Rassegna stampa

18.12.2021, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, dicembre 2021. EDITORIALE, Ludi gladiatori di Natale

Di Coordinamento per la laicità della Scuola | 18.12.2021


Il Natale, anziché unire uomini e donne di buona volontà, continua a essere
divisivo. «Non toglieteci il senso vero e profondo del nostro Natale» scriveva
«il Giornale» del 17 novembre. Ma qual è questo senso profondo? L'articolo
incominciava dicendo: «Salviamo il nostro Natale. Anche con la mascherina e
l'amuchina sulla slitta, lasciamo che il vecchio con la barba vestito di rosso
porti i regali ai nostri figli depressi». Quindi: Babbo Natale e gli acquisti del
caso. Ma il vescovo di Noto Antonio Staglianò ha affermato qualche giorno fa:
«Babbo Natale non esiste e la Coca Cola, ma non solo, ne usa l’immagine per
accreditarsi come portatrice di valori sani», in realtà consumistici, e non
bisogna confondere la trovata pubblicitaria con San Nicola, lui sì da venerare.
Alla fine di novembre è infuriata la polemica contro un documento interno di
raccomandazioni della Commissione Europea (Guidelines on Inclusive
Communication) che invitava a evitare involontari messaggi discriminatori e
– tra l’altro – a non considerare tutti cristiani, per cui era meglio dire “Buone
feste” che “Buon Natale”. Apriti cielo! In Europa vietato dire “Natale” e perfino
chiamarsi Maria titolava «il Giornale», Così l'Europa "cancella" il Natale
l'«Avvenire». Salvini twittava «Viva il Natale, sperando che in Europa
nessuno si offenda»; Giorgia Meloni: «La nostra storia e identità non si
cancellano» (a scanso di equivoci il 19 ottobre aveva gridato in piazza «Io
sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono
cristiana»). Forza Italia presentava un'interrogazione chiedendo il «rispetto
delle radici cristiane dell'Unione europea».
Incuriositi siamo andati su Internet a vedere cosa dicevano le minoranze
non cristiane in un paese, l'Italia, sempre più multireligioso. Per gli islamici
abbiamo trovato su https://www.islamitalia.it/religione/auguri.html che la
domanda ricorrente è: Abbiamo amici cristiani, l’Islam ci permette di fare
loro gli auguri di Natale? Abbiamo letto che anche i buddisti si sentono a
disagio nei confronti di ricorrenze cui sono estranei
(https://buddhismoitalia.forumcommunity.net/?t=34060085).
Commento di Sheikh Idris Lodovico Zamboni nel sito sopra citato: «l’Islam
da una parte ammette senza ombra di dubbio la veridicità divina delle
religioni precedenti, e dall’altra si pone senza ombra di dubbio come la
sintesi finale di tutte le tradizioni precedenti, e in questo richiede il
riconoscimento di un proprio privilegio. In realtà il Natale è una festa sacra
per i cristiani e noi non abbiamo alcun diritto di biasimarla essendo stata
stabilita agli albori di questa religione da santi ispirati; tuttavia la nostra
partecipazione a tal genere di feste non può che limitarsi allo stretto
necessario [...]». Questo dopo pagine storicamente interessanti. Per esempio,
sarebbe stato (ma è controverso) papa Giulio I a ufficializzare intorno al 337
che il Natale si sarebbe celebrato il 25 dicembre, in precedenza ultimo
giorno di festa per la nascita di Mitra, riassorbendo così le antiche usanze pagane legate al Dies Natalis Solis Invicti, ovvero la rinascita del ciclo solare, che determina l'allungamento delle giornate appena dopo il solstizio d'inverno.
Su Moked, portale dell'ebraismo italiano, abbiamo letto giudiziose
osservazioni di Anna Segre, insegnante torinese direttrice di «Ha Keillah»,
che riguardano anche la scuola. Nel novembre 2019: «Quanto al presepe e
alle recite natalizie nelle scuole pubbliche, i casi sono due: o sono intesi
come pratiche legate a una specifica religione – e allora è difficile capire
come si possano imporre a bambini e ragazzi atei, musulmani, ebrei, ecc. –
oppure devono essere viste semplicemente come “usi e costumi del Paese”;
ma non è offensivo prima di tutto per i cristiani credenti presentare il
presepe come una semplice tradizione italiana alla stregua della pizza
Margherita?».
E il 29 dicembre 2017 aveva scritto: «è davvero difficile evitare di ragionare
sul Natale perché ci viene imposto a forza, che ci piaccia o no: alberi, festoni,
luci colorate, auguri. Hanno cercato di farla passare come festività laica, e in
gran parte ci sono riusciti. Ora si lamentano del fatto che si sia perso il
significato religioso. Hanno ragione, ma si decidano: o deve essere la festa di
tutti, e allora non può che essere una festa laica di luci colorate e regali, o è
una festa cristiana, e allora smettano di cercare di imporla al mondo non
cristiano. Non parlo del papa, che giustamente fa il suo mestiere; i
telegiornali erano pieni di servizi scandalizzati sui cinesi che festeggiano il
Natale senza sapere nulla del suo significato. E perché mai persone atee,
buddiste o confuciane dovrebbero far festa per la nascita di un bambino
ebreo un paio di millenni fa? O sotto sotto permane l’idea che chi non è
cristiano sbaglia?».
Siamo alle solite. Il crocifisso in aula: simbolo anodino del dolore universale?
Arredo come la lavagna e i banchi (con o senza rotelle)? Oppure
raffigurazione sacra propria di una confessione religiosa?
Comunque sia, il documento incriminato della UE è stato rapidamente
ritirato per riformularlo.
Doveva finire così, in modo poco decoroso. Amen.
(E buone feste ai nostri lettori!)

