta di
un provvedimento presentato e difeso come semplice misura tecnica
dall’allora ministro Bosco che determinò l’abolizione dell’esame di
ammissione alla scuola media. In termini quantitativi è innegabile che
tale scelta portò a un’esplosione delle iscrizioni e spianò di fatto la
strada alla chiusura delle scuole di avviamento professionale e
all’istituzione, nel 1962 con la 1859, della scuola media statale unica e
per tutti.
Luigi Guerra

Da “il Mulino. Rivista di cultura e di politica”, del 31 dicembre 2019
https://www.rivistailmulino.it/a/31-dicembre-1962?&utm_source=newsletter&utm_medium=emailutm_campaign=Strada+Maggiore+37+|+28+dicembre+-+3+gennaio+[8217]

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→ UNA INTERESSANTE INIZIATIVA: Quando è il nemico a raccontare la Storia. Studenti dei licei linguistici tradurranno documenti dei comandi nazisti

La storia raccontata dal «nemico». È l’obiettivo di un progetto
pilota, lanciato dalla rete nazionale degli Istituti storici della
Resistenza, che, a livello cuneese, coinvolge i licei linguistici
«Leonardo da Vinci» di Alba, «Gandino-Giolitti» di Bra, «Ancina» di
Fossano, «Vasco-Beccaria-Govone» di Mondovì, il «Soleri-Bertoni»
di Saluzzo e l’«Arimondi Eula» di Savigliano. Gli studenti sono
chiamati a tradurre i rapporti della Militärkommandantur, l’ufficio
dell’amministrazione militare nazista durante l’occupazione
dell’Italia Settentrionale. Si tratta di dispacci dettagliati inviati
periodicamente in Germania dai comandi nazisti per illustrare la
situazione sociale, politica ed economica delle province occupate.
Il progetto avrà dunque una valenza linguistica e storica.
«I giovani si renderanno conto che la storia non è la ricostruzione
bell’e fatta dei manuali, ma è ricerca, raccolta di notizie, esame
critico e confronto fra le fonti – spiega il professor Livio Berardo,
responsabile cuneese nel progetto nazionale -. A parte le classi in
cui si studia il tedesco, lavoreranno attorno ai documenti anche
studenti e insegnanti dell’indirizzo classico, naturalmente abituati
al metodo filologico e alla comparazione delle lingue indoeuropee.
Un aiuto verrà dall’Anpi di Francoforte, che dispone di un gruppo
di studiosi bilingui, e dai Gymnasien delle città del Baden-
Württemberg gemellate con Bra e Alba».
Si tratta, per la provincia Granda, di 12 rapporti. «Nell’archivio
dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo - spiega Berardo - è
custodito un vecchio cd con i dodici rapporti microfilmati dalle
truppe americane durante l’occupazione della Germania. Al
Bundesarchiv di Friburgo sono conservati gli originali, che ora
sono stati da noi acquisiti e che verranno tradotti dagli studenti».
Una miniera di notizie che rappresentano il punto di vista del
«nemico». Il primo rapporto del comando tedesco di Cuneo sulla
situazione militare, politica e socioeconomica della provincia
venne compilato e spedito il 20 ottobre 1943. A quel primo
rapporto seguiranno puntuali relazioni mensili.
«Da questi documenti si scopre come alcuni fra gli eccidi più
sanguinosi del ’43-’44 non fossero esplosioni di assurda violenza,
ma operazioni pianificate secondo calcoli strategici - spiega ancora
Berardo -. E’ possibile verificate la meticolosità con cui i
responsabili degli uffici Agricoltura e alimentazione della MK
programmavano il controllo delle risorse provinciali: se
nell’autunno del ’43 erano stati seminati a grano 96.500 ettari,
tenuto conto della resa media, la mietitura estiva avrebbe dovuto
dare 1 milione e 800 mila quintali di prodotto. Di qui l’ordine ai
contadini di conferire all’ammasso tutto quanto il raccolto,
detratta la quota da tenere per le nuove semine e per
l’autoconsumo. Dai silos i tedeschi avrebbero prelevato il
necessario per il proprio sostentamento, poi quantitativi crescenti
da inviare in Germania».
«Gli studenti - conclude Berardo - si imbatteranno anche negli
impietosi giudizi che l’occupante dava dell’alleato fascista: inetti,
corrotti, inutilmente crudeli (la ferocia degli eccidi di Boves,
Ceretto o Peveragno era invece planmässig, razionalmente
programmata)».
Carlo Giordano

