Rassegna stampa

17.02.2022, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, febbraio 2022

Di Coordinamento per la laicità della Scuola | 17.02.2022


Editoriale:

Contro la separazione del cognitivo dal non cognitivo

Il Ddl approvato nel primo passaggio parlamentare ha portato un'attenzione diffusa sul tema delle competenze non strettamente legate all’insegnamento disciplinare, chiamare competenze non cognitive o anche character skills. Come motivazione il Gruppo Parlamentare per la Sussidiarietà ha voluto mettere in evidenza l'urgenza

del recupero del valore della persona nella sua interezza, in particolare in un momento in cui siamo ancora alle prese con una pandemia che colpisce la socialità. E una preoccupazione legittima ma la risposta e sbagliata e pericolosa. Soprattutto perché apre la strada a un percorso slegato da quello degli attuali curricoli scolastici, per sviluppare quelle capacita di stare nel mondo e con gli altri che invece devono essere l'obiettivo di ogni ora, ogni minuto della scuola. Si e parlato nel corso della discussione parlamentare di sviluppare negli studenti “l’amicalità, la coscienziosità, la stabilità emotiva e l’apertura mentale”, come se queste “attitudini” si potessero insegnare direttamente dalla cattedra invece di essere il risultato delle conoscenze acquisite e dei legami costruiti. Una scuola secondo Costituzione non forgia il carattere, ma crea le condizioni per permettere “lo sviluppo armonico e integrale della persona”.

Le competenze non cognitive non sono oggetti misteriosi per la scuola: da anni ormai le norme e i documenti parlano di partecipazione, di cooperazione per il conseguimento di obiettivi comuni, tanto quanto di capacita di iniziativa autonoma, di utilizzo delle risorse per risolvere un problema, tutte competenze che non sono semplicemente cognitive. Si sostiene che dovrebbe abbandonare la cosiddetta

“egemonia del cognitivo” per far proprie le tesi di alcuni teorici che vedono la scuola centrata sulle character skills integrate con un “cognitivo” limitato all’essenziale, ma se ciò avvenisse rappresenterebbe a mio avviso la fine della scuola pubblica e il tradimento del suo mandato costituzionale. La scuola educa se istruisce. Per farlo deve creare il contesto migliore per il libero sviluppo della personalità, valorizzando le dimensioni relazionali ed emozionali di chi apprende. Qui non c’è nessuna “egemonia del cognitivo” come invece e stato sostenuto, ma il rispetto del mandato costituzionale.

Le stesse indicazioni nazionali per il curriculum ricordano come la formazione della persona e dei cittadini si realizzi “solo con il pieno dominio dei singoli ambiti disciplinari e, contemporaneamente, con l’elaborazione delle loro molteplici connessioni”.

La scuola e il luogo della formalizzazione dell'esperienza attraverso le ottiche delle diverse discipline: occhiali che attraverso la comprensione del mondo in ogni sua sfaccettatura fanno conoscere sé stessi e sviluppare le potenzialità di ciascuno.

Gli studenti non sono personaggi in cerca di autore. Sono gli autori. Sta a loro costruire i propri personaggi con gli strumenti culturali che sapremo dare loro.

Giuseppe Bagni

Presidente del Cidi

***

In evidenza:
→ Studenti in piazza: basta Dad, diamogli
rispetto, di Mauro Barberis

