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Gilberto Squizzato, SE IL CIELO ADESSO È VUOTO È possibile credere in Gesù nell’età post-religiosa?

Di Redazione | 28.02.2018


Gabrielli editori, Pagine: 240 +16 pp. a colori, Formato: 15,5 x 23,5, € 18,00

Una fede possibile, di Marcello Vigli

Con questo libro, “Se il cielo adesso è vuoto. E’ possibile credere in Gesù nell’età postreligiosa?” (1) Squizzato conclude il suo percorso alla scoperta della laicità sviluppando e sintetizzando riflessioni e discussioni avviate in due altri testi (2) per perlustrare l’orizzonte ancora poco esplorato sulla laicità premettendo la esplicita dichiarazione che non la intende in alcun modo estinzione della fede. Al contrario, condividendo con Bonhoeffer la possibilità di una fede non-religiosa la individua nella fede insieme laica e cristiana, una fede in e con Gesù di Nazareth che può oggi prescindere dal paradigma metafisico e dualistico e dalle immagini religiose che hanno preceduto l’età della secolarizzazione.

Proprio in questa età, in cui il mondo occidentale è stato liberato dai fantasmi di una religiosità opprimente e ricattatoria azzerando finalmente il dominio temporale della Chiesa, si è costruita la laicità. Della sua progressiva affermazione l’autore ricostruisce sinteticamente le tappe attraverso la critica alle diverse forme di teismo, a partire da Platone, per scoprirla nel Vangelo di Gesù di Nazareth che sopravvive al tracollo del “divino” resistendo, lui solo, alla progressiva secolarizzazione del mondo occidentale che sta dilagando nella società globalizzata, mettendo, al tempo stesso, fuori gioco la religione assunta come abito irrinunciabile della fede.

Neppure i suoi fedeli, infatti, dopo i primi secoli avevano resistito alla tentazione di andare oltre il chi vede me vede il Padre e si erano costruiti un dio per via logica, dogmatica, dottrinale. Quel dio, per di più impotente difronte alla morte del figlio, diventa inaccettabile all’uomo del XXI secolo, che non sa che farsene delle religioni, e che è, invece, disponibile a misurarsi con il dio di Gesù, che lo aveva chiamato “padre buono” perfino dentro i tormenti strazianti della croce.

Quella croce, così scandalosa da far negare al Corano, come ricorda l’autore, che sia stata lo strumento di morte per Gesù, costituisce per i cristiani il suo trono, un simbolo da venerare nella Via Crucis e da moltiplicare come elemento decorativo religioso e profano, ma al tempo stesso da ripudiare con il trionfo della Resurrezione. Quel Gesù, povero falegname di Nazareth, condannato perché sospettato di essere a capo della rivolta contro Roma e giustiziato nella forma più infamante. Eppure aveva predicato l’amore reciproco e la solidarietà, la pace fra i popoli e la tolleranza per i diversi, ma anche l’uguaglianza e l’autorità come servizio. Aveva cioè messo in discussione e sotto accusa il sistema vigente che, infatti, continuò a perseguitare anche i suoi discepoli finché non si adeguarono fondando una società gerarchicamente ordinata e legittimata perché connivente con il Potere. Come questa trasformazione possa essere avvenuta e come all’interno di questa struttura sia potuto sopravvivere il messaggio autentico di Gesù, lo racconta con appassionata partecipazione l’autore proclamando la fine della teologia tradizionale per lasciare emergere una fede laica che non ha bisogno del soprannaturale per giustificarsi, né di una chiesa gerarchica per organizzare i suoi fedeli.

Si tratta di una fede adeguata all’uomo di oggi, capace di rapportarsi alla natura con gli occhi della scienza, che non ha paura di riporre nel cassetto la chiave magica del sovrannaturale conservandola come il ricordo affettuoso ma oggi inservibile di un modello di fede non più praticabile. Il ricordo è affettuoso, perché Squizzato, pur impietoso nel criticare e demistificare la costruzione teologica costruita nei secoli, non rinnega di essere cristiano – preferisce gesuano – non grazie ad una fede dono di dio, ma ad una fede/fiducia esistenziale (che) è al contrario opzione che diventa carne, corpo, sangue, passione, ascolto, dedizione, contatto servizio, fedeltà vicinanza, condivisione, speranza comune. Una fede, cioè, che non è un atto devozionale ma una scelta esistenziale che mette in gioco tutta la vita.

Questa fede insieme laica e cristiana, depurata dall’ideologia religiosa che l’accompagna da secoli, può conferire alla vita dell’uomo del XXI secolo il valore di qualcosa di irripetibile da donare

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