Marco Politi, Santa romana televisione, Il Fatto Quotidiano

Straripante, dilagante, monopolizzante” è la presenza della Chiesa cattolica e del Vaticano nelle trasmissioni televisive italiane. Il VII Rapporto sulla secolarizzazione in Italia, curato dalla Cgil Nuovi diritti e dalla Fondazione Critica liberale è arricchito quest’anno per la prima volta da un dossier su confessioni religiose e Tv, che testimonia la colonizzazione capillare che l’istituzione ecclesiastica attua nel sistema televisivo. Dall’analisi minuziosa del periodo-campione (settembre 2010 – agosto 2011) si ricava che in campo religioso regna praticamente solo un punto di vista: quello del Vaticano e della Chiesa cattolica intesa come vertice gerarchico. Minimale la presenza di ebrei, protestanti e musulmani. Nulla la testimonianza del pluralismo interno al cattolicesimo.
Nelle principali trasmissioni di attualità e approfondimento (Annozero, Ballarò, L’infedele, Matrix, Omnibus, Otto e mezzo, Porta a Porta, Report, Telecamere, Unomattina) sono apparsi nel periodo preso in esame 166 esponenti cattolici a fronte di 1 ortodosso, 4 ebrei, 2 buddisti, 6 musulmani.
Raiuno manda in onda 233 trasmissioni religiose unicamente cattoliche, di cui nessuna dedicata a protestanti, ebrei o musulmani (che in Italia superano il milione e mezzo e comunque registrano comunità di cittadini di nazionalità italiana originaria che raggiungono ormai più di cinquantamila fedeli). Le trasmissioni di protestanti ed ebrei, confinate su Raidue, vanno in onda dopo l’una di notte la domenica con una replica il lunedì mattina. Orari proibitivi. In termini di ore – su Raiuno, Raidue, Raitre, Canale5, Italia1, Rete4, La7 – alla Chiesa cattolica toccano 291 ore, agli ebrei 36, ai protestanti 42. Ma essendoci le repliche, le trasmissioni reali dedicate all’ebraismo e al protestantesimo vanno dimezzate: diciotto ore all’ebraismo, ventuno al protestantesimo. Per puro caso nel periodo-campione c’è stato un piccolo programma dedicato all’Islam: 1 ora e quarantuno minuti.
Scrive Enzo Marzo, direttore di Critica liberale, che gli “italiani con i loro comportamenti dimostrano una crescente autonomia rispetto alle direttive delle gerarchie cattoliche”. Ma la Chiesa istituzionale – grazie all’acquiescenza delle forze politiche – reagisce occupando posizioni di potere mediatico nel sistema televisivo. È evidente che sul piano delle notizie il Papa e il Vaticano – in forza del loro ruolo internazionale – abbiano una proiezione largamente maggiore della piccola comunità ebraica italiana o di quella valdese. Ma resta deformante e costituisce una manipolazione dell’offerta televisiva il fatto che la programmazione non mira minimamente a riflettere il grado di pluralismo e di varietà delle opinioni degli italiani in materia di religione, etica e valutazione delle posizioni dei soggetti confessionali.
L’obiettivo è di presentare una “Italia cattolica”, che gli stessi dirigenti ecclesiastici cattolici sanno non esistere più.
I dati raccolti dall’Isimm (un centro di ricerca su media e multimedialità) sono spietati. Nei principali talk-show e programmi di attualità il tempo riservato a personaggi cattolici è di 7 ore e 23 minuti. Agli ortodossi trentanove secondi, agli ebrei 5,34 minuti, ai buddisti 1,35 secondi, ai musulmani 14 minuti e mezzo.
Uniche isole di pluralismo la trasmissione “Uomini e profeti” su Radiotre e, più cautamente, “Frontiere dello spirito” su Canale5. I tempi di notizia sono totalmente sbilanciati a favore di Vaticano e Chiesa cattolica. Si veda il Tg1 nel primo trimestre 2011: 1,56 ora al Vaticano, zero ai musulmani, 28 secondi agli ebrei, tre minuti a tutte le altre confessioni. Ma anche La7 appare sbilanciata: 34 minuti alla Chiesa cattolica e trentasette secondi a tutti gli altri. PERSINO la fiction è monopolizzata. Nel periodo campione vi sono 268 fiction a soggetto cattolico contro 46 di altro genere religioso. Conclude il Rapporto: “La soppressione televisiva del pluralismo in materia di opinioni e sensibilità religiosa è una scelta politica consapevole”.
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