Rassegna stampa

12.04.2022, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, aprile 2022

Di Coordinamento per la laicità della Scuola | 12.04.2022


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola

Editoriale:
I due Vladimir.
Quando le religioni si mettono l’elmetto

Vladimir il Grande a Kiev nell’860 impose il cristianesimo ai popoli della Rus’ di Kiev. Vladimir Putin, dopo l’annessione della Crimea, ha inaugurato una statua dedicata ad Alessandro I, lo zar che sconfisse Napoleone, e ha voluto nel 2016 accanto al Cremlino la grande statua alta 17 metri dedicata a San Vladimir, consacrata dal patriarca Kirill. Qual è l’intreccio tra religione, politica e guerra?
Riprendiamo un tema accennato alla fine dell’editoriale del numero scorso, evocando il cesaropapismo in cui il potere politico controlla il potere religioso. Ma le cose, in relazione all’attuale aggressione russa all’Ucraina, sembrano più complesse e sull’argomento ci sono molte altre considerazioni da tenere presenti. Riportiamo alcuni passi da Massimo Rubboli La militarizzazione delle coscienze: la guerra santa di Putin e Kirill, su «MicroMega»,10 Marzo 2022 ( https://www.micromega.net/la-militarizzazione-delle-coscienze-la-guerra-santa-di-putin-e-kirill/):
[...] Vale pena ricordare che negli ultimi due decenni la posizione della Chiesa ortodossa russa ha subìto una profonda trasformazione, che l’ha portata ad assumere un ruolo sempre più importante nella vita pubblica e a esercitare una profonda influenza nella società russa. Il cambiamento – dal rifiuto di un coinvolgimento della Chiesa in politica di Alessio (Alexsej) II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, alla collaborazione sempre più‑ stretta con lo Stato con il patriarca Cirillo (Kirill) I, intronizzato nel gennaio 2009 – non ha seguito un percorso lineare ma il risultato è inequivocabile. Cirillo, in realtà, raccolse l’invito a potenziare la «cooperazione della Chiesa con la Stato e la società civile, anche nel campo del miglioramento delle leggi» rivolto da Alessio pochi mesi prima della sua morte al Concilio dei vescovi. Sotto la sua energica guida, la Chiesa ortodossa russa e‑ diventata uno dei principali alleati e sostenitori del governo russo e, in particolare, della sua propaganda patriottica ottenendo in cambio il riconoscimento di uno status privilegiato. Da strumento nelle mani dello Stato, come fu sotto Stalin e durante la II guerra mondiale, la Chiesa ortodossa russa e‑ arrivata a essere un agente autonomo e indipendente, la cui influenza si fa sentire in aree diverse come l’istruzione pubblica e le forze armate. Essa ha anche svolto un ruolo centrale nella reinterpretazione della memoria storica che, a partire dalla riabilitazione degli zar, presenta le rivoluzioni del febbraio e ottobre 1917 come una «tragedia nazionale russa» e investe di simbolismo religioso siti storici come i lager staliniani. Inoltre, il patriarca Cirillo ha voluto e ottenuto il riferimento a Dio nella revisione costituzionale approvata mediante referendum popolare del 1° luglio 2020 e vigente dal successivo 4 luglio. La maggioranza dei commenti si è soffermata sulla cancellazione del vincolo dei due mandati che permetterà a Putin di restare al potere fino al 2036 e ha trascurato la dimensione valoriale composta da “Dio, patria e famiglia”, che riserva una posizione di privilegio alla Chiesa ortodossa e, praticamente, reintroduce il legame bizantino tra Chiesa e Impero. Come ha osservato Giovanni Codevilla, uno dei principali studiosi di storia delle relazioni tra Chiesa e Stato nell’Europa Orientale, «si rinnova tacitamente in tal modo tra il patriarca e il presidente quel contratto a prestazioni corrispettive che e‑ tipico del giurisdizionalismo: da un lato il patriarca garantisce la legittimazione della sovranità dello Stato e dall’altro Putin concede una posizione privilegiata alla Chiesa». Per quanto riguarda il campo dell’istruzione pubblica, i tentativi di introdurre l’insegnamento della tradizione religiosa ortodossa che non avevano avuto successo fino al 2008 ebbero un esito positivo durante la presidenza Medvedev quando, con un decreto governativo del gennaio 2012, la Federazione russa reintrodusse l’insegnamento religioso con il curriculum “Fondamenti della cultura ortodossa”. Questo curriculum è centrato sull’educazione patriottica, che si fonda su tre elementi: la riabilitazione dei simboli della madrepatria e della memoria storica, la centralità della tradizione religiosa ortodossa e lo sviluppo di un patriottismo militarizzato che guarda con nostalgia al passato sovietico. L’avvicinamento della Chiesa alle forze armate, condotto sotto lo slogan “L’esercito è sempre spirituale”, ha portato nel 2009 all’introduzione del ruolo del cappellano militare. La giustificazione della militarizzazione dell’educazione patriottica si basa sull’affermazione che la Chiesa ha sempre benedetto i cristiani che combattono in una “guerra giusta”, cioè in difesa della madrepatria [...].
La legittimazione della guerra in difesa della madrepatria, identificata con la Madre Russia, comporta anche il sostegno delle operazioni militari russe all’estero. Ad esempio, la partecipazione dei militari russi alla guerra in Siria è stata descritta da Cirillo come una «missione storica» in una guerra giusta e difensiva. Le prese di posizione ultraconservatrici del patriarca di Mosca nel campo dei diritti umani lo hanno spesso portato a entrare in conflitto con il patriarca greco ortodosso di Costantinopoli su questioni riguardanti l’Ucraina e l’Europa occidentale, affiancandosi così‑ alla sempre più‑ aggressiva politica estera sella Russia nei confronti di questi Paesi. [...]
Di fronte alle richieste dei pastori protestanti e dei preti cattolici e ortodossi che lo richiamavano alla fedeltà al Vangelo della pace e a pronunciarsi chiaramente contro l’aggressione, in un sermone pronunciato il 6 marzo, Domenica del Perdono, nella Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, il patriarca Cirillo ha giustificato la guerra, vista come una difesa dei valori della tradizione cristiana dall’attacco della lobby gay. Mentre a Roma il patriarca cattolico denunciava nuovamente la «pazzia» e «crudeltà» della guerra contro l’Ucraina, a Mosca il patriarca ortodosso, alleato di Putin, legittimava l’intervento militare con la necessità di lottare contro i modelli di vita promossi dalle parate gay: «Tutto ciò che dico non ha solo un significato teorico e spirituale. Intorno a questo argomento oggi c’è una vera guerra». In termini più generali, l’articolo del politologo Carlo Galli Lo Zar e il mito della Terza Roma pubblicato il 21 marzo 2022 su «la Repubblica» (https://www.repubblica.it/commenti/2022/03/21/news/lo_zar_e_la_guerra_ideologica-342304752/) fa alcune considerazioni sugli aspetti religiosi della ideologia putiniana, ricavandone anche sensati avvertimenti rispetto alle possibili conseguenze dopo la fine della guerra che è bene tenere presenti:

