Rassegna stampa

15.03.2022, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, marzo 2022

Di Coordinamento per la laicità della Scuola | 15.03.2022


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola

Editoriale:
Questione laica, laicità in questione

Ricordiamo brevemente l’interessante discussione della giornata di studi sulla “questione laica in Italia”, organizzata il 4 marzo dal Centro studi Piero Gobetti – che sta riordinando significativi archivi di personaggi e associazioni laiche con il contributo dell’otto per mille valdese – in collaborazione con Cidi Torino e con la sezione torinese della Fnism. Le due sessioni sono disponibili sul canale YouTube del Centro Gobetti.
Prima sessione: https://www.youtube.com/watch?v=U4nY3D5gf4o;
seconda sessione: https://www.youtube.com/watch?v=mGxNaY1jSOM.
Nella relazione di apertura sui molteplici significati della laicità, ne abbiamo illustrato due principali: 1) una visione del mondo che rifiuta la trascendenza religiosa: dall’immanentismo idealistico, all’ “oppio dei popoli” dei marxisti, agli eredi delle correnti più radicali dell’illuminismo che la considerano un insieme di “imposture” da combattere in nome di una concezione scientifica della realtà (da D’Holbach all’etologo britannico Richard Dawkins); 2) più ristretto (perché riguarda solo la sfera pubblica), ma anche più largo (perché riguarda credenti e non credenti) è il significato di “laico” per indicare chi mette tra parentesi le proprie convinzioni “ultime” religiose o irreligiose, teistiche o ateistiche – e persegue la piena indipendenza delle istituzioni civili e politiche dalle autorità ecclesiastiche (di qualsiasi religione), nella convinzione che nella sfera pubblica si debba ragionare senza ricorrere a entità e principi assoluti (etsi deus non daretur). Sostanzialmente concordante con le posizioni di Habermas – secondo il quale i cittadini laici e religiosi hanno l’obbligo di prendersi reciprocamente sul serio in processi complementari di apprendimento senza considerare sorpassate e residuali le posizioni religiose –, è apparso l’intervento successivo di Gianluca De Candia.
Sul piano giuridico poi, secondo Francesco Campobello, prendendo atto delle difficoltà parlamentari, costituzionali e internazionali a modificare gli artt. 7 e 8 della Cost. alla luce di una società multiculturale (con sensibilità religiose e non religiose) anche molto diverse tra loro, è necessaria una riforma legislativa. Si dovrebbe prendere atto dell’insufficienza dello strumento pattizio (concordato e intese), per tutte le componenti della attuale società e regolamentare con legge ordinaria un nuovo diritto pubblico del fenomeno religioso, in un riconoscimento delle differenze che non alteri il principio di uguaglianza. Nel pomeriggio Cinzia Sciuto ha messo in rilievo il supporto delle religioni, in particolare delle gerarchie cattoliche, a una concezione oppressiva e patriarcale della condizione femminile, con riferimenti puntuali e polemici anche nei confronti di un “multiculturalismo” che di fatto accetta la negazione dei diritti delle donne in alcune culture. Non esiste “famiglia naturale”, come dimostrano gli studi antropologici – ha argomentato in seguito Chiara Saraceno, che ha anche messo in guardia dal sopravvalutare il ruolo delle rappresentazioni religiose, in quanto esse spesso danno una legittimazione metafisica a posteriori a istituzioni storicamente prodotte e per nulla “naturali”, come la famiglia mononucleare del modello borghese-capitalistico. Anche il rapporto pubblico/privato si è oggi complicato con l’attività nella società civile di numerosi soggetti del terzo settore, di ispirazione religiosa o laica (questione su cui è intervenuto anche l’assessore Jacopo Rosatelli). Maurizio Mori, nell’ultima relazione, ha collocato i temi bioetici nell’orizzonte della rivoluzione biomedica che permette il controllo della vita: lo scopo della vita diventa l’autorealizzazione di una vita piena, degna di esser vissuta, separando vita biologica e biografica (mentre la concezione religiosa non le distingue). In conclusione, la laicità metodica, con il suo rispetto del pluralismo e la difesa dei diritti degli individui e delle minoranze, e una componente fondamentale della democrazia. Come dicono i giuristi, simul stabunt vel simul cadent. Aggiungiamo un esempio tratto dalla odierna tragica realtà dell’aggressione russa all’Ucraina. Secondo il patriarca ortodosso di Mosca Kirill, "ciò che sta accadendo oggi nell'ambito delle relazioni internazionali non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Si tratta della salvezza umana, di dove andrà a finire l'umanità. [...] Intorno a questo argomento oggi c’è una vera guerra". Ha aggiunto: "Non sopporteremo mai coloro che offuscano il confine tra santità e peccato e ancor più coloro che promuovono il peccato come esempio o come uno dei modelli di comportamento umano". Quindi si tratta di una guerra santa contro le democrazie che vorrebbero promuovere le parate gay e i matrimoni omosessuali (https://www.ilgiorno.it/mondo/guerra-kirill-ucraina-gay-patriarca-russia-1.7438461). Anche nell’ambito delle confessioni cristiane si tratta di una posizione eccentrica che si inserisce nel tradizionale cesaropapismo russo. Ma la ricordiamo per dire che il binomio laicità/democrazia è una conquista preziosa mai definitivamente acquisita né qui né in un mondo in cui si manifestano inquietanti processi regressivi di “desecolarizzazione”.
Cesare Pianciola

