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REFERENDUM EUTANASIA. SIAMO UNA DEMOCRAZIA CON IL TERRORE DEL VOTO

Di Pietro Moretti, presidente Aduc | 17.02.2022


La decisione della Corte Costituzionale di non ammettere il referendum sull'eutanasia condanna potenzialmente tutti noi ad una morte straziante e prolungata. In Italia, la mia vita non è un diritto, ma un vero e proprio dovere, anche quando è divenuta insopportabile. 
Ricordiamo che l'articolo 75 della Costituzione prevede solo tre casi di inammissibilità per i referendum: per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. 
E' chiaro a tutti, in primis ai membri della Consulta, che il quesito sull'eutanasia non riguarda nessuna delle materie su cui la Costituzione vieta il voto dei cittadini.
Nei decenni, la Corte Costituzionale ha costruito una giurisprudenza improvvisata e pasticciata per allargare il suo potere di veto sostanzialmente a tutte le materie dello scibile umano. Da tempo non vige più l'art. 75, ma la sensibilità politica della maggioranza dei membri della Consulta. 
Anche questo è il sintomo di una crisi profonda della nostra democrazia, afflitta dal terrore del voto. Dai referendum bocciati, alle elezioni quasi sempre precedute da una nuova legge elettorale con cui si cerca di controllarne l'esito, fino all'elezione del presidente della Repubblica: ogni voto, popolare e non, viene vissuto come pericoloso, destabilizzante, foriero di inimmaginabili disastri.
Intendiamoci, anche chi scrive ha un certo timore del voto popolare, specialmente alla luce dei vistosi sbandamenti dell'elettorato negli ultimi anni a favore di forze populiste e spiccatamente illiberali. Ma reprimere il voto non fa altro che aumentare la sfiducia e la distanza tra cittadini e Istituzioni. E un giorno, ciò su cui non ci è stato consentito di votare diventerà un'altra freccia nell'arco di chi quelle Istituzioni vuole distruggerle. Noi non siamo tra questi. Ma a forza di reprimere…

Pietro Moretti, presidente Aduc

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