rassegna stampa

LAICITÀ DELLA SCUOLA news Giugno 2020

Di Redazione | 16.06.2020


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

Portavoce del Coordinamento e referente per le superiori:

Fulvio Gambotto (339 5435162)

Referente per gli altri ordini di scuola: Silvia Bodoardo (329 0807074)

Henri Matisse, La lettrice, 1919. Da https://libreriamo.it/arte/donne-che-leggonola-

bellezza-della-lettura-nelle-opere-darte-2/

EDITORIALE

Buoni propositi

“Dobbiamo imparare dall’emergenza e saper progettare. Non serve un’altra riforma della scuola, ma le criticità di questo periodo ci dicono su cosa dobbiamo investire. Innanzitutto, sulla riduzione del numero degli alunni per classe: servira anche a combattere la piaga della dispersione scolastica”.

“Poi sull’innovazione didattica, sfruttando le potenzialità del digitale, non a distanza ma in classe. Sono d’accordo con Landini sulla formazione del personale: credo debba essere strutturale e obbligatoria. Serve personale preparato, formato e, di conseguenza, anche piu pagato. Dobbiamo rilanciare la mobilita europea degli studenti anche nella scuola secondaria. E, infine, valorizzare l’istruzione tecnica e professionale, che non e di serie B e gli Istituti tecnici superiori post-diploma. Sono interventi profondi. Non banali. Serviranno tempo e pazienza per vedere i risultati, ma sono obiettivi comuni e del tutto raggiungibili, con la collaborazione di tutti”. Questi, secondo quanto riferisce l’ANSA, alcuni passaggi dell’intervento della Ministra Lucia Azzolina agli Stati generali sull’economia, riportati da

https://www.orizzontescuola.it/azzolina-priorita-ridurre-alunniper-

classe-e-innovazione-didattica/

Speriamo che non rimangano solo annunci e buone intenzioni.

Riportiamo in queste NEWS alcuni documenti recenti delle Associazioni e alcune notizie in tema di laicità. Aggiungiamo una recensione e un film da vedere o da rivedere, che si può facilmente noleggiare on line, aspettando che si riaprano le sale con le misure precauzionali imposte dalla situazione sanitaria.

Red.

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AIUTO AL SUICIDIO? PROCESSO A MINA WELBY E MARCO

CAPPATO

E stata rinviata, a seguito dell’emergenza Coronavirus, a mercoledì 8 luglio 2020 alle ore 12.00 la prossima udienza del processo riguardante la vicenda di Davide Trentini, morto nel 2017, per cui sono imputati Mina Welby e Marco Cappato, che si svolge presso la Corte di Assise di Massa.

Davide era malato di sclerosi multipla dal 1993. Aveva 53 anni e la sua vita, segnata da una salute progressivamente sempre più deficitaria, era diventata un calvario.

Mina Welby ha accompagnato Davide Trentini in Svizzera, aiutandolo in tutte le procedure burocratiche. Marco Cappato, invece, aveva raccolto, attraverso l’associazione Soccorso Civile Sos Eutanasia di cui fanno parte entrambi i fondi mancanti per pagare la clinica Svizzera.

Entrambi sono stati imputati per il reato di cui all’art. 580 del codice penale in concorso fra loro, (istigazione o aiuto al suicidio).

Marco Cappato e Mina Welby si sono autodenunciati.

La Sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale ha giudicato illegittimo l’art. 580 del codice penale in alcuni casi. In particolare non e punibile “chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Tutti i particolari sul sito dell'Associazione Luca Coscioni da cui abbiamo tratto le notizie:

https://www.associazionelucacoscioni.it/davide-trentini-sulprocedimento-

mina-welby-marco-cappato/

 

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LA CEI SULLA LEGGE CONTRO L'OMOFOBIA

Non licet. Una nuova legge contro l’omofobia è necessaria, ma per i vescovi è pericolosa

Articolo di Francesco Lepore (Linkiesta)

[…] Oggi l’ennesimo non licet, e di peso, e arrivato dalla presidenza della Conferenza episcopale italiana attraverso il comunicato dal titolo assertivamente inequivocabile Omofobia, non serve una legge.

[…] dopo il preambolo di condanna ≪di ogni tipo di razzismo o di esclusione come pure ogni reazione violenta≫ e delle ≪discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale≫ in quanto ≪violazione della dignita umana≫, ecco l’affondo contro la legge.

E, per giunta, con le stesse motivazioni e armamentario lessicale, messe in campo nelle ultime settimane dai menzionati esponenti della galassia cattodestrorsa e antibergogliana dei pro life e pro family.

≪Al riguardo, un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono gia adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio.

Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni.

Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte.

Per esempio, sottoporre a procedimento penale chi ritiene che la famiglia esiga per essere tale un papa e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura – significherebbe introdurre un reato di opinione. Cio limita di fatto la libertà personale, le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso.

Crediamo fermamente che, oltre ad applicare in maniera oculata le disposizioni già in vigore, si debba innanzitutto promuovere l’impegno educativo nella direzione di una seria prevenzione, che contribuisca a scongiurare e contrastare ogni offesa alla persona.

Su questo non servono polemiche o scomuniche reciproche, ma disponibilità a un confronto autentico e intellettualmente onesto.