Da “La Stampa”, 28 Dicembre 2021
https://www.lastampa.it/cuneo/2021/12/27/news/quando_e_il_nemico_a_raccontare_la_storia-2233073/

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→ NOTIZIE da italialaica.it

LA POLONIA SI ALLLONTANA SEMPRE DI PIÙ DALL'EUROPA
Stati Uniti d'Europa. La Corte Costituzionale polacca ha ribadito
l'autonomia legislativa nazionale su quella comunitaria,
contraddicendo la base costituente dell'Unione Europea che
prevede il rispetto delle norme concordate ed approvate da tutti i
Paesi membri.
il pilastro fondamentale sul quale si è costituita l'UE: il rispetto
delle norme concordate e approvate da tutti i Paesi membri.
Per comminare ai diversi Stati le sanzioni è necessaria l'unanimità
di voto degli altri…
LEGALE IL MATRIMONIO FRA PERSONE DELLO STESSO SESSO
Cile. Il provvedimento del Congresso elimina la distinzione tra
uomo e donna come le uniche componenti del matrimonio. Nei
documenti saranno eliminati i riferimenti "padre" e " madre" per
non far differenza tra le diverse tipologie di genitori. [...]

http://italialaica.it/

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→ Ricordo di Joyce Lussu a 110 anni dalla nascita (Firenze, 8
maggio 1912)
NELLA CALURA D’AGOSTO

La scomparsa di Joyce Lussu mi ha fatto ripensare alle occasioni di
incontro con Lei, che mi sono state offerte in questi ultimi anni dal
Meeting anticlericale di Fano. Un appuntamento al quale Joyce non
rinunciava. La ricordo nella calura d’agosto tra le fronde e la
polvere del vasto cortile della Rocca Malatestiana, con quella sua
figura fuori dal tempo, così naturalmente anticonformista.
Consumava il menù proposto dall’Associazione per lo Sbattezzo:
“riso amaro del polacco”, “strozzapreti al pomodoro”, e continuava
anche a tavola i dibattiti appassionati appena conclusi lassù nelle
sale un po’ scombinate della Rocca traboccanti, per l’occasione, di
storie e cronache trucide del dominio dei papi su terre e coscienze.
La sua venuta era attesa con trepidazione, e con un pizzico di
apprensione: perché Joyce era come un vulcano in effervescenza,
non si sapeva mai se sarebbe stata soddisfatta della collocazione
del suo intervento, né come arginare i suoi monologhi senza farla
arrabbiare. I giovani, accoccolati sul pavimento di cotto, si
bevevano le sue parole che spaziavano dalla politica all’economia,
allo sviluppo sostenibile, alle monoculture. Di lei faceva
impressione il coraggio indomito, quello usato durante la
Resistenza contro gli avversari politici, quello dimostrato nello
spendersi – anche con rischio personale – per la difesa concreta di
compagni in difficoltà e, oggi, nell’affermare con forza battagliera
principi controcorrente, incurante dell’indifferenza dominante nel
mondo fuori dalla Rocca. A noi, che sostenevamo il diritto di chi
non frequenta la lezione di religione cattolica a non subire
alterazioni nell’orario scolastico, ribatteva con evidente fastidio:
“ma sì!! Ma non capite che è il Concordato che va abrogato?”. E
discutendo di lavoro spiegava ai giovani: “oggi si produce di più e
più rapidamente grazie alle nuove tecnologie, quindi i padroni
guadagnano di più e in meno tempo; ciò significa che i lavoratori
devono lavorare meno ore e devono essere pagati di più”. Ogni
anno, poi, ripeteva il suo punto di vista sulla morte di Socrate.
Perché Socrate deve essere elogiato per avere bevuto la cicuta
obbedendo così a chi lo aveva condannato a morte per il suo
spirito dissacratore di vecchi valori tradizionali? Socrate avrebbe
dovuto accettare di fuggire dalla città dimostrando ai giovani che
alle condanne ingiuste non si obbedisce. Ricordo che mi ero
guadagnata un po’ della sua simpatia per aver detto, nel corso di
un intervento, che in Italia sussistono “elementi di democrazia”.
“Certo – aveva detto – elementi, solo elementi”.
Antonia Sani