Red.

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→ Cappato sul DDL Suicidio assistito: “C’è chi usa la legge
per ridiscutere conquiste già realizzate”

Ascoltando il dibattito alla Camera dei deputati è chiaro che per alcuni
gruppi parlamentari la legge è un’occasione per mettere in discussione
conquiste già realizzate più che per creare nuovi diritti. Chi parla di “cultura
dello scarto” o mette in contrapposizione le cure palliative e l’aiuto medico a
morire punta a cancellare la legge sul testamento biologico e la sentenza
della Corte costituzionale sul mio processo.
Bisogna perciò ricordare a tutti che l’interruzione delle terapie salvavita con
sedazione profonda è già legale da 4 anni in Italia (ed era già riconosciuta
dalla giurisprudenza dei 10 anni precedenti), ma anche il cosiddetto aiuto al
suicidio è già legale da due anni, proprio in base alla sentenza della Corte
costituzionale. Quello di cui c’è bisogno, dunque, non è una legge purché sia,
ma il miglioramento delle regole attuali per dare tempi certi alla procedure e
eliminare la discriminazione contro persone come i malati di cancro, che
non sono “attaccate a una macchina”.
Affinché la legge a firma Bazoli (Partito Democratico) e Provenza
(Movimento Cinque Stelle) sia davvero utile, e non sia un passo indietro,
deve dunque essere emendata con l’introduzione di scadenze precise per la
risposta ai malati e l’estensione del diritto all’aiuto al morire anche a chi non
è tenuto in vita da trattamenti sanitari ma che è ugualmente in condizioni di
sofferenza insopportabile e malattia irreversibile. Per una riforma più
complessiva della materia verso la legalizzazione dell’eutanasia, ci sarà
invece il voto referendario.

