Carlo Acutis: il primo santo millenial della Chiesa Cattolica

È Carlo Acutis, un ragazzo morto di leucemia a 15 anni nel 2006: secondo la Chiesa per sua intercessione sarebbero avvenuti due miracoli, necessari per la canonizzazione

Giovedì 23 maggio papa Francesco ha autorizzato il dicastero delle Cause dei santi, l’organo della Chiesa cattolica che si occupa delle canonizzazioni, a emanare un decreto per la canonizzazione di quindici persone, tra cui Carlo Acutis, un ragazzo morto a 15 anni nel 2006 per leucemia. Acutis, nato a Londra nel 1991 ma di origine italiana, sarà il primo santo millennial della Chiesa cattolica.

Carlo Acutis, il primo santo della generazione millenial della Chiesa Cattolica

Il processo di canonizzazione nella Chiesa cattolica richiede diverse condizioni e passaggi: il candidato deve essere morto da almeno cinque anni (a meno di una dispensa papale, come avvenuto per Giovanni Paolo II con Benedetto XVI), deve essere stato proclamato Servo di Dio e poi Beato, e deve avere almeno un miracolo riconosciuto se è morto martire, o due miracoli se non lo è.

Il dicastero delle Cause dei santi nomina un relatore che raccoglie testimonianze e prove dei miracoli, documenti che vengono poi esaminati in vari passaggi fino all’approvazione definitiva del papa.

Carlo Acutis: il primo santo millenial della Chiesa Cattolica
Carlo Acutis: il primo santo millenial della Chiesa Cattolica – Wikimedia Commons @Dobroš – Italialaica.it

 

Acutis era stato nominato servo di Dio nel 2018 e beatificato nel 2020, dopo che gli era stata riconosciuta l’intercessione per un primo miracolo.

Come ha spiegato il vaticanista Gian Guido Vecchi sul Corriere della Sera, secondo la Chiesa è Dio a compiere i miracoli, i santi intercedono solamente affinché venga compiuto.

Inoltre, aggiunge Vecchi, l’eventuale riconoscimento dell’intercessione del santo viene preceduto da un esame di una commissione medica, che non serve a certificare il miracolo ma a trovare una spiegazione scientifica al presunto fatto miracoloso: solo nel caso in cui la guarigione sia “istantanea, completa, duratura e scientificamente inspiegabile” viene presa in considerazione.

Nel caso di Acutis, la Chiesa attribuisce a lui la guarigione “miracolosa” di un bambino brasiliano di sei anni con pancreas anulare, dopo che il bambino ha toccato una sua reliquia.

Il 23 maggio, il dicastero ha riconosciuto un altro miracolo: la guarigione “miracolosa” di una ragazza del Costa Rica residente in Italia, che nel 2022 ha subito un grave trauma cranico cadendo dalla bicicletta.

Secondo il dicastero, la ragazza è sopravvissuta grazie all’intercessione di Acutis, dopo che sua madre è andata in pellegrinaggio ad Assisi per pregare sulla sua tomba.

Acutis è noto non solo perché è il primo santo della generazione millennial, ma anche perché è considerato un futuro “santo protettore” di Internet.

Durante la sua vita, utilizzava spesso strumenti digitali per evangelizzare e diffondere la fede cattolica. Tuttavia, esiste già un santo patrono di Internet ed è Isidoro di Siviglia, il genio enciclopedico che scrisse le “Etymologiae” ma, insomma, era pur sempre un uomo vissuto tra la fine del VI e l’inizio del VII secolo e del resto non se ne avrebbe a male, anche perché è già Dottore della Chiesa.

Acutis nacque nel Regno Unito da una famiglia italiana trasferitasi lì per lavoro, per poi trasferirsi a Milano con la famiglia all’età di 4 anni.

Nel 1998 ricevette la prima comunione, in anticipo rispetto all’età consueta, grazie a un permesso speciale di un sacerdote e dell’arcivescovo Pasquale Macchi.

Secondo il dicastero delle Cause dei santi, dopo aver ricevuto la cresima, Acutis progettò il nuovo sito internet per il volontariato dell’istituto Leone XIII, il liceo gesuita di Milano che frequentava.

Promosse e coordinò la realizzazione di spot per il volontariato e organizzò il sito internet della Pontificia Accademia “Cultorum Martyrum”.