Nella misura in cui tale dialogo avviene nella libertà, ne trarranno beneficio tanto il rispetto della persona quanto la democraticità del Paese≫.

Eppure, al di là di non pochi aspetti critici, due soprattutto sollevano interrogativi e non da poco.

Il primo e relativo al fatto che la presidenza della Cei abbia espresso perplessità e obiezioni senza conoscere il testo unificato, che sarà depositato solo il 16 giugno e la cui discussione in Aula della Camera e stata calendarizzata per il mese di luglio. Quindi ante praevisa demerita, per usare un’espressione nota ai tunicati.

Il secondo, invece, alla paventata introduzione del reato d’opinione, che non si configurerà affatto come ribadito da numerosi giuristi auditi in Commissione Giustizia e come ribadito dallo stesso relatore della legge Alessandro Zan nel corso di un’intervista del 6 giugno.

Infatti il testo unificato prevede che l’articolo 604 bis del Codice penale (che recepisce il disposto della legge Mancino) non sarà esteso alle discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere per quanto riguarda la fattispecie della propaganda delle idee, che resterà circoscritta alla ≪superiorità o all’odio razziale o etnico≫.

≪La legge interviene invece – cosi Zan nell’intervista – sull’istigazione e sul compimento di atti discriminatori e violenti, che sono due fattispecie ben distinte, e non va in nessun modo a pregiudicare la libertà di espressione. Va precisato, in ogni caso, che la libertà di espressione non e un principio di per se assoluto.

Ma, come ricordato da diverse sentenze, trova i suoi limiti nella necessità di proteggere altri beni di rilievo costituzionale come la dignità delle persone e la loro pari dignità sociale. Chiamare, ad esempio, una persona “f****o di m***a” non può certamente essere inteso come libertà d’espressione. Perciò le varie polemiche su questo tema appaiono del tutto pretestuose e strumentali≫.

Per farla in breve, si potrà continuare a insegnare quanto dice il Catechismo in materia di omosessualità o citare letteralisticamente passi biblici di condanna al riguardo o ritenere ≪che la famiglia esiga per essere tale un papà e una mamma – e non la duplicazione della stessa figura –≫ senza essere sottoposti a processo penale.

Se si pensa che lo stesso esempio relativo alla famiglia era stato fatto il 26 maggio in audizione da Gianfranco Amato, presidente dell’associazione Giuristi per la Vita e organizzatore con Povia delle conferenze-concerto contro la presunta deriva omosessualista, se ne può ancora una volta evincere non solo quanto certi martellanti anatematismi dei reazionari abbiano un loro peso sull’episcopato ma quanto sia ancora influente lo zoccolo duro wojtyłiano e ratzingeriano in seno alla stessa Conferenza episcopale italiana.

Alla quale ha risposto in tarda mattinata proprio lo stesso Zan col dire: ≪Sorprendono le critiche della presidenza Cei alla legge contro l’omotransfobia, il cui testo unificato ancora non e stato depositato e su cui stiamo ancora lavorando. Lo ripeto per l’ennesima volta a scanso di fraintendimenti: Non verrà esteso all’orientamento sessuale e all’identità di genere il reato di “propaganda di idee” come oggi e previsto dall’art. 604 bis del codice penale per l’odio etnico e razziale. Dunque nessuna limitazione della libertà di espressione o censura o bavaglio come ho sentito dire in questi giorni a sproposito.

Il testo base contro l’omotransfobia che tra pochi giorni verrà adottato in Commissione Giustizia della Camera interviene sui reati di istigazione a commettere atti discriminatori o violenti e sul compimento di quei medesimi atti per condotte motivate dal genere, dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Ed estende ai reati comuni commessi per le stesse ragioni l’aggravante prevista dall’articolo 604-ter. Nulla di più, ma neanche nulla di meno≫.

Anche ad Alessandra Maiorino, vicecapogruppo M5s al Senato e prima firmataria di un progetto di legge contro l’omotransfobia, ≪dispiace che la Conferenza Episcopale Italiana abbia voluto esprimersi su un testo di legge che ancora non conosce, dato che ci stiamo ancora lavorando con le diverse forze di maggioranza, e si presti quindi involontariamente a fare da cassa di risonanza a posizioni di intolleranza e di odio che non giovano al Paese.

Rilevo peraltro – cosi al nostro giornale – che la posizione espressa dalla Cei, ossia che in Italia non ci sarebbe bisogno di una legge, e ormai piuttosto mai isolata, essendosi espressi invece in senso contrario sia il presidente della Repubblica, che il presidente Conte. Misure di tutela delle persone Lgbti sono in vigore in tutta Europa e oltre. L’Italia non solo ne ha bisogno, ma sconta un forte ritardo.

Qui non si vuole negare il diritto di parola a nessuno, piuttosto si vuole riaffermare il diritto costituzionalmente sancito a non essere discriminati per tutti i cittadini e le cittadine, indipendentemente dal loro modo di essere≫.

