Lettera a un amico liberale sull’Ucraina

Risposta alle stimolanti osservazioni che mi sono state indirizzate dal liberale Mauro Antonetti, al quale va la mia gratitudine per avermi indotto a sforzarmi di chiarire ulteriormente il mio punto di vista.

 

Caro Mauro,

Sono davvero contento di leggerti, della Tua risposta così articolata.

Vedi, Tu dai per scontato, che noi rappresentiamo e incarniamo i valori della Democrazia-liberale. Soltanto che siamo abituati, siamo pronti, a difendere la causa della libertà con metodi “fascisti” e sto pesando le parole. In quest’ultimo mese, nel mio piccolo, ho sperimentato cosa significhi sostenere tesi non-conformiste, quando tutti i mass-media (i maggiori quotidiani, tutte le televisioni) sono schieratissimi nel sostenere una tesi opposta e fanno il lavaggio del cervello.

Un piccolo esempio: un quotidiano telematico, espressione di una particolare realtà regionale italiana (non la Sicilia), il quale aveva sempre pubblicato senza problemi i miei pezzi, quando ha ricevuto il mio articolo titolato Attivare il senso critico, senza chiedermi niente ha pubblicato il primo terzo ed ha omesso di pubblicare gli altri due terzi. Pensi che, nel Ventennio, le “veline” passate dal Regime alla stampa mirassero a risultati differenti? Pure allora si trattava di orientare i giornali, in modo sapessero preventivamente cosa era opportuno e cos’era non-opportuno pubblicare.

Sto facendo una fatica tremenda a provare a trovare qualche residuo spazio per argomentare il mio punto di vista. Che non interessa l’establishment: perché chi non è con loro, chi non giura fedeltà alla Nato con la mano sul cuore, è “putiniano”.

Quello di Putin è un regime illiberale. Siamo perfettamente d’accordo. È molto probabile che, se fossi vissuto in Russia, mi avrebbero arrestato come oppositore, o mi avrebbero ammazzato. Chiediti, però, se la Russia sia l’unico regime illiberale esistente al mondo.

Pensiamo alle caratteristiche politiche della Cina, di tutti gli Stati nei quali domina la religione islamica (dalla Turchia, all’Iran, a tutti i Paesi arabi, a partire dall’Egitto e dalla Arabia Saudita), alle caratteristiche dell’India, alla quale facciamo troppi sconti definendola una grande democrazia e che, invece, ha un governo molto nazionalista e tendenzialmente aggressivo nei confronti delle minoranze religiose non-indù. Senza contare i regimi dittatoriali dichiaratamente tali, tipo la Corea del Nord.

Diciamo che due terzi del mondo umano sono occupati da popoli non governati secondo il modello delle liberal-democrazie. Cosa facciamo? Dichiariamo guerra a tutti? Portiamo tutti i capi di Stato davanti a una Corte internazionale di giustizia con sede in Olanda, affinché siano giudicati e severamente condannati per aver commesso crimini contro i “diritti umani”? La legalità internazionale, così come l’avevano concepita Ugo Grozio e Immanuel Kant, doveva servire ad evitare nuove guerre. Gli attivisti dei diritti umani, nel loro significato ideologico propagandato dagli statunitensi e dagli inglesi, sono i peggiori guerrafondai. Vogliono “punire” tutti.

L’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, non funziona. Tu affermi che ciò dipende dalla circostanza che la Russia può mettere il diritto di veto e ne abusa. Io penso, invece, che l’ONU sia nata storicamente in base ad un patto fra i Paesi vincitori della seconda guerra mondiale. Infatti, i membri permanenti del Consiglio di sicurezza, ciascuno dotato del potere di veto, sono soltanto cinque: 1) Stati Uniti d’America; 2) Russia (in precedenza, Unione Sovietica); 3) Cina (prima nazionalista, poi comunista); 4) Regno Unito; 5) Francia. Inglesi e francesi, tuttavia, hanno da tempo perso i rispettivi imperi e, dunque, non hanno più, nella realtà, uno “status” corrispondente al ruolo di membro permanente.

Posto che l’ONU è poco più che una finzione, anche la tanto declamata “legalità internazionale” è una finzione. Contano gli interessi delle singole potenze. Gli Stati Uniti, attraverso la retorica dei “diritti umani”, sono pronti ad argomentare la “barbarie” della Russia, così come di ogni altro loro avversario politico (Siria, Iran, eccetera). Si lanciano accuse a getto continuo: coloro che, dal punto di vista degli Usa sono Stati “reprobi”, userebbero armi proibite da convenzioni internazionali, come le armi chimiche, i gas, eccetera.

Nei collegamenti televisivi odierni, riferiti alla situazione in Ucraina, si passa dall’immagine di un palazzo bombardato, all’immagine di un appartamento sventrato. Il tutto viene accompagnato sempre dallo stesso commento: che orrore! Che orrore! Sì, ma quando mai una guerra è stata una bella cosa?