APPROFONDIMENTI SU:
https://www.associazionelucacoscioni.it/notizie/comunicati/discussione-ddlsuicidio-
assistito-cappato

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→ Scuola per la buona Politica di Torino: Hybris. Politica di
prepotenza

Per decenni la competitività è parso l'unico valore adatto a società
complesse e in continua trasformazione come le nostre. Concorrenza,
merito, autoimprenditoria erano e sono il mantra della nostra tarda
modernità, dove l'individuo è considerato sovrano nella sua affannosa
ricerca di affermazione, che è anche esibizione di talenti e rivendicazione di
identità, sempre più sofisticate e sempre più cristallizzate.
Nel mentre, però, la marginalità sociale aumentava, vecchie diseguaglianze si
acuivano e nuove esplodevano. Arrivò la grande crisi del 2007, e la questione
sociale cominciò ad essere bandiera di movimenti populisti e xenofobi, che
lucravano sulle sciagure neoliberali senza però mettere in discussione il
modello antropologico dell'individuo prepotente nell'arena del mercato;
anzi, lo proiettano al di là di essa e a difesa dei suoi confini, legittimando e
istigando nuove forme di violenza, discriminazione e sopraffazione.
L'individualismo che nacque per invocare e giustificare i diritti, oggi viene
usato per eroderli; il merito un tempo usato per criticare i privilegi del
rango, oggi viene evocato per screditare le ragioni dei bisogni; il principio
della sovranità popolare, nato per cercare vie pacifiche alla convivenza, oggi
è la bandiera di rivendicazioni violente ed escludenti.
Come capire e fronteggiare l’hybris, antivirtù individuale e collettiva del
nostro tempo? La pandemia non potrebbe o dovrebbe aiutarci a farlo? Il
genere umano non riesce proprio ad imparare né dalla storia, né dalla
natura? Eppure, qualche segnale di resistenza al paradigma dominate si
intravede all'orizzonte…
Sono le domande che guideranno l'undicesimo seminario di Teoria politica,
che avrà luogo a Torino il 17 dicembre 2021.

VEDI IL PROGRAMMA: https://www.facebook.com/SBPTorino/

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→ CIDI: A scuola di Costituzione

Dopo l’interruzione dovuta alla pandemia riparte il progetto "A scuola di
Costituzione" promosso dal CIDI in collaborazione con la Fondazione Lelio e
Lisli Basso Onlus. Il progetto, giunto alla sua 17esima edizione, è rivolto alle
scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale e ad esso è associato un
concorso: obiettivo fondamentale è non solo di far vivere i principi e i valori
della Costituzione, ma di far crescere una solida e diffusa educazione alla
cittadinanza.
Anche per l’edizione di questo anno è previsto un percorso formativo di 25
ore rivolto ai Docenti delle scuole che aderiranno al progetto e che
comprende, a partire da gennaio 2022 e fino all’invio del lavoro prodotto,
due seminari (da seguire in presenza e/o in streaming sul canale YouTube
del Cidi), studio individuale di materiali presenti nel sito www.cidi.it (nello
spazio appositamente dedicato che stiamo rinnovando), documentazione
prodotta dai docenti in funzione del lavoro che si realizza.

http://www.cidi.it/

ciditorino.mail@gmail.com

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→ Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci: A scuola
di '900

Nell'ambito dei progetti integrati di Didattica del Polo del '900, proponiamo,
insieme all'Istoreto al Museo Diffuso e all'Arci di Torino, A scuola di '900 un
nuovo progetto di formazione rivolto agli insegnanti di ogni ordine e grado,
agli educatori museali e agli studenti universitari della classe di lauree in
Scienze dell’Educazione.
I moduli formativi saranno dedicati alle metodologie didattiche innovative
dell'Educazione civica e di alcuni temi della Storia del '900. Il percorso sarà
articolato in tre sezioni tematiche rivolte ognuna a un grado scolastico.
Le iscrizioni sono aperte!
Per saperne di più guardate il video di presentazione cliccando qui.
Per ogni altra informazione scrivete a: didattica@gramscitorino.it.