La guerra, come fosse dotata di un’esistenza autonoma, si è avvitata su se stessa, e, anche se la politica ha creduto di modularla secondo le sue convenienze, si è prodotta una escalation non solo militare, non solo di crudeltà, ma anche di mentalità: ragionare in termini di amico e nemico è diventato comune; disegnare scenari apocalittici non è più fantascienza ma espressione di minacce e paure reali, purtroppo non infondate; la pace ha cessato di essere percepita come qualcosa di normale; le memorie individuali e collettive saranno segnate a lungo dall’esplosione di violenza patita dal popolo ucraino. Una ferita nuova, profonda, lacerante, si è poi aggiunta a quelle materiali con il discorso di Putin allo stadio Luzniki: un discorso importante perché segna un rilevante salto di qualità propagandistica e ideologica, che non va solo rubricata come “blasfema”, come il mondo cattolico, insieme a molti laici, tende a fare. Utilizzare, come ha fatto Putin, un brano del Vangelo di Giovanni per legittimare la guerra “patriottica” è in realtà la riattivazione consapevole di una faglia profonda della storia russa. Cioè del mito identitario di Mosca come “Terza Roma”. [...] Mosca è stata investita da una parte della Chiesa ortodossa e dal potere politico zarista del compito di proseguire e portare a

