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In tempo di pandemia

La pandemia ha favorito chi mostra disinteresse per l’urgenza del quotidiano, ricco, invece, di novità nel mondo e nel nostro Paese.

Negli Usa è cambiato il partito di governo, in Cina e in Russia nulla è cambiato, in Europa e nel mondo arabo le solite tensioni, in Israele l’era è alla fine: l’era Netanyahu. Nella Chiesa cattolica ci sono le dimissioni, respinte dal papa, da arcivescovo di Monaco-Frisinga del cardinale Reinhard Marx.

In Italia è cambiato il segretario del Pd, che è il partito di governo, e l’ex presidente Consiglio Conte si è imposto a gestire le crisi emerse del

Movimento Cinque Stelle. Anche a destra i rapporti sono mutati per rapido aumento del potere di Meloni nei confronti di Salvini, mentre Berlusconi propone di creare un unico movimento.

In questo contesto si svolgeranno le prime elezioni che, seppure solo amministrative, costituiranno un test significativo degli orientamenti elettorali in questa fase di profonde trasformazioni generazionali oltre che sociali. Stanno, infatti, giungendo a conclusione processi che hanno svuotato i partiti tradizionali creando un elettorato molto volubile, per di più, anche le nuove aggregazioni si stanno disgregando. Particolarmente a destra, l’individuazione dei candidati incontra gravi difficoltà e altrettante la formazione delle liste, anche per questo non è fissata la data delle elezioni.

Nella Chiesa cattolica italiana, nel contempo si sta indicendo il Sinodo, che va a coincidere con la crisi di cui si è detto, risolta al momento dall’intervento del papa che ha respinto le dimissioni del cardinale Marx con l’approvazione di tutta la Chiesa.

Contestualmente gli dà anche ragione su tutta la linea: Francesco scrive in una lettera diffusa dalla sala stampa vaticana che la Chiesa non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia: la Chiesa non può continuare a nascondere la testa sotto la sabbia («la politica dello struzzo non porta a niente»), deve accettare la «catastrofe» che essa stessa ha contribuito a produrre, rinunciare all’«ipocrisia» che spinge a «dissimulare» e a «seppellire» le proprie colpe, deve «vergognarsi» e cambiare radicalmente strada, con una riforma vera, sia personale che collettiva, e non con qualche ritocco cosmetico, come è stato fatto per troppo tempo……Tutta la Chiesa sta in crisi a causa della questione degli abusi, la Chiesa oggi non può compiere un passo avanti senza accettare questa crisi.

Forse si può sperare che in questa stagione elettorale sia definitivamente chiuso il tempo dell’interventismo ecclesiastico nella politica italiana.

Redazione

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