Società Laica e plurale

8-10-2000

La Società laica e plurale è un punto di incontro unitario di gruppi, comitati, associazioni e riviste - di diversa ispirazione culturale e politica - impegnati nella battaglia per la laicità. E’ nata dall’esperienza della raccolta di firme sul “Manifesto laico” del novembre 1998 e ha organizzato alla fine dello stesso anno un convegno sul “Manifesto laico” e nel giugno 2000 uno su “Libero Stato e libere Chiese”. La società non si limita alla difesa, pur necessaria in questo momento, dei valori laici garantiti dalla Costituzione. Essa intende favorire e promuovere il confronto, il reciproco arricchimento e la ricerca comune per elaborare un’efficace e moderna cultura della laicità, sempre più urgente nella società multietnica e multiculturale che si va configurando. La Società laica e plurale auspica che tutti coloro che si riconoscono nei valori laici si sentano responsabili e si impegnino concretamente per la loro affermazione Il quotidiano online Italialaica, voce della Società, per ora, sarà gestito da cinque associazioni e riviste: “Carta 89, “Critica liberale”, ”Lettera internazionale”, ”Noi” e “Scuola e Costituzione”, ma attende la partecipazione, le critiche, i suggerimenti di quanti, singoli o gruppi, credenti o non credenti, non vogliono rimanere inerti di fronte all’offensiva politica dei clericali e degli integralisti.

Presidenza della Società laica e plurale

Società laica e plurale  è nata con il seguente comitato di presidenza:

Alessandro Galante Garrone - Vito Laterza - Enzo Marzo - Indro Montanelli - Rossana Rossanda – Paolo Sylos Labini

email: societalaica@libero.it

DICHIARAZIONE SULLA LAICITÀ DELL’EUROPA

Redatta a conclusione del Convegno 2004: Una costituzione laica per l’Europa, organizzato da Società laica e plurale a Roma il 9 febbraio 2002.

Si sono levati in questi mesi alcuni appelli affinché il nuovo assetto costituzionale dell’Unione europea faccia esplicito riferimento a un retaggio culturale cristiano del nostro continente.
Tale riferimento risulterebbe escludente per gli europei che non si riconoscono né in quella, né in altre, né in alcuna tradizione religiosa: tanto più se qualcuno pretendesse poi di dedurne criteri interpretativi generali dei trattati e delle leggi europee. D’altra parte, riteniamo che i testi legislativi e costituzionali non siano il luogo deputato a definire con una etichettatura la composita identità storica e culturale dell’Europa, identità che solo il libero confronto, il libero dibattito pubblico, la libera ricerca, l’evoluzione della coscienza civile possono preservare ed arricchire. Enunciazioni che pretendessero di sostituirsi d’autorità a tale libero confronto, a ingessarlo e circoscriverlo, con una decisione politica adottata dai governi o con un voto a maggioranza, renderebbero un pessimo servizio in primo luogo ai valori e alle tradizioni culturali europee.
Riteniamo necessario che il futuro assetto costituzionale dell’Unione europea stabilisca solennemente il principio della rigorosa laicità delle istituzioni. La pari dignità di tutti i cittadini, il pieno rispetto della libertà religiosa e di coscienza e dell’identità di ogni individuo sono infatti possibili solo dove le istituzioni pubbliche si mantengono rigorosamente neutrali rispetto alle convinzioni di ciascuno. E sono proprio tali libertà a definire il tratto più caratteristico e prezioso del patrimonio civile e culturale dell’Europa.
Inoltre, in una società sempre più secolarizzata, come si avvia ad essere quella europea, stabilire privilegi o primati di dignità per una o più particolari confessioni favorirebbe la pratica deleteria dei concordati e delle intese, e porrebbe anche le premesse per conflitti esplosivi nel prossimo futuro.
Solo l’esplicita affermazione della laicità delle istituzioni evita ogni discriminazione e ogni arrogante pretesa di egemonia sulle coscienze individuali.
Roma, 9 febbraio 2002