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→ GIOVEDÌ 27 GENNAIO: GIORNO DELLA MEMORIA 2022.

Le Pietre d'inciampo: 12 gennaio
Mercoledì 12 gennaiodue appuntamenti che aprono il programma
che il Polo del '900 e gli enti partner dedicato al Giorno della
Memoria 2022. Dalle ore 9.00 il Museo Diffuso in collaborazione
con Città di Torino, Aned sezione di Torino, Comunità ebraica di
Torino, Goethe Institut Turin organizza la posa e installazione
dellePietre d’Inciampo 2022. Partecipano alla posa i richiedenti
delle installazioni, delegazioni di studenti per le classi partecipanti
al progetto didattico collegato e le autorità per la posa pubblica,
che si terrà in piazza Statuto 13 intorno alle ore 11.30. Alle ore
17.30 (via Accademia Albertina 6, Torino, Accademia Albertina di
Belle Arti) l'Accademia delle Belle Arti di Torino conferisce iltitolo
diAccademico d’Onoreall’artista Gunter Demnig, in ragione della
rilevanza del progetto di arte pubblica Stolpersteine.

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Lunedì 24 gennaio | Ore 17.30 | In diretta sul canale YouTube
del Centro studi Piero Gobetti

La memoria e le sue contaminazioni
In occasione del Giorno della Memoria, il Centro Gobetti propone
un seminario sul tema della memoria e delle “contaminazioni” che
minacciano la sua persistenza.
A partire dal libro di Alberto Cavaglion, "Decontaminare le
memorie. Luoghi, libri, sogni" (Add Editore, 2021), si rifletterà in
particolare sul valore dei luoghi della memoria e sulla loro
funzione riparatrice rispetto ai danni inferti dalla violenza umana
nella storia.
Con l’autore, interverranno Anna Foa e Milena Santerini. L’incontro
sarà coordinato da Pietro Polito e sarà animato da un reading
letterario a cura di Mariachiara Borsa, in cui verranno proposti
alcuni testi significativi sul tema della memoria e che offrirà una
cornice contestuale alla discussione.
https://www.youtube.com/c/CentrostudiPieroGobetti
Per info: info@centrogobetti.it

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→ FNISM – Sul sito della FNISM torinese la Newsletter -
Dicembre 2021 - Numero 44. Tra le notizie:

Francesco Filippi, Noi però gli abbiamo fatto le strade. Le
colonie italiane tra bugie, razzismi e amnesie, Bollati
Boringhieri. In questo libro Francesco Filippi ripercorre la nostra
storia coloniale, concentrandosi anche sulle conseguenze che ha
avuto nella coscienza civile della nazione attraverso la propaganda,
la letteratura e la cultura popolare. L'intento è sempre quello
dichiarato nei suoi libri precedenti: fare i conti col nostro passato
per comprendere meglio il nostro presente e costruire meglio il
futuro.
http://www.fnism-torino.it/public/newsletter/numeri/numero044.htm

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→ CIDI TORINO

Strumenti e cultura dell'immaterialità (digitale) - Trattare con le
immagin - ia cura del prof. S. Salzano