A Linkiesta il sottosegretario agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, Ivan Scalfarotto, che nella scorsa legislatura aveva presentato un progetto di legge in materia di contrasto all’omotrasfobia e che ha poi ripresentato all’inizio di quella vigente (testo il cui abbinamento e stato disposto dalla Commissione Giustizia), ha invece commentato: ≪Stiamo rivedendo il medesimo film del 2013: una levata di scudi preventiva contro una legge che ha il solo difetto di costituire una barriera contro l’odio e l’intolleranza. All’epoca gli autori di questi attacchi l’ebbero vinta non per la forza dei loro argomenti, ma per un assist che ricevettero dall’esterno in modo del tutto inopinato: quello che consenti loro di unire di fatto la loro voce a quella di chi – per motivi opposti, ritenendola troppo blanda – pure si schiero contro l’approvazione della legge. Speriamo che questa volta non accada e che le divisioni tra chi questa legge, a ragione, richiede a viva voce non siano un regalo per chi non tiene in conto né le ragioni del rispetto né quelle della civiltà≫.

Per Nicola Fratoianni, portavoce nazionale di Sinistra Italiana, che pur ha detto di aver pubblicamente apprezzato in questi anni difficili, ≪da non credente, posizioni coraggiose e controcorrente dei vescovi italiani≫ resta totalmente irricevibile la nota odierna della Cei.

≪L’unica deriva liberticida che conosco – ha concluso – e quella sempre piu aggressiva nei confronti di persone che vengono ferite nella loro dignità. Una legge contro questa barbarie é necessaria ed urgente. Bisogna farla≫. Voci critiche anche dal mondo dell’associazionismo Lgbti come GayLib e Arcigay Nazionale.

https://www.linkiesta.it/2020/06/omofobia-cei-legge/

 

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GLI ESAMI DI TERZA MEDIA ALL’EPOCA DEL CRORONAVIRUS (Comitato bolognese Scuola e Costituzione e CRIDES- Centro romano di iniziativa per la difesa dei diritti nella Scuola)

Tra incertezze, avant’indietro, confusione sul da farsi, sia tra alunne/i che tra docenti, ognuno nel suo quadratino on line, siamo giunti anche quest’anno agli Esami di Terza Media, conclusione del primo ciclo di Scuola Secondaria.

Sulla DAD si e scritto di tutto. Didattica a distanza, ma anche giornate di quarantena, tutti a casa, con la possibilità di scrivere, analizzare, esprimere preoccupazioni per un futuro quantomeno altalenante.

Ma ora siamo al redde rationem.

Gli ultimi provvedimenti ministeriali relativi alla valutazione finale per l’a.s. 2019-20 si sono manifestati come una sorta di temporale, emanati in un clima dominato da condizioni di disagio certo, e da imprevisti supposti e/o superabili, come testimoniato dall’O.M. n.11 (6.6.20), nonché dalla Legge 41 (6.6.20) di conversione del DL 22 (8.4.20) che ha disciplinato la materia per questo strano anno scolastico 2019-20.

In un simile marasma nessuno spazio e stato ovviamente riservato alla laicità della Scuola, alla cui difesa numerose associazioni democratiche e appartenenti a diverse confessioni religiose si erano assiduamente impegnate nei due anni precedenti.

Questi i termini della questione: il d.lgs 62/2017, nella parte relativa alla valutazione di alunni e alunne prevista nella “buona scuola” renziana, abrogo le norme del T.U. (d. lgs.297/1994, art.185) che non prevedevano tra le materie d’esame la religione

cattolica. Nel nuovo decreto non venivano piu specificate le materie d’esame, ma venivano indicati come commissari tutti i docenti della classe ( e quindi anche il docente di R.C.).

La richiesta delle associazioni al MIUR riguardo una Circolare di chiarimento: se l’irc non é materia d’esame, a che titolo é presente il docente di R.C., e che tutela ha chi non si avvale dell’irc , in sede d’esame, nel rispetto dei principi costituzionali di libertà di coscienza (art.19/Cost)?

Fu questa una strategia governativa per far tornare l’irc materia obbligatoria inserendo in modo surrettizio R.C. come materia d’esame attraverso l’inclusione del docente di R.C. nella Commissione d’esame del primo ciclo di Scuola Secondaria?

Si intende forse tornare ai tempi dell’”esonero” del Concordato del 1929?

Dalla circostanziata risposta a un'interrogazione parlamentare di cui venimmo a conoscenza soltanto nel novembre 2018 ci risulta che qualche riconoscimento l'avevamo ottenuto: il docente di R.C., sulla base della normativa cit. non avrebbe potuto interrogare, pur facendo parte del Consiglio di Classe, come stabilito dai precedenti provvedimenti.

Ma- ci domandiamo- questa disposizione e stata accolta e diffusa dal MIUR? E' arrivata a tutte le Commissioni esaminatrici delle Scuole Medie del paese?

Nello scorso a. s. abbiamo avuto segnali del tutto contraddittori....

Una richiesta pertanto le sottoscritte associazioni, nel nome della tutela della Libertà di coscienza, ritengono INDISPENSABILE rivolgerla alle Autorità Istituzionali nel presente a.s. 2019-20, estendibile agli anni futuri: la non presenza del docente di R.C. allo scrutinio di coloro che non si sono avvalsi dell'irc e non hanno scelto la prevista attività alternativa.

Potrebbe essere, questo, un piccolo segnale di attenzione e di rispetto per la laicità della scuola.

Comitato bolognese Scuola e Costituzione

CRIDES- Centro romano di iniziativa per la difesa dei diritti nella Scuola

Roma, 11 giugno 2020

 

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PANDEMIA E SCUOLE PARITARIE. UN DOCUMENTI DEL CIDI DI TORINO

Il decreto rilancio del 19 maggio 2020 si occupa nel capitolo 8 delle misure in materia di istruzione.