compimento la missione al tempo stesso sacra e imperiale delle due Rome di cui si vuole erede. Una missione affidata al cesare, allo zar, legittimato da un patriarca che ne riconosce la superiorità; una missione, però, non più universale ma centrata sul mondo slavo, che ne riceve identità e compattezza, e che si differenzia così dal mondo occidentale - il quale invece, in età moderna, tende a separare laicamente, e umanisticamente, politica e religione. La mitologia della Terza Roma ha operato anche durante il comunismo, che, almeno con Stalin, ha costruito un comunismo impregnato di slavofilia, e ha preso dall’Occidente la tecnica razionale della politica e della produzione economica, ma non l’essenza emancipativa della modernità. Anche Putin agisce contro la occidentalizzazione della Russia, quindi, e vuole far fronte alle difficoltà della sua avventura ucraina trasformandola in una guerra di civiltà tra un potere etno-nazionalista radicato nella sacralità e l’ideologia occidentale. Al conflitto fra Occidente ed Eurasia si somma quindi, nel disegno putiniano, quello tra mondo cattolico e protestante, da una parte, e mondo slavo ortodosso dall’altra, fra Stati democratici e Impero bicontinentale. E forse lo zar si augurerà che gli si risponda, dall’altra parte, con ondate di russofobia. Così che l’ostilità divenga irrimediabile. Molti intellettuali russi probabilmente rabbrividiscono davanti a questa mossa dell’autocrate di Mosca, che mette fine alla occidentalizzazione della Russia post-comunista, compromettendone lo sviluppo democratico. Nondimeno, l’escalation ideologica approfondisce la ferita che la guerra ha aperto; siamo ormai davanti a un conflitto che non si spiega solo con l’economia politica, né solo con la geopolitica; l’ostilità, ormai, ha raggiunto la sua forma estrema: è diventata un’inimicizia teologico-politica. Fra i compiti della pace ci sarà anche questo: operare una efficace e credibile de-escalation ideologica, uscire dalla guerra di religione, recuperare una comune umanità.

Da leggere anche: Angelo Perrone, Ucraina, non c’è più religione, in «non mollare quindicinale postazionista», 104, 21 marzo 2022, pp. 9-11, scaricabile gratuitamente da www.criticaliberale.it, e Attilio Tempestini, Il patriarca Kirill contro l’omosessualità, in italialaica.it., 30 marzo 2022.

Red.

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In evidenza:
→ Cassazione: Stefano Cucchi è stato ucciso di botte

di Daniele Nalbone su «MicroMega», 5 Aprile 2022
Stefano Cucchi e stato ucciso di botte da due carabinieri. “Possiamo
mettere la parola fine su questa prima parte del processo
sull’omicidio di Stefano. Possiamo dire che e stato ucciso di botte,
che giustizia e stata fatta nei confronti di coloro che l’hanno
portato via. Devo ringraziare tante persone, il mio pensiero in
questo momento va ai miei genitori che di tutto questo si sono
ammalati e non possono essere con noi”.
Queste le prime parole pronunciate da Ilaria Cucchi dopo la
sentenza della Cassazione che ha confermato, pur riducendo la
pena da 13 a 12 anni, la condanna per l’omicidio –
preterintenzionale – di Stefano Cucchi nei confronti dei carabinieri
Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.
Parole a cui fanno eco quelle della madre di Stefano, Rita Calore:
“Finalmente e arrivata giustizia dopo tanti anni, almeno nei
confronti di chi ha picchiato Stefano causando la morte”.
Sara invece necessario un nuovo processo di appello per Roberto
Mandolini, condannato a 4 anni, e Francesco Tedesco, condannato
a 2 anni, i due carabinieri accusati di falso nell’ambito della morte
del giovane. Processo che potrebbe pero rivelarsi superfluo visto
che le accuse per i due si prescriveranno a maggio.
A distanza di quasi 13 anni da quel 22 ottobre, sappiamo chi e
stato. A uccidere un ragazzo sono stati gli agenti che lo avevano in
custodia al 15 ottobre 2009, quando Stefano venne arrestato per
possesso di stupefacenti. Sette giorni dopo, la morte in un letto
dell’ospedale Pertini. In mezzo, per usare le parole del sostituto
procuratore generale della Cassazione, Tomaso Epidendio, “una via
crucis notturna quella di Stefano Cucchi, portato da una stazione
all’altra”. E “tutte le persone che entrarono in contatto con lui dopo
il pestaggio sono rimaste impressionate dalle condizioni del
Cucchi: si tratta di un gran numero di soggetti tra i quali infermieri,
personale delle scorte, detenuti, agenti di guardia”. Quella subita da
Stefano “e stata una punizione corporale di straordinaria gravita,
caratterizzata da una evidente mancanza di proporzione” con il
suo “atteggiamento non collaborativo”.
Stefano, ora questa e la verita, non e morto percheJ “caduto dalle
scale”. Non e morto nemmeno percheJ “tossicodipendente”. E no,
non e morto “percheJ magro, anoressico”. Stefano e stato ucciso a
suon di botte da due carabinieri. Pestato a morte. E oltre ad
abbracciarla forte, una cosa dobbiamo dire a Ilaria. Grazie. Grazie
percheJ e solo grazie a te che oggi sappiamo chi e stato.Sul tema: VIDEO | Venti anni dopo la Diaz: quando la violenza e di
Stato. Intervista a Fabio Anselmo
https://www.micromega.net/stefano-cucchi-cassazione/

