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Frutta e Verdura, al supermercato prediligi sempre la freschezza: tutte le inside dei prodotti confezionati

La comodità offerta dalla IV gamma libera i consumatori dall’onere della preparazione ma solleva questioni importanti su qualità nutrizionale ed impatto ambientale.

Dalle insalate in busta agli spinaci lavati pronti da cuocere, fino alla frutta tagliata e sbucciata, chi ha a cuore l’ambiente non può che rabbrividire di fronte agli scaffali dei supermercati pieni di frutta e verdura già pronte all’uso, quasi sempre confezionate in plastica.

Frutta confezionata (Italialaica.it)

Uno scenario che ci ricorda quanto sia urgente riconsiderare le nostre scelte di consumo.

Gli svantaggi di frutta e verdura già pronte

La principale critica da fare a questi prodotti è, ovviamente, l’uso massiccio di plastica per il confezionamento. In Italia, come in Francia, l’impatto ambientale della plastica monouso è una questione sempre più urgente da risolvere e nonostante le leggi europee che mirano a ridurre l’uso di plastica, la frutta e la verdura confezionate rappresentano ancora una grande fonte di rifiuti plastici.

In particolare, i prodotti di IV gamma spesso sfuggono alle restrizioni sulla plastica nelle confezioni.

Un altro aspetto rilevante riguarda il prezzo. La frutta e la verdura già pronte costano significativamente più rispetto ai loro equivalenti sfusi. Questo è dovuto alle diverse fasi di lavorazione che richiedono manodopera e risorse aggiuntive. Per esempio, una vaschetta di fragole, mango, kiwi e ananas può costare fino a 14,50 €/kg; un prezzo che dovrebbe far riflettere sulla reale convenienza di questi prodotti.

Verdura confezionata (Italialaica.it)

Gli esperti francesi sottolineano anche la perdita di vitamine e nutrienti durante la lavorazione e il confezionamento. Lavaggi intensi e atmosfere modificate possono ridurre significativamente il contenuto vitaminico dei prodotti ortofrutticoli.

Le insalate confezionate possono perdere fino al 40-50% della vitamina C in una settimana. Anche la frutta pretagliata può subire perdite simili a causa dell’ossidazione. Il risciacquo intensivo necessario per eliminare ogni potenziale contaminante provoca anche una notevole perdita delle vitamine del gruppo B.

Anche in Italia questo è un punto che non dovrebbe essere trascurato dato l’alto valore attribuito alla qualità nutrizionale dei cibi.

La mancanza d’obbligo nell’indicazione dell’origine dei prodotti confezionati rappresenta un’altra criticità evidenziata dagli esperti della rivista francese 60 Millions de Consommateurs: attualmente non è obbligatorio specificare l’origine per i prodotti “pronti al consumo”. Tuttavia dal 1° gennaio 2025 si prevede un cambiamento normativo da parte della Commissione Europea riguardo questa tematica.

Roberto Arciola

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