Una premessa per capire il problema: il numero complessivo di studenti in Italia nell'anno 2019-2020 e di 7.599.259, di questi 789.066 non sono cittadini italiani, 259.757 sono gli alunni con disabilità. Sono iscritti alle scuole paritarie 866.805 studenti, di questi il 71,3 per cento sono i bambini della scuola dell'infanzia, comprendendo in questa percentuale anche gli anni 0-3.

Il decreto all'art 231 stabilisce per l'emergenza covid-19 un incremento di 331 milioni di euro per la ripresa dell'attività scolastica nelle scuole statali per l'anno 2020-2021 e in più per garantire un corretto svolgimento degli esami di maturità fissa una ulteriore cifra di 39 milioni di euro da destinare alle scuole statali e alle scuole paritarie che sono sede di esami.

Successivamente all'art. 233 si fissa un incremento per l'anno 2020 di 15 milioni di euro per il sistema integrato da 0 a 6 anni e, come sostegno economico alle istituzioni scolastiche paritarie dell'infanzia altri 65 milioni di euro, per compensare il mancato versamento delle rette. In più alle scuole primarie e secondarie paritarie (fino a 16 anni) un ulteriore contributo di 70 milioni per l'anno 2020, sempre come sostegno per mancato versamento delle rette.

Complessivamente si distribuiscono alle scuole paritarie per l'anno 2020 circa 150 milioni di euro e in più la quota destinata alle sedi di esami di maturità.

Si può far notare che al 71 per cento degli iscritti nelle scuole paritarie nella fascia 0-6 vanno circa 80 milioni di euro, alla parte restante, meno del 30 per cento vanno 70 milioni.

Si può far notare anche che queste scuole paritarie che dovrebbero assicurare un servizio equivalente alle scuole statali non accolgono in genere alunni disabili e alunni stranieri che devono imparare la lingua italiana, quindi non svolgono in realtà la stessa funzione.

Nasce quindi la domanda: in un momento in cui si delinea la grande difficoltà che si avrà a settembre per la riapertura delle scuole statali e quindi i costi crescenti legati alla mancanza di spazi adeguati e di insegnanti perché riconoscere alle scuole paritarie questa cifra tra l'altro male spartita perché 70 milioni vanno a meno del 30 per cento degli iscritti alle scuole primarie e secondarie in crisi di iscrizioni anche prima del coronavirus?

Le motivazioni che vengono presentate puntano su due argomenti: gli 80 milioni vengono giustificati per la scarsa presenza di istituzioni statali per la fascia 0-6 sottolineando come del sistema integrato facciano parte anche asili nido e scuole comunali, i 70 milioni come sostegno ai lavoratori di queste scuole e alle famiglie degli allievi.

Ora l'emergenza non deve e non può far dimenticare che la Costituzione italiana affida alla scuola statale il compito fondamentale di formazione della cittadinanza, quindi la priorità negli investimenti, nel breve e nel lungo periodo, deve andare alla scuola statale che e la scuola di tutti.

In un momento in cui in un altro settore fondamentale, quello della sanità, si vedono purtroppo le conseguenze della riduzione degli investimenti nel settore pubblico e del ruolo crescente della sanità privata bisogna convogliare tutte le energie perché la scuola statale esca rafforzata e non indebolita da questa esperienza ; aiuti legati all'emergenza non devono trasformarsi in permanenti o dare avvio ad ulteriori richieste.

Il problema non e quello di garantire la libertà di scelta delle famiglie, come spesso si dice per motivare le richieste di ulteriori aiuti alle scuole paritarie soprattutto confessionali, il problema nella scuola come nella sanità e quello di garantire a tutti i cittadini un bene fondamentale che é l'eguaglianza (art 3 della Costituzione).

La Segreteria del Cidi Torino

Torino, 1 giugno 2020

Via Maria Ausiliatrice 45, 10152 Torino

ciditorino.mail@gmail.com

Vedi anche: SENZA ONERI PER LA CHIESA? Di Attilio Tempestini | 27.05.2020 in http://www.italialaica.it/news/editoriali/60581

 

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COSA SI MUOVE INTORNO ALLA SCUOLA SUL PIANO DELLA PRESSIONE ALL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA: UN ALTRO DOCUMENTO CIDI

Questo documento vuole essere la testimonianza di un monitoraggio.

Si propone di offrire informazioni su cio che si muove intorno alla scuola, in questo periodo, sul piano della pressione all’innovazione tecnologica. La sensazione - ma forse dire sensazione e riduttivo - e che la scuola pubblica stia subendo un attacco violentissimo.

Media Direct

Già da qualche anno intorno alle scuole agiscono agenzie private che si occupano della formazione tecnologica degli insegnanti. Non a tutti sono note, ma chi si occupa di tecnologia e probabile che ne abbia sentito parlare. La più nota é Media Direct a cui appartiene il brand Campustore. Dice la loro nota di presentazione: “Nel tempo, con il brand CampuStore, é diventata (Media-Direct) un punto di riferimento forte in ambito education, dalle scuole d’infanzia agli atenei, servendo oltre 7.000 istituti scolastici e piu di 800 dipartimenti universitari. …”

Negli anni Campustore ha organizzato corsi di formazione e campus riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione in collaborazione con Microsoft, Google ed altre corporation.