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→ FNISM TORINO: PROSSIMI INCONTRI DEL LABORATORIO DI
FILOSOFIA PRESSO IL CESEDI (via G. Ferrari, 1, Torino)

12 GENNAIO 2022
Hannah Arendt: il “tesoro” del passato riattualizzato dalle rivoluzioni.
Testo: passi da Arendt, Sulla rivoluzione, Einaudi, 2009. Introduce: David
Sorani. Relazione: Adriana Cavarero (autrice di Democrazia sorgiva. Note sul
pensiero politico di Hannah Arendt, Cortina, Milano 2019).
9 FEBBRAIO 2022
Geografia, storia e politica nell’opera di Elisée Reclus. Testo: E. Reclus,
Natura e società. Scritti di geografia sovversiva, a cura di John P. Clark.
Elèuthera, 1999. Introduce: Cesare Pianciola. Relatore: Cristiano Giorda.
9 MARZO 2022
Presente, passato e futuro del pianeta secondo Yuval Noah Harari.
Testo: N. Harari, 21 Lezioni per il XXI secolo, Bompiani, Milano 2019.
Introduce Ferruccio Nano. Relazione di Marco Chiauzza.
13 APRILE 2022
Convegno conclusivo: BERTRAND RUSSELL SCETTICO APPASSIONATO: A
150 ANNI DALLA NASCITA. Relazioni: Russell filosofo (Massimo Ferrari), Le
polemiche di un laico (Ermanno Vitale), L’impegno politico (Enzo Ferrara).
Introducono: Paolo Calvino e Cesare Pianciola.

La FNISM Torino ha sempre offerto gratuitamente le proprie attività di
formazione. È intenzione della Fnism continuare a farlo anche in futuro; tuttavia,
per la realizzazione delle iniziative ha bisogno del contributo di tutti, sia in
termini operativi, sia tramite l’iscrizione all’associazione, che in un periodo di
finanziamenti pubblici scarsi o nulli risulta indispensabile per la stessa
sopravvivenza della sezione.

Si può effettuare l’iscrizione annuale alla FNISM Torino (€ 30) utilizzando il
bollettino postale (ccp n. 12218103) e indicando nella causale NOME,
COGNOME ed eventuale SCUOLA DI TITOLARITÀ.

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→ Centro studi Piero Gobetti e Fondazione Giorgio
Amendola: Iniziative per la mostra di Carlo Levi

INCONTRI:
giovedì 13 gennaio
, ore 17,30: La situazione italiana nei primi anni
sessanta e il telero di Carlo Levi Lucania ‘61 (Marco Revelli, Pino Mantovani)
giovedì 17 febbraio, ore 16: Carlo Levi e il cinema (Elisa Oggero)
giovedì 24 febbraio, ore 17,30: La formazione di Levi nella Torino di Gobetti e di
Gramsci e il suo impegno in Giustizia e Libertà e nel Partito d'Azione (Cesare
Pianciola, Giovanni De Luna)
Prima settimana di marzo (indicativamente: giovedì 3 marzo, ore 17,30):
Proiezione del film “Lucus a lucendo. A proposito di Carlo Levi” di Enrico Masi
e Alessandra Lancelotti (Italia/2019, 78’); dibattito tra i registi, Filippo
Benfante, Stefano Levi Della Torre.

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→ italialaica.it ripropone uno scritto di Italo Mereu su
tolleranza e intolleranza

Riproponiamo il saggio pubblicato nel novembre del 2000 sul sito
http://www.italialaica.it/news/articoli/32672 ritenendo tutt'ora validi gli argomenti
dell'indimenticabile e compianto Italo Mereu, grande amico di italialaica.

http://www.italialaica.it/news/articoli/69514

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IL LIBRO

In quest’anno denso di lutti sono mancati a febbraio Roberto Tarditi,
portato via dal Covid a 75 anni, e a novembre, a 64 anni di infarto, Piero
Defilippi. Roberto, affetto da tetraparesi spastica, era stato 35 anni al
Cottolengo, Piero, focomelico, 24 anni. Hanno lottato insieme per uscirne,
insieme hanno iniziato una nuova vita, hanno preso un diploma all’Istituto
Magistrale Gramsci. Roberto ha fondato l’associazione “Mai più istituti di
assistenza”, per l’assistenza domiciliare e per le comunità alloggio. Hanno
raccontato la loro esperienza in un libro toccante e combattivo che dovrebbe
essere riedito. Ne riproponiamo la lettura e riportiamo come recensione parte
di un recente articolo di Maurizio Ciampa uscito sulla rivista telematica
doppiozero l’8 settembre 2021.

