Al Centro di Riferimento Oncologico di Pisa, il personale sanitario si ritrova incastrato in una trappola invisibile: ogni settimana, circa 19 ore vengono sottratte all’assistenza diretta ai pazienti. Dietro a questa perdita di tempo, non c’è un problema clinico, ma una montagna di carta e procedure burocratiche che rallentano il lavoro quotidiano. Mentre medici e infermieri lottano con modulistica e scartoffie, il vero tempo per prendersi cura delle persone si assottiglia, e la qualità delle cure ne paga il prezzo.
Al CIPOMO, uno dei poli oncologici più importanti del Paese, la burocrazia si mangia ore preziose che potrebbero essere spese accanto al malato. Quelle 19 ore settimanali sono una media calcolata analizzando le attività di medici e infermieri: moduli da compilare, pratiche da gestire, firme da mettere. Tutto questo pesa come un macigno, soprattutto perché molte di queste incombenze potrebbero essere svolte da personale amministrativo dedicato.
Il nodo sta nella mancanza di una chiara distinzione tra lavoro clinico e compiti burocratici. Così, chi dovrebbe curare si ritrova a fare anche il “funzionario”, perdendo tempo e concentrazione. Col tempo, questo sistema rallenta le procedure e abbassa la qualità del servizio.
Non è solo una questione di numeri: il carico di burocrazia pesa anche sulla testa del personale sanitario, che si trova stressato e meno concentrato sul paziente. Il rischio è una riduzione della collaborazione all’interno del reparto e un generale calo di efficacia.
Serve un cambio di passo deciso. Tra le soluzioni più indicate c’è l’assunzione di personale dedicato esclusivamente alla burocrazia, così da togliere questo peso a medici e infermieri e restituire loro quelle 19 ore settimanali da investire sui pazienti.
Un altro fronte importante è la digitalizzazione: sistemi informatici più semplici e integrati possono tagliare drasticamente i tempi dedicati alla carta. Immaginare una piattaforma che automatizzi la compilazione, archivi i dati in modo elettronico e permetta una condivisione rapida delle informazioni cliniche non è un sogno, ma una necessità per velocizzare il lavoro e ridurre gli errori.
Infine, serve riorganizzare i flussi di lavoro, separando in modo netto le responsabilità. Definire bene i ruoli permetterebbe al personale sanitario di concentrarsi sulle cure, mentre ad altri andrebbero affidate le pratiche amministrative.
Ogni ora sottratta ai pazienti pesa sulla qualità dell’assistenza. In reparti come quelli del CIPOMO, dove l’attenzione personalizzata fa la differenza, perdere anche solo qualche ora significa meno tempo per ascoltare, osservare e adattare le terapie.
Chi deve dividersi tra visite e scartoffie rischia di perdere dettagli importanti o di non seguire con la dovuta attenzione i casi più delicati. Il carico di lavoro amministrativo può causare ritardi nelle visite e nelle cure, mettendo a rischio l’efficacia dei trattamenti.
Non va poi dimenticato il supporto psicologico e informativo, fondamentale in oncologia. Se il personale è preso dalla burocrazia, si riducono le occasioni per offrire ascolto e conforto ai pazienti.
Dietro questa situazione ci sono regole e normative complesse, spesso rigide. In molte regioni, incluso dove opera CIPOMO, le leggi sulla responsabilità professionale e sulla privacy impongono controlli severi sui documenti clinici, limitando la possibilità di delegare alcune attività.
Queste misure, nate per proteggere i pazienti, finiscono però per complicare la vita degli operatori e appesantire il lavoro quotidiano. La mancanza di regole più flessibili e di linee guida chiare sui compiti delegabili è una delle cause principali del tempo perso.
Serve un intervento normativo che chiarisca cosa può essere affidato ad altri, senza però mettere a rischio la tutela del paziente. Una collaborazione più stretta tra istituzioni, amministrazione e operatori è fondamentale per cambiare passo.
Dal personale del CIPOMO arrivano racconti di giornate divise tra visite, terapie e montagne di documenti. Medici e infermieri esprimono frustrazione per la sensazione di perdere di vista il paziente a causa degli adempimenti burocratici.
Le richieste più frequenti sono chiare: più personale di supporto, procedure più semplici e tecnologia più efficiente. Alcuni propongono anche formazione specifica per chi si occupa di pratiche, così da garantire professionalità senza appesantire chi cura.
Questi cambiamenti non migliorerebbero solo il lavoro del personale, ma avrebbero un effetto diretto sulla sicurezza delle cure e sul benessere dei malati. In oncologia, dove ogni minuto conta, restituire tempo ai pazienti non è un lusso, ma una necessità urgente.
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