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→ LETTERA DEL COMITATO VIA LE MANI DALL’INOPTATO

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→ 24-03-2022, Greta Pavesi, SIMBOLI RELIGIOSI E
ACCOMODAMENTO RAGIONEVOLE ‘ALL’ITALIANA’ NELLA
RECENTE GIURISPRUDENZA DI LEGITTIMITÀ, Rivista
telematica statoechiese.it
Con la sentenza n. 24414/2021, le Sezioni Unite della Corte di
Cassazione hanno individuato una ragionevole soluzione come
possibile soluzione al problema dei simboli religiosi nelle aule
delle scuole pubbliche. L'applicazione dello strumento
(tradizionalmente utilizzato a tutela della liberta di religione e di
credo sul posto di lavoro) al caso di specie e indubbiamente
caratterizzato da caratteristiche originali che il presente
contributo si propone di analizzare. Dopo aver ricostruito il
modello di accomodamento ragionevole proposto dalla Corte,
l’articolo cerca di verificare se l'uso di tale strumento possa essere
efficace e applicabile, da un punto di vista tecnico-giuridico, anche
nell'ambito della scuola pubblica, che coinvolge principi dotato di
primato assiologico, come quello della 'laicita'. Brevi
considerazioni conclusive saranno rivolte ai possibili effetti di tale
pronuncia in quelle aree del Diritto e della Religione caratterizzate
da lacune normative e/o da un elevato grado di conflittualita.

https://www.statoechiese.it/it/contributi/simboli-religiosi-e-
accomodamento-ragionevole-allitaliana-nella-recente-giu

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→ UN CONVEGNO SU BERTRAND RUSSELL PROMOSSO DALLA
FNISM DI TORINO
13 APRILE 2022
Aula magna del Liceo Albert Einstein. Via Giovanni Pacini, 28,
Torino
h. 15,30-18
Convegno conclusivo del LABORATORIO DI FILOSOFIA /
CORSO DI AGGIORNAMENTO 2021-22:
BERTRAND RUSSELL SCETTICO APPASSIONATO: A 150 ANNI
DALLA NASCITA. Relazioni: Russell filosofo (Massimo Ferrari),
Le polemiche di un laico (Ermanno Vitale), L’impegno politico
(Enzo Ferrara). Introducono: Paolo Calvino e Cesare Pianciola.

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→ CENTRO STUDI PIERO GOBETTI
IL PROBLEMA DELLA GUERRA E LE RAGIONI DELLA PACE

Dibattito coordinato da PIETRO POLITO tra LUIGI BONANATE,
VALTER CORALLUZZO, MARCO DI GIOVANNI, MARCO REVELLI.
L’incontro che si e svolto il 23 marzo si puo vedere registrato su
YouTube:
https://www.youtube.com/watch?v=chA8THB_DI0

IL FASCISMO NELL'INTERPRETAZIONE DEGLI ANTIFASCISTI:
Gobetti, Gramsci, Matteotti

Venerdì 8 aprile | h. 17.30 | Canale YouTube del Centro studi Piero Gobetti
(https://www.youtube.com/c/CentrostudiPieroGobetti)
In occasione dell'Assemblea annuale dei soci del Centro studi Piero Gobetti
e dei cento anni dalla fondazione della rivista di Piero Gobetti "La
Rivoluzione Liberale", proponiamo un incontro sulle interpretazioni del
fascismo elaborate da Piero Gobetti, Antonio Gramsci e Giacomo Matteotti.
L'incontro si sviluppa a partire da tre pubblicazioni:
Piero Gobetti, L'autobiografia della nazione, a cura di Cesare Panizza, aras
edizioni, Fano 2016;
Antonio Gramsci, Il popolo delle scimmie, a cura di M. Revelli, Einaudi,
Torino 2022;
Giacomo Matteotti, Il vero volto del fascismo, a cura di Pietro Polito, e/o,
Roma 2022.
Intervengono: Pietro Polito, Marco Revelli, Marco Scavino.

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→ ISTORETO SU YOUTUBE

1921-2021: Diritti negati, diritti riconquistati
7 video. Ultimo aggiornamento in data 5 mar 2022
1^ lezione introduttiva. Dopo il fascismo, la Costituzione, 15 febbraio 2022.
Coordinamento di Enrico Manera.
2^ lezione introduttiva. La dissoluzione dell'URSS e le guerre nella ex
Jugoslavia. Coordinamento Aldo Agosti
In www.istoreto.it/didattica tutte le info

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→ CIDI TORINO: LABOR LIBRI INFANZIA

Attivita laboratoriale per la produzione di libri illustrati ad opera
di bambini e bambine della scuola dell’infanzia col prof. Antonio
Gullusci
da febbraio ad aprile 2022
PROSSIMI INCONTRI: 07 aprile 2022, 1 aprile 2022, 28 aprile 2022
https://www.ciditorino.it/formazione