La partnership con questi colossi e stata funzionale alla formazione di “Educatori digitali certificati” parte integrante delle così dette “avanguardie educative”.

Il numero di webinar e di corsi organizzati in questo periodo per i docenti e stato veramente impressionante. Campustore ha proposto corsi gratuiti per tutti, proponendosi come vera e propria agenzia formativa a tutto tondo (l’elenco sotto riportato, in tutta la sua articolazione, si riferisce al solo mese di maggio).

Non solo per i docenti, ma anche per i genitori, per gli studenti, per l’insegnamento agli adulti, per le sezioni carcerarie o ospedaliere.

Ha proposto innanzi tutto corsi sull’utilizzo dei piu diversi tipi di prodotti tecnologici (con Google che la fa da padrone):

- Come implementare G Suite for Education nel proprio istituto

- Google for Education: nuove idee di lezione

- G Suite e Chromebook: accoppiata vincente

- Criteri di valutazione a distanza con Office 365 Education

- Didattica a distanza e in classe con lo smartphone;

- ecc. L’elenco potrebbe essere lungo

Ma non si é limitato a questo, ne ha sostenuto le ragioni con incontri e dibattiti che hanno coinvolto le piu diverse figure che giocano un ruolo decisivo nell’orientare e governare la scuola in tutte le sue articolazioni: tecnico-organizzative, pedagogiche e politica.

Ha organizzato - sempre e solo a maggio - giornate a tema:

- September NOW la ripresa della scuola; tra i conduttori: Daniele Barca Dirigente Scolastico, Modena; tra i relatori: Laura Donà

Coordinatore Dirigenti Tecnici USR Veneto; Lorenzo Benussi

Chief Innovation Officer Fondazione Scuola Compagnia S. Paolo;

Ernesto Caffo Telefono Azzurro;

- Il manifesto del tablet nello zaino: gli strumenti per una scuola (anche) fuori dalle mura. (R. Maragliano, A. Fini, e altri);

- Edu day ..con gli interventi di alcuni tra i più importanti rappresentanti delle istituzioni del mondo educational. Il Ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina, INDIRE, Telefono Azzurro, CRUI (conferenza rettori università italiane)

L’impressione e di un accerchiamento della scuola per condizionarne il futuro a 360°.

Ma non é il solo caso. Colpisce, infatti, la strana alleanza tra Fiat e Google sulla scuola.

Negli ultimi anni si erano levate un numero sempre crescente di voci critiche – tra gli studiosi e fonti informative -sull’uso dei dati da parte di Google o delle altre piattaforme. Il 4 e il 5 ottobre 2019, poco dopo l’inizio di quest’anno scolastico, il quotidiano Repubblica organizzava a Milano un convegno dal titolo evocativo: Onlife. Vi hanno parteciparono personaggi importanti della cultura italiana e internazionale. Con relazioni anche molto critiche sullo strapotere delle piattaforme digitali. Per citarne due: Bruce Sterling: Tiranni della rete; e Shoshana Zuboff: Il capitalismo della sorveglianza. Una denuncia dello strapotere e dell’uso fraudolento dei dati di Google. Poi e arrivata la pandemia. E Google, Microsoft, ecc. sono state fatte entrare nella scuola dal portone principale, sponsorizzate direttamente dal Ministero.

Intanto, Repubblica ha cambiato proprietario.

Nel mese di maggio il gruppo Gedi (Repubblica) insieme con la Fondazione Agnelli e Google ha organizzato in collaborazione con i docenti di alcune università (Trento, Bolzano e LUMSA) 9 webinar, - al momento ne soni stati tenuti solo 7- e un discreto numero (da 45 a 76 ) di workshop gratuiti per gli insegnanti.

L’iniziativa ha titolo: Oltre le distanze - idee e azioni per una scuola più inclusiva -.

Il focus dell’iniziativa - che si avvale anche della collaborazione del gruppo Erickson - e, come viene dichiarato nel titolo, il tema dell’inclusione. La tesi e tesa a dimostrare che il rapporto tra tecnologie e inclusione e possibile e che le tecnologie possono dimostrarsi un valido sostegno.

Il problema viene analizzato offrendo esperienze per ciascun ordine di scuola e per interventi su soggetti con disabilita specifiche (ad esempio dello spettro autistico).

Il terzo webinar della serie e stato tuttavia appaltato direttamente a Google. E’ un documento particolarmente significativo, e merita di essere visto, per avere una idea del concetto di inclusività che ne emerge:

https://video.repubblica.it/scuola/oltre-le-distanze-webinar-3- gli-strumenti-di-google-per-favorire-l-accessibilita-adistanza/360535/361088?ref=search

L’inclusione, per i formatori di Google,” e avere a disposizione strumenti semplici e versatili.” “Si include perché tutti, sia insegnanti che studenti, si trovano ad usare gli stessi strumenti, uniformando la comunicazione”. “Tutti gli studenti, in fondo, con la pandemia si sono ritrovati un po’ BES “ e “la tecnologia (Google ) è stato lo strumento abilitante”.

Al di là del tema specifico, cio che colpisce in questa iniziativa - anche perché stona in modo evidente - e proprio la presenza di Google.

