Editoriale

LA LAICITA' E LE IMMINENTI ELEZIONI

Di Attilio Tempestini | 21.09.2022


Come si presenta, sui temi che interessano la laicità, il quadro dei partiti in questa campagna elettorale? Consideriamolo partendo da una messa a punto, su tali temi, giacché un significato non univoco dei relativi termini lo si rilevava in un commento, al mio ultimo intervento su Italialaica.

Naturalmente, in interventi del genere ci si trova sempre fra Scilla (il rischio di abbondare pedantemente, in precisazioni) e Cariddi (il rischio della sommarietà). D'altro canto, la non univocità è una sorte comune a molti termini riguardanti la politica -ma anche la filosofia, il diritto...-: il loro significato infatti non è che lo si possa mettere sotto tutela, come il marchio di una merce. Infine, è facile che questo o quel soggetto presente nell'arena politica apporti ad un termine, oscillazioni pro domo sua.

Posso quindi, semplicemente, precisare i modi in cui certi vocaboli li intendo io; sia pur riallacciandomi a tutta una tradizione sulla maniera di intenderli, per la quale mi limito a fare il nome di Salvemini. Per quanto riguarda "laicità", allora, tengo sì presente che su un versante più filosofico il vocabolo indica un pensiero libero da lacci dogmatici; ma do attenzione soprattutto ad un versante più giuridico-istituzionale, sul quale la laicità la intendo come libertà e par condicio per tutte le posizioni che si diano, rispetto alla dimensione religiosa. Tale laicità si contrappone, pertanto (ma ovviamente può esservi un continuum di punti intermedi), sia all'obiettivo che una determinata posizione abbia un trattamento migliore, sia a quello che una determinata posizione abbia un trattamento peggiore; obiettivi cui possono attagliarsi i termini di, rispettivamente, clericalismo ed anticlericalismo -se obiettivi riguardanti una religione, mentre non avrebbe senso, ad esempio, parlare di clericalismo qualora la par condicio venisse meno perché uno Stato si definisce ateo-.

Concludo, osservando che negli ultimi decenni c'è chi mostra di intendere la laicità, soltanto nel suddetto significato più filosofico; per differenziarla nettamente da un laicismo, inteso nel suddetto significato più giuridico-istituzionale. Qui allora non si tratta, di oscillazioni: ma di capziosamente battezzare (è proprio il caso di dire), come laicità, posizioni clericali e confinare invece nel laicismo, chi è per un'uguaglianza fra le varie libertà.

A considerare dunque i partiti italiani, sullo sfondo del quadro terminologico che ho abbozzato, cominciamo dalla coalizione che alle elezioni giunge con i favori del pronostico. Il suo clericalismo è evidente: Fratelli d'Italia ha per motto "Dio, Patria e famiglia"; la Lega ha un segretario che esibisce il rosario; Berlusconi indica, tra le caratteristiche di Forza Italia, quella di una linea "cristiana". Naturalmente, non è che avere una fede religiosa porti di per sé al clericalismo; ma vi conduce se la si mette in risalto e se non le si affiancano istanze, ad esempio, di tutela per determinate libertà civili.

Di tali partiti, comunque risultano clericali gli atteggiamenti sulle questioni da cui, in punto di religione, la legislatura al termine mi pare sia stata caratterizzata: il rapporto tra sesso e genere, la volontà di morire anticipatamente, l'aborto. Hanno, per comune denominatore, una domanda: la libertà di disporre del proprio corpo è o no in par condicio, rispetto a ciò che prescrive la Chiesa cattolica? Quest'ultima in realtà ritiene che, per l'aborto, sia in gioco anche la vita di un altro corpo, cioè il feto. Ma mi limito ad osservare che mai ha ritenuto però di prendere una posizione di principio, contro la pena di morte: con la quale sono in gioco corpi, ben più visibili.

Di tali tre questioni, poi, le prime due vertevano sul varo o meno di una legge. Mentre per l'aborto, una legge c'è da diversi decenni, ma se consideriamo la sua scarsa applicazione nelle regioni dove i partiti di destra sono al governo, nonché il loro voto contrario allorché il Parlamento europeo si è espresso per inserire l'aborto nella Carta dei diritti, si può parlare di una questione ancora attuale.

Allontanandoci adesso dalle forze, di destra, possiamo tralasciare Italia Viva ed Azione: partiti sorti nel corso della legislatura e che hanno avuto minor modo di caratterizzarsi -senza contare che il loro intento, di fare da ago della bilancia, sembra renderli poco propensi ad una caratterizzazione su questioni siffatte-. Mentre quanto al Movimento 5 stelle, il suo profilo che originariamente non riservava interesse per ciò che riguarda la religione è venuto, via via, a mutare in direzione laica.

Giungiamo, così, al PD. Per cui c'è da rilevare che sulle suddette tre questioni indubbiamente lo ha sostenuto, il diritto a disporre del proprio corpo (d'altra parte puntare su diritti del genere soddisfa anche l'esigenza di rafforzare la propria fisionomia dopo che con l'etichetta PD è venuta meno, rispetto all'etichetta PDS, una scelta di campo sul piano economico-sociale). Un tale sostegno, infine, è ciò che si può rilevare anche per chi invece di sinistra si dichiara; e giunge alle elezioni da un lato nell'alleanza tra Sinistra Italiana e Verdi, dall'altro nell'alleanza di Unità Popolare.

Tiriamo le somme. La bilancia pende, chiaramente, dal lato del clericalismo, quanto meno perché nei partiti di destra lo si riscontra nella sua interezza; trovando poi conferma, sulle tre questioni suddette. Mentre per i partiti, che su tali questioni assumono posizioni laiche, non si può dire che queste abbiano alle spalle una laicità più generale. Sono infatti questioni concernenti la Chiesa cattolica, in quanto dottrina. Non in quanto istituzione: come avverrebbe se si ponesse la questione, per esempio, del meccanismo concordatario sull'8 per mille.

Insomma, in un mondo ideale nel quale nessuna persona avesse una gravidanza indesiderata, nessuna persona avvertisse un conflitto fra sesso e genere, nessuna persona patisse tali sofferenze da preferire la morte, quanto spazio resterebbe nel nostro paese, per la laicità?

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