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Pena di morte e pena di vita

Il papa ha detto, pochi giorni prima che la Corte Costituzionale si pronunciasse sul referendum in tema di eutanasia: “La vita è un diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i credenti”. Il discorso lo ha poi sfumato, dicendo altresì che “risulta immorale l’accanimento terapeutico”. Ma balza ugualmente agli occhi l’attribuire, alla propria posizione, una validità universale. Se si contestasse tale attribuzione e si chiedesse “ma chi li fissa, i principi etici?”, la risposta sarebbe, in definitiva: “il magistero della Chiesa”. Col quale tuttavia, sono soltanto le persone cattoliche ad avere un rapporto.

Ma andiamo oltre, queste contestazioni abbastanza classiche: e tocchiamo un punto che mi pare abitualmente trascurato.

Perché mai cioè, se la vita è un diritto e la morte non va somministrata, la S. Sede mai l’abbiamo vista scendere in campo contro la pena di morte? Si prenda il caso degli Stati Uniti: dove l’episcopato critica Biden, poiché questi non si schiera contro l’aborto, ma nulla ha avuto da ridire sul notevole numero di esecuzioni capitali avutosi negli ultimi tempi, della presidenza Trump. Insomma, si ritiene che l’embrione abbia tanto diritto alla vita, quanto le persone che vedono la luce: e poi ci si disinteressa di quando, ad una persona, tale diritto viene negato per effetto di una sentenza.

Ancor più paradossale è la situazione se, accanto alla pena di morte, consideriamo appunto l’eutanasia. Intesa (come dall’attuale dibattito, in Italia) nel senso di una possibilità per chi soffre pene di accertata insopportabilità ed incurabilità, di imboccare un percorso medicalmente assistito per porre fine alla propria vita. Orbene, tale morte qualificabile come autonoma, vale a dire derivante dalla propria decisione di uscire da quella che può dirsi una pena di vita, la Chiesa la ritiene inammissibile. Mentre su una morte eteronoma, alla quale una persona vada incontro per decisione altrui -pur sempre soggetta per di più, al rischio di un errore giudiziario-, non risultano da parte della Chiesa obiezioni di principio e prese di posizione. Naturalmente, nel nostro paese oggi la pena di morte non esiste; ma chi potrebbe sostenere che la Chiesa si è fatta parte attiva, per la sua abolizione?

Anzi. Pochi giorni dopo il discorso pontificio, dal quale sono partito, ricorre l’anniversario del rogo di Giordano Bruno. La pena di morte, quindi, la Chiesa non soltanto manca di criticarla. Ma in passato, l’ha anche irrogata; un secolo e mezzo dopo tale rogo poi mettendo all’Indice, “Dei delitti e delle pene”, libro in cui Beccaria sappiamo bene cosa sulla pena di morte dicesse. Piacerebbe, quando il papa dice che la morte non va “somministrata”, vederlo allargare lo sguardo ad altri temi ed altri tempi!

Redazione

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