Sul palco di Sanremo, quest’anno, si sono esibite tutte
le possibili minoranze discriminate. [...] L’unica cosa
certa è stata l’assenza, dal palco dell’Ariston, della
minoranza più discriminata di tutte: gli studenti
daddizzati. Neologismo (da DAD, didattica a distanza)
abbastanza orribile da rendere la loro situazione.
Oggi non si parla d’altro, per vicende che sarebbero
comuni, se non riguardassero proprio loro. Si pensi
alla morte di Lorenzo Parelli, l’ultimo giorno di
alternanza scuola/lavoro: un evento tragicamente
comune, fra i lavoratori di questo paese. O al
manganellamento di quanti hanno protestato per la
sua morte: niente di insolito, nel paese del G8 di
Genova. O alle proteste per il ritorno alle due prove
della maturità, che hanno costretto il ministro Bianchi
a due precisazioni imbarazzanti. Primo, i maturandi
potranno scegliere fra ben sette tracce per il tema
d’italiano: mancherà solo il classico “parlate del
vostro compagno di banco”. Secondo: anche la prova
d’indirizzo sarà calibrata dai membri interni a misura
di daddizzato. [...]
Chiunque abbia avuto, non dico studenti ma anche
solo figli, sa che, con loro, qualunque cosa fai sbagli.
Quindi mi esimo dal formulare ricette educative – a
quelle pensa già mamma Rai – e mi limito a elencare
poche cose da non fare né dire, anzi da evitare come la
peste. Prima, non essere ruffiani con i propri
figli/studenti: lo capiscono subito, e già lì ti sei giocato
le tue residue speranze educative. Secondo, evitare i
pistolotti: non si educa con le prediche, ma con
l’esempio. Terzo, niente ipocrisia: non fingere di
riaprire scuole e università per poi continuare a
privilegiare le esigenze dei tuoi dipendenti, perché
tanto lo studente passa ma il burocrate resta.
Quarto, non promettere allo studente un’istruzione
professionalizzante, che sarà sempre in ritardo sulle
esigenze del mercato del lavoro: forniscigli cultura,
umanistica scientifica tecnica, ma comunque tale da
orientarsi in un mondo che né tu né lui, oggi, riuscite
neppure a immaginare. Quinto, ridagli il servizio
civile, come modo per imparare un lavoro ma anche i
problemi delle persone diverse da lui. Sesto,
permettigli di andare all’estero, con l’Erasmus o con
qualsiasi altro sostegno, perché il mondo di domani
sarà comunque più piccolo di quello che noi abbiamo
conosciuto. Settimo e ultimo, smettila di dargli il
superfluo – la mancetta, il cellulare nuovo, la vacanza
esclusiva – e restituiscigli il necessario: l’ascolto,
l’attenzione, la condivisione, in una parola il rispetto.
«MicroMega», 8 febbraio 2022
https://www.micromega.net/studenti-in-piazza-basta-daddiamogli-
rispetto/

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→ LA LETTERA DEL PAPA EMERITO SUGLI ABUSI
SESSUALI, PUBBLICATA L’8 FEBBRAIO

La lettera del papa emerito a proposito degli abusi
commessi in seno alla Chiesa tedesca è rivolta al Suo
Padre supremo più che alla comunità dei fedeli in
terra. A lui chiede perdono, più che a loro. Può forse
bastare?
di Marcello Neri
09 FEBBRAIO 2022
La lettera di Benedetto XVI in merito al suo
coinvolgimento in alcuni casi di gestione lacunosa di
sacerdoti della diocesi di Monaco accusati di abusi
sessuali su minori durante il tempo del suo
episcopato, e al memoriale da lui inviato allo studio
legale che ha condotto le indagini su mandato della
stessa diocesi oggi guidata dal cardinale Marx,
potrebbe essere derubricata come l’attestato
spirituale di un credente ultra novantenne. A questa,
che potrebbe essere l’interpretazione più benevola
del testo, si oppongono però alcune ragioni oggettive.
L’anziano prelato è stata una delle figure chiave nel
post-concilio cattolico; sicuramente quella che ha
avuto nelle sue mani il potere maggiore, fino a
raggiungere il soglio pontificio. Il cerchio di
collaboratori, che ha lavorato per lui sia nella stesura
del memoriale inviato allo studio legale bavarese sia
alla scrittura della lettera, rappresenta un sentire
diffuso presente nella Chiesa cattolica in materia di
abusi sessuali avvenuti al suo interno per mano di
personale ecclesiastico. Infine, l’ampia eco mediatica,
e i giudizi contrastanti, che ha seguito la
pubblicazione della lettera (avvenuta lunedì 8
febbraio).
Inevitabile che l’introspezione spirituale di Benedetto
XVI diventi questione pubblica, con tutte le distonie
legate al contrasto dei generi. La prima, inadeguata
anche alla materia che si affronta (quella degli abusi
sessuali nella Chiesa cattolica) – quando a firmarla in
calce è colui che è stato per decenni ai vertici
dell’apparato vaticano. […]
DA: Strada Maggiore 37 – La newsletter della
rivista «il Mulino». Anche su Facebook:
https://www.facebook.com/rivistailmulino/

