Gabrielli editori, Verona 2022, pagine 176, € 11,99 – € 17,00
Prefazione di Corradino Mineo
«Da decenni le lettere – qualche altro scritto, qualche copia delle mie – erano riposte in una cartella azzurra della libreria. Le ho riprese in mano una alla volta, lette una dopo l’altra e ho scritto come se riavvolgessi un nastro registrato. La registrazione, infatti, di un lungo e importante e fantastico cammino di vita. Nelle lettere lei, io, le altre, gli altri, i luoghi, i tempi, la storia di un Paese.» Ileana Montini
È la storia di un’amicizia. Quella fra Lidia Brisca Menapace (1924 – 2020), partigiana, pacifista, cattolica, femminista, donna dal radicato impegno politico, e Ileana Montini (1940), intellettuale e giornalista, anche la sua un’esistenza vissuta all’insegna dell’impegno politico e sociale. La prima lettera del 1968, l’ultima del 1991. Le lettere occupano un lungo tempo segnato da eventi nazionali e internazionali di grande rilevanza storica, come la caduta del muro di Berlino nel 1989. Ma anche dalla varietà di percorsi del femminismo e dalle trasformazioni all’interno della sinistra, intrecciando frammenti di vita, emozioni, sentimenti e profonde riflessioni politiche. Nonostante la Storia avesse separato i tanti protagonisti dei mitici anni ’60 e dei ’70 di piombo, Ileana e lidia sono rimaste unite. Uno dei motivi del loro rapporto può cercarsi nelle comuni origini nella Democrazia Cristiana, come scrive Corradino Mineo nella Prefazione. «Entrambe è come se si fossero iscritte alla Direzione della DC. E si fossero trovate lì quando tutto ha preso a cambiare. Deputate a esercitare una certa libertà di pensiero nel movimento femminile.
Delegate ad afferrare umori che ormai scappavano al Partito-Stato. Ma aduse “al dissenso disciplinato”». Il lettore troverà nelle lettere «le stimmate» delle origini di questa straordinaria amicizia. «Il bisogno che tutto cambi, per poter cambiare noi stessi. E la ricerca del “concreto”, per trasformare l’eresia in verità».
ILEANA MONTINI, è stata insegnante, pedagogista e psicoterapeuta. Come giornalista ha scritto sui quotidiani l’Avvenire d’Italia diretto da Raniero la Valle e “il manifesto”, e su vari periodici come Testimonianze, Com-NuoviTempi, Reti, Lapis, Noidonne, Ècole. È stata una dirigente del Movimento Femminile del partito democristiano, prima di lasciarlo per aderire al Pdup-manifesto.
LIDIA MENAPACE. Nata a Novara nel 1924 e dopo l’8 settembre 1943 aveva aderito alla lotta partigiana come staffetta. Si era laureata all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano diventando subito docente di lingua Italiana e metodologia degli studi letterari. Dopo l’esperienza nella FUCI (Federazione Universitari Cattolici Italiani) aderisce alla Democrazia Cristiana. Nel 1968 esce dalla DC dando le dimissioni dal Consiglio Nazionale e dal Comitato Centrale del Movimento Femminile. Nel 1969 partecipa alla creazione del quotidiano “il manifesto”. Nel 1991 si iscrive a Rifondazione Comunista diventandone senatrice nel 2006. È stata molto attiva anche come saggista nel movimento femminista e nel movimento per la pace. È morta a Bolzano nel dicembre del 2020 a causa del Covid 19. I suoi libri autobiografici: Io, partigiana, Manni editore, 2014. Canta il merlo sul frumento. Il romanzo della mia vita, Manni, editore, 2015
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