Rassegna Stampa

07-04-2012, Vito Mancuso, MARTINI-MARINO IL DIALOGO ETICO, la Repubblica

Di Redazione | 07.04.2012


Per il legame personale e spirituale che dal 1980 ho con il cardinale Carlo Maria Martini non temo
di fargli torto affermando che il vero protagonista del libro Credere e conoscere appena pubblicato
da Einaudi a firma sua e di Ignazio Marino, non è lui, il cardinale, ma è Marino, il chirurgo. Una
luminosa carriera in Gran Bretagna e Stati Uniti, oggi senatore del Pd e a suo tempo candidato alle
primarie per la carica di segretario, una decina di anni fa egli prese l'aereo da Philadelphia per
recarsi in una casa dei gesuiti alle porte di Roma e incontrare il cardinal Martini, allora non più
arcivescovo di Milano.
Fu il primo di una serie di incontri tra Gerusalemme e Gallarate rievocati con grazia all'inizio del
libro che portarono nel 2006 alla clamorosa pubblicazione su L'Espresso del loro "Dialogo sulla
vita" che tanto irritò alcuni autorevoli esponenti della gerarchia cattolica, fino al punto che un
membro del Collegio cardinalizio giunse a definire le idee di Martini "pensieri che sono solo
profilattici" (tra l'altro ignorando la quantità di bene che deriva all'umanità dai profilattici). Ma
perché un medico affermato, allora direttore del Centro Trapianti del "Veterans Affairs Medical
Center", il dipartimento per trapianti di fegato del governo degli Stati Uniti, si mette in viaggio per
parlare con un cardinale e quasi lo insegue nelle successive diverse residenze? Qui entra in gioco
anzitutto il fenomeno Martini, l'attrattiva che egli esercita sull'intelligenza aprendola alla sfida di
una dimensione ulteriore.
È questo che ha portato a dialogare con lui personaggi come Norberto Bobbio, Eugenio Scalfari,
Arrigo Levi, Umberto Eco, Edoardo Boncinelli, Giulio Giorello, Massimo Cacciari. Anche in
uomini dichiaratamente non credenti, l'intelligenza avverte al cospetto di Martini che affrontare il
territorio della spiritualità non significa venir meno al proprio compito ma accogliere una sfida
ulteriore. Ovviamente tutto ciò vale a maggior ragione per uno come Ignazio Marino, uomo di
scienza e di fede al contempo, due dimensioni la cui armonizzazione lo conduce quasi naturalmente
a vedere in Martini un modello di vita. Scrive Marino: "Anch'io vorrei invecchiare così, con quel
volto sereno che guarda a chi è più giovane con curiosità e disponibilità". Saper invecchiare con
serenità, senza perdere fiducia nella vita, amore per gli altri e curiosità di conoscere: forse il senso
ultimo di ogni cammino spirituale è tutto qui.
Leggendo il loro dialogo si incontrano i temi più dibattuti sulla frontiera della bioetica: l'inizio della
vita e la diagnosi pre-impianto, le cellule staminali embrionali e la loro disponibilità per la ricerca,
gli embrioni congelati, il testamento biologico, il conflitto tra principio di autodeterminazione e
principio di indisponibilità, l'accanimento terapeutico, l'eutanasia. Si incontrano i temi caldi della
disciplina ecclesiale quali la morale sessuale, il celibato dei sacerdoti, l'omosessualità, il
riconoscimento delle unioni di fatto e delle coppie gay. A livello di contenuto Martini ribadisce
quanto affermato nell'intervento su L'Espresso e in Conversazioni notturne a Gerusalemme, libro
del 2008 che a mio avviso rimane il più profetico.
Martini conferma le critiche al magistero vaticano per la condanna della fecondazione artificiale ("si
ha l'impressione che le decisioni della Congregazione per la Dottrina della Fede non siano cadute in
un terreno preparato… forse sarebbe stato meglio non decidere subito"); ricorda che non si può dare
retta decisione etica senza un attento ascolto della scienza ("Galileo Galilei docet"); riconosce che
"l'uso del profilattico può costituire in certe occasioni un male minore"; sostiene che "non è male, in
luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in
questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli" e mentre sottolinea il primato del matrimonio
tradizionale aggiunge che "non è giusto esprimere alcuna discriminazione per altri tipi di unioni".
Infine sulla questione di chi debba decidere la sospensione delle cure afferma che "non può essere
trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete, anche dal punto di vista giuridico salvo
eccezioni ben definite, di valutare se le cure sono effettivamente proporzionate".Il valore di questo libro però non sta in queste già note affermazioni, quanto piuttosto nel "dialogo come metodo nella ricerca della verità", uno stile che in Vaticano è diventato familiare nell'ambito della cultura grazie al cardinal Ravasi ma che è ancora del tutto assente in ambito bioetico, come dimostra l'improvvisa cancellazione di un convegno sulle cellule staminali previsto a Roma a causa della presenza di ricercatori pro staminali embrionali. E il vero artefice di questo dialogo, colui che l'ha perseguito e condotto, è Ignazio Marino, un medico che coltiva la dimensione spirituale della vita perché crede che la sapienza consiste nell'armonia tra conoscenza scientifica e saggezza etica, e più ancora sa quanto per la vita di ognuno sia decisivo l'amore e l'orizzonte di senso ultimo che esso può aprire.
In una pagina molto toccante Marino riporta il colloquio con il suo mentore Thomas Starzl al
termine di un complesso intervento in sala operatoria, quando questi gli confidò come per lui
l'amore fosse "la forza più distruttiva che esiste in natura". Risposta di Marino: "Io la penso
diversamente e credo che l'amore sia una forza grande e invincibile". Il senso della fede cristiana, di
cui il cardinal Martini è un testimone assoluto, sta tutto qui.

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