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Giulio Peroni, STABILITÀ ECONOMICA E SOSTENIBILITÀ NEL DIRITTO INTERNAZIONALE, editrice Giuffrè - Francis Lefebvre, Milano

Di Giulio Peroni | 13.07.2020


Il volume ricostruisce la categoria concettuale della stabilità economica nelle sue principali e differenti forme (monetaria, fiscale e finanziaria) entro la cornice del diritto internazionale dell’economia, soffermandosi, in particolare, sulla relativa natura giuridica quale bene pubblico globale rispetto alla cui fornitura risultano coinvolti, seppure a titolo e con finalità diverse, una pluralità di soggetti e attori pubblici e privati (come stati, organizzazioni internazionali economiche, agenzie di rating, fondi sovrani, imprese multinazionali, hedge funds).
Un bene che per le proprietà che lo caratterizzano e per le esternalità positive che è in grado di produrre (in termini di crescita e sviluppo, nonché di coesione sociale) è tale da fare sì che sia interesse comune di tutti i soggetti e attori della Comunità internazionale impegnarsi al suo perseguimento e alla rispettiva somministrazione, nella prospettiva di un suo godimento diffuso a beneficio di tutti, prevenendo, in questo modo pericolosi fenomeni opportunistici di free riding e moral hazard alla base di molte delle situazioni di instabilità, in specie finanziarie intervenute in questi ultimi anni.
Lo Studio, nell’osservare l’impostazione per cui il diritto internazionale dell’economia è quell’area del diritto internazionale pubblico che regola la natura economica dei rapporti intercorrenti tra gli Stati e gli altri soggetti di diritto internazionale, segue, nel ricostruire la categoria della stabilità economica, di cui manca a livello internazionale una nozione giuridica comunemente condivisa, una caratterizzazione macro economica dei problemi ad essa connessi (v. Capitolo I).
Successivamente, dopo essersi soffermati sui soggetti e attori che in virtù dell’indagine svolta sono risultati essere quelli maggiormente coinvolti nella fornitura del bene in esame (v. Capitolo II), si analizzeranno (v. Capitolo III) le politiche e i meccanismi di stabilizzazione assunti a livello internazionale ed europeo per superare la grave fase di incertezza economica attuale, ispirati, per lo più, a un rigido modello di austerità e condizionalità. Soluzioni che hanno comportato e implicano, tuttora, costi significativi se si pensa alle ricadute sociali che quelle scelte hanno determinato. Inevitabilmente, come si avrà modo di approfondire (in particolare nel corso del Capitolo IV), numerosi sono i dubbi e le criticità che si sono venute a sollevare non solo riguardo all’effettiva compatibilità di quegli strumenti rispetto alla protezione e promozione dei diritti umani economici e sociali, ma anche per le limitazioni che hanno imposto agli Stati, in specie in capo a quelli maggiormente bisognosi di sostegno economico e finanziario, relativamente all’esercizio della rispettiva sovranità economica.
Riuscire a coniugare le ragioni economiche, per lo più legate alla stabilità finanziaria e all’equilibrio dei conti pubblici, con quelle sociali, connesse alla difesa dei diritti umani economici e sociali, è sfida di non poco momento per gli Stati, per la Comunità internazionale e per la complessiva Umanità. La necessità di andare oltre al prodotto interno lordo e alle altre variabili macro economiche che ruotano intono a quella grandezza per misurare la crescita, lo sviluppo in genere e, soprattutto, il benessere di una società, si rende sempre più necessario senza, tuttavia, rincorrere utopistici modelli di “decrescita felice”.
Il ricorso a nuovi indicatori e la realizzazione di nuovi goals e targets così come previsto dall’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo sostenibile, vanno in questa direzione. Per queste ragioni lo Studio, nel ricostruire (v. Capitolo IV) la portata e la dimensione giuridica del Principio dello Sviluppo sostenibile, vuole sottolineare come lo stesso possa rappresentare l’occasione per addivenire a un metodo funzionale a realizzare un effettivo bilanciamento tra interessi politici ed economici e sociali in alcuni casi tra loro, come si avrà modo di osservare, contrapposti.
Detto principio, e ciò che da esso deriva, esprime non solo una visione nuova in termini di condotta e metodologia d’azione, ma, soprattutto, è in grado di rappresentare lo strumento con cui raggiungere a livello internazionale un equo compromesso tra il bisogno di assicurare un sistema economico-finanziario stabile e la difesa dei diritti economici e sociali della persona, almeno di quelli considerati essenziali. Solo operando in questo modo, si ritiene si possano creare le migliori condizioni per prevenire nuove crisi e tutelare, soprattutto, gli interessi delle future generazioni, come il Rapporto Brundtland, da cui il Principio dello Sviluppo sostenibile ha avuto impulso, esorta a fare.

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