Emilia De Rienzo e Claudia De Figueiredo, Anni senza vita al
Cottolengo. Il racconto e le proposte di due ex ricoverati, Rosenberg
& Sellier, Torino 2000, pp. 135.

“Amerigo Ormea uscì di casa alle cinque e mezzo del mattino. La giornata si
annunciava piovosa. Per raggiungere il seggio elettorale dov’era scrutatore,
Amerigo seguiva un percorso di vie strette e arcuate, ricoperte ancora di
vecchi selciati, lungo muri di case povere, certo fittamente abitate ma prive,
in quell’alba domenicale, di qualsiasi segno di vita”.
Si apre così La giornata di uno scrutatore di Italo Calvino, romanzo breve
pubblicato nel 1963 [...].
Il seggio elettorale assegnato ad Amerigo Ormea è collocato nel perimetro di
quella “città parallela” che è la “Piccola casa della Divina Provvidenza” di
Torino, fondata, nel 1832, da san Giuseppe Cottolengo. Le elezioni sono
quelle politiche del 7 giugno 1953, che hanno un rilievo particolare nella
storia della democrazia italiana. Due mesi prima, dopo una stagione politica
rovente e una seduta parlamentare di quasi 78 ore, passa la cosiddetta “legge
truffa” (l’espressione è di Piero Calamandrei) fortemente voluta da Alcide De
Gasperi in ossequio al principio della chimerica stabilità politica: la
coalizione che otterrà il 50% più 1 dei suffragi elettorali farà man bassa dei
seggi parlamentari (il 65%).
Quando Arrigo Ormea, lo scrutatore, militante di un partito di sinistra, nella
mattina piovosa del 7 giugno 1953, entra al Cottolengo, sa bene la posta in
gioco politica di quella tornata elettorale. E sa anche che la “Piccola casa della
divina provvidenza” è una consistente riserva di voti della Democrazia
Cristiana, che non si fa scrupolo di portare nella cabina elettorale persone
incapaci d’intendere [...].
Domande e dubbi lo prendono d’assedio. Arriverà alla fine della giornata
“diverso da com’era al mattino”.
Non è che Ormea-Calvino procedesse lungo una ferma linea dottrinaria.
Appare piuttosto ondeggiante. Guarda le cose da più lati. Ma quello che vede
e sente nella “città dell’imperfezione”, dove la vita mostra il suo volto guasto,
lo sfascio delle sue cancrene, scuote le poche certezze acquisite. Dov’è qui
l’uomo? E dov’è la Storia, dove la Natura? Che cosa è amore, e cosa è pietà?
Nel 1953, quando lo scrutatore Amerigo Ormea si perde nel groviglio delle
sue domande, Roberto Tarditi è ospite del Cottolengo da 8 anni. Vivrà lì altri
27. È affetto da tetraparesi spastica, probabilmente in seguito a un trauma da
parto. La madre, nubile, lo rifiuta. Non c’è che il Cottolengo. Roberto entra a
far parte della “famiglia” degli Angeli Custodi, insieme agli “epilettici, i
mongoloidi, molti microcefali, i macrocefali – che vivevano al massimo due
mesi – gli idrocefali”.
Ogni bambino è un mondo, è un’isola. “Qualcuno dondola su e giù, su e giù,
un movimento ritmico sempre uguale. Il dondolio tipico dei bambini
abbandonati”. Un movimento senza esito, un movimento fermo. Dondolerà
Roberto, affondando nel suo abbandono. Poi, aiutato, riuscirà a spezzare le
cadenze di quel ritmo ossessivo che lo tiene prigioniero. A sette anni
comincerà a pronunciare le prime parole. Dopo tanto silenzio, saprà fare un