Nell’ottobre 2006 si ammalò di leucemia promielocitica acuta, la forma più aggressiva della malattia, inizialmente scambiata per influenza. Morì il 12 ottobre all’ospedale San Gerardo di Monza e, come da lui richiesto, fu seppellito ad Assisi, in Umbria.

“Una presenza positiva, una di quelle persone che, quando ci sono, tu stai meglio, che ti aiutano a vivere”, raccontava al Corriere il gesuita Roberto Gazzaniga, ai tempi assistente spirituale al liceo classico Leone XIII di Milano: “Lo vedevo e mi veniva da dire: questo è un pezzetto di cielo per gli altri”.

Papa Francesco, nell’esortazione scritta dopo il Sinodo sui Giovani, aveva descritto Carlo come un modello di santità nell’era digitale: “Sapeva molto bene che i meccanismi della comunicazione e delle reti sociali possono essere utilizzati per farci diventare soggetti addormentati, dipendenti dal consumo, ossessionati dal tempo libero, chiusi nella negatività. Lui però ha saputo usare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, comunicare valori e bellezza”.

Le testimonianze raccolte durante la causa di beatificazione raccontano la vita di un ragazzo normale, nato a Londra in una famiglia della buona borghesia ambrosiana e cresciuto a Milano.

Ma Carlo aveva due qualità fuori dal comune: era un genio precoce dell’informatica e insieme mostrava, fin dalle elementari, una fede rara, scandita ogni giorno da messa, adorazione eucaristica, rosario, l’impegno come catechista, il volontariato nelle mense dei poveri, l’aiuto a senzatetto e bisognosi.

Al suo funerale c’era una folla che la chiesa non poteva contenere. Fu sepolto ad Assisi, come desiderava, e nel 2019 le sue spoglie sono state traslate al Santuario della Spogliazione, dove il giovane San Francesco, ottocento anni prima della morte di Carlo, si era tolto i vestiti ed era rimasto “completamente nudo davanti a tutti” da “vero innamorato della povertà”.

“Esprimiamo con esultanza la nostra gioia in unione con la famiglia – ha commentato il vescovo Domenico Sorrentino – specie il papà Andrea e la mamma Antonia, e tutti i devoti di Carlo sparsi nel mondo”.

La madre aveva raccontato: “Ho avuto la sensazione che sia morto da santo: ha affrontato la malattia sempre con il sorriso, mai un lamento, sostenuto dalla luce della fede. Non aveva paura. Diceva: “Muoio felice perché non ho mai sprecato un minuto della mia vita in cose che non piacciono a Dio”.

La cautela è sempre d’obbligo in questi casi, ma a Nocera Superiore, nel Salernitano, non si parla che di quanto accaduto a una donna che, dopo l’annuncio della santificazione del beato Carlo Acutis: Paola, poco più di 60 anni con evidenti problemi di deambulazione, dove si aiutava con le stampelle anche solo per pochi passi a causa dei dolori lancinanti, improvvisamente avrebbe sentito una sensazione di freddo che dai piedi si è propagata in tutto il corpo.

Subito dopo sarebbero spariti i dolori e riuscirà a camminare senza stampelle: la vicenza è stata raccontata ai fedeli dal parroco della chiesa di San Michele Arcangelodon Giuseppe Perano, nel corso della messa.

Sembrerebbe infatti che don Giuseppe, leggendo la notizia della santificazione, preso dalla gioia ha deciso di far suonare a festa le campane della chiesa: “È un’abitudine che abbiamo per annunciare la nascita di un bambino – racconta il sacerdote  con voce squillante – e infatti subito ho ricevuto la telefonata di un mio giovane parrocchiano, Alessandro, che mi ha chiesto chi fosse nato. Quando gli ho raccontato che il beato Carlo sarebbe diventato santo, ha deciso di far esplodere fuochi d’artificio”.

Ed è stato esattamente al suono delle campane che Paola ha avvertito un cambiamento delle sue condizioni di salute. Non sapendo cosa stesse accadendo, ha parlato con don Giuseppe, raccontandogli al telefono le sue sensazioni.

Quando il sacerdote le ha riferito la notizia di Carlo Acutis, molto amato in provincia di Salerno dove tornava ogni estate, Paola ha esclamato: “È stato il beato Carlo, mi ha fatto la grazia!”.

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