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In evidenza:
→ LA SCUOLA DI FRONTE ALLA GUERRA. Lettera aperta

alle autorità scolastiche e agli insegnanti piemontesi
Le associazioni degli insegnanti e dei dirigenti scolastici del
Piemonte aderenti al “Forum Regionale per l’educazione e la
scuola” evidenziano come la scuola sia da sempre impegnata a
promuovere l’educazione alla pace e ai diritti umani. Molti
insegnanti stanno promuovendo in tutti gli ordini di scuola
riflessione, ricerca e approfondimento delle conoscenze necessarie
a comprendere quanto sta accadendo ai confini orientali
dell’Unione Europea, con l’invasione dell’Ucraina da parte
dell’esercito russo. EH importante che gli studenti abbiano la
possibilità, di dialogare con i loro insegnanti e con i loro compagni
per esprimere i propri pensieri e i propri sentimenti su questi
tragici avvenimenti. La Scuola a tutti i suoi livelli, su questioni
come queste, nella sua autonomia ha la possibilità di coniugare il
proprio compito primario di istruire con l’altrettanto
fondamentale esigenza di contribuire alla educazione delle nuove
generazioni alla cittadinanza attiva e consapevole.
Nella consapevolezza della tragicità del momento storico e di come
la scuola svolga un ruolo fondamentale nella costruzione delle
giovani coscienze, il Forum rimane a disposizione per ogni forma
di collaborazione si ritenga utile.
Le Associazioni del Forum Educazione e Scuola del Piemonte
la presidente: dott.sa Loredana Ferrero
il direttore: dott. Gianni Giardiello
Torino, 12. 3. 2022
Forum regionale per l’Educazione e la Scuola
Via Maria Ausiliatrice 45, 10152 Torino
Tel. 011 2215851, mail: forumscuola@tiscali.it
www.forumscuolapiemonte.it