Docenti di scuola primaria e secondaria: 18 ore incontro con il docente + 12 di
lavoro autonomo
Primo incontro in presenza: sabato 15/01/2022, h 9:30 - Cidi Torino, Via M.
Ausiliatrice, 45
Incontri successivi a distanza
INCONTRI ON LINE
- Prof.ssa Veronica Barassi dell'Università di Zurigo, autrice del libro:
I figli dell'algoritmo Venerdì 11 febbraio 2022 ore17-18.30
- Prof.ssa Giovanna Mascheroni dell'università Cattolica di Milano,
Indagine sul rapporto con le tecnologie (di intelligenza artificiale) dei
bambini da 0 a 8 anni Marzo 2022 (data da stabilirsi)
https://www.ciditorino.it/formazione

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→ SEGNALAZIONE: Associazione Amici dell'Orchestra
Sinfonica RAI

Il 2021 è stato un anno molto difficile per tutti. Anche per il
mondo della cultura ed in particolare quello associativo che si
basa esclusivamente sul sostegno dei soci e sul volontariato
appassionato.
L'associazione degli Amici OSNRAI è riuscita a continuare la
programmazione sia on line che in presenza, quando è stato
possibile. La nostra scelta per il 2022 è di non rinunciare ad offrire
un calendario di appuntamenti ricco e sempre più qualificato.
Le attività dell'Ass. Amici dell'Orchestra Sinfonica RAI vogliono
essere ancora uno spazio per promuovere la cultura musicale e
per favorire l'incontro tra le persone. Il programma del 2022 , che
potete leggere in allegato, prevede, come sempre, alcune attività
aperte alla cittadinanza ed altre riservate ai soci che da quest'anno
vogliamo valorizzare in modo specifico.
Naturalmente la partecipazione è importante, ma vorrei
sottolineare quanto è importante comunque il sostegno che tutti ci
possono dare. La nostra scelta è avere delle quote di adesione
contenute proprio per ribadire che è proprio ogni piccolo
contributo che può permettere grandi cose. Così mi auguro che
possiate sostenerci per il 2022: ogni adesione è per noi un gesto
di amicizia che darà modo di continuare a fare cultura per tutti.
Stefano Vitale
Direttore Artistico Ass. Amici OSNRAI

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IL LIBRO

Giorgio Parisi, In un volo di storni. Le meraviglie dei sistemi
complessi, Rizzoli, Milano 2021, pp. 124, € 19,00
Uno dei validi motivi per leggere il libro di Parisi, recente Nobel
per la Fisica: hard science matters! La scienza è importante, è
Cultura, ma ancora troppo poco nel Bel Paese.
In un volo di storni. Stormi di storni. L’assonanza delle parole
sembra richiamare uno dei temi centrali del libro, introdotto da
una domanda: il comportamento collettivo dei sistemi complessi è
auto-organizzato oppure esiste un direttore d’orchestra (p. 7)?
Come può emergere un comportamento ordinato dal disordine di
una moltitudine di attori interagenti? Gli attori chi sono? Non solo
storni, ma anche elettroni, atomi, spin, molecole. Ma si è visto che
la cosa può interessare non solo l’etologia e la biologia evolutiva
ma anche i sistemi sociali ed economici studiati dalle “scienze
umane”, siti web, agenti di Borsa, persone... Il modello sottostante
è grosso modo sempre lo stesso. I fisici teorici fanno così:
costruiscono modelli matematici, del tipo: si prenda in
considerazione una mucca … sferica. Che?!
Per il resto, “basta che funzioni”, come diceva Boris Yellnikoff,
fisico pure lui, mancato premio Nobel. E a volte, spesso, il modello
funziona! Nel primo capitolo Parisi racconta il percorso di ricerca
interdisciplinare, pionieristico, avviato nel 2004 per studiare gli
stormi in volo sopra stazione Termini (Storni su Roma, piazzale
della stazione Termini: https://www.youtube.com/watch?
v=WXiP8Tjgp-4). Il risultato, ottenuto con sofisticati strumenti
matematici e tecnologici, è stato che il volo degli stormi può essere
descritto da regole semplici: i singoli uccelli interagiscono con i
loro primi vicini nel gruppo, piuttosto che con quelli distanti.
«L’informazione sulla virata corre veloce tra un uccello e l’altro,
come un passaparola velocissimo».
Quella di Parisi è anche una cronistoria di come funziona l’impresa
scientifica: pure questa è un’avventura collettiva nella quale
spesso le soluzioni emergono dall’interazione e dalle relazioni tra
gli attori. Secondo il matematico Terence Tao, premio Riemann
2021, medaglia Fields 2006, «Nei sentieri della matematica quello
che vince è un percorso condiviso». Nei sentieri della scienza, della
vita sociale, della vita…
«Quella delle interazioni è una questione importante» è l’esergo
del capitolo. Ma in gioco c’è anche l’effetto memoria; nella fisica
del divenire la chiamano istèresi, a volte ereditarietà. La memoria
infatti ritorna nel capitolo successivo. Parisi ricorda l’ambiente
dell’Istituto di fisica alla Sapienza di Roma ai tempi della sua
formazione, di come sia stato decisivo per indirizzarlo e stimolarlo
nella sua attività di ricerca: i compagni neolaureati, i giovani
professori, età media sui 45 anni, Nicola Cabibbo, il suo mentore,
salito in cattedra a 31 anni. C’era ancora Enrico Persico, uno dei
più anziani (66enne), a volte - ricorda G. P. - chiamato
affettuosamente “il Babbo”. «[…] situazione molto lontana da
quella attuale», commenta amaramente Parisi. Nell’ultima pagina
del libro si legge: «Non sarei lo scienziato che sono senza il
contributo dei miei maestri, degli allievi, dei colleghi con cui ho
studiato e lavorato (è superfluo sottolineare che anche la ricerca è
un fenomeno collettivo, un sistema complesso)». Ancora stormi …
La ricerca, la vita, è come un volo di stormi?
I due capitoli successivi sono dedicati ad una descrizione
divulgativa dell’ambito di ricerca dei sistemi complessi e del
contributo per cui Parisi ha ricevuto il premio. Se ne può avere
un’idea anche attraverso il bel film Giorgio Parisi e la fisica della
complessità (2013), di Gian Luca Bianco e Eugenio Alberti Schatz,
https://www.youtube.com/watch?v=GoYimmmFptg-

