Editoriale

HABEMUS PAPAM

Di Attilio Tempestini | 28.04.2022


La nota frase, che dà notizia dell'elezione di un pontefice, calza anche per indicare la diffusa tendenza nella politica italiana a mostrare di avere, dalla propria parte, il papa (e con lui la religione cattolica).

Papa Bergoglio prende posizione contro la guerra, che la Russia muove all'Ucraina? Coloro che a loro volta sono contro mettono in rilievo tale convergenza, di posizioni. Papa Bergoglio appare peraltro piuttosto tiepido, sull'invio di armi all'Ucraina? Coloro che a loro volta sono tiepidi, o addirittura contrari, sottolineano questo atteggiamento pontificio.

Senza dubbio è nell'ordine delle cose, che ad una persona e più in generale ad un partito politico faccia piacere se le proprie idee non restano isolate. Quando, però, si attribuisce un gran peso al fatto che un determinato soggetto le condivide, sembra quasi che sia questa condivisione a dare validità ed autorità a tali idee.

D'altra parte la situazione appare asimmetrica: giacché nel caso invece, fra le proprie idee e quelle del papa vi sia divergenza, non è che al papa si muovano critiche. Viene forse Salvini a contestare il papa, per le posizioni che questi assume in materia di immigrazione? Viene forse Letta a contestarlo, per le posizioni che il papa assume in materia di eutanasia?

In effetti, il principio -di per sé vago- che occorre dare a Dio quanto spetta a Dio ed a Cesare quanto spetta a Cesare, si verrà facilmente ad applicarlo in modo sfavorevole a Cesare, se questi mai ha da ridire su chi rappresenta Dio (mentre in senso opposto, da ridire talora si ha: come con la nota che la S. Sede ha inviato al governo italiano, sul disegno di legge Zan). Chi rappresenta Dio, per di più, tende ad ampliare le sfere di interesse e di intervento: da una presenza sempre più esplicita e puntuale in materia di relazioni internazionali, all'ecologia... Estraneo allo sguardo, della S. Sede, rimane senza dubbio il codice della strada!

Ci si potrebbe chiedere se un segnale, di particolare attenzione -e quindi di particolare riguardo- per in generale la religione, non sia da vedersi in una manifestazione come il festival Torino Spiritualità; che annualmente si tiene in questa città per iniziativa del Circolo dei Lettori (una fondazione cui ha dato vita, la Regione Piemonte). Lo scorso anno il festival indicava, fra le tendenze che si proponeva di considerare, in primo luogo quella verso la "trascendenza". Conviene aggiungere, che la locale gerarchia cattolica ha ricevuto risposta negativa alla richiesta di avere per tale festival, voce in capitolo (ed indubbiamente poteva vantare, sul piano della spiritualità, la presenza nella sua teologia di addirittura lo Spirito Santo!). Sta di fatto, che nella città sabauda vi è un festival Torino Spiritualità, ma non un festival Torino Materialismo.

Torniamo -dalla spiritualità- alle più concrete autorità, delle varie religioni. Autorità che ovviamente hanno pieno diritto di dire la loro, in tutti campi. Anzi, di più campi si occupano meno si potrebbe sperare risultino radicali in campi specificamente e tradizionalmente religiosi. In questi ultimi peraltro quanto in particolare alla Chiesa cattolica ritroviamo nel nostro paese, pur se talvolta in toni sfumati, le classiche posizioni per tutti gli ambiti che differenziano laicità e clericalismo -la scuola, la sfera sessuale, l'8 per mille- e che danno ai Concordati, ragion d'essere in quanto istituto che assicura per tali ambiti un assetto gradito alla Chiesa.

Cosicché se nel generale discorso che le forze politiche conducono, esse chiamano la Chiesa ad avvalorare le proprie posizioni quando sono convergenti, mentre non la chiamano criticamente in causa quando le posizioni divergono, diventa meno agevole far valere in quegli ambiti istanze di uguale libertà, per tutti gli atteggiamenti rispetto al campo religioso.

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