Vogliamo pensare, soltanto un attimo, a come gli Stati Uniti d’America hanno combattuto le loro guerre? In Vietnam, come Ti ricorderai, usavano il napalm, ossia bruciavano vivi i combattenti avversari. Il crimine più efferato finora compiuto, il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, nel mese di agosto del 1945, è stato perpetrato dagli americani. La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è stata approvata dall’Assemblea generale dell’ONU nel mese di dicembre del 1948. Poco più di tre anni prima, nel mese di febbraio del 1945, l’aviazione degli Stati Uniti e del Regno Unito ha, letteralmente, raso al suolo la città di Dresda. Non un palazzo, non due palazzi. Che orrore! Che orrore! Ma l’intera città. Che era una fra le più belle d’Europa. Evidentemente, la popolazione civile di Dresda non era rilevante dal punto di vista dei diritti umani. La giustificazione data da americani ed inglesi è che era necessario accelerare la conclusione della guerra.

In assenza di una legalità internazionale – perché, ripeto, l’ONU è una finzione – gli statunitensi teorizzano che spetta loro punire con un “nodoso bastone” tutti i loro nemici, sempre presentati come spregiatori dei “diritti umani”. Chi dà loro questo diritto? C’è stata qualche investitura divina, della quale non siamo a conoscenza? Non si preoccupano neppure di salvare la faccia. Richiamo un episodio, avvenuto i primi giorni del mese di gennaio del 2020: l’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, compiuta nel territorio di uno Stato terzo, l’Iraq, mediante l’utilizzo di droni, attivati a distanza, che lanciavano missili.

Se volessimo richiamare e documentare tutte le malefatte, tutte le violazioni della legalità internazionale, tutti i comportamenti contrari ai diritti umani, addebitabili agli Stati Uniti d’America, non basterebbe scrivere un libro, non basterebbe scrivere un trattato articolato in più tomi, ma servirebbe un’enciclopedia. Vogliamo parlare dei “colpi di stato” organizzati in diversi Paesi dell’America latina e dell’America centrale? O anche in Grecia, per andare a realtà a noi più vicine? Vogliamo ricordare il fatto che l’Italia, sconfitta nella seconda guerra mondiale, è rimasta sempre un Paese a sovranità limitata? Vogliamo ricordare che c’è sempre stata una “manina” americana in numerose vicende, mai chiarite, dell’Italia repubblicana? Penso alla morte di Aldo Moro. Ucciso certamente dalle Brigate Rosse; ma è altrettanto certo che chi avrebbe dovuto impegnarsi per liberarlo ha fatto l’esatto contrario. Ha fatto di tutto perché Moro non ne uscisse vivo.

Voglio poi ricordare un particolare problema, a Te che ti interessi delle dinamiche dell’economia e le comprendi. Come sai, oggi, 24 marzo 2022, a Bruxelles non si riuniscono soltanto il Consiglio della Nato e il Consiglio Europeo, ma si riunisce pure il “G7”.

Come tutti sanno, fanno parte di questo gruppo quasi tutti gli Stati economicamente più avanzati. Tre Stati sono membri della Unione Europea: Francia, Germania, Italia. Gli altri quattro Stati sono: Regno Unito, Stati Uniti d’America, Canada, Giappone.

Meno nota la circostanza che la prima riunione del predetto gruppo (del quale allora non faceva ancora parte il Canada) avvenne nel 1975. Per rispondere ad una grave crisi prodottasi nella politica monetaria, nella dimensione internazionale. Quando Presidente degli Stati Uniti era Richard Nixon, nel 1971, fu evidente che il sistema dei cambi fissi tra le diverse valute, concepito a Bretton Woods circa trent’anni prima (nel mese di luglio del 1944) non potesse più reggere. A Bretton Woods si era posto fine al tradizionale criterio, seguito per secoli e secoli, secondo cui il valore di una moneta dipende dalla sua convertibilità in oro. Al posto dell’oro, si era deciso di adottare, come criterio di misura, il valore in oro del dollaro statunitense. Si assumeva che un’oncia (ossia, un dodicesimo di una libbra) d’oro corrispondesse a 35 dollari USA.

Con il predetto sistema, per lungo tempo gli Stati Uniti d’America godettero di una posizione di incomparabile vantaggio. Nel contempo, seguirono la prassi di scaricare gli oneri del sempre crescente debito pubblico statunitense sulle altre monete. Si stampavano dollari, ma quanti più se ne stampavano, tanto più era evidente che il loro valore reale diminuisse. Mantenendo i cambi fissi, le altre valute dovevano continuare a pagare l’equivalente di un dollaro del 1944, quando invece il dollaro si era molto deprezzato. Furono proprio alcuni Stati europei, come la Francia e la Germania (si intende la Repubblica federale tedesca, RFT), a denunciare il fatto che quella situazione era diventata non più sostenibile.

Gli Stati Uniti, a dispetto della loro “grandeur“, hanno un’economia molto più fragile di quanto comunemente si pensi. Sembra facile e furbo continuare a stampare dollari; ma la carta-moneta, quando non rispecchia i valori dell’economia reale, si deprezza e genera inflazione. Questo lo sanno tutti coloro che mastichino un po’ di economia. Si dà appunto il caso che la Cina oggi sia anche il maggiore creditore degli Stati Uniti. Di conseguenza, se lo ritenesse opportuno, potrebbe pure scatenare una tempesta monetaria.