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→ UCRAINA: AIUTI UMANITARI ATTRAVERSO LE ASSOCIAZIONI
LAICHE

Per chi volesse contribuire all’aiuto umanitario per gli ucraini aggrediti dagli eserciti di Putin, le organizzazioni laiche polacche riunite nel “Congresso per la Laicità”, cioè nel coordinamento delle associazioni laiche polacche che partecipa alla Rete laica europea, e fortemente impegnate nell’aiutoumanitario, raccomandano di indirizzare preferibilmente gli aiuti a due organizzazioni cui esse riconoscono un particolare grado di conoscenza della situazione e dei territori interessati, nonche4 particolari caratteristiche di serietà e affidabilità, oltre che di aconfessionalità: Azione Umanitaria Polacca, nata nel 1992 e operante in Ucraina già dal 2014 e impegnata in azioni umanitarie di ogni genere in altri 40 paesi del mondo https://www.pah.org.pl/en/; Fondazione Rescue, organizzazione grassroot, più piccola ma molto attiva soprattutto a favore dei rifugiati, e fra le poche ad essersi spesa non solo ora, ma anche in occasione della crisi dei profughi alla frontiera bielorussa, come si ricorderà respinti e malmenati per ordine del governo polacco https://en.ocalenie.org.pl/
(http://www.italialaica.it/gocce/71246)

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→ Una lettera di MARCO CAPPATO a chi ha firmato per il
referendum sull’eutanasia

Il 10 marzo la Camera dei Deputati ha approvato la legge sull’aiuto
medico alla morte volontaria. È solo il primo passo, la legge ora passa al
Senato.
Non è ancora un buon testo: mantiene una grave discriminazione tra
persone malate, escludendo dalla possibilità di accedere all’aiuto a
morire i pazienti non tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale.
L’approvazione di ieri alla Camera è un passaggio positivo, ma è
necessario che il testo venga modificato al Senato.
L’accelerazione della discussione in Parlamento è un successo che
abbiamo ottenuto insieme, grazie soprattutto alla mobilitazione senza
precedenti sul Referendum Eutanasia Legale che ha visto protagonista
anche te insieme alle altre 1.240.000 persone che hanno firmato il
referendum.
Non dobbiamo fermarci adesso. Il passaggio della legge al Senato non
sarà facile e per questo torneremo in piazza il 9 e il 10 aprile per far
sentire chiara e forte la voce dei cittadini che chiedono una buona legge.
Non smetteremo di batterci per essere tutti, senza discriminazioni,
liberi di decidere.
Continuiamo a lottare per l’eutanasia legale e il suicidio assistito,
utilizzando gli strumenti della democrazia e della partecipazione.

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→ IL PAPA, L’EUTANASIA, LA PENA DI MORTE
Il papa ha detto, pochi giorni prima che la Corte Costituzionale si
pronunciasse sul referendum in tema di eutanasia: "La vita è un
diritto, non la morte, la quale va accolta, non somministrata. E
questo principio etico riguarda tutti, non solo i cristiani o i
credenti". Il discorso lo ha poi sfumato, dicendo altresì che "risulta
immorale l'accanimento terapeutico". Ma balza ugualmente agli
occhi l'attribuire, alla propria posizione, una validità universale. Se
si contestasse tale attribuzione e si chiedesse "ma chi li fissa, i
principi etici?", la risposta sarebbe, in definitiva: "il magistero
della Chiesa". Col quale tuttavia, sono soltanto le persone
cattoliche ad avere un rapporto.
Ma andiamo oltre, queste contestazioni abbastanza classiche: e
tocchiamo un punto che mi pare abitualmente trascurato.
Perché mai cioè, se la vita è un diritto e la morte non va
somministrata, la S. Sede mai l'abbiamo vista scendere in campo
contro la pena di morte? Si prenda il caso degli Stati Uniti: dove
l'episcopato critica Biden, poiché questi non si schiera contro
l'aborto, ma nulla ha avuto da ridire sul notevole numero di
esecuzioni capitali avutosi negli ultimi tempi, della presidenza
Trump. Insomma, si ritiene che l'embrione abbia tanto diritto alla
vita, quanto le persone che vedono la luce: e poi ci si disinteressa
di quando, ad una persona, tale diritto viene negato per effetto di
una sentenza. […]
Pochi giorni dopo il discorso pontificio, dal quale sono partito,
ricorre l'anniversario del rogo di Giordano Bruno. La pena di
morte, quindi, la Chiesa non soltanto manca di criticarla. Ma in
passato, l'ha anche irrogata; un secolo e mezzo dopo tale rogo poi
mettendo all'Indice, "Dei delitti e delle pene", libro in cui Beccaria
sappiamo bene cosa sulla pena di morte dicesse. Piacerebbe,
quando il papa dice che la morte non va "somministrata", vederlo
allargare lo sguardo ad altri temi ed altri tempi!
Attilio Tempestini
http://www.italialaica.it/news/editoriali/71047

