Rassegna stampa

LAICITÀ DELLA SCUOLA News Aprile 2020

Di Redazione | 07.04.2020


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.
Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.
Portavoce del Coordinamento e referente per le superiori: Fulvio Gambotto (339 5435162)
Referente per gli altri ordini di scuola: Silvia Bodoardo (329 0807074)
Illustration by David S. Goodsell, RCSB Protein Data Bank; doi: 10.2210/rcsb_pdb/goodsell-gallery-019

EDITORIALE
Data la situazione, abbiamo sospeso per un po' le nostre News, il cui corpo principale è il notiziario sugli appuntamenti e le iniziativerivolte alle scuole e agli insegnanti da parte delle associazioni operanti sul territorio piemontese. Ora le scuole e i luoghi di incontro sono chiusi non si sa per quanto. Riprendiamo perciò le News in forma ridotta con alcuni documenti ricevuti dalle associazioni e un articolo di Marco Chiauzza, dirigente del Liceo Einstein di Torino e presidente della Sezione torinese della Fnism
“Frida Malan”, sulla scuola a distanza, le sue possibilità e i suoi evidenti limiti. Facciamo seguire qualche segnalazione di lettura.
Ma ci teniamo sobri: i giornali, i siti e le stesse nostre caselle postali sono ingombri di riflessioni sulla strana vita che ci è toccata e quella che ci toccherà. Il futuro sanitario è incerto, ancor più quello sociale ed economico. Tutto non sarà come prima? Tante sono le cose che non vanno e che l'emergenza virus ha evidenziato, a cominciare dalla scarsa considerazione della ricerca, della scuola, della sanità pubblica, sottoposte da anni a un regime di finanziamenti insufficienti e poco preveggenti. Ma non affrettiamoci a fare diagnosi e prognosi epocali. Piuttosto, occorre impegnarsi tutti al meglio ora, per il “dopo”, quando ci sarà, speriamo presto.
RED.
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→ KRÍSIS. LA SCUOLA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
Quella che stiamo vivendo per effetto del Covid-19 è indubbiamente una crisi profonda, probabilmente la più grave dalla fine del secondo conflitto mondiale. Com’è noto, il termine crisi si riferisce ad un momento di grave difficoltà nell’esistenza degli individui, delle collettività, e più in generale di qualsiasi sistema. Al tempo stesso, nella sua etimologia connessa alla radice greca kri-, indica un giudizio e – in un significato ancora più primitivo e materiale – una divisione o una separazione: condivide infatti quell’antica radice con altre parole come criterio, crinale e perfino scriminatura (dei capelli).
La crisi, insomma, mette in difficoltà e contestualmente distingue, divide e separa. Separa il passato dal futuro: quando torneremo ad una qualche normalità la nostra vita non sarà comunque mai più quella di prima; per le condizioni materiali della realtà, ma anche – e forse soprattutto – per i modelli attraverso i quali le interpreteremo. La crisi separerà anche perché alcuni ne usciranno più pesantemente danneggiati e rischieranno addirittura di esserne travolti, mentre altri potrebbero addirittura risultarne rafforzati: alcuni individui e gruppi sociali dimostreranno capacità di adattamento e resistenza maggiori di altri, e sarà compito della politica fare ogni tentativo perché questa crisi non si trasformi in una tragedia per i più deboli.
E naturalmente la crisi è anche in molti casi un metro su cui misurare il valore e le qualità personali degli individui. Ciò è risultato evidente in queste settimane pure nel mondo della scuola, e anche in quei microcosmi costituiti dai singoli istituti scolastici. In questi piccoli laboratori è stato possibile testare pregi
e difetti delle persone, ma anche del sistema, educativo e non solo.
Ci siamo allora trovati di fronte a collaboratori scolastici che – quando ancora si parlava solo di breve sospensione dell’attività didattica e non di chiusura delle scuole – si sono rifiutati di utilizzare il disinfettante per le pulizie perché il suo odore dava loro fastidio, mentre nella medesima scuola il personale
amministrativo si rifiutava giustamente di lavorare in locali non opportunamente sanificati; fino a quando la dirigente scolastica si è munita di guanti e detergente con cui ha personalmente pulito i locali di segreteria. E, quando le scuole sono proprio state serrate, gli stessi collaboratori sono stati lasciati a casa percependo – giustamente – l’intero stipendio; ma qualcuno ha trovato ugualmente modo di protestare perché gli si chiedeva di utilizzare nel periodo di blocco forzato le ferie avanzate dall’anno precedente – si badi, non quelle dell’anno in corso –, perché pretendeva di poterne fruire quando si fosse tornati al lavoro. Ma naturalmente ci sono stati anche molti collaboratori – la maggior parte – che si sono spesi – fin quando si è potuto – per garantire il più efficacemente possibile la disinfezione dei locali scolastici, in vista di una ripresa delle attività scolastiche che allora sembrava poter essere imminente. E, da quando le segreterie operano in smart working, non è raro il caso di assistenti amministrativi e DSGA che finiscono per lavorare più di quando lo facevano in presenza, essendo venuto parzialmente meno il vincolo – e l’argine – dell’impegno orario.
Lo stesso dicasi per la categoria docente. Non poteva mancare chi ha rivendicato il fatto che la didattica a distanza non rientrerebbe nei doveri degli insegnanti: il mansionario, il mitico mansionario!
Ma è giusto rilevare che una larghissima maggioranza dei docenti ha saputo – e, si dovrebbe aggiungere, voluto – rispondere con grande impegno e professionalità alla sfida della DAD; e ciò è testimoniato non solo dalla diretta esperienza di chi scrive, ma anche dalle indagini opportunamente attivate dagli Uffici Scolastici Regionali.