Nell’approccio alla questione Ucraina ci sono, secondo il mio giudizio, tre evidenti falsità da confutare.

1) Non è vero che un qualunque Stato formalmente sovrano abbia il diritto di chiedere, ed automaticamente ottenere, l’adesione all’alleanza militare internazionale che preferisce. È evidente che quando uno Stato abbia un conflitto aperto con un altro Stato, come nella vicenda dei rapporti tra Ucraina e Russia, se un’alleanza militare internazionale (quale la Nato) accoglie una delle due parti contrastanti, ciò automaticamente significa che si schiera con essa e dà torto all’altra. In altre parole, non può sussistere un “diritto” astratto all’adesione; è necessario valutare, preliminarmente, le conseguenze dell’adesione negli equilibri politici globali. Almeno, chi è realmente interessato alla pace dovrebbe comportarsi così.

2) Non è vero che nell’odierna crisi ucraina ci sia una ed una sola circostanza che meriti di essere considerata: uno Stato sovrano ed indipendente è stato aggredito da un altro Stato. Si tratta di un criterio del tutto astratto, che ben si sposa con la ideologia dei “diritti umani” modello statunitense. Non ci sarebbe alcuna differenza tra il fatto che i russi abbiano scelto di combattere in Ucraina, o se, invece, avessero combattuto in qualunque altro territorio del pianeta. Mettiamo, in Portogallo, o in Senegal (facendo gli opportuni scongiuri per questi incolpevoli Stati, che cito solo a titolo di esempio). Tale visione prescinde, volutamente, dalla Storia. In altre parole, per i teorici dei diritti umani secondo la vulgata statunitense, è del tutto indifferente tenere conto delle relazioni pregresse tra Ucraina e Russia. Io tengo a ricordare il non trascurabile particolare che il filorusso Viktor Janukovyc, il quale aveva regolarmente vinto le elezioni presidenziali del febbraio 2010 ed era stato il legittimo presidente dell’Ucraina fino al mese di febbraio del 2014, fu, appunto nel mese di febbraio del 2014, privato del potere e costretto a riparare in Russia, per effetto di violente manifestazioni di piazza. Manifestazioni che sarebbe davvero ingenuo ritenere si siano determinate spontaneamente, come in Occidente si preferisce ritenere. I servizi segreti ed i servizi di intelligence degli Stati Uniti ne sanno più di qualcosa.

Aggiungo che per molti russi l’Ucraina è un pezzo della loro Patria. Questa non è soltanto una “fissazione” del presidente Putin.

3) Non è vero che, nel mondo odierno, nel ventunesimo secolo dell’era cristiana, ogni popolo sia “sciolto” da tutti i legami tradizionali, con la propria storia, con la propria cultura, con la propria religione, e possa liberamente, di punto in bianco, scegliere un percorso nuovo, che più gli aggrada. La libertà è uno dei beni in assoluto più preziosi. Ma bisogna avere ben chiaro che nel mondo umano nulla è “gratis“. Se davvero vuoi una cosa te la devi sudare, meritare, conquistare. Se ti senti oppresso da un vicino troppo potente e vuoi emanciparti dalla sua influenza, non basta assumere che puoi fare ciò che vuoi perché sei “libero”. Il vicino, infatti, avvertirà la tua volontà di emanciparti come una sua “deminutio“, come una scelta che lo danneggia sotto una serie di profili molto concreti e farà di tutto per resistere, per opporsi.

Il presidente Zelensky si è potuto permettere di sfidare ripetutamente la Russia, non per effetto di un’astratta libertà, ma in quanto faceva affidamento sul sostegno degli Stati Uniti d’America e della Nato. I quali molto gli devono avere promesso e molto lo devono avere incoraggiato ad andare, comunque, avanti.

La guerra tra Russia e Ucraina è stata come l’esplosione di un momento di realismo, in un mondo umano occidentale che si baloccava come se la Storia andasse avanti soltanto in forza degli ideali. Qui in Italia alcuni ritenevano che non potessero più scoppiare nuove guerre, perché la Costituzione della Repubblica italiana vieta la guerra …

Tante ingenuità, tanta ignoranza storica, tanto idealismo così stupido da non saper vedere l’inganno e l’ipocrisia sottintesi nella ideologia dei “diritti umani” modello statunitense, sono stati di colpo spazzati via. Questo, dal mio punto di vista è un bene, perché auspico un mondo umano composto da individui maturi e responsabili, non da “bambini desideranti”, poi piagnucolosi quando si accorgono che il Paese dei balocchi non esiste.

Ci sarebbero tantissime altre cose da puntualizzare; ma mi sono dilungato fin troppo. Non presumo di averti convinto. Spero soltanto sia chiaro che non mi sarei tanto sforzato di trovare argomenti, se non dessi importanza e peso alla tua opinione. Ricambio la stima.

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