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→ SUL MANIFESTO DEL GIORNO DEL RICORDO:
COMUNICATO DI ISTORETO

(ANSA) – TORINO, 01 FEBBRAIO – “Dire che gli
infoibamenti del ’45 non furono pulizia etnica non
significa essere ‘negazionisti’. Non significa sminuire
la gravità di quei fatti. Significa, semplicemente, fare
corretto riferimento alle categorie storiografiche.Gli
uomini e le donne uccisi e gettati nelle foibe non lo
furono in quanto italiani ma essenzialmente per
motivi di preventiva epurazione politica; in quanto
ritenuti (a torto o a ragione, non importa)
collaborazionisti del regime fascista o comunque
potenziali nemici nel nuovo ordine che si stava
instaurando. Ciò non significa per nulla giustificare
quei fatti. Furono crimini di guerra e contro
l’umanità. Ma non fatti di pulizia etnica”.
È la risposta di Paolo Borgna, presidente di Istoreto,
all’assessore regionale Maurizio Marrone [esponente
di Fratelli d'Italia NdR], che ha parlato di
“negazionismo allo stato puro”. Lo scorso 23
dicembre Borgna aveva manifestato la contrarietà
dell’Istoreto a una riedizione della graphic novel
“Anime in Transito” (per questioni sul diritto
d’autore) e, inoltre, la contrarietà “all’inserimento di
una prefazione che cambia l’orientamento e la
collocazione della pubblicazione” e che
contiene“concetti errati” (quali genocidio e pulizia
etnica) che sono “propri della polemica politica
indifferente alle ragioni degli Esuli e allo studio degli
spostamenti forzati di popolazione, di cui l’esodo
giuliano dalmata costituisce il caso italiano”. “Concetti
– aggiungeva Borgna – solo interessati a riproporre la
contrapposizione con gli avversari di un tempo e
alleggerire le responsabilità del fascismo italiano,
promotore di una guerra sbagliata e perduta. Ciò non
è un buon servizio per la scuola, non lo è per gli eredi
di quell’esodo dimenticato”. (ANSA).
http://www.istoreto.it/2022/02/co
municato-manifesto-giorno-del-ricordo/

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→ UNA GIORNATA DI STUDI SUL TEMA DELLA
LAICITÀ -
4 marzo 2022
La questione laica in Italia
4 marzo 2022
Polo del ‘900 – Via del Carmine 14 - Sala ‘900
Prima sessione
Ore 10 - 13
Presiede: Marco Chiauzza
Le carte della laicità: Piero Gobetti, Franco Antonicelli,
Norberto Bobbio, Marta Vicari, Luca Zanotta, Pietro
Polito
Relazioni:
Laicità, laicismo, secolarizzazione: per una mappa
concettuale, Cesare Pianciola
Laicità, religione e discorso pubblico: quale rapporto?,
Gianluca De Candia
Stato e Chiesa: la questione laica in Italia, Francesco
Campobello
Dibattito tra i relatori e il pubblico
Seconda sessione
Ore 15 – 18
Presiede: Grazia Dalla Valle
Il fondo del Comitato Torinese Per La Laicità Della Scuola, Alessio
Bottai, Federica Tammarazio
Relazioni:
Laicità e diritti delle donne, Cinzia Sciuto
Prospettive laiche sul tema della famiglia, Chiara Saraceno
Laicità e bioetica, Maurizio Mori
Dibattito tra i relatori e il pubblico
L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Cidi - Torino e Fnism
– Sezione torinese “Frida Malan”.

***
→ La nostra cultura politica. A cento anni dalla
“Rivoluzione Liberale” di Piero Gobetti
mercoledì 16 Febbraio | 15.00 | POLO DEL ‘900

Il Centro studi Piero Gobetti celebra il centenario
dall’uscita del primo numero di La Rivoluzione
Liberale con un incontro virtuale. Intervengono
Pietro Polito, direttore del Centro, e la prof.ssa Nadia
Urbinati, politologa e docente di Teoria politica alla
Columbia University di New York, in dialogo sui temi
cari a Gobetti per riflettere anche sulla loro attualità:
la cultura politica, i partiti, l’antifascismo.
Introduce e coordina: Giacomo Tarascio.