Anche gli insegnanti originariamente poco tecnologici hanno in genere accettato la sfida, cimentandosi nei più diversi strumenti telematici e scoprendo in questi – e in sé stessi – potenzialità che non avevano mai sospettato.
Infine gli studenti, che sono – o dovrebbe essere – il vero fulcro della didattica. Ebbene, anche in questo caso è emerso un fatto che per molti è risultato inatteso: gli allievi hanno bisogno della scuola,
ne sentono la mancanza, e per questo nella larghissima maggioranza dei casi hanno risposto con grande impegno e partecipazione alle novità della DAD.
Naturalmente, non sono mancate difficoltà: da quelle propriamente tecniche, legate a problemi di connettività, di relativa carenza di dispositivi digitali, di non sempre sufficiente competenza informatica non solo di qualche docente, ma anche di alcuni allievi. Tuttavia, nel complesso la scuola ha reagito bene; e anzi, secondo molti lo ha fatto meglio di altre pubbliche amministrazioni, probabilmente perché già da molti anni – e prima che arrivasse la tempesta – è stata chiamata a sperimentare le nuove tecnologie nell’attività didattica, nonché a sfruttarne largamente le potenzialità in tutte le pratiche amministrative.
Insomma, nel complesso le comunità educative e l’intero sistema scolastico hanno dimostrato grandi capacità di resilienza.
Dalla crisi che stiamo vivendo usciremo tutti cambiati, e cambiata ne uscirà la scuola: osiamo sperare che sarà in meglio. Le amministrazioni ne trarranno probabilmente un nuovo impulso verso la  dematerializzazione: spinta tutt’altro che irrilevante dal punto di vista delle esigenze ambientali. E, per quanto riguarda l’aspetto propriamente didattico, la crisi potrà svolgere la sua insostituibile e peculiare funzione di separazione, di distinzione, discrimine (ecco che ritorna la radice kri-!), consentendo di meglio
discernere alcuni aspetti dell’attività di insegnamento e di apprendimento. Ora che siamo stati costretti – per un periodo limitato ma comunque non ristretto – ad utilizzare la modalità a distanza, saremo meglio in grado di valutarne le potenzialità effettive: da un lato, ci renderemo probabilmente conto della loro
efficacia, della loro capacità di sostituire pienamente, in certi casi specifici, la didattica in presenza; dall’altro, avremo verosimilmente la conferma definitiva che, in molti altri casi, il dialogo educativo in presenza – con tutta la sua carica intellettuale ed emotiva veicolata anche dalla fisicità dei docenti e degli allievi – è destinato a restare insostituibile.
Marco Chiauzza
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→ PASSI SALIENTI DAL DOCUMENTO NAZIONALE CIDI
La scuola e l’emergenza
La scuola è chiusa. Proprio per questo oggi l'obiettivo primario è quello di affermare la sua presenza anche in una situazione di emergenza. Stabilire un contatto con gli alunni e con le loro famiglie per evitare che, nell’isolamento in cui siamo tutti costretti, prevalga il vuoto.
La modalità di didattica a distanza è oggi lo strumento principale non tanto per una “scuola a distanza” quanto per una scuola in emergenza, che si pone l'obiettivo di mantenere forti i rapporti e la
comunicazione, contribuendo così alla crescita non solo degli alunni, obiettivo primario della scuola stessa, ma anche di tutti coloro che si rapportano con essa. Fare rete, appunto, traendone tutti i vantaggi possibili.
Molti di loro, quasi tutti, si trovano per la prima volta ad avere tanto tempo vuoto e a confrontarsi con l’incertezza e la paura, senza i filtri e i veli che la frenesia quotidiana pone.
Aiutiamo i bambini e i ragazzi a comprendere ciò che sta avvenendo per scoprire insieme a noi che questo tempo ritrovato è un’opportunità preziosa che questa emergenza può regalarci.

