«Da oggi, il cognome non sarà più solo quello del padre». Così si legge nelle aule dei tribunali italiani, dove una nuova legge ha appena cambiato le regole del gioco. Fino a ieri, la tradizione imponeva il solo cognome paterno ai figli; oggi, invece, madre e padre possono trasmettere entrambi i cognomi. Un cambiamento che ha scatenato discussioni accese, non solo tra gli avvocati ma anche nelle famiglie. C’è chi applaude questa svolta come un passo verso una maggiore parità, chi invece teme complicazioni pratiche e burocratiche. Non è solo una questione di nomi: è uno scontro tra rigide abitudini e un’Italia che prova a rimettere in gioco la propria identità, tra diritto e cultura, tra passato e futuro.
La possibilità di attribuire ai figli entrambi i cognomi nasce per dare pari peso a mamma e papà, superando un retaggio patriarcale che in Italia era ancora forte. La legge, entrata in vigore da poco, ha modificato le regole sulla trasmissione del cognome: prima era quasi sempre obbligatorio usare solo quello paterno, salvo eccezioni. Ora i genitori possono accordarsi liberamente: si può scegliere il cognome del padre, quello della madre, o entrambi in ordine a piacere.
Questa libertà ha spinto a rivedere il codice civile e i registri dello stato civile, con conseguenze anche sui documenti ufficiali: carta d’identità, passaporto, patente. Le amministrazioni locali devono fare i conti con questi cambiamenti e garantire che la legge venga rispettata. In alcuni casi i giudici sono stati chiamati a decidere quando i genitori non si mettevano d’accordo o quando c’erano errori nell’attribuzione. Finora, la giurisprudenza sembra accogliere con favore l’idea di parità tra genitori alla base della norma.
Il doppio cognome tocca un nervo scoperto della cultura italiana, abituata per decenni a identificare la famiglia col cognome del padre. Con la nuova legge, molte famiglie si trovano davanti a una scelta che può rompere con tradizioni consolidate: usare il cognome della mamma insieme a quello del papà cambia il modo di vedere l’identità e la discendenza.
La maggior parte sceglie ancora di mantenere solo quello paterno o di aggiungere quello materno dopo. Molto meno diffuso è l’uso del cognome materno come primo o l’alternanza tra i due. Questo cambiamento riflette una società che cerca modelli familiari più equilibrati e meno gerarchici. Ma in alcune zone o ambienti più conservatori il vecchio sistema resiste ancora. Restano inoltre problemi pratici, per esempio nella grafia uniforme del doppio cognome sui documenti, nelle scuole o negli impianti sportivi.
L’introduzione del doppio cognome ha messo sotto pressione gli uffici anagrafici nel 2024. Registrare e aggiornare i dati delle persone è diventato più complicato: i database, i software e i sistemi pubblici – dalla sanità alle scuole – hanno dovuto adattarsi a questa novità.
Questo si traduce in ritardi e maggiori costi, soprattutto quando i ragazzi diventano maggiorenni e devono rifare o aggiornare i documenti. Non mancano problemi di coordinamento tra i registri dello stato civile e gli altri archivi, con conseguenti disagi per cittadini e funzionari. Anche i tribunali hanno dovuto aggiornare procedure e criteri per gestire le questioni legate al cognome. Nel privato, aziende e istituzioni si sono affrettate a sistemare i loro archivi per evitare errori o incongruenze.
Nonostante tutto, la crescente digitalizzazione dei servizi pubblici lascia ben sperare che presto tutto sarà più semplice e veloce.
L’Italia arriva un po’ in ritardo rispetto ad altri Paesi europei, come Spagna, Portogallo e Francia, dove il doppio cognome è ormai una prassi consolidata da anni. In quei Paesi esistono regole precise sull’ordine dei cognomi e su come si trasmettono di generazione in generazione, dando spunti interessanti per capire le conseguenze sociali e legali.
Il nostro Paese comunque si allinea alla tendenza europea verso più flessibilità. Si prospetta un futuro con scelte ancora più ampie: magari sarà possibile cambiare cognome più facilmente o registrare nomi composti. Alcune proposte in Parlamento parlano persino di permettere cognomi non legati ai genitori, per rispondere alle esigenze di famiglie adottive o monoparentali.
Il dibattito pubblico resta aperto, in bilico tra tradizione e nuovi modelli di famiglia. Nel frattempo le famiglie italiane cercano di trovare un equilibrio tra vecchio e nuovo, costruendo la loro identità anagrafica in un’Italia che cambia.
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