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Digiuno del 17 di Tamuz

Dopo la nota sullo Shavuot (vedi http://www.italialaica.it/gocce/51210 ) sono giunti molti inviti a continuare nella conoscenza delle festività ebraiche. Ripetiamo che non è nello specifico di questo sito “istruire” sulle religioni, ma siamo certi che una maggiore conoscenza delle diverse realtà religiose, o culturali che siano, sia elemento indispensabile perché la tolleranza acquisisca il suo massimo significato positivo che è quello della parità di dignità e del pari diritto al rispetto per ogni Esistenza.

Mirella Sartori

Digiuno del 17 di Tamuz

Il digiuno del 17 di Tamuz (quest’anno il 15 luglio) apre un periodo di tre settimane in ricordo della rottura delle Tavole della Legge da parte di Moshè e della breccia nelle mura di Gerusalemme.

Il Tempio distrutto è il Muro del pianto, il Kotel, un luogo in cui nessun turista e nessun papa, pop o rinascimentale che sia, si sottrae al suggestivo rito di inserire tra le sacre fessure un cartiglio con scritti i propri desiderata. Si avvereranno mai? Giacché siamo nel campo dell’irrazionale è obbligo dire che non si deve divulgare il contenuto del bigliettino, cosa che regolarmente fanno i papi che raccontano sempre di aver scritto pace shalom salaam. Perché digiunare per ricordare eventi infausti della storia se la città e il Tempio di Gerusalemme sono stati ricostruiti? Una domanda che fu posta al profeta Zaccaria (8:19) che rispose che in futuro tutti questi giorni sarebbero diventati di gioia e di festa.

Ripensare le date serve a non diventare indifferenti e a riscoprire che quello che si eredita dal passato deve essere riconquistato ogni volta per poterlo possedere veramente. Digiunare per ricordare i dolori del proprio popolo è un dovere per l’ebreo pio, ma la data è anche una meditazione laica e civile che ispiri il desiderio di riflettere sugli errori della nostra storia, anche quella più recente, con la volontà che si riesca prima o poi a ripararli.

Redazione

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