Primo essere umano contagiato dall’Aviaria: l’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità adesso preoccupa tutti. Cosa sta accadendo.
Ora è ufficiale: c’è una persona contagiata dal virus dell’Aviaria. A ribadirlo è l’Oms che ha fatto alcune precisazioni, non prima però di aver sottoposto il paziente a tutta una serie di controlli.
La situazione è sotto il controllo del personale sanitario che si sta prendendo cura dell’uomo. Si tratta di una novità non di certo positiva, anzi. L’allarme è stato lanciato e adesso tocca agli esperti comprendere come si evolverà il tasso di infezione.
Il primo caso di contagio umano da virus dell’influenza aviaria H5N1, virus che circola fra i bovini da latte, è stato scoperto negli USA. L’uomo presentava congiuntivite con emorragia da entrambi gli occhi: al momento la sua vista non sarebbe in pericolo. A confermare la notizia è l’agenzia stampa AdnKronos.
Si tratta di un lavoratore di un’azienda lattiero-casearia del Texas il cui caso è diventato di dominio pubblico da circa un mese. Ora, però, il caso è stato ampiamente descritto sulla rivista New England Journal of Medicine. E proprio per far comprendere di cosa stiamo parlando, gli esperti hanno pubblicato la foto che mostra gli occhi del paziente.
“Infezioni umane sporadiche da virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai) A(H5N1), con un ampio spettro di gravità clinica e un tasso di mortalità cumulativo superiore al 50% sono state segnalate in 23 Paesi in più di 20 anni“, si legge in una lettera diffusa dagli autori della ricerca.
E proprio nel paziente del Texas è stata riscontrata una infezione da virus Hpai A(H5N1), “con la mutazione ‘PB2 E627K’, che è stata associata a un adattamento virale a ospiti mammiferi e individuata precedentemente in uomini e altri mammiferi infettati da virus Hpai A(H5N1) o da altri sottotipi virali di influenza aviaria, inclusi A(H7N9) e A(H9N2)“.
Al momento “non sono stati identificati marcatori genetici associati a una ridotta suscettibilità ai farmaci antivirali antinfluenzali approvati dalla Food and Drug Administration“, conclude la nota. In ogni caso, però, questi virus sono a disposizione e potrebbero servire, qualora necessario, per produrre dei vaccini. Gli esperti hanno comunque accertato il passaggio dall’animale all’essere umano, con tanto di pericolo per una possibile diffusione del virus.
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