→ Alla Fondazione Giorgio Amendola (via
Tollegno, 52) : INCONTRI SU CARLO LEV
I
giovedì 17 febbraio, ore 16: Carlo Levi e il cinema
(Elisa Oggero)
giovedì 24 febbraio, ore 17,30: La formazione di Levi nella
Torino di Gobetti e di Gramsci e il suo impegno in Giustizia e Libertà
e nel Partito d'Azione (Giovanni De Luna, Cesare Pianciola)
giovedì 3 marzo, ore 17,30: Proiezione del film Lucus a lucendo.
A proposito di Carlo Levi di Enrico Masi e Alessandra Lancelotti
(Italia/2019, 78’); dibattito tra i registi, Filippo Benfante, Stefano
Levi Della Torre, Pietro Polito.

***

→ Un convegno sul pacifismo di Albert Einstein
nel Liceo di Torino a lui intitolato

***

→ CIDI: INCONTRO CON MAURICE AYMARD
15 febbraio ore 17 su Zoom

Il 15 febbraio 2022 lo storico Maurice Aymard,
professore presso École des hautes études en sciences
sociales, Paris, intervistato da Caterina Gammaldi sul
tema:
IL MEDITERRANEO, a partire dalle riflessioni del libro
di Cyprian Broodbank.
Coordinerà Giuseppe Bagni. L'iniziativa si svolgerà in
modalità a distanza su piattaforma Zoom.
Per iscriversi compilare la scheda:
http://www.cidi.it/articoli/primo-piano/mediterraneo

→ GAETANO SALVEMINI ESULE TRA EUROPA E
STATI UNITI

venerdì 18 febbraio 2022 | ore 15-18
Fondazione Luigi Einaudi onlus
Via Principe Amedeo 34 | Torino

Venerdì 18 febbraio 2022 alle 15,
continuano i "Cantieri salveminiani", promossi
dal COMITATO NAZIONALE PER LA CELEBRAZIONE DEL
150° ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DI
GAETANO SALVEMINI (pres. prof. M.L. Salvadori). Il secondo
incontro è dedicato a "Salvemini esule tra Europa e Stati
Uniti". Oltre a Massimo L. Salvadori, Emerito Università di
Torino e Presidente del Comitato Nazionale Salvemini, che
introdurrà il tema, vi prenderanno parte: Cesare
Panizza (Fondazione di studi storici Filippo Turati), Alice
Gussoni (Università di Oxford) e Renato
Camurri (Università di Verona), e, come discussant, Patrizia
Audenino, Paolo Soddu e Maddalena Tirabassi.
L'incontro sarà disponibile in streaming a questo link

***
→ Pensiero critico. Una proposta di docenti per
una Rete di scuole

L'obiettivo è quello di un'educazione al pensiero
critico. Questo comprenderà, oltre ad attività di
dialogo filosofico sui grandi temi della filosofia, anche
attività specifiche per ogni indirizzo, in cui gli
studenti saranno portati a riflettere criticamente sulle
implicazioni delle attività lavorative alle quali la
scuola li prepara. Si rifletterà, ad esempio, a seconda
degli indirizzi, sull'etica dell'intelligenza artificiale,
sulla legittimità della persuasione pubblicitaria, sul
rapporto tra tecnica e natura, sullo statuto scientifico
dell'economia, ecc. Il progetto partirà in via
sperimentale in diversi istituti su tutto il territorio
italiano. Dopo una fase di valutazione dei risultati
raggiunti da parte del gruppo di ricerca "ΑΙΩΝ / AIÓN
– Filosofia e didattica" dell'Università di Bologna, per
l'anno scolastico 2022/2023 sarà costituita una Rete
di scuole (istituti tecnici e professionali), all'interno
delle quali queste attività verranno introdotte a
partire dalle classi prime come parte del curriculum
scolastico, per un totale di 24 ore annuali.
Per informazioni:
https://www.filoedu.com/inventio/
gianluca.ca v allo@posteo.net