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→ ISTITUTO DI STUDI STORICI GAETANO SALVEMINI – TORINO

Russia: cronache di una guerra annunciata. Disinformacija e le altre
armi di Putin
12 aprile 2022 | ore 18
Sala '900 | Polo del '900
via del Carmine 14, Torino
Partecipano:
Marta Ottaviani, autrice del libro Brigate Russe (Ledizioni, 2022)
Anna Zafesova, autrice del libro Navalny contro Putin (Paesi edizioni,
2021)

Jacopo Iacoboni, autore (insieme a Gianluca Paolucci) del libro Oligarchi
(Laterza, 2021)
Introduce Marco Brunazzi, presidente dell'Istituto di studi storici Gaetano
Salvemini
Modera Patrizia De Grazia, coordinatrice dell'Associazione radicale
Adelaide Aglietta

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→ SU LEFT:

Left in edicola da VENERDÌ 1 aprile:
L’Unione europea che oggi giustamente apre le porte ai
profughi ucraini accolga anche i migranti in arrivo da altre
latitudini, ponendo fine a una crudele ipocrisia. La stessa di
cui è rimasto vittima M., un giovane ucraino che ora si trova
sotto le bombe della città assediata dopo essere stato
respinto nel 2021 perché non europeo.
La sua storia e quella di tanti altri discriminati come lui.

***
→ SEGNALAZIONI

Non posso non farlo: la Russia che dissente di Daniela Steila, su
«L’Indice dei libri del mese», n. 4, aprile 2022, p. 18:
«Si parla spesso della persistente tradizione di regimi autocratici a
cui la Russia sarebbe piu o meno necessariamente condannata.
Fanno pero parte della storia russa anche tantissime forme di
resistenza, persino nei momenti piu bui e disperati. [...] Alla
dignita imperiale della Russia, invocata da Putin, si contrappone la
dignita dei singoli russi che resistono. Franco Venturi, un
grandissimo storico che alla Russia ha dedicato molto lavoro
appassionato, osservava nella prefazione a una sua raccolta di
saggi in inglese intitolata Studi sulla libera Russia (1982): “Proprio
come c’e stato in Italia chi ha osato dire che essa era predestinata
al fascismo, così non e mancato chi ha asserito che un fato
dispotico era sempre stato destinato alla Russia”. Oppositore del
fascismo egli stesso, Venturi invitava a non “dimenticare i molti
che avevano pensato, sofferto, desiderato e tentato a Mosca e SanPietroburgo”. Oggi, giustamente, l’attenzione e rivolta agli aiuti
doverosi per le persone che sono sotto le bombe in Ucraina, o che
da lì devono fuggire. Ma non dimentichiamoci di chi resiste, in
Russia o in Bielorussia, e di chi e costretto a emigrare».

Svetlana Aleksievic
Una bella recensione di Giovani Pagliero sul “mensile di alcuni
cristiani torinesi” «il foglio», 488, marzo 2022: La Russia dopo
l’URSS. Rilegge il libro di Svetlana Aleksievic, ucraina residente in
Bielorussia fino a due anni fa, poi emigrata in Germania, premio
Nobel per la Letteratura nel 2015, Tempo di seconda mano. La vita
in Russia dopo il crollo del comunismo, Bompiani, 2013, toccante
raccolta di testimonianze sui drammi della Russia post-sovietica.
Cancel Culture, cancel cervelli (Massimo Gramellini, Corriere
della Sera, 24 marzo 2022)
«La guerra fa strage anche di cervelli, o forse si limita a certificarne
la mancanza. Nel caso vi fossero sfuggite, segnalo due notizie da
ascrivere all’epidemia di imbecillita che va sotto il nome di
Cancel Culture. La prima e che il festival di Colorado Springs in
Arizona dedicato alle avventure spaziali, ha annullato la serata su
Yuri Gagarin. BencheJ sia morto da quasi mezzo secolo, it vecchio
Yuri deve avere fatto ultimamente qualcosa di molto grave, se
persino nel pacifico Lussemburgo un suo busto commemorativo e
stato coperto dalle autorita.
Quantomeno, Gagarin era russo. Ma Karl Marx? No, percheJ in
un’universita della Florida hanno tolto il nome del filosofo
comunista dall’aula a lui intitolata, ritenendolo non appropriato.
Qui l’espressione cancel culture va intesa in senso letterale: solo
una testa da cui e stata cancellata qualunque forma di cultura,
compreso il sussidiario delle medie, puo collegare Marx alla Russia
attuale».

