Se n’è andata a 85 anni una voce che ha fatto la storia del femminismo italiano. Il suo pensiero, tagliente e mai banale, ha attraversato decenni, cambiando il modo in cui si parla di genere nel nostro Paese. Ha insegnato a guardare oltre le apparenze, a mettere in discussione certezze radicate, lasciando un’impronta indelebile nel dibattito e nelle lotte per i diritti delle donne.
Fin dagli anni Settanta, il suo lavoro si è distinto per un approccio rigoroso e innovativo, capace di mettere a nudo le dinamiche del patriarcato e le disuguaglianze di genere. Non si limitava a denunciare le ingiustizie: offriva strumenti concreti per smantellare le strutture di potere che continuano a escludere le donne.
Ha saputo coniugare il mondo accademico con quello dell’attivismo, partecipando a convegni, incontri con collettivi femminili e manifestazioni pubbliche. Così ha reso il suo pensiero accessibile e, allo stesso tempo, sempre rigoroso, guadagnandosi il rispetto ben oltre le aule universitarie.
Tra i suoi temi più discussi spiccano l’analisi del lavoro domestico visto come sfruttamento invisibile, la critica ai ruoli di genere tradizionali e lo studio delle radici culturali della violenza contro le donne. Per lei, la vera parità richiedeva cambiamenti strutturali, non solo leggi nuove.
Un aspetto chiave del suo impegno è stato il rapporto tra femminismo e politica. Ha raccontato con chiarezza gli ostacoli che le donne incontrano nei percorsi decisionali, mettendo in luce le dinamiche di esclusione e la necessità di nuove forme di rappresentanza.
Nel tempo ha ampliato i suoi orizzonti, riflettendo anche su globalizzazione e diritti delle donne nel mondo, dimostrando sempre una grande apertura verso i nuovi dibattiti internazionali.
Il suo contributo resta un punto di riferimento essenziale per il femminismo di oggi. Tante attiviste e ricercatrici hanno preso il suo lavoro come base per continuare a lottare e a sensibilizzare. La sua influenza si vede nelle nuove generazioni che portano avanti la battaglia per i diritti civili.
La sua morte segna la fine di un’epoca, ma anche la conferma di un impegno che continua a vivere, costruendo ponti tra passato e futuro. L’Italia perde una colonna del femminismo, e con lei una voce fondamentale nel confronto su potere, libertà e giustizia di genere.
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