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→ ITALIALAICA.IT MEMBRO ITALIANO DELLA NUOVA RETE
LAICA EUROPEA

La crisi all’interno della Federazione Umanista Europea ha avuto
formalmente per oggetto problemi di governance interna […]. In
realtà la Federazione era, fin dalle origini, attraversata da una più
sostanziale linea di frattura, che divideva da sempre le
associazioni di matrice propriamente laica da quelle
essenzialmente interessate soprattutto alla fornitura di servizi
professionali relativi allo stile di vita dei non credenti. Per alcune
di queste ultime, l’idea laica della separazione non è affatto un
ideale da perseguire, essendo da loro ritenuto preferibile un
regime di tipo sostanzialmente concordatario, purché accordi
analoghi a quelli stipulati con chiese e organizzazioni religiose
vengano stretti dagli Stati – e dalle istituzioni europee – anche con
le organizzazioni umaniste, che possano anch’esse, per esempio,
contare su finanziamenti pubblici per le proprie scuole o asili
privati non confessionali, consultori privati di tendenza, servizi
matrimoniali e funerari, ecc. Alcune di queste organizzazioni si
erano perfino dimostrate così programmaticamente “apolitiche”
da volersi mantenere estranee ai dibattiti in materia di diritti
umani dei migranti, di contrasto alle violazioni dei principi dello
Stato di diritto in alcuni dei paesi membri dell’UE, o in materia di
opposizione a quei populismi autoritari che non manifestassero
anche un orientamento marcatamente clericale. [...]
A seguito della crisi della Federazione Umanista Europea [...] molte
associazioni laiche europee hanno dato vita nelle scorse settimane
a una nuova Rete Laica Europea, che ha fra i suoi membri anche
Italialaica.it . La nuova rete si basa sui principi della “Carta di
Liegi”, promossa in occasione del cinquantenario della fondazione
del Centre d’Action Laïque.
http://italialaica.it/

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→ FNISM, Sezione di Torino “Frida Malan”– Un convegno su
Bertrand Russell

13 APRILE 2022
Aula magna del Liceo Albert Einstein. Via Giovanni Pacini, 28,
Torino, h. 15,30-18
Convegno conclusivo del LABORATORIO DI FILOSOFIA /
CORSO DI AGGIORNAMENTO 2021-22:
BERTRAND RUSSELL SCETTICO APPASSIONATO: A 150 ANNI
DALLA NASCITA. Relazioni: Russell filosofo (Massimo Ferrari), Le
polemiche di un laico (Ermanno Vitale), L’impegno politico (Enzo
Ferrara). Introducono: Paolo Calvino e Cesare Pianciola.

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→ CIDI TORINO. Le problematicità del digitale: i bambini e gli
adolescenti. I dati

Le tecnologie digitali sono complesse. Insieme con una
dimensione propositiva di arricchimento dell’approccio didattico,
possono veicolare ideologie, modelli formativi omologanti e
processi di fidelizzazione interessata. È, a nostro avviso,
necessario che gli insegnanti ne avvertano la responsabilità e
avviino processi di riflessione condivisa.
Incontro online con la prof.ssa Giovanna Mascheroni
Professore associato in Sociologia dei processi culturali e
comunicativi presso la Facoltà di Scienze Politiche e Sociali
all’Università Cattolica Milano. Ha partecipato nell’ultimo
decennio come referente nazionale e in molti casi coordinato e
diretto numerosi progetti internazionali riguardanti l’impatto
delle trasformazioni tecnologiche su bambini e giovani.
Venerdì 18 marzo Ore 17-19.
Per iscriversi: https://www.ciditorino.it/le-problematicit-deldigitale

