QUANDO IL GOSSIP (FALSO) SOSTITUISCE L’INFORMAZIONE POLITICA

Di | 28.11.2005


Conclusa una controversia che aveva provocato il rinvio a giudizio per diffamazione di Giulio Ercolessi di una giornalista e del direttore di Panorama

«Panorama rappresenta che la notizia data in merito alle ragioni della elezione, nel 1973, di Giulio Ercolessi a segretario nazionale del Partito radicale, ove interpretata come attribuente l'elezione stessa a motivi di carattere personale, è destituita di ogni fondamento e non corrisponde al pensiero del giornalista». A fronte di questa dichiarazione resa davanti al Tribunale nelludienza del 20 maggio 2004 e di un risarcimento pecuniario da parte di Panorama, Giulio Ercolessi ha accettato di ritirare la querela a suo tempo presentata nei confronti della giornalista Antonella Piperno e del direttore Roberto Briglia, querela che aveva determinato nelludienza preliminare tenutasi nel dicembre 2003 il rinvio a giudizio di entrambi, imputati rispettivamente di diffamazione aggravata e di omesso controllo, davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Milano.

La vicenda risale al 2000, quando, dopo il coming out come bisessuale del ministro Pecoraro Scanio (e, del tutto fortuitamente, in una fase di scontro politico fra Pannella e Berlusconi, editore di Panorama), il settimanale aveva pubblicato un articolo dedicato alla vita sessuale del leader radicale.

«È perfino superfluo sottolineare che la ragione per cui ho ritenuto diffamatorio larticolo a suo tempo pubblicato da Panorama, e quindi delliniziativa giudiziaria che ho assunto nei confronti del settimanale ha dichiarato il querelante, che era assistito dallavv. Piero Fornasaro del foro di Trieste non consisteva nellavermi attribuito una relazione con il leader radicale, notizia che in sé non sarebbe diffamatoria anche se è totalmente e radicalmente falsa e inventata di sana pianta, dato che con lui io non ho mai intrattenuto il benché minimo rapporto di carattere neppure lontanamente sessuale, erotico o passionale, per quanto ampio sia il ventaglio dei significati che la lingua italiana può attribuire a questi aggettivi. Ho ritenuto invece gravemente diffamatorio avere esplicitamente fatto risalire a tale asserita ed inesistente relazione la ragione della mia elezione, nel 1973, a segretario nazionale del Partito radicale.

«Trovo peraltro che linteresse dei media per la vita privata e sessuale degli uomini politici, punta emergente del processo di estrema personalizzazione della lotta politica tipico di questi anni, sia una delle molte cause che hanno concorso ad un pauroso abbassamento del livello medio della classe politica in tutti i paesi in cui questo processo si è sviluppato. Sempre più i criteri di selezione di candidati e dirigenti politici rispondono infatti a logiche che nulla hanno a che fare con le loro effettive capacità di leadership e di governo, né con le proposte, i programmi, gli interessi o i valori in gioco, e neppure con alcuna seria questione attinente alletica pubblica, alla condotta e rispettabilità professionale o sociale o alla stessa personalità morale degli interessati. La possibilità sempre meno remota che linteresse dei media venga prima o poi focalizzato sulla vita privata o sessuale dei politici (o magari sul loro aspetto fisico) costituisce un deterrente che rischia di allontanare potenziali nuove energie da ogni impegno civile, che concorre ad abbassare ulteriormente la considerazione sociale dellattività politica, e che non può che aprire la strada a pratiche discriminatorie, a ipocrite e demagogiche campagne populiste e falsamente moralistiche, a polemiche fuorvianti rispetto alle questioni attorno a cui realmente si compiono le scelte politiche di un paese. Continuando così, sempre più ad intraprendere una carriera politica saranno proprio gli individui meno interessati alla propria reputazione e al suo sempre più probabile stravolgimento da parte dei media. Oppure individui la cui migliore o sola qualità consisterà in una vita sessuale e affettiva non movimentata, o meglio ancora inesistente.

«Ritengo che lunico criterio deontologico che potrebbe giustificare uninvasione del diritto alla riservatezza della vita privata dei politici da parte dei media vada individuato nella denuncia di una eventuale contraddizione evidente e stridente fra vita vissuta da una parte e posizioni politiche assunte dallaltra: così nel caso dei parlamentari bigami a suo tempo oppositori della legge sul divorzio, o dei medici che si proclamavano contrari alla legalizzazione dellaborto e che poi praticavano aborti clandestini nei loro studi professionali, oppure nel caso di politici sostenitori di tesi e pratiche proibizioniste che in privato facciano uso di droghe illegali, o ancora di politici sostenitori di inasprimenti fiscali ed evasori in proprio, ecologisti e inquinatori, o che suscitino o collaborino apertamente a campagne contro il riconoscimento della parità di diritti degli omosessuali e intrattengano relazioni omosessuali clandestine nel loro privato. Come sempre più spesso accade, larticolo di Panorama non riguardava nulla del genere».



Milano 21 maggio 2004

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