Molto interessanti sono i capitoli dedicati all’invenzione,
all’intuizione in fisica ed ai presunti meccanismi della scoperta
scientifica, descritti come in un diario, citando spesso episodi
vissuti personalmente, riguardanti se stesso o altri compagni di
viaggio. «Come nascono le idee» (senza punto interrogativo): è il
titolo del quinto capitolo. L’intuizione improvvisa, l’illuminazione,
più spesso la cecità. Una cecità a volte incredibile, tanto da farsi
scappare da sotto il naso, ma senza rimpianti, un premio Nobel
all’età di 25 anni, quando, insieme con un altro grande teorico,
Gerard ’t Hooft, non venne in mente ad entrambi di usare la carica
di colore per estendere alla teoria di Yang-Mills un risultato
matematico dimostrato dallo stesso ’t Hooft. Torna alla mente un
altro strano episodio di cecità, raccontato da Emilio Segré: quando,
a via Panisperna, Fermi e i suoi “ragazzi” pensarono di aver
scoperto degli elementi transuranici, invece che la fissione del
nucleo.
Ma il brancolamento nel buio si accompagna spesso
all’illuminazione: improvvisa, innescata da elementi inconsci, o da
una piccola informazione, un dettaglio apparentemente
insignificante, o da un incontro casuale, spesso dopo lunghi
periodi di incubazione. A Parisi è successo una volta, nel 1972,
nella vasca da bagno (come Archimede?) mentre fissava il marmo
arancione delle pareti.
Un altro elemento importante per l’invenzione è l’uso delle
metafore (si veda il cap. 5: Scambi di metafore tra fisica e biologia).
Il concetto di metafora - per sua natura? - è piuttosto vago ma è
inteso dall'autore come strumento intuitivo euristico più che come
artificio retorico; su questo secondo aspetto Parisi è piuttosto
critico e cita, a titolo emblematico di un uso improprio delle
metafore, il caso della famosa beffa di Sokal, un insensato pastiche
pseudoscientifico, artefatto in stile postmoderno (si veda il sito
https://physics.nyu.edu/faculty/sokal/). Le metafore svolgono
comunque un ruolo importantissimo nella comunicazione e nella
divulgazione scientifica: Parisi ne fornisce una dimostrazione
pratica nel libro stesso, quando parla della fisica dei sistemi
complessi. Questo capitolo è interessante anche perché cerca di
spiegare l’uso ambivalente delle metafore praticato in modo
peculiare dai fisici, la loro tendenza a ricercarle, applicarle e
successivamente a smontarle.
Nel penultimo capitolo (Il senso della scienza) Parisi accenna ad
alcuni temi sul ruolo sociale della scienza, le ricadute tecnologiche,
la responsabilità degli scienziati, le politiche governative, ecc.;
temi intorno ai quali si accende ciclicamente il dibattito pubblico
(di questi tempi in particolare) e a cui egli non si è mai sottratto. In
particolare egli insiste sulla valenza culturale del sapere
scientifico, citando un altro premio Nobel «[…] uno dei più grandi
fisici del Novecento e forse il più simpatico», Richard Feynman:
«La scienza come il sesso, ha anche delle conseguenze pratiche,
ma non è questo il motivo per cui la facciamo». Citazione da
esporre in classe, per i nostri allievi, insieme all’immagine di un
volo di storni. Loro avrebbero qualcosa da insegnarci su come
virare e tenere la rotta insieme con il giusto distanziamento.
Riccardo Urigu