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→ Tecnica e politica: una falsa opposizione (da “Animazione
sociale. RIvista degli operatori sociali”, n. 350/2021)

Nel 2021, cinquantesimo anno di Animazione Sociale, si è chiuso
con l’appuntamento dedicato a rilanciare l’anima politica del
lavoro sociale (Torino, 16-18 dicembre).
Tre giorni di scambi e confronti. Con oltre 500 partecipanti
(250 online) e 80 relatrici/relatori. Riuniti in plenaria nelle tre
mattine (al Cinema Massimo, sotto la Mole, sede tradizionale degli
appuntamenti della rivista), distribuiti nei workshop nei due
pomeriggi.
[...] Ma cosa significa assumere una visione politica del lavoro nel
sociale? Qualche spunto dalla tre giorni.
Significa, di fronte alle povertà dilaganti, sostituire la lente del
bisogno con quella del diritto, in modo da capire che le richieste di
aiuto sono innanzitutto una domanda di giustizia. Senza una
visione politica il povero diventa il bisognoso, la carità la risposta.
Significa battersi per un maggiore riconoscimento del proprio
lavoro. Tante volte mettere accanto alla parola lavoro l’aggettivo
sociale fa perdere di vista che questo è lavoro, vero lavoro: ricco di
sapere, essenziale per la democrazia. Oggi il lavoro nel sociale è
deprezzato. E questo deprezzamento lo priva di anima politica.
Perché quando si deve sopravvivere, è più difficile percepirsi come
soggetti di cambiamento.
E ancora: facciamo azioni politiche quando apriamo
contraddizioni dentro le istituzioni, facciamo circolare la parola
nei luoghi di lavoro, allestiamo condizioni perché le persone si
sentano parte di una comunità viva. E, non da ultimo, quando
rompiamo ogni sorta di compartimentazione (di muri): tra sociale
e sanitario, tra professioni, tra tecnica e politica.
Tecnica e politica: si tratta oggi di tenere di più insieme queste due
dimensioni, perché la prima è la competenza che ci è richiesta
quando affrontiamo i problemi, la seconda è la non settorialità del
nostro sguardo, la conoscenza dei bisogni della società, la visione
di prospettiva, l’attitudine alle scelte di priorità, l’interesse per la
costruzione di un tipo di società e non di un altro. Nei prossimi
numeri ci torneremo.
http://www.animazionesociale.it/9-2021/

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→ MicroMega (2/2022)
Dall’anniversario della nascita di Pasolini all’analisi degli scrittori
inglesi prima e dopo la Grande guerra a firma di George Orwell: nel
numero uscito il 10 marzo, disponibile su shop.micromega.net e in
libreria.

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→ SEGNALAZIONE: ANTONIA SANI BARALDI, ex insegnante ed ex
presidente della WILPF-ITALIA, parla del suo lungo percorso negli
ambienti che declinano in vario modo il concetto di "Pace", e su
quanto questo termine abbia significato e cambiato significato, per
lei, nello scorrere degli anni.
https://www.youtube.com/watch?v=SudW2M6Ntlw