***
→ APPELLO AGLI EURODEPUTATI. PERCHE' DIRE
NO ALL'INSERIMENTO DELL'ENERGIA NUCLEARE
TRA LE FONTI "VERDI"

Nell’attuale congiuntura segnata dall’emergenza ecologica,
sentiamo di dover giocare e vincere due partite tra loro
collegate: quella della tassonomia UE e quella della riscrittura
del Piano nazionale integrato economia e clima – PNIEC.
Non possiamo ignorarle perché sono già in corso e hanno una
intima connessione. Due partite che andranno a chiudersi al
massimo nel luglio 2022, con un voto al Parlamento europeo
preceduto da quello al Parlamento italiano. […]
https://www.petizioni.com/eurodeputatinonuke

***

IL LIBRO
Paola Mastrocola e Luca Ricolfi,
Il danno scolastico. La scuola progressista come
macchina della disuguaglianza,

La nave di Teseo, Milano 2021, pp. 272, € 19

Riprendiamo da «L’Indice dei libri del mese», gennaio
2022, la seguente lettera.
Caro direttore,
ho letto di recente e ho riflettuto sul fortunato libro di
Luca Ricolfi e Paola Mastrocola Il danno scolastico,
costruito sull’idea (già esposta da Mastrocola in libri
precedenti) che una scuola permissiva, che tende a
promuovere tutti, a non bocciare, a ridurre le
richieste cognitive sia di bassa qualità e alimenti la
disuguaglianza sociale, il tasso di iniquità.
Ricolfi verifica l’ipotesi utilizzando i recenti dati Istat
per il ceto sociale e i dati Invalsi come Proxy, non
essendoci oggi alcun dato che misuri il grado di
qualità (discipline? programmazioni svolte?) delle
istituzioni scolastiche e il loro impatto sul processo di
apprendimento. I dati forniti appaiono sbalorditivi:
una scuola di qualità fa davvero la differenza e
permette ai meritevoli e capaci di svincolarsi dal loro
stato sociale e di invertire la rotta. Gli autori tuttavia
non dicono che cosa è per loro una scuola di qualità,
ma si limitano a raccontare quello che hanno visto,
con i loro occhi e con le loro esperienze (anche quella
del figlio ritirato dalla scuola pubblica per essere
inserito in una scuola religiosa).
Luca Ricolfi descrive un’università (nella quale
insegna) in cui il livello medio degli studenti e dei
docenti si è abbassato a causa di esami spezzettati in
esamini, ma anche perché il docente universitario
deve inseguire le pubblicazioni e poi fare didattica (lo
scrive in molte pagine). Mastrocola usa una scrittura
fortemente segnata da uno stile emotivo e
coinvolgente e lascia trasparire tutta la sua passione
smodata per la letteratura. Un passo significativo del
libro è quello in cui parla delle parafrasi, quasi sparite
dai libri di testo scolastici, perché si è ceduto il posto
a una scuola facile, riduttiva, fatta di riassunti, magari
trovati su Wikipedia, in nome del “promuoviamoli
tutti”. […] Mastrocola racconta le sue scuole medie
dove si studiava il latino (la riforma della scuola
scuola media degli anni sessanta non piace all’autrice
e lo rimarca più volte) e di come questo sistema l’ha
portata a livelli alti di istruzione.
In questa sorta di pamphlet critico, gli autori non
citano però in alcun punto nessuna teoria o modello
pedagogico degli ultimi sessant’anni. Non citano mai
nomi come Malaguzzi, Dewey, Castelnuovo,
Montessori, Ciari, Lodi. In realtà non citano mai
neppure le scienze o l’arte o la musica o la danza. Per
Mastrocola sembrano esserci solo la letteratura e
forse la matematica, nella sua parte astratta. Nel
leggere il libro sembra di essere immersi in una
scuola antica, antiquata, una scuola fatta solo da
lezioni frontali, libri cartacei, interrogazioni. Una
scuola del passato distrutta dai “progressisti” e dalle
riforme che l’hanno voluta innovativa, al passo con i
tempi.
Ma è davvero così? Mi sono diplomato nel 1996 e la
mia scuola era uguale a quella che ho vissuto come
docente. Non ho visto grandi differenze tra la scuola
del 1996 e quella del 2015 che ha lasciato Mastrocola.
Eppure in quella scuola io mi annoiavo e non perché
era una scuola di qualità, ma perché volevo anche
fare altro. In quella scuola non ho mai fatto attività di
gruppo,i banchi erano sempre rivolti verso il docente.
Esistevano i primi pc, ma non li usava nessuno. Non
ho stu-diato latino alle medie, ma al liceo scientifico e
mi sono laureato con 110 e lode. In quella scuola