Sorgono infatti alcune domande: perché legittimare Google, dando a quella piattaforma credito sul tema dell’inclusione? Le posizioni a favore dell’innovazione tecnologica nelle scuole, da parte della Fondazione Agnelli, non sono mai state nascoste, tuttavia c’é un di più che disturba. E’ un posizionamento politico? Per quale motivo la Gedi (Agnelli/Fiat) stringe alleanza con Google? C’è l’idea di intervenire nel mercato della formazione?

Quello che sembra emergere dalle informazioni qui raccolte rappresenta solo uno dei molteplici piani su cui si stanno attivando forze, interessi e visioni, che si stanno posizionando sullo scacchiere dell’istruzione, ciascuna con le proprie rivendicazioni (si veda il documento dell’ANP o quelle espresse dal vice presidente di Confindustria che ipotizza per l’istruzione un patto pubblico-privato)

La scuola per via dell’emergenza coronavirus viene considerata come seppellita sotto le proprie macerie. Come se non esistesse piu. Come se tante intelligenze e tanto sforzo profuso dovessero essere educate o forzate a muoversi nella direzione di marcia che in tanti si candidano a indicarle.

Se l’obiettivo e “l’orizzonte da perseguire”, allora bisogna che sia chiaro che la finestra della crisi non puo e non deve essere il varco attraverso cui guardarlo. E se il terreno e quello democratico, allora tutte le posizioni -anche quelle degli insegnanti attraverso le diverse forme di rappresentanza-devono avere medesimo spazio e visibilità nelle argomentazioni e nel confronto tra le diverse concezioni e visioni. Si sente parlare da piu parti di Costituente, in questi giorni. E già non c’é più tempo. E’ obbligatoria la costruzione di una rete di alleanze molto ampia e umile al proprio interno, ma che si faccia sentire con forza. Perché l’esito per la scuola, a settembre, potrebbe essere fatale.

La segreteria Cidi Torino

Torino, 1° giugno 2020

 

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UNIONE CULTURALE DI TORINO. UNA LETTERA DI STIG DAGERMAN

Abbiamo letto sul sito dell'Unione Culturale di Torino, che compie 75 anni sempre rinnovandosi, questo testo del 1952, molto amaro ma da meditare, di Stig Dagerman, libertario anarco-socialista svedese.

Le sue opere sono tutte pubblicate da Iperborea.

Cara signorina Tidbeck,

Grazie di avermi scritto, mi ha fatto piacere e mi ha un po’ spaventato. Per avere il coraggio di rispondere a domande che altri pongono sulla vita bisogna infatti essere molto presuntuosi o molto ubriachi. Il mio primo consiglio dunque e questo: non si fidi di nessuno che sostenga di poter risolvere i Suoi problemi e vedere nel futuro più di quanto possa fare Lei. Con il tempo ho imparato che i cosiddetti buoni consigli non solo costano caro, ma nella maggior parte dei casi sono anche privi di senso. Lei stessa e la prima e ultima autorità riguardo alla Sua vita. Non si fidi perciò nemmeno di questa lettera, finché non avrà raggiunto un punto della Sua vita in cui l’esperienza Le parlerà con la Sua stessa voce.

Una frase della Sua lettera mi ha fatto molto pensare. Lei parla infatti della liberazione che La attende quando le porte della scuola si richiuderanno per l’ultima volta alle Sue spalle. Proprio in questo periodo dell’anno, ma dieci anni fa, anch’io ero in attesa di questo miracolo della liberazione. Ora e passato abbastanza tempo da osare chiedere a me stesso: quando sei stato più libero, a scuola o nella ≪vita≫? Non si spaventi se devo rispondere: per molti aspetti ero un uomo più libero dieci anni fa di quanto lo sia adesso.

È chiaro che in quegli anni avevo spesso, per non dire sempre, la sensazione che la scuola fosse una prigione, gli insegnanti fossero i carcerieri e le lezioni e i compiti scritti lavori forzati. Dopo di allora, pero, ho imparato che l’espressione ≪si impara per la vita, non per la scuola≫ ha un terribile rovescio. La vita, infatti, non chiede conto in primo luogo delle conoscenze libresche, ma dell’esperienza delle forme di costrizione che la scuola imprime in noi: l’ansia dell’esame, il timore di arrivare in ritardo, la paura delle insufficienze, il terrore del fallimento.

Sembra purtroppo che le forme di schiavitù della vita imitino quelle della scuola, con la differenza che quelle della vita sono molto più dure e spietate nei confronti degli allievi. Cos’e infatti un’insufficienza se paragonata a un licenziamento? O il suono di una campanella in confronto a un orologio marcatempo? Cos’é un capoclasse se paragonato a un controllore dei tempi di produzione? O l’insufficienza in un compito scritto se paragonata alla bocciatura di una tesi di dottorato? E infine: dipendevamo dalla volontà dei genitori e dal potere degli insegnanti, ma eravamo al sicuro. Ora siamo schiavi della necessità di guadagnare, di farci strada, di diventare qualcuno. E questa dipendenza e dieci volte peggiore. C’é chi e costretto a contare i suoi spiccioli anche mentre dorme. Ci sono famiglie che la carenza di alloggi costringe a vivere in un’unica stanza con cucina. Ci sono addirittura persone che trovano il carcere piu libero della società in cui vivono e l’ospedale più salutare dello spietato campo di battaglia della lotta per la vita.