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IL LIBRO
Paolo Berizzi, È gradita la camicia nera. Verona, la città
laboratorio dell'estrema destra tra l'Italia e l'Europa, Rizzoli,
Milano 2021, pp. 256, € 17,00
È gradita la camicia nera di Paolo Berizzi è un testo che consente
di riflettere su tematiche diverse. Ne indico almeno tre.
La prima, la più immediata, è quella del rapporto tra memoria del
passato e convinzioni politiche.
La seconda è quella tra egemonia politica in relazione
all’amministrazione di un territorio e la convinzione che quella
egemonia non dia possibilità ad altri attori di discutere
liberamente su quel territorio. In altre parole un esercizio di
governance totalitaria di quel territorio (la vicenda nel febbraio
scorso di impossibilità a Eric Gobetti di discutere del suo libro
sulle foibe – E allora le foibe?, Laterza – è esemplare tanto che
potremmo chiederci: lo Stato di diritto esiste ancora a Verona?);
La terza riguarda la profonda crisi dei partiti conservatori nel
mondo occidentale. Negli ultimi anni si è scritto molto riguardo
alla crisi della socialdemocrazia dopo il colpo di coda della terza
via blairiana. Ma non si è guardato – o lo si è fatto poco e
approssimativamente – all’altro grande partito europeo.
È gradita la camicia nera non sembra occuparsi di questo tema,
ma in realtà è strettamente connesso con questa questione.
Il tema del libro riguarda l’egemonia politica e culturale – non
necessariamente numerica – della destra estrema - sovranista,
xenofoba, irrorata di tradizionalismo cattolico, ovvero di
cattolicesimo preconciliare, in una realtà, la città e la provincia di
Verona, che da anni si propongono come un laboratorio per la
destra.
Di questo scenario Paolo Berizzi fornisce, nomi, circostanze,
azioni, date, parole.
Una destra che ha una storia lunga che Paolo Berizzi ci consegna
con molti particolari: inizia negli anni ’80 con la sigla «Ludwig»,
una sigla che identifica una banda che si prefigge il compito di
«ripulire» lo spazio intorno (in città e fuori città) con azioni di
«eliminazione mirata» di coloro che sono ritenuti diversi e «alieni»
alla natura di quel territorio. Quando si dice «eliminazione
mirata», si intende letteralmente uccisione.
Una storia che prosegue con lo sviluppo di strutture organizzative
legate organicamente alle varie configurazioni della destra politica
e sociale che entra ed esce dalle forze della destra postfascista.
Un’azione che prima si riconosce nell’esperienza
dell’amministrazione Flavio Tosi (2007-2012 e poi 2012-2017)
per poi diventare organica con l’amministrazione Federico
Sboarina, sindaco dal giugno 2017 che del personale politico
dell’estremismo di destra dichiaratamente e pubblicamente
entusiasta del nazismo e del fascismo di Salò, che ha tra gli
intellettuali di riferimento il belga Léon Degrelle, o propone come
profilo programmatico culturale quello proprio di
Joseph Goebbels.
Una struttura che ha contemporaneamente più forme della
mobilitazione ma che significativamente trova nella curva del
Verona Hellas, la squadra di calcio, il suo luogo di riconoscibilità,
di aggregazione e di comunicazione, ma anche di controllo delle
opinioni pubbliche.
Una struttura e una mentalità politica che offrono molto nella loro
comunicazione: elogio del razzismo; entusiasmo per il gas dei
forni crematori; complottismo; ferma convinzione no vax.
Paolo Berizzi, correttamente in tutto il libro non afferma che
quella destra sia numericamente maggioritaria in quella zona. Ma
in politica da almeno un secolo l’egemonia non discende da essere
la maggioranza, bensì dal dare risposte recepite dalle maggioranze
numeriche come condivise e proprie.
E tuttavia se anche questo scenario ha dietro di sé un tempo lungo
che Paolo Berizzi inquadra tra la metà degli anni ’80 e oggi, non è
improprio risalire leggermente indietro e andare alle origini di
questo scenario. Quello scenario ha un tratto di partenza che sta
nella stanchezza di un modello politico che a lungo ha espresso il
“Veneto bianco” della Prima Repubblica. In quella realtà stavano
contemporaneamente le forme dell’estremismo della sinistra (una
parola che appena enunciata evoca un luogo – Padova, – un tempo
– gli anni ’70, e un nome – “autonomia operaia”) ma anche quello
dell’estremismo di destra (un luogo – ancora Padova, un tempo –
ancora gli anni ’70 – un nome- la Rosa dei venti e poi Amos Spiazzi,
Franco Freda,…).
Non solo: stava un mondo cattolico che aveva molte anime, ma che
soprattutto aveva l’anima di un mondo della Chiesa non aperta alle
strade del Concilio Vaticano II (legato al culto della Tradizione)
che si presentava come il garante di un partito di valori e di
clientele che Marco Paolini ha descritto nel suo Bestiario veneto.
Non vuol dire che quel mondo di sentimenti automaticamente
doveva produrre la Verona di oggi o i sentimenti che girano in
quella città. Allora, quarant’anni fa, era lo slogan “El Veneto a i
Veneti”. Quarant’anni dopo lo sviluppo di quel sentimento ha
percorso molte strade anche lontane da quella frase. Ma non
estranee ad essa. Comunque né nemiche, né alternative a quello
slogan.
David Bidussa

