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LA LAICITÀ È COME UN PESCE CON POCA ACQUA, CHE PRESTO FINIRÀ

Di Michele Piccione | 24.05.2021


Ringraziamo il nostro assiduo lettore Michele Piccione che ci ha voluto inviare una sua approfondita ricerca storica sulla laicità in Italia.

La redazione

Come laico mi sento un pesce con pochissima acqua che presto si asciugherà, dove l’acqua è il concetto della laicità. Noi laici stiamo perdendo, anzi meglio, ci vogliono far sparire. La cosa più grave è che ci stanno riuscendo. Va lodata l’opera di Italialaica per cercare di invertire questo corso. Intanto i linguisti e gli storici, da decenni, lavorano per questo. Non ne sono certo, ma penso si tratti di strategia.

Parlano di laici e cattolici dove l’aggettivo laico sostituisce quello che una volta si diceva PAGANO. Abbiamo così laici da una parte e cattolici dall’altra. La svolta storica, antropologica, culturale che sta distruggendo il sentimento di laicità, ebbe un’accelerazione con il trattato del Presidente del Consiglio Bettino Craxi quando fece un nuovo concordato con la Santa sede, con il quale sono perse tutte le speranze. Bisogna leggerlo con attenzione. Il nuovo Accordo non mette minimamente in discussione il vecchio Concordato, dove il peso della Santa Sede sull’Italia, leggendolo accuratamente, suona come una rivendicazione dei “danni” del xx settembre. Di fatto si ripristinano moltissimi poteri che aveva avuto per secoli lo Stato Pontificio, quali il nulla osta sacerdotale, il matrimonio religioso e l’insegnamento della religione cattolica nella scuola. Lo aspettavamo: erano stati sotto la lente della cancellazione fin dalla fondazione della Repubblica. “Il nuovo” concordato è, quindi, poco rispettoso della laicità dello Stato: scomparso il concetto di matrimonio civile come primario, ad esempio. Il matrimonio religioso non è stato considerato soltanto un fatto personale, un “sacramento” della Chiesa cattolica, come invece era avvenuto nel 1870. Rimane come prima; un matrimonio valido per lo Stato italiano, semplicemente da trasmettere in un secondo tempo allo Stato. Per fortuna o per caso il matrimonio civile non è stato cancellato come fu nel Concordato di Mussolini.

L'articolato, col nuovo Concordato, ha avuto un lifting peggiorativo: la religione nelle scuole viene estesa alla scuola dell’infanzia, l’ora è doppia, i cappellani militari rimangono e così le cappelle negli ospedali. Quella cattolica rimane una religione suprematista e il Vaticano è uno Stato che illumina dall’alto la Repubblica Italiana, nei fatti.

Ma non è trattata solo la religione nel nuovo Concordato, questo nuovo accordo è fatto fra la Repubblica Italiana e lo Stato Pontificio di fascista memoria, vi si parla molto di affari economici e finanziari.

Parte del testo:

(Art. 9.2 dell’Accordo, con protocollo addizionale, tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede firmato il 18 febbraio 1984, ratificato con la legge 25 marzo 1985, n. 121, che apporta modificazioni al Concordato Lateranense 11 febbraio 1929. Attenzione, sulla scuola ad esempio, “La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado. Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento. All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.)

Col principio di PATRIMONIO STORICO DEL POPOLO ITALIANO, la giurisprudenza dà ora ragione a coloro che vogliono il crocifisso in classe, poiché “Secondo il principio del coinvolgimento di tutti i cittadini italiani, di qualsiasi religione essi siano, nessuno si potrà opporre essendo il crocifisso espressione culturale italiana e non esclusività dei cattolici”.  E non è impossibile che finiremo anche con l’aver messa nella scuola dell’infanzia o presso l’aula magna dell’Istituto comprensivo.

Ed ancora, i lavori di mantenimento degli edifici ecclesiastici sono a carico di comune, regione e Stato. E sono spese enormi poiché si tratta degli archivi ecclesiastici, attraverso i quali far rivivere la memoria storica dell’intera comunità e non soltanto quella dei fedeli; dei musei ecclesiastici, i cui beni con rilevanza artistica sono stati raccolti dalla Chiesa nel corso di centinaia di anni e che hanno acquisito anche valore storico ed infine il patrimonio immobiliare storico-artistico della Chiesa, presente anche al di fuori dei confini nazionali.

L’Italia fu veramente laica dal xx settembre 1870 al 29 febbraio 1929.  Un cinquantennio, poi basta. Ricordiamolo: all'indomani della Breccia di Porta Pia e della fine del potere temporale del Papa, la circolare del 29 settembre 1870, del ministro della Pubblica Istruzione Cesare Correnti, stabiliva che l'istruzione religiosa scolastica venisse impartita solo su richiesta dei genitori.

