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GIU' LE MANI DA ALCE NERO

Di Giuliano l'Apostata | 30.12.2017


Una delle più viscide caratteristiche della Chiesa Cattolica è il concetto di ‘perdono’, col quale ricorrentemente essa cerca di sciacquarsi la coscienza dagli innumerevoli delitti che hanno contrassegnato la sua Storia. Tra i tanti, la sua partecipazione attiva al genocidio ed etnocidio dei Nativi americani.  Per citare un solo documento, basta leggere la Brevisima relacion de la destruicion de las Indias, di Bartolomé de las Casas (Oscar Mondadori), un frate domenicano sbarcato ad Haiti nel 1502, per rendersi conto della responsabilità diretta ed indiretta che la Chiesa ebbe nello sterminio.

Nel Nord America, fu la cultura cristiana protestante a farsi carico della strage; tra i moltissimi documenti, meritano certamente una lettura, a questo proposito, i libri di Domenico Buffarini (https://www.unilibro.it/libri/f/autore/buffarini_domenico). Definiti barbari e adoratori del Diavolo, gli Indiani d’America vennero quasi cancellati dal loro territorio ancestrale: si calcolano almeno 114 milioni di morti in poche centinaia d’anni.

Oggi tocca a loro godere del perdono cristiano, perché la Chiesa ha deciso di elevarne uno agli altari, il capo Lakota-Sioux Hehàka Sàpa, conosciuto come Alce Nero: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Primo-santo-pellerossa-americani-avvio-iter-per-Alce-Nero-Da-vescovi-ok-a-processo-capo-Sioux-ec570c72-a6f0-461f-baa4-a94a4c6b8f11.html.

Naturalmente, chiunque abbia studiato la Storia degli Indiani Nordamericani – e abbia letto il bellissimo “Alce Nero parla” di J.G. Neihardt, Adelphi Edizioni – sa benissimo quanto la visione del mondo cristiana fosse assente dalla cultura di Hehàka Sàpa, nonostante il tragico ‘lavaggio del cervello’ che gli venne imposto negli ultimi anni della sua vita.

Ma tant’è: al ‘perdono’ cattolico sempre si accompagna lo ‘arruolamento’, tendente a far sembrare il soggetto quel che non è mai stato e a creargli un passato cristiano che non gli è mai appartenuto.

Dopo il delitto, dunque, la vergogna e l’insulto. Non ci sono parole per stigmatizzarli, né vale la pena di spenderne altre.

Seduto accanto a Wakan Tanka, Alce Nero ride di queste miserie, e noi, pur piangendo la tragedia del suo Popolo, ridiamo con lui.

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