223 milioni alle scuole private. L’associazione nazionale “per la scuola della repubblica” denuncia la gravità dell’elargizione

La conferma dei 223 milioni alle scuole private, annunciata da tempo, era prevista: l’unica cifra con un +, presente nelle previsioni della scorsa primavera, giustificata come “restituzione” (!) delle somme non elargite alle scuole paritarie dal precedente governo. Secca era stata la smentita del MIUR da parte del sottosegretario Rossi Doria a un convegno della CGIL a Bologna l’estate scorsa.
Ora è ufficiale: la somma di 223 milioni di euro verrà elargita alle scuole private paritarie, fuori dalla legge di stabilità, per agevolare il più rapidamente possibile (sono le parole di una parlamentare, Simonetta Rubinato del PD) le famiglie che si apprestano a iscrivere i propri figli alle scuole private.
L’Associazione “Per la Scuola della Repubblica” non può che prendere atto una volta di più delle nefaste conseguenze della legge 62/2000 che ha cancellato il limite tra la funzione dello Stato e l’iniziativa privata sul terreno dell’istruzione.
Si assiste grazie a questa legge di cui andrebbe chiesta a gran voce l’abrogazione, al capovolgimento del dettato costituzionale: tagli e restrizioni alla scuola dello Sato, contributi alle scuole paritarie. Ciò è tanto più doloroso in questo particolare momento di crisi economico finanziaria.
È il caso di rispondere alla Rubinato che la scuola dello Stato è fondata sulla libertà di espressione, è pluralista, laica, aperta a tutti e a tutte, ricca di modelli pedagogici, sede di confronto e di partecipazione democratica. Chi intende prendere le distanze da tutto questo, in nome della libertà di scelta educativa, è certamente libero di farlo ma, come recita l’art.33 della Costituzione “senza oneri per lo Stato”.
Gravissimo è infine che da parte di un’esponente del PD venga considerato positivamente il risparmio che reca allo Stato l’esistenza di scuole private sul territorio.
Come se la funzione non delegabile dello Stato sul terreno dell’istruzione potesse essere messa in alternativa all’iniziativa di qualsiasi privato, alla stregua di un qualunque “servizio ” pubblico.

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