nessuno si curava delle potenzialità di ciascuno, ma ci
siamo sentiti ingabbiati in una scatola uguale per
tutti. Io, fino al 2019, anno in cui sono diventato
dirigente scolastico, ho insegnato matematica e fisica
nei licei, e ho visto proprio la scuola di Ricolfi e
Mastrocola, quella di sessant’anni fa. Ancora oggi se
un docente vuole fare lezione frontale tutti i giorni o
zitti e buoni a fare parafrasi, può farlo! Nessuno
impone nulla.
Nella verifica dell’ipotesi manca un dato
fondamentale: non si misura il tasso di iniquità della
scuola degli ultimi sessant’anni. Non lo possono fare
gli autori, certo, perché non hanno i dati che oggi
possiamo raccogliere con vari strumenti (Invalsi,
tassi di dispersione, analisi psicologiche o
sociologiche).
Forte e diretta è la critica a Don Milani, a detta
dell’autrice tra i promotori di una scuola che ha
abbassato la qualità, dando a Gianni (uno degli allievi
della Lettera a una professoressa) una scuola pratica,
oltre che cultura astratta. Ma siamo certi che la scuola
elitaria, da cui Barbiana si differenziava a ragion
veduta, non fosse più iniqua di quella di oggi? E siamo
certi che il tasso di iniquità ci dica tutto di Gianni?
Perché in questa indagine si preferisce guardare alla
scuola degli ultimi anni con i paraocchi, pensando che
sia fatta solo da banchi a rotelle o di riforme che
hanno tolto il latino alle medie, senza far entrare
nella statistica tutti i Gianni che a scuola non si sono
persi, ma che si sono ritrovati proprio perché magari
hanno studiato arte e musica e sono stati indirizzati
da una scuola che ha saputo guardarli per quello che
sono (anche in potenza) e non solo per la loro
capacità di fare la parafrasi. La scuola di Don Milani
era una scuola seria, si studiava anche di sabato e
domenica, si andava a scuola ogni giorno. Non si
faceva latino, ma si insegnava a vivere. Perché Gianni
nella scuola di Mastrocola si sarebbe perso, senza mai
imparare né a leggere né a scrivere o stare al mondo.
La scuola in questi anni ha avuto, ha subito troppe
riforme (gli autori però confondono Luigi e Giovanni
Berlinguer: attenzione!), ma non riforme sistemiche:
piccoli rattoppi, aggiustature, rimedi, navigazione a
vista (sistemiamo l’esame di stato qui, togliamo
questo di là, predisponiamo piani personalizzati ...).
E forse si poteva e si può lavorare di più sulla qualità,
che però c’è, esiste.
Concordo con gli autori quando affermano che la
scuola deve vantarsi quando dice che si fa pensiero
critico, logico, quando si insegna e bene la filosofia o
la matematica, quando si lasciano da parte progetti
estemporanei e innovativi della durata di un giorno.
La vera scuola di qualità ti lascia libero di scegliere,
anche attraverso le discipline o meglio attraverso la
loro commistione.
La scuola dei coniugi Ricolfi, quella che mi ha sempre
annoiato, aveva il gusto dell’antico, della fatica, delle
lezioni e dei compiti infiniti, era la scuola che
uccideva la creatività, ma almeno sapeva perché lo
faceva: per essere uguale a se stessa, per evitare ogni
cambiamento (anche sociale). La scuola di alcuni
innovatori odierni ha il gusto dell’improvvisazione,
ma anche l’incertezza di chi lavora in solitudine (ci si
confronta troppo poco con i colleghi) e con un alto
rischio di fallimento. Per questo Il danno scolastico va
letto, per capire che in ognuno di noi c’è un po’ degli
autori: quel gusto antico e immobile di chi vuole una
scuola di élite, fatta di quantità, nozioni, libri e
sacrificio. Nel leggerlo ci confrontiamo con la parte di
noi che quella scuola l’ha odiata, l’ha messa da parte
perché ci ha guardato come se fossimo numeri,
parafrasi, e non per le nostre potenzialità.
Occorre ricostruire la scuola pezzo a pezzo, ma i pezzi
buoni non sono nella scuola rimpianta dagli autori
(scuola che è pure presente oggi e in tantissimi
docenti e nella cultura dei molti) e non sono neppure
gli innovatori improvvisati, colorati e fascinosi, che
cambiano indirizzi e discipline in poche settimane,
per il tempo di un post social. Miglioriamo la scuola,
ma con tempi e persone nuove.
Alfonso D’Ambrosio
Il libro e il tema sono approfonditi da Gianluca
Argentin e Orazio Giancola nel “Primo Piano” di
pagina 16 della rivista.