Ciò significa riflettere sui rapporti umani nel momento in cui il distanziamento sociale li colpisce, ma che può proprio per questo farci apprezzare maggiormente il loro valore nella vita di ciascuno.
Per questo dobbiamo essere con loro, con tutti loro, in qualunque modo possibile. Ma questa modalità di fare scuola non può essere la scuola di sempre. Non possiamo illuderci che basti apprendere tecniche utilizzate nella didattica a distanza – che in quanto tale ha una storia lunga e funzioni precise in affiancamento ai percorsi scolastici regolari – e magari in questo modo “proseguire il programma” e assegnare delle verifiche di cui dare conto.
Né si può pensare che introducendo acriticamente strumenti digitali nella didattica e nei rapporti professionali, utilizzati in questa fase emergenziale, si possa rinnovare la scuola.
Qui si tratta di dare senso allo stare insieme cercando di rispondere ai bisogni dei bambini e dei ragazzi.
Intanto anche in questa situazione drammatica è indispensabile non allontanarsi assolutamente dal sentiero della scuola della Costituzione che pone a suo fondamento la rimozione degli ostacoli e la lotta alle diseguaglianze. Siamo coscienti che la didattica a distanza rischia di accrescerle anche perché si basa sul
possesso di strumenti e connessioni che non sono disponibili a tutti gli studenti, le famiglie, i territori.
Auspichiamo che non si scelga di tentare la strada della normalizzazione: come dire che nulla è cambiato perché se gli alunni non sono andati a scuola la scuola è andata da loro facendo comunque lezione a distanza. Sia chiaro che tutto questo non ha alcun punto di contatto con la normalità. Se entriamo nelle loro case è per un atto di vicinanza e responsabilità, perché sappiamo che la routine scolastica è oggi per loro un'ancora di salvezza, ma sono case in cui devono restare reclusi, dovendo spesso convivere
con il dolore di una perdita o la preoccupazione di un genitore senza più lavoro: la normalità non vi abita più.
Sarebbe una gravissima ipocrisia far passare l'impegno degliinsegnanti in questo momento drammatico come una fase da cui si può uscire tornando alle solite procedure, facendo finta che nulla sia accaduto.
La scuola come istituzione è chiusa e le attività didattiche sospese,
così recita il decreto.
Proprio per questo è straordinaria la risposta degli insegnanti e di tutto il personale per mantenere vivo il rapporto pedagogico.
Ma il Ministero faccia con chiarezza la sua parte: dia risposte agli interrogativi aperti che contribuiscono a lasciare il quadro istituzionale ora nel caos, con insegnanti disorientati da indicazioni
contraddittorie che invadono anche campi di loro responsabilità.
Resta aperto l'interrogativo più grande, e dopo? Ci troviamo di fronte a uno scenario inedito e imprevedibile, caratterizzato da una incertezza esistenziale di portata mondiale, che richiede a tutti un esercizio di cittadinanza prima impensabile. La scuola sta facendo e deve continuare a fare la sua parte, presidio di cultura e di democrazia nello spirito del mandato costituzionale, e questo
dovrà segnare le scelte future che la riguardano.
Roma 26 marzo 2020
Vi invitiamo a leggere, sulla rivista Insegnare, l'articolo di Luigi Tremoloso
Emergenza Coronavirus e scuola a distanza: primi dati
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→ IL PROGETTO MCE "SENZASCUOLA"
Care e cari,
siamo disorientati. La suola è disorientata.
Stiamo vivendo un tempo sospeso e preoccupato, che ha scompaginato radicalmente la vita di ognuna/o di noi e quella del Movimento.
Revoca dell'assemblea, sospensione di tutte le attività formative, rinvio di tutti gli appuntamenti pedagogico-politici...
Tuttavia, tutti i gruppi cooperativi stanno cercando di mantenere un contatto, una continuità e di proseguire, pur modificandone i modi, il proprio impegno.
Questo ci dà forza, ci fa sentire vicini, ci sostiene nel mantenere senso e visione del lavoro, dell'impegno politico e professionale anche in questi tempi non sereni.
Oltre a darci conforto personale, e tanto.
C'è poi il problema delle scuole chiuse e la necessità degli insegnanti di "reinventarsi" in una relazione educativa solo a distanza.
Condividiamo tutti che la didattica a distanza non potrà surrogare il tempo scuola e compensare l’assenza di relazionalità, cooperazione, apprendimento vivo che nella classe sperimentiamo ogni giorno e di cui rivendichiamo con il nostro lavoro il senso. Ma oggi resta la sola possibilità di mantenere un contatto con bambine e bambini, studentesse/studenti e questa possibilità va esplorata anche dimostrando che vi possono essere spazi di didattica a distanza capaci di esprimere il nostro modo di intendere la scuola:
