
Negli ultimi anni, l’Italia ha cominciato a scrollarsi di dosso l’etichetta di paese sedentario. I dati Istat raccontano una storia di piccoli passi, anzi, di passi più lunghi verso l’attività fisica. Non si tratta di un cambiamento netto, ma di una tendenza chiara: sempre più italiani scelgono di muoversi. Eppure, la differenza tra Nord e Sud è evidente. Mentre al Nord si corre e si pedala con più frequenza, al Sud la mobilità rimane più limitata. Un’Italia che si muove, ma non tutta allo stesso ritmo.
Sedentarietà in calo, ma il cambiamento è ancora fragile
Secondo l’Istat, nel 2024 si registra un calo storico delle persone che non praticano attività fisica regolare. Il segnale più forte arriva dai giovani e dagli abitanti delle città, dove aumentano le opportunità di movimento. Le campagne di sensibilizzazione e la crescita di palestre, parchi e piste ciclabili stanno spingendo sempre più italiani a scegliere una vita più attiva, anche con semplici passeggiate o sport amatoriali.
Ma non è ancora una rivoluzione: la sedentarietà resta un problema, soprattutto tra gli anziani e in aree dove la mobilità è limitata da infrastrutture carenti o da abitudini radicate. Molti si muovono poco per motivi di lavoro o mancanza di tempo, nonostante la crescente consapevolezza dei rischi legati a uno stile di vita troppo fermo. Il cambiamento si costruisce giorno dopo giorno, ma non tutti riescono a staccarsi dai vecchi schemi.
Nord e Sud agli antipodi: un’Italia divisa anche nell’attività fisica
I dati Istat mostrano un’Italia spaccata in due quando si parla di sport e movimento. Al Nord, la percentuale di chi fa attività motoria è decisamente più alta rispetto al Sud e alle isole. Le regioni settentrionali beneficiano di città attrezzate per camminare e pedalare, con piste ciclabili, parchi accessibili e politiche locali che puntano alla salute pubblica. Anche il livello di istruzione e la maggiore consapevolezza dei vantaggi del movimento giocano un ruolo importante.
Al Sud, invece, la sedentarietà resta ben radicata. Mancano spesso strutture sportive adeguate, aree verdi attrezzate e si scontano difficoltà socioeconomiche che frenano una pratica regolare dell’attività fisica. In molte comunità, lo stile di vita più statico è favorito dalla carenza di spazi sicuri e dalla difficoltà di accesso a impianti di qualità. Le differenze tra Nord e Sud non sono solo numeri: si tratta di un divario culturale e sociale che rallenta la diffusione di abitudini più sane nel Mezzogiorno.
Salute pubblica a rischio, serve un piano serio e mirato
La diminuzione della sedentarietà è una buona notizia per la salute pubblica, visto che fare sport aiuta a prevenire malattie come infarti, diabete e obesità. Ma i divari territoriali rischiano di allargare le disuguaglianze, penalizzando soprattutto le persone del Sud, già spesso in difficoltà sul piano economico e sociale.
Di fronte a questi numeri, servono interventi concreti e mirati. I governi locali e quello nazionale devono investire di più in strutture sportive e campagne di informazione dedicate ai gruppi meno attivi. Favorire la mobilità a piedi e in bicicletta, aumentare le attività sportive gratuite o a basso costo, promuovere una cultura della prevenzione sono passi fondamentali per un’Italia più sana e più equilibrata.
Le sfide sono tante, ma i segnali di miglioramento incoraggiano a non mollare. Il percorso verso una popolazione più attiva passa da scelte precise e da uno sforzo condiviso tra istituzioni, cittadini e associazioni sportive. Anche nelle zone più svantaggiate, il movimento può diventare una leva di benessere e riscatto per tutti.