Le apparirò forse prolisso e pessimista, ma devo dirle queste cose perché riguardano Lei più della maggior parte delle persone. E La riguardano così tanto perché proprio ora vive un momento in cui intuisce cosa sia la libertà. Per questa ragione torno a ripeterle con insistenza: diffidi della libertà che la vita Le offre, perché ben poca cosa. Ma conservi finché può quel senso di libertà di cui sta facendo ora esperienza e che sarà il Suo ricordo più importante della scuola, perché quel senso di libertà é la cosa più preziosa che possiede. Se sarà abbastanza intenso La aiuterà più di qualsiasi consigliere nelle questioni della vita e del cuore, come ha aiutato me nei momenti in cui la vita mi si stendeva davanti come un deserto.

Ciò che intendo dire é questo: viaggi, legga o trovi un lavoro. Nel Suo intimo Lei sa quale sia la cosa giusta. Ma qualsiasi cosa decida di fare, non dimentichi mai che non è prigioniera della strada scelta. Ha tutto il diritto di cambiarla, se sente di essere sul punto di perdersi. La vita Le chiederà prestazioni che troverà ripugnanti.

Allora dovrà essere consapevole che la cosa più importante non è la prestazione, ma il Suo svilupparsi in una retta e bella persona.

Molti le diranno che questo consiglio é asociale, ma Lei potrà rispondere: quando le forme della società si fanno dure e negano la vita, é meglio essere asociali che disumani.

Per finire Le auguro un buon viaggio sulla strada che ha scelto e Le auguro anche ogni successo, ma più ancora Le auguro due cose che spesso ostacolano il successo esteriore e hanno tutto il diritto di farlo perché sono più importanti: l’amore e la libertà.

E dunque: buona fortuna per il grande giorno! Mi faccia sapere tra dieci anni com’é stato il suo viaggio.

Il Suo

Stig Dagerman

(da Stig Dagerman, La politica dell’impossibile, a cura di Fulvio

Ferrari, postfazione di Goffredo Fofi, Iperborea, Milano 2016)

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Il libro

Valeria Luiselli,

Archivio dei bambini perduti,

La Nuova Frontiera, Roma 2019,

pp. 416, € 20

Una coppia in crisi viaggia con i due figli nel sudovest degli Stati Uniti. I genitori si occupano di registrazioni di suoni e linguaggi (paesaggi sonori). Si sono conosciuti attraverso il lavoro e si sono uniti quando avevano gia ciascuno un figlio: il padre, un maschio di dieci anni, la madre una bambina di cinque. I bambini, che non sono particolarmente contenti del viaggiare, vogliono sempre riascoltare la storia di come i genitori si sono conosciuti, e di come loro due sono diventati fratelli. Allo stesso modo chiedono sempre le ragioni del viaggio. Per il padre si tratta di un viaggio di lavoro, ha ottenuto un finanziamento per un documentario sugli Apache e intende fermarsi in Arizona il tempo necessario, la madre vorrebbe raccogliere testimonianze sui bambini che attraversano il confine tra Messico e Stati Uniti guidati da un “coyote” con un numero di telefono cucito sui vestiti nel tentativo di raggiungere i familiari. Nel Texas e nel New Mexico ci sono i campi di detenzione dei bambini immigrati, quando vengono scoperti, in attesa di essere riportati in aereo ai loro paesi di origine. L'interesse per i bambini rifugiati nasce dal fatto che Manuela, mamma di un compagno di scuola, ha chiesto alla madre un aiuto come traduttrice per ritrovare due figlie che hanno passato il confine e sono state scoperte e internate. Poiché la parola “rifugiati” è difficile per i due figli i bambini rifugiati diventano i bambini perduti.

Nel corso del viaggio avviene uno scambio continuo di informazioni tra genitori e figli: sugli indiani Apache e i luoghi dove vivevano e dove sono stati deportati; in particolare i figli sono colpiti dalla descrizione dell'Echo Canyon, ma anche sugli itinerari dei bambini perduti che viaggiano sui tetti dei treni e fanno domande sui luoghi che attraversano. Tutti questi luoghi vengono individuati sulle carte consultate durante il viaggio e nelle numerose soste.

Nel romanzo molte cose accadono: i due figli si perdono anch'essi, dopo che hanno visto salire i bambini perduti sull'aereo che li riporterà ai paesi di origine, e, come dice il piu grande, ”gli si è spezzato il cuore”. Nel frattempo é arrivata la notizia che le due figlie di Manuela sono fuggite e sono state trovate morte nel deserto, come molti di quelli, adulti o bambini, che cercano di entrare clandestinamente. Ma i due fratelli vengono ritrovati e si salvano, grazie alle informazioni che hanno avuto dai genitori e al messaggio che lasciano quando si allontanano, il loro obiettivo è l'Echo Canyon e i figli e genitori si ricongiungeranno.

I due genitori pero si separeranno, il padre si ferma nei monti Dragoon nell'Apacheria, col figlio. La madre torna a casa a New York con la bambina. Nessuno dei due voleva rinunciare a ciò che era, é il commento del bambino.