(Così è in teoria anche attualmente, ma pochi genitori sanno che l’insegnamento della religione cattolica non fa parte integrante del curricolo scolastico, ma che deve essere “accettato” entro un certo termine. Succede invece che siano i genitori ad avvertire che non desiderano tale materia per i loro figli).

Il 26 gennaio 1873 vennero soppresse le Facoltà teologiche di Stato e non furono mai più ripristinate. Rimasero in vita solo quelle ecclesiastiche, i cui titoli di studio non erano riconosciuti dallo Stato.

La legge 23 giugno 1877, n. 3918 (esecutiva dal primo gennaio 1878, che regolava il nuovo ordinamento dei licei, dei ginnasi e delle scuole tecniche), abolì la figura del “direttore spirituale”.

Nel 1888 la commissione presieduta da Pasquale Villari, incaricata dal ministro Paolo Boselli di redigere i nuovi programmi per la scuola elementare, concludeva con una relazione del segretario Aristide Gabelli "lo Stato non può fare, né direttamente né indirettamente una professione di fede, che manchevole per alcuni, sarebbe soverchia per altri" (Relazione a S.M. sulla riforma dei programmi per le scuole elementari del ministro Paolo Boselli). Pertanto nei programmi del 1888 l'insegnamento della religione cattolica fu di fatto soppresso. Il regio decreto 16 febbraio 1888, n. 5292 (“Regolamento unico per l'istruzione elementare”), estendeva la facoltatività dell'insegnamento delle “prime nozioni dei doveri dell'uomo e del cittadino” a tutto il corso d'istruzione elementare a discapito dell'insegnamento della Religione cattolica.

Questa impostazione fu confermata nel 1894 dal ministro Guido Baccelli.

I programmi del 1905, scritti dal filosofo Francesco Orestano, segnavano la definitiva esclusione dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali. Pur confermando tuttavia il decreto 9 ottobre 1895, n. 623 e il Regio decreto 6 febbraio 1908, n. 150 che confermavano la facoltatività dell'insegnamento religioso che doveva essere tuttavia impartito “a cura dei padri di famiglia che lo hanno richiesto”, quando la maggioranza dei consiglieri comunali non decidesse di impartirlo a spese del Comune.

Il 14 gennaio 1908 veniva approvato a Roma questo ordine del giorno: “Il Consiglio Comunale di Roma fa voti perché Governo e Parlamento, in coerenza alle leggi vigenti, dichiarino esplicitamente estranee alla scuola primaria qualsiasi forma d'insegnamento confessionale”. Ciò è potuto avvenire perché dall’altra parte del Tevere non c’era più uno Stato sovrano, ma una sede religiosa cattolica come altre nell’ex Stato della Chiesa, solo il domicilio di un Papa.

La data dell’11 febbraio 1929 cambiò tutto.  C’era al governo italiano l’uomo della provvidenza, pertanto la Santa Sede era fiduciosa. Presto fu ripristinato lo Stato Pontificio, furono rimessi i crocifissi nelle scuole e in tutti i locali pubblici del Regno d’Italia.

La fondazione della Repubblica Italiana non ha modificato nulla. È addirittura stato catapultato nella Costituzione l’accordo del 1929, con l’articolo 7, come è noto, ma che comunque dice che i due stati sono sovrani e ciascuno agisce nel proprio ambito. Invece, con l’ultimo Concordato, la Repubblica Italiana si trova culturalmente in stato di soggezione ed è valorizzata la volontà clericale.

Ed ancora, ci sono altri passi del nuovo Concordato terribili che riguardano il capitolo finanziario. Ad esempio si legge che lo Stato italiano e i comuni devono “Tenere conto” delle opere di manutenzione e dei restauri delle chiese e degli edifici ecclesiastici, sempre perché le chiese sono “patrimonio culturale del popolo italiano”. Accade che giunte comunali approvino il rifacimento della facciata della cattedrale. Pur essendoci giurisprudenza favorevole ai comuni ricorsi in giudizio, tutto rimane come prima senza un passo verso la laicità dello stato.

Sono passati 35 anni con governi clericaleggianti, ormai invertire la rotta mi sembra difficile. Ma dobbiamo provare. Possiamo raccogliere i nostri cocci e ripartire.

L’insegnamento della storia dovrebbe esporre con cura e senza remore il “cinquantennio” nelle aule, eventualmente nell’ “Ora alternativa”. È necessario ed impellente insegnare la storia d’Italia ai giovani, quella scritta all’estero.

Michele Piccione

N.B Mi scuso per errori ed imprecisioni, spero che i concetti espressi sia chiari.

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