buon uso delle parole, se ne servirà per dire la sua volontà di vita e affermare
i suoi diritti”. “Quando parlava – ricorda Maurizio Crosetti- si contorceva
tutto, ma le sue frasi avevano la lucentezza del cristallo”.
Lo attende una lunga strada, anni, per bucare il muro del “nulla” in cui è
cresciuto. Ma, a poco a poco, il muro si crepa, e Roberto arriva a mettere
insieme i pezzi di una convinzione: “Ero spastico, ma per il resto ero uno
come tutti gli altri”.
Non è poi così facile diventare “uno come tutti gli altri”. La normalità è una
strada in salita. Partendo dal Cottolengo, ci si può arrivare soltanto con un
enorme sforzo, una tensione più forte degli spasmi che tagliano il corpo di
Roberto. Reggerà a quella tensione? L’amicizia aiuta. Conforta, sorregge.
Anche nella desolazione del grande istituto, le esistenze si toccano, gli
sguardi s’incrociano, fioriscono legami: Roberto incontra Pierino.
Pierino Defilippi è più giovane di 12 anni. Focomelico, senza braccia né
gambe, vivrà al Cottolengo per 24 anni. Insieme, Pierino e Roberto, sognano,
progettano una vita autonoma. E lottano non solo contro l’Istituzione che,
proteggendoli, li imprigiona, ma lottano contro la paura, e la vergogna di
esporre la propria vita menomata. L’autonomia è una chimera, tutto sembra
scoraggiarli. La realtà appare troppo complicata da gestire, e l’inerzia del
pregiudizio è ben radicata.
“Ho dovuto prima di tutto lottare con me stesso – racconta Pierino –, per
liberarmi dei condizionamenti di tutti quegli anni in cui non era esistita
un’altra realtà, un altro discorso se non quello che si viveva o si faceva
all’interno del Cottolengo. All’interno del Cottolengo non avevo mai lottato,
perché non c’era nulla per cui combattere. Per me è stato come uscire da un
lungo tunnel”.
Usciranno dal tunnel, Pierino e Roberto. Insieme varcheranno la porta del
Cottolengo, portandosi appresso tutte le loro paure, ma anche il loro
desiderio d’essere. Avranno una casa. Sarà complicato e faticoso riempirla e
gestirla quotidianamente. Per le prime volte, sarà complicato persino uscire e
mostrarsi. La paura li tallona costantemente. Ma la vinceranno.
https://www.doppiozero.com/rubriche/68/202109/unamicizia-al-cottolengo

INDICE DEL LIBRO
Presentazione 1. Roberto e Pierino: una rinascita «Dopo tanti anni finalmente
mi sento un soggetto pensante» (Roberto) • «Ho vissuto due vite» (Pierino) 2.
Il Cottolengo Una città dentro la città • La Famiglia Invalidi 3. Un’infanzia
passata tutta all’interno di un reparto «Ho vissuto fino ai 12 anni nel reparto
Angeli custodi» (Roberto) • «Io non volevo stare sul seggiolone» (Pierino) •
«Ci si abituava anche alla morte» • «L’infanzia passa tutta all’interno del
reparto. Potevi uscire solo se qualcuno ti portava fuori» • «I nostri sogni» 4.
Esperienze scolastiche «Il Signore ama i deboli di mente. Io ero piccolo e
accettavo» (Roberto) • «Io ero veloce nella lettura e andavo sempre avanti»
(Pierino) • «Perché a Pinerolo mi hanno promesso una scuola regolare e poi
me l’hanno negata?» (Pierino) • «Io ho scelto la legatoria, perché per gli altri
lavori c’era bisogno delle dita» (Pierino) 5. Roberto trasferito tra anziani e