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IL FILM
ILLUSIONI PERDUTE

Regia di Xavier Giannoli.
Un film con Benjamin Voisin, Cécile De France, Vincent Lacoste,
Xavier Dolan, Salomé Dewaels.
Francia, 2021, durata 144 minuti.

Lucien Chardon, de Rubempré da parte di madre, si sogna
scrittore nella campagna di Angoulême. A incoraggiare i suoi versi
e la sua ambizione è Madame de Bargeton, sposata a un uomo
molto ricco e troppo vecchio per lei. Lui scrive poesie per elle, lei è
sedotta dalla poesia. Lo scandalo provocato dalla loro relazione, lo
spinge a lasciare la provincia per Parigi e la fama letteraria. Ma la
capitale non fa sconti a Lucien, che passa dalle braccia di Madame
de Bargeton a quelle di Coralie, attrice plebea a cui si consacra. A
cambiargli la vita sarà l'incontro con Étienne Lousteau, redattore
corrotto e corruttore di una piccola gazzetta di successo, che lo
inizia al mestiere: fare il bello e il cattivo tempo sul mondo del
teatro e dell'editoria. Fresco nel suo stupore, Lucien impara presto
'la commedia umana' e supera il maestro in perfidia. A colpi di
penna abbatte l'aristocrazia che lo ha rifiutato e gli nega il titolo
nobiliare che vorrebbe dannatamente riprendersi. A sue spese
imparerà che tutto si compra e tutto si vende, la letteratura come
la stampa, la politica come i sentimenti, la reputazione come
l'anima.
Ogni generazione ha le sue illusioni perdute. Xavier Giannoli ha
messo in scena le sue, facendo esplodere sullo schermo
l'incredibile modernità di un classico. [...]
Gettato nella fossa dei 'giornalisti', Lucien Chardon è al centro di
un processo tragico di disillusione e di un romanzo di formazione
in cui non apprende niente, votato com'è alle emozioni. Giannoli
adatta il 'primo romanzo totale' e disegna un affresco sociale
dominato dalla parabola dell'enfant perdu: un angelo caduto dalla
seduzione inalterabile, una preda facile nel ventre di Parigi. Lucien
non sarà mai Rastignac e nemmeno il suo creatore, grand homme
della provincia a Parigi che fece del borghese Honoré Balssa
(originario di Tours) Honoré de Balzac. Così va la commedia
umana, nel suo splendore e nella sua miseria.
Dalla recensione di Marzia Gandolfi su
https://www.mymovies.it/film/2021/illusions-perdues/

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Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

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