***
IL FILM
È ANDATO TUTTO BENE

( Tout s'est bien passé )
Regia: François Ozon
Interpreti: Sophie Marceau, André Dussolier,
Géraldine Pailhas, Charlotte Rampling, Éric
Caravaca, Hanna Schygulla
Durata: 113′
Francia, 2021
La vita di Emmanuèle Bernheim, scrittrice e
sceneggiatrice francese, precipita con una telefonata.
Il padre ha avuto un ictus e al suo risveglio chiede alla
figlia di aiutarlo a morire. A sostenerla in quella
missione impossibile ci sono Pascale, la sorella
trascurata, e Serge, il compagno discreto. Debole e
dipendente dalle sue ragazze, André è un uomo
capriccioso ed egoista, incapace di comprendere il
dolore che infligge alle figlie, mai amate come era
necessario. Tra lucidità e terrore, Emmanuèle e
Pascale navigano a vista nel dramma. Come rifiutare
al proprio padre la sua ultima volontà? Ma come
accettarla? Da bambina Emmanuèle ha sognato tante
volte di 'uccidere suo padre', un genitore tossico e
poco garbato, ma aiutarlo 'a farla finita' nella vita
reale è un'altra cosa.
Alla precisione asciutta della storia autobiografica,
che si impone con la sua gravità, Ozon aggiunge
esplosioni di umorismo, tutte a carico di André
Dussollier.
[...]
André Dussollier incarna André Bernheim, gran
borghese e collezionista d'arte che un ictus rende
emiplegico e che sceglie di andare a morire in
Svizzera. Le protesi deformano il volto dell'attore che
trova la voce, le piccole risate e le considerazioni
vertiginose, disegnando un personaggio umano
troppo umano che diverte e infastidisce insieme.
Alla sua impazienza infantile e alla sua crudeltà,
replicano Sophie Marceau e Géraldine Pailhas
(impeccabili e maestose), figlie salde e determinate a
cui impone il suo addio. Restituiscono la battuta mai
la pariglia, perché Emmanuèle e Pascale hanno
doppiato da tempo quel padre autoritario e charmeur
a cui è davvero impossibile dire di no.
'Uccidere il padre' e andare avanti. Indietro resta la
madre Charlotte Rampling, scultrice malata di tutti
mali del mondo che addensa da sola i misteri della
famiglia. Piantato al centro del film e della vita delle
sue figlie come un interrogativo, André vuole
andarsene e vuole farlo a modo suo, ammutinare la
vita con dignità e magari sulle note di Brahms.
Ozon si piazza invece dal côté della vita trovando il
ritmo del suo film nella comicità delle situazioni.
Mescolando lacrime e sorrisi, Tout s'est bien
passé elude la gravità del suo soggetto e vola alto,
superando la paura che ispirava al regista.
[...]
Dalla recensione di Marzia Gandolfi:
https://www.mymovies.it/film/2021/tout-sest-bienpasse/

Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

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