condivisa, cooperativa, inclusiva…
Per questo la segreteria ha seguito la costituzione di un gruppo cooperativo che potesse provare a rendere più “tollerabile” l’emergenza coronavirus e la chiusura delle scuole.
Il gruppo ha realizzato un blog SENZASCUOLA da cui si accede dal sito MCE
http://senzascuola.wordpress.com
Il blog vuole essere uno spazio, un ambiente dove raccogliere esperienze, creatività, pratiche per una mediazione didattica a distanza che possa far leva sul bisogno di partecipazione, espressione, ascolto, coinvolgimento delle bambine/i, studentesse/i.
A tal fine è stato predisposto un formulario on line in cui vi chiediamo di inviarci suggerimenti di attività.
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScZ9duORHDaJsNgWdwW5b4MPUpswIrXyUWNHlHPl8gLv51Jg/
viewform
Il progetto MCE SENZASCUOLA ha bisogno del contributo di tutte/i.
Potete leggere l'ultimo documento MCE “OGGI: ALLARGARE LO SGUARDO PER UNA RESILIENZA CREATIVA” al link sottostante:
<http://moodle.mcefimem.
it/pluginfile.php/5438/mod_resource/content/0/2.DOC_S
ENZA%20SCUOLA_DEF.pdf>
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→ DA AGEDO TORINO RICEVIAMO:
Buongiorno a tutte e tutti.
Innanzitutto come state? Speriamo che questa situazione di emergenza termini il più in fretta possibile per consentire a tutti noi di riprendere le nostre attività al meglio.
Scriviamo per segnalare il fatto che è appena partita la campagna di Crowfunding per CasaArcobaleno, luogo di confronto, socialità e dibattito sui temi che ci sono cari e che in questo momento
attraversa difficoltà per la propria sopravvivenza.
Trovate tutte le informazioni e le modalità di partecipazione sul sito
https://www.produzionidalbasso.com/project/restiamoconcasarc
obaleno/
Oppure sulla seguente pagina Facebook:
https://www.facebook.com/casarcobaleno.torino/posts/2852618
558152554
Chiediamo anche il favore di condividerla tra i vostri contatti. Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile!
Grazie!
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→ UN ARTICOLO DI ANTONIA SANI
LA GUERRA
Non riesco ad adattarmi all'uso, sempre più frequente, del termine "guerra", abbinato alla lotta contro il coronavirus.
"Dobbiamo vincere questa guerra", "Siamo in guerra", espressione usata anche recentemente da Trump e da Mario Draghi. Si parla di "trincea", "fronti", "prima linea", "in campo".....
Tutti trasformati in guerrieri, anzi in militari, armi alla mano per sconfiggere il nemico.
L'emergenza non coincide con la guerra.
Credo che chi ha più di 80 anni non possa che opporsi all'uso di questa parola, sperimentata, ahimè, sulla propria pelle, parola che ai più giovani può inculcare la voglia di combattere, suffragata dai
videogames, una chiamata alle armi, addirittura sollecitata dagli adulti, applicata ad uno scenario estraneo alla guerra, dominato da Scienza e Tecnologia.
Non è un caso che negli USA, appena diffusasi la notizia del contagio, ci sia stata una corsa ai negozi di armi...
Noi bambini uscivamo la notte dalle nostre abitazioni di "sfollati", avvolti in coperte tra le braccia di nonni e zii, di corsa verso "il rifugio" più vicino per sfuggire al bombardamento annunciato da spaventose sirene. Avevamo fame e la paura di vendette di cui sentivamo parlare senzarendercene conto.
Il nemico non era un virus ma un essere umano, pronto a massacrarci, ben altra cosa di un involucro amorfo entrato involontariamente nelle nostre vite.
Ai nostri giovani noi insegniamo la Pace tra i popoli, il rifiuto delle armi, l'accoglienza di coloro che in fuga dalle guerre cercano ospitalità nel continente europeo....
Come possiamo usare la parola "guerra" in senso positivo, come se l'eliminazione, il superamento di un'epidemia potesse essere paragonato a una "vittoria riportata in guerra", sia pure battezzata come "guerra santa", in cui consapevolmente i potenti del mondo mandavano al massacro intere popolazioni,
costringendole ad affrontarsi l'un l'altra, divenute all'improvviso nemiche?
Questa era, è, a tutt'oggi, la guerra. Non esportiamone le perverse rievocazioni su un terreno improprio.
Antonia Sani
http://www.italialaica.it/news/articoli/60370
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→ SEGNALAZIONI
IL VIRUS ORBAN
di Nadia Fusini
Mentre il coronavirus ammala il mondo, un altro virus ne approfitta: Orban trasforma una democrazia in una dittatura. E all’Europa che tace ricordiamo che, a meno di non tradire radicalmente la propria coscienza, non può accettare uno stato tiranno tra i propri membri.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-virus-orban/