È' molto bella la descrizione del rapporto tra genitori e figli, ma soprattutto il continuo dialogo tra i due fratelli che in realtà fratelli non sono e che saranno separati, ma il più grande ha imparato a lasciare tracce, usando gli strumenti dei genitori, le registrazioni, per la sorella, quando potrà capire. Per comprendere alcuni aspetti del dialogo tra i due bambini vale la pena di ascoltare una canzone che richiedono continuamente: la canzone e Space Oddity di David Bowie, i versi di questa canzone parlano di un astronauta perduto nello spazio e diventano una sorta di linguaggio segreto per comunicare.

Valeria Luiselli, laureata in filosofia, é una scrittrice e giornalista che collabora con giornali e riviste in lingua spagnola e inglese.

Conosce bene le vicende reali dei bambini perduti perche se ne è occupata come traduttrice presso il tribunale di New York dove molti bambini si presentano per ottenere il permesso di soggiorno. Sugli interrogatori che vengono fatti in tribunale a questi bambini ha scritto Dimmi come va a finire. Un libro in quaranta domande (La Nuova Frontiera, 2017). L'esperienza che ha accumulato e la sua passione rendono emozionante la lettura dell'Archivio dei bambini perduti.

Grazia Dalla Valle

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Il film

CESARE DEVE MORIRE

Regia: Paolo e Vittorio Taviani

Gli interpreti di questo film non sono attori professionisti, ma sono detenuti del carcere di Rebibbia, coinvolti nel progetto educativo, elaborato ogni anno per il recupero e il reinserimento sociale dei carcerati – 72 minuti – Italia 2012.

Non e facile parlare di questo complesso film, meritato Orso d’oro a Berlino, degli ultraottantenni fratelli Taviani, felicemente tornati fra gli amanti, come me, del loro cinema. In realtà, Cesare deve morire non e di per se un film “difficile”: non contiene ne messaggi criptici, ne significati reconditi, e, d’altra parte, ci presenta una tragedia shakespeariana molto nota, il Giulio Cesare. Quest’opera, però, é il pretesto per far recitare alcuni detenuti, che non sono detenuti qualsiasi, in quanto stanno scontando la loro pena, nel braccio speciale di massima sicurezza del carcere di Rebibbia. Si tratta di uomini dal passato sciaguratissimo, mafiosi e camorristi che hanno compiuto efferati omicidi, o che hanno organizzato traffico di stupefacenti. Essi stessi ce ne parlano, mentre si presentano a noi, protagonisti di uno spettacolo che ha davvero del prodigioso di cui il film ci racconta la nascita e lo svolgersi, permettendoci perciò di seguire gli “attori” in quel carcere, che é, soprattutto, tempo vuoto “en attendant Godot”, fissando il soffitto dal letto su cui passano ore interminabili, fino alla fine della pena, che e di decenni o che e per sempre. L’angoscia claustrofobica di questa condizione é sottolineata dagli spazi angusti, dai tortuosi corridoi in cui si muove la popolazione carceraria, dallo scatto secco degli spioncini che vengono chiusi dopo ogni rientro nelle celle, dalle finestre colle sbarre, da cui non filtra molta luce, dai cattivi odori che, anche se non si sentono, vengono evocati durante le prove della recita. Sembrerebbe un film di genere, un film carcerario, ma non e cosi: non perdiamo infatti mai la coscienza che quello che vediamo e la realtà quotidiana di questi uomini, cosi come comprendiamo sempre con chiarezza che questi assassini, rapinatori, spacciatori rimangono uomini, nonostante la colpa, di cui ora pagano il fio. La fiducia nella loro umanità e alla base del progetto che porta avanti da molti anni il regista teatrale

Fabio Cavalli (indispensabile tramite dei fratelli Taviani, per questo film), il quale ha allestito con loro molte letture dantesche, scommettendo sulla possibilità di far emergere quella coscienza di se che nasce quando si ha l’occasione di raffinare il proprio sentire, grazie anche alla meditazione dei grandi classici, poiché la violenza, gli impulsi primordiali, comuni a tutti gli uomini, si possono disciplinare (o come direbbe Freud “sublimare”), attraverso un percorso catartico di riflessione e di educazione della sensibilità. La proposta di un lavoro più complesso, quale la messa in scena del Giulio Cesare, con i sacrifici che avrebbe comportato, in termini di studio e di prove, accettata favorevolmente dai detenuti, e diventata per i Taviani l’occasione di un felicissimo ritorno a fare cinema. L’impronta del cinema autoriale e nel predominante bianco e nero delle scene alternato al colore squillante di poche scene (i rari ricordi felici dei carcerati, i momenti di gioia collettiva per la riuscita dello spettacolo, i bellissimi quadri della tragedia che visivamente sembrano evocare molta pittura di David), ma anche nella scelta della lingua, quella più comunemente usata dagli attori, il dialetto, nonché nell’attenzione ai momenti di crisi, quelli in cui il testo famoso diventa quasi l’eco del sentire individuale degli interpreti: tale e tanta e la sua verità, che si rende necessaria piu di una pausa, affinché un’esperienza dolorosa possa essere vista dall’attore col distacco che si richiede a chi voglia recitare davvero! Si esce molto emozionati da questa visione, catartica davvero per tutti.

https://laulilla.wordpress.com/category/recensioni-film/cesare-devemorire/

 

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diffuso via mail 15/06/2020

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