editoriale

DA LUIGI STURZO, ALLA COMUNITÀ DI BOSE

Di Attilio Tempestini | 24.04.2019


Un secolo fa nasceva, in Italia, il Partito Popolare e si sa che gli anniversari sono delle occasioni per qualche considerazione. Parlare, di tale partito, vuol dire soprattutto parlare di Luigi Sturzo: al quale Paolo Bagnoli ha nei mesi scorsi attribuito, su Nonmollare, l’obiettivo di “fondare... un sistema di reale democrazia liberale“.

Non sono d’accordo: ed un consistente argomento, per dissentire, riguarda il congresso di questo partito nell’aprile 2013. Andiamoci a leggere nei Saggi e discorsi politici e sociali di Sturzo, ciò che in tale congresso egli afferma sulla presenza del Partito Popolare nel governo Mussolini, successivo alla marcia su Roma. Per Sturzo incorrono in un “errore fondamentale” coloro -nel partito, stesso- secondo cui “i popolari non possono collaborare coi fascisti perché le teorie fasciste sono antitetiche al popolarismo”. La medesima antitesi, ribatte Sturzo, vale rispetto “a tutti i partiti avversi a noi: al liberalismo prima, contro il quale combatterono i nostri padri cattolici in nome del <sillabo>; ai democratici, poi; ai socialisti, con maggior ragione degli uni e degli altri...”. Ebbene, non mi pare che affermazioni del genere possano venir dimenticate per il fatto che, quando il fascismo divenne regime, Sturzo andò in esilio. Senza contare che, dopo il fascismo, Sturzo appoggiò il tentativo di creare a Roma per le elezioni comunali del 1952, un’alleanza che dalla DC giungesse al Movimento Sociale: mirava forse ad “un sistema di reale democrazia liberale” più di quanto aderisse, ad un disegno del Vaticano?

Il Partito Popolare, indubbiamente, non si presentava al paese come “il“ partito cattolico (nel senso di esprimere l’intero cattolicesimo italiano e le gerarchie ecclesiastiche); ma altrettanto indubbiamente era “un” partito cattolico e da ciò traeva motivo sia per l’equidistanza di cui parlava Sturzo, rispetto a partiti differenti fra loro ma tutti non di ispirazione cattolica. Sia per avere un orizzonte che non contemplava la possibilità, di un aperto contrasto con la S. Sede -la quale l’avvento del regime fascista era lungi da vederlo, come un problema-. Cosicché, quando nel breve corso della sua vita tale partito viene a prendere decisioni, il rapporto con la S. Sede dà maggior forza a chi nel partito medesimo può presentare la propria linea come quella che non pregiudica, questo rapporto.

Anche ai giorni nostri, d’altra parte, appaiono individuabili modalità nelle quali in un ambito non partitico ma che alla religione fa pur sempre riferimento, le decisioni sono prese entro un contesto problematico. Mi riferisco ad una comunità religiosa cioè quella di Bose (in Piemonte). Non meramente cattolica, ma più generalmente cristiana: e ciò comporta ovviamente un rapporto meno stretto, con la S. Sede.

Ebbene, stando alla “regola” di tale comunità come vengono prese, nel suo seno, le decisioni? Le prende il “consiglio”: vale a dire “la riunione di tutti i fratelli che siano stati ammessi in comunità”. Però, “non ci può essere come criterio assoluto il criterio di maggioranza in consiglio. Questo sarà un criterio indicativo, ma tu terrai conto del carisma di ciascuno e del suo peso nel discernere la volontà di Dio”. Ecco dunque aver rilievo, oltre al dato della maggioranza, il dato -per di più empiricamente non rilevabile- del carisma: e viene da chiedersi cosa accadrà se due persone, che si ritengono e vengono ritenute carismatiche, la pensano in modo diverso fra loro.

Insomma, nella comunità di Bose come nel Partito Popolare quell’esigenza di libera formazione della maggioranza, che caratterizza la democrazia (e cui possono frapporsi, è appena il caso di aggiungere, rischi non soltanto di origine religiosa) va incontro a notevoli ostacoli.

Un commento

michele:

DI CATTOLICI LIBERALI CE NE FU SOLO UNO E BASTA: PAOLO VI. EGLI DISSE NEL 1965, AD UNA RICORRENZA DEL XX SETTEMBRE: QUESTA DATA PER NOI CATTOLICI, E' UN GESTO DELLA DIVINA PROVVIDENZA. VOLEVA INTENDERE CHE SI RIPRISTINA IL PRINCIPIO DI CRISTO "DAI A CESARE ECC.". MA ERA L'ANNO DEL CONCILIO VATICANO II°, AFFOSSATO DA VOITILA.