PANDEMIA, QUEL CHE RESTA DELLA TEOLOGIA
di Michele Martelli
Ancora oggi, in relazione al Coronavirus, fa capolino la vecchia superstizione teologico-religiosa del «Dio castigatore», talvolta usata strumentalmente e surrettiziamente anche a fini politici. Basta un
piccolo estemporaneo excursus sulla stampa e sul web per accertarsene.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/pandemia-quel-che-restadella-
teologia/

LE TRAME COMPLOTTISTE: DOVE COME E PERCHÉ SI AFFERMANO
di Francesco Cassata
Nel mondo globalizzato del web, le visioni cospirazioniste sono all’ordine del giorno. Va di moda ormai relegarle nella categoria onnicomprensiva di fake news. Oppure ricondurle a uno “stile paranoico”, un oggetto sempre uguale a se stesso dalla Bibbia al maccartismo, un bias cognitivo, una presunta nevrosi collettiva ricorrente perché radicata nell’animo umano.
Contro queste interpretazioni astoriche e generalizzanti, due saggi fra loro differenti nel tema e nell’approccio – La congiura immaginata di Ignazio Veca e Uno spettro si aggira per l’Europa di Paul Hanebrink – si ritrovano uniti in un comune sforzo metodologico: quello di ritornare ai contesti
specifici, riconducendo le trame complottistiche a luoghi e tempi determinati, analizzandone – come in un esperimento di laboratorio – il concreto funzionamento.
https://www.lindiceonline.com/osservatorio/le-trame-complottiste-perche-siaffermano-
segnali/
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Informativa ai sensi della 196/03. Gli indirizzi presenti nel nostro archivio provengono
dalla mailing list delle associazioni aderenti al Coordinamento o da elenchi e servizi di
pubblico dominio pubblicati in Internet.
In conformità al nuovo regolamento generale europeo sulla protezione dei dati personali
(GDPR), entrato in vigore il 25 maggio 2018, si assicura che i dati personali (nome,
cognome e indirizzo mail) sono usati esclusivamente allo scopo di inviare la newsletter e
informare su attività del Coordinamento per la laicità della scuola, e che in nessun caso i
dati saranno ceduti a terzi.
Chi non desidera più ricevere le News è pregato di inviare una mail a
cesare.pianciola@gmail.com, specificando nell'oggetto "cancellazione dati".
Supplemento on line a “école”, Registrazione Tribunale di Como, 10 gennaio 2001;
direttrice responsabile Celeste Grossi.
diffuso via mail 04/04/2020

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