(https://www.corriere.it/caffe-gramellini/22_marzo_24/
marx-non-russa-934794c2-aae4-11ec-89dc-0e9cfd23fb65.shtml)

Per la pace le Nazioni unite in seduta pubblica e permanente
sull’Ucraina, di Luigi Ferrajoli (il manifesto, 16 marzo)

Quando un bandito minaccia di sparare su una folla se non
saranno accolte le sue richieste, o peggio ha gia cominciato e

continua a sparare, il dovere di quanti hanno il potere di farlo – in
questo caso la comunita internazionale – e quello di trattare,
trattare, trattare la cessazione della strage. Poco importa se il
bandito sia considerato un criminale, o un pazzo, o un giocatore
d’azzardo oppure un capo politico irresponsabile che non ha visto
accogliere le sue giuste ragioni e rivendicazioni. La sola cosa che
importa e la cessazione dell’aggressione e della strage degli
innocenti.
Trattare e cio che chiedono milioni di manifestanti in tutto il
mondo allorquando domandano di “cessare il fuoco”: innanzitutto
per porre fine alla tragedia dei massacri, delle devastazioni e della
fuga di milioni di sfollati ucraini; in secondo luogo percheJ la
continuazione della guerra non puo che produrne un’escalation,
fino alla sua possibile deflagrazione in una guerra mondiale
nucleare senza vincitori e soltanto con sconfitti. Proprio i piu
accaniti critici di Putin non dovrebbero dimenticare che ci
troviamo di fronte a un autocrate fornito di oltre seimila testate
nucleari, e che l’insensatezza di questa guerra, anche dal punto di
vista degli interessi della Russia, non consente di escludere
ulteriori, apocalittiche avventure.
Ma chi ha il potere e, aggiungero, il dovere di trattare? Forse ci
stiamo dimenticando che esiste un’istituzione, le Nazioni unite, la
cui ragione sociale e la cui finalita statutaria, dice l’articolo 1 del
suo Statuto, e “mantenere la pace... e, a questo fine,... conseguire
con mezzi pacifici e in conformita ai principi della giustizia e del
diritto internazionale, la composizione o la soluzione delle
controversie internazionali”. Esiste dunque una responsabilita
istituzionale della comunita internazionale di fare tutto cio che e
possibile fare per ristabilire la pace.
Non si tratta certo di mettere all’ordine del giorno la decisione di
porre fine alla guerra, cui la Russia opporrebbe il suo veto.
Si tratta del dovere dell’Onu di fare tutto cio che e possibile al fine
di ottenere la pace. E cio che e possibile, e percio doveroso, e non
lasciare la debole Ucraina a trattare da sola – prima o poi la resa –
con il suo aggressore, bensì offrire i suoi organi istituzionali,
l’Assemblea generale e il Consiglio di Sicurezza, come i luoghi e i
soggetti della trattativa, convocati e riuniti in maniera
permanente.
C’e insomma, come scrivemmo in un appello di “Costituente Terra”,
il dovere della comunita internazionale di fermare la guerra a
qualunque, ragionevole costo: dall’assicurazione che l’Ucraina nonentrera nella Nato all’autonomia, sulla base di un voto popolare
nell’esercizio del diritto dei popoli all’autodeterminazione, delle
piccole regioni dell’Ucraina russofone e russofile. E non c’e modo
piu efficace, per raggiungere un simile risultato, che riunire in
seduta pubblica e permanente, fincheJ non sia raggiunta la pace, gli
organi supremi dell’Onu, per dar vita a un confronto nel quale
tutti, a cominciare dalle maggiori potenze, dovranno assumersi le
loro responsabilita di fronte al genere umano. [...]
(https://ilmanifesto.it/per-la-pace-le-nazioni-unite-in-seduta-
pubblica-e-permanente-sullucraina)

UNA LETTERA DI ANTONIA SANI: ARMI SEMPRE ARMI
Ho trovato molto efficace la denuncia presentata dal Centropace di
Viterbo contro l'uso delle armi e la difesa dell'art. 11/Cost.
Attraverso quel foglio, diffuso piu volte nel corso delle settimane,
la denuncia viene riproposta alla meditazione dei cittadini su vari
aspetti che rendono improponibile la forma militare.
Continuano a essere presentati in rete, uno dietro l'altro senza
tregua,articoli sulla guerra e invocazioni alla pace; una sorta di
disperati protagonismi, la foga di esprimere il proprio pensiero, il
percorso rivisitato negli anni, nei decenni....Non so se i cittadini di
tutti gli Stati europei si comportino con le loro esternazioni a
somiglianza dell'Italia ...Non avrei mai immaginato nel nostro
paese una cosi estesa preparazione e consapevolezza in tanti
soggetti, maschili e femminili, in grado di reggere confronti ,
dibattiti , chiamando in ballo riferimenti storici, fornendo
informazioni assai circostanziate a un pubblico fino al mese
precedente all'oscuro degli antefatti.
Quale il risultato? - L' incertezza dominante dovuta alla sfiducia
nella comunicazione radiotelevisiva - la curiosita alimentata da
quanto viene
quotidianamente propinato dalle nuove tecnologie ; -una
famigliarita improvvisa, e via via penetrante, verso un mondo
orientale fin qui pressocheJ indifferente riguardo a storia,
costumi,alimenti, parole e segni in lingue sconosciute . Il mese di
guerra e l' altalena dei risultati fin qui conseguiti dalle forze in
campo ha aperto scenari inediti divenuti abituali.
La guerra , per chi l'ha vissuta da bambini, era un fuggire da
"sfollati " , di luogo in luogo ,dove non giungevano notizie
all'infuori di racconti a voce riferiti nelle cerchie in cui

casualmente ci si trovava a riparare. Era un detto diffuso che i
Russi avrebbero rapito i bambini e portati in Russia. Erano le idee
politiche del momento, del tutto estranee ai bambini di allora...
Oggi la forma del mondo non e piu una cartina muta. In tutte le
famiglie si trasmettono immagini e informazioni, dagli adulti ai
bambini, intrecciate a spaventosi video ritratti a gara, e a
spericolati droni fuori da ogni realta.
Improvvisamente la guerra non e piu un gioco dei bambini
"maschi " dedicato alle distruzioni in campo avversario, mentre le
bimbe "femmine"giocano il ruolo di vivandiere. Il tutto coi castelli
di sabbia sulla riva del mare..
Cio che torna prepotentemente in campo sono le ARMI .
I giovani, ragazzi e ragazze, prendono sul serio quanto viene
mostrato in tv: giovani come loro muoiono uccisi, insanguinati,
colpiti da un'arma. Allora, bisogna addestrarsi, imparare come
farle funzionare. Quello che era sembrato un gioco , o osservare in
casa con timore reverenziale la rivoltella paterna, e divenuto
realta.
Ma quale realta? Una realta che per i nostri giovani continua a
rivestire le sembianze del gioco.
La guerra appare in tutte le sue sembianze, ma da noi realta non
e...allora ci si puo divertire a dipingersi volti insanguinati con tinta
rossa fluente, a imbracciare un'arma per la prima volta sentendosi
per la prima volta parte in causa, e nello stesso tempo , una spinta
eroica a incarnare chi veramente muore tra le bombe. Grandi
striscioni perlopiu rivolti alla pace.
Le tante manifestazioni dei giovani denotano uno stato di
insicurezza tra una realta brutale , il rifugio in un volontariato
inatteso, la percezione di un futuro europeo ben distante dalla vita
scolastica quotidiana...
Antonia Sani

***
IL LIBRO

Luigi Saragnese,I comunisti e la scuola. La politica scolastica del Partito comunista
italiano, dalla Liberazione al Congresso di Rimini (1945-1991),
Redstarpress, Roma 2022, pp. 262, € 26

Quello di Lugi Saragnese e un libro segnato dall’impostazione
gramsciana, secondo la quale la storia di una istituzione, come
quella di un partito, non puo essere trattata come un fatto isolato
dal resto della societa. In questo senso il libro contiene due storie
che s’intersecano e si spiegano l’una con l’altra: una storia politica
e sociale dell’Italia al tempo della Prima Repubblica e una storia
della funzione attribuita al sistema scolastico da parte delle eJlite
governative, con le relative proposte comuniste volte a scardinare
quell’ordinamento istituzionale, per consentire l’accesso ad
un’istruzione eguale per tutti, finalizzata alla formazione di
cittadini criticamente consapevoli e partecipi alla vita di una
comunita democratica.
La fine della guerra e del fascismo lasciava in eredita l’impianto
scolastico della riforma gentiliana del 1923. Comunisti e socialisti
premevano per riforme sostanziali: scuola media unica e
obbligatoria; riconsiderazione dell’importanza dell’istruzione
tecnico-professionale; soppressione della normativa fascista;
fornitura gratuita dei libri di testo e abolizione delle tasse
scolastiche. Una scuola unitaria da costruirsi sul nesso lavoro-
educazione-societa, promotrice di un nuovo umanesimo fondato
sulla fusione del sapere tecnico-professionale con quello
intellettuale. La proposta comunista si definì compiutamente a
partire dal 1955 per merito di Mario Alicata, direttore della
Commissione culturale del partito: scuola media unica, gratuita e
obbligatoria e senza l’insegnamento del latino, per superare il
tecnicismo strumentale nelle scuole di avviamento e il vuoto
formalismo umanista tipico delle medie superiori. Imprescindibile
dalla proposta di riforma era la formazione degli insegnanti, priva
com’era, maestri e maestre a parte, di pedagogia, psicologia
dell’eta evolutiva e didattica.

