editoriale

DI LAICI, LAICISMO E LAICISTI

Di Giovanni Fioravanti | 05.06.2018


Laico etimologicamente è il popolo, chi appartiene al popolo. Non è laico, dunque, chi sceglie di uscire dal popolo, da ciò che è pubblico, per farsi parte distinta del popolo. Ne consegue che coloro che negano la laicità finiscono per negare il concetto di popolo, l’impossibilità del popolo di essere tale, perché chi non è laico non è popolo. Si diventa un altro popolo, ad esempio il popolo di dio.

Lo stesso populismo che presume che tutto il popolo sia populista non è laico, come non lo è chiunque pretenda che il popolo si faccia popolo di una parte in nome di idee, convinzioni, pratiche e confessioni.

Chi interpreta la laicità come distinzione tra la sfera dello Stato e la sfera delle religioni/chiese, tra popolo ed ecclesia, già non è laico e vive la prospettiva della laicità fuori dalla sfera a cui la laicità dovrebbe appartenere che è, appunto, il popolo. Pertanto questa contrapposizione non è all’origine del termine “laico”, ma è conseguente alla nascita di ciò che laico non è o non è più laico.

Nessun laico parlerebbe di “laicismo” o di “laicista”, in particolare come atteggiamento antireligioso da parte di chi ritiene le religioni irrilevanti o pericolose, fino a promuoverne la loro eliminazione dallo spazio pubblico. Un laico non ha bisogno di essere “laicista” e neppure del “laicismo”, è laico, punto e basta. È “popolo” allo stato puro, non ha necessità di rivestire alcun abito, quello della laicità non è un indumento da indossare, ma uno stato, un modo d’essere, perché in natura tutti nasciamo laici.

A definire i laici “laicisti” sono coloro che ritengono che tutto il pensiero umano sia “religioso”, che dipenda da un apriori “assoluto” che prescinde la condizione dell’essere popolo.

Siamo tutti laici perché tutti siamo popolo, ma quando questa condizione naturale e universale viene soppiantata dalla supremazia di una appartenenza sovrastrutturale, ecco che viene meno la laicità.

Quando queste sovrastrutture pretendono d’essere sovrane, definiscono ciò che sta al di fuori da sé come “laico”, e il laico che non riconosce il loro diritto alla sovranità come “laicista” e portatore di “laicismo”. Se poi queste sovrastrutture pensano di interpretare il mondo, laico è colui che sbaglia, laico è colui che non ne riconosce la forza messianica, anzi più che laico viene definito “secolare”, appartenente al secolo, a un popolo radicato nel tempo di vita che misconosce la trascendentalità della condizione umana.

Nella tradizione cristiana si traduce nel rapporto tra “anima” e “corpo”. Il corpo è il popolo, l’anima la sovrastruttura che ne pretende la sovranità. L’anima è straniera nel corpo come il corpo è straniero alla vita terrena.

Ogni religione, come ogni confessione o ideologia, rende stranieri, diversi dal popolo, dall’essere laici. Stranieri, extra-nàticus, nati altrove, quella parte di popolo che ha scelto di rinascere in un altro luogo. Del resto i riti di battesimo e di iniziazione altro non sono che la celebrazione di una rinascita in un altrove.

Gli altri abitano il secolo, sono secolari, il popolo vive la condizione della vita terrena nel mondo. Chi non è più popolo, e di conseguenza non è più laico, vive nella vita celeste eterna o nella profezia salvifica della sua ideologia. Chi non è laico vive nel mondo ma non è del mondo: è il paradosso delle religioni.

Ci sono confessioni religiose più laiche della chiesa cattolica che invocano da parte dello Stato un tavolo della laicità, come se la laicità fosse da negoziare e l’istituzione di un tavolo non fosse di per se stessa la negazione della laicità.

Nessuno teme più oggi, salvo i fenomeni di fanatismo che conosciamo, che le religioni possano tornare ad essere né instrumentum regniinstrumentum salvationis, ma il problema è il pensiero religioso che induce il popolo a perdere la sua natura di laico, trasferendolo in un altrove che lo rende straniero a sé. Così la laicità perde di cittadinanza perché la fede nel proprio pensiero, se non resta laica e si fa dottrinale, pretende di pervadere di sé ogni aspetto della vita secolare togliendo a chi ha scelto d’essere solo popolo la possibilità di essere se stesso, vale a dire di essere laico.

Ciò si verifica in particolare per i temi etici e morali sui quali le religioni pretendono di esercitare la loro sovranità invadendo la politeia del popolo, lo spazio secolare nel quale loro hanno relegato laici, laicisti e laicismo.

Nessuna religione potrà mai farsi secolare e dunque mai potrà essere laica, perché dovrebbe negare se stessa per tornare alla condizione naturale d’essere solo popolo.

Pertanto non è l’autonomia delle religioni che chi è “laico” mette in questione, ma la loro interferenza nella politeia che minaccia la laicità, vale a dire libertà e diritti del popolo in quanto laico, ed è quello a cui oggi assistiamo.

Mentre scrivo questo articolo mi capita per caso su WhatsApp il pdf di un giornaletto di una parrocchia delle mie parti. Nell’editoriale, relativo all’importanza della partecipazione al voto del quattro marzo, leggo: “[...] abbiamo cercato di richiamare i valori della presenza responsabile, come cristiani, nella vita civile e politica...”.

“Come cristiani”, non “come popolo”, cittadini perché cristiani non perché popolo.

È in questo tradimento che prendono corpo laicista e laicismo come armi da rivolgere contro quanti rivendicano il diritto del popolo ad essere se stesso, vale dire laico.

2 commenti

Marcello Vigli:

"Un laico non ha bisogno di essere “laicista” e neppure del “laicismo”, è laico, punto e basta. È “popolo” allo stato puro, non ha necessità di rivestire alcun abito, quello della laicità non è un indumento da indossare, ma uno stato, un modo d’essere, perché in natura tutti nasciamo laici." ******************************************************************************************************* Niente di più vero. Se, però, laico da aggettivo non diventa sostantivo. Il laico diventa laicista se si arroga il diritto di indicare quale indumento si deve indossare per non restare nudi … in natura, cioè quale visione del mondo si deve assumere per rispondere alla domanda chi sono io? In tal caso la laicità si fa ideologia e diventa laicismo, in genere coniugato con il liberalismo, e si aggiunge a marxismo, fascismo, cattolicesimo, islamismo, ai vari cristianesimi, ai vari induismi …. cioè alle ideologie, filosofie o religioni, che, in verità, non esistono in sé, ma hanno nomi e contenuti che le caratterizzano. Un individuo (un popolo) è laico se non pretende che la sua visione del mondo sia riconosciuta la sola vera, né, tanto meno, intende imporla agli altri.

Giovanni Fioravanti:

Mi sembra chiaro che il "laico" che pretenda di insegnare agli altri ad essere "laici", non sarebbe più "laico". Non di questo si tratta, ma di segnalare che la condizione di laico è una condizione naturale e non di riflesso.