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IL FILM
BELFAST

Regia: Kenneth Branagh
Interpreti: Jude Hill, Caitríona Balfe, Judi Demch, Jamie Dornan,
Ciarán Hinds, Colin Morgan, Michael Maloney. Lara McDonnell,
Gerard Horan, Conor MacNeill, Gerard McCarthy, Olive
Tennant
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 97′
UK, 2021
In un incipit a colori il film ci mostra con immagini aeree e
panoramiche la città del titolo come appare oggi. In breve ci
catapulta nella scena affascinante in bianco e nero di un quartiere
popolare della Belfast dell’agosto 1969. Mentre Buddy (Jude Hill)
gioca con gli amici nella strada dove abita, un gruppo di
protestanti sferra un attacco contro i cattolici che vivono lì,
urlando la loro volontà di cacciarli.
È l’inizio di quelli che passeranno alla Storia – eufemisticamente –
come i “Troubles”, il conflitto trentennale nordirlandese tra la
maggioranza protestante (gli Unionisti, a fianco della corona
britannica) e i cattolici, all’epoca demograficamente in minoranza,
che sentivano l’appartenenza dell’Ulster al Regno Unito come una
dominazione e sognavano il ricongiungimento con la Repubblica
d’Irlanda.
Buddy è un bambino di famiglia protestante. Come i suoi familiari
non vede motivi per odiare, cacciare o combattere i cattolici, con
cui convive nello stesso quartiere e studia nella stessa scuola.
Ha un fratello già adolescente e un padre che lavora come
elettricista in Inghilterra e torna ogni due settimane a casa.
Entrambi sono costantemente e minacciosamente presi di mira
dai fiancheggiatori protestanti che vogliono convincerli a
partecipare ai disordini e alle rappresaglie contro i cattolici. La
madre di Buddy cresce i figli praticamente da sola, tra i sacrifici
necessari a pagare i debiti che il marito ha accumulato con il fisco.
Il clan di Buddy è arricchito anche da una cugina più grande che lo
coinvolge in avventure da teppista, dagli zii presenti e, soprattutto,
dai nonni/babysitter che lo consigliano su come farsi notare dalla
compagna di classe di cui si è innamorato.
Non c’è solo il conflitto tra protestanti e cattolici a raccontarci la
Belfast dell’infanzia di Kenneth Branagh
Belfast è un omaggio del regista alle sue origini, alla città dove è
nato e dove ha passato l’infanzia e alla sua famiglia in senso
ampio, ma è anche una narrazione sul popolo irlandese, in
particolare quella parte che vive in Ulster.
Attraverso gli occhi del piccolo Buddy, con leggerezza, ironia e, allo
stesso tempo, serietà, lo spettatore scopre i grandi drammi che gli
irlandesi hanno dovuto affrontare nei decenni passati: il conflitto
tra protestanti e cattolici e le diseguaglianze tra i due gruppi; la
disoccupazione, la povertà di larghe fasce di popolazione e la
conseguente massiccia e costante emigrazione verso altri paesi,
compresa l’Inghilterra e gli altri Paesi del Commonwealth. Non a
caso il film è dedicato a quelli che sono partiti, a quelli che sono
rimasti e a quelli che si sono persi e la secolare diaspora irlandese
è sintetizzata dall’esilarante zia di Buddy, quando dice che, se gli
irlandesi non emigrassero, non ci sarebbero buoni pub nel resto
del mondo.
Dalla recensione di Stefania Fiducia in
https://www.culturamente.it/cinema/belfast-recensionekenneth-
branagh/

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Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

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