Il 31 dicembre 1962 fu varata la legge che istituiva la scuola media
unica obbligatoria e gratuita, con voto contrario dei comunisti
percheJ conservava il latino, obbligatorio per chi intendeva
accedere al liceo, manteneva l’applicazione tecnica separata per
genere, non potenziava le ore di matematica e scienze. Il primo
impatto tra insegnanti e nuovi studenti medi lascio sul terreno
bocciature e abbandoni, una selezione di classe al tempo
denunciata con dati alla mano dal libro scritto dagli alunni di Don
Lorenzo Milani della scuola di Barbiana, Lettera a una
professoressa, del 1967. L’afflusso di massa all’istruzione
superiore, l’avvio dei corsi delle 150 ore, ancora riproponevano la
questione della formazione degli insegnanti e dell’aggiornamento
dei programmi a cominciare dalle elementari e medie inferiori.
Tra il 1977 e il 1979 si abolirono gli esami di riparazione e le classi
differenziali, si sostituì il voto col giudizio, si elimino
l’insegnamento del latino come disciplina autonoma.
L’altra riforma di struttura pensata dai comunisti riguardo la
scuola media superiore proposta dal deputato comunista Marino
Raicich nel 1972, tesa a rivedere la tripartizione in licei, istituti
tecnici e professionali, prospettando un processo formativo
unitario, superando la divaricazione tra scuola di cultura e di
professione, estendendo l’obbligo fino ai sedici anni di eta,
introducendo organismi collegiali eletti da studenti, genitori e
personale scolastico, come venne in parte recepito dalla legge del
1974 sui decreti delegati e sullo stato giuridico degli insegnanti. La
proposta di Raicich, scrive l’autore, e l’ultimo colpo di coda di una
riforma complessiva e strutturale del sistema scolastico, dopo si
ebbero aggiustamenti anche di rilievo, privi pero di un disegno
unitario mentre, sul finire degli anni Ottanta, dagli Stati Uniti
provenivano pedagogie conservatrici, collegate alle categorie di
capitale umano, meritocratiche, basate sull’assioma della
competitivita scolastica, luogo di addestramento al mercato del
lavoro.
Diego Giachetti

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IL FILM
Po

Anno: 2022
Durata: 75 min.
Distribuzione: ZaLab Film
Genere: Documentario
Nazionalità: ItaliaRegia: Andrea Segre

Andrea Segre e Gian Antonio Stella firmano una nuovo
documentario girato in Polesine, nella memoria dell’alluvione che
lo sommerse nel 1951.
Oggi, 70 anni dopo, i bambini di allora ricordano con una memoria
ancora viva quei mesi immortalati dalle pellicole perfettamente
conservate nell’ Archivio Storico Istituto Luce Cinecitta.
Partira dal cinema Teatro Duomo di Rovigo, sabato 26 marzo alle
20.30, il viaggio del nuovo film di Andrea Segre e Gian Antonio
Stella: “Po”. E[ legato al Polesine, di cui racconta l’evento
drammatico e cruciale dell’alluvione del 1951. Non poteva che
essere Rovigo, il punto di partenza del “tour” italiano tra sale e
festival. Il debutto sara una serata speciale, con gli autori presenti
in sala, accompagnati dal cast del film e dopo, il 29 marzo sara la
volta di Roma per un’anteprima sempre in compagnia degli autori,
del cast e dei produttori del film.
“Cio che ci ha colpiti viaggiando negli archivi e nelle case deiprotagonisti e quanto il ricordo sia ancora vivo, come quella
alluvione rappresenti una memoria incancellabile, un passaggio di
vita e di storia del Paese da cui e difficile prescindere. In Polesine
la memoria esiste ed e stata coltivata, grazie anche a grandi
giornalisti, poeti, scrittori, ma nel resto d’Italia e d’Europa e stata
anch’essa sommersa, come quelle terre. Poco frequentata, poco
consumata e rimasta viva, diretta, sincera e ci ha avvolti, stupiti in
un viaggio che va oltre, anzi si oppone alla retorica della
celebrazione e che prova a trarre da questa storia di profughi
veneti un insegnamento universale, necessario al presente e
futuro” (Andrea Segre)
Dopo l’anteprima a Rovigo e Roma, il film sara nelle sale italiane e
presentato il 7 aprile in concorso alla 15a edizione di “Pordenone
Docs Fest – Le Voci del Documentario”, (dal 6 al 10 aprile)
Il film sarà il 14/04 a TORINO, ore 20.30 in collegamento con
Andrea Segre e Galliano Dal Passo, uno dei protagonisti, al
CINEMA MASSIMO.
(https://www.zalab.org/po-un-film-di-andrea-
segre-e-gian-antonio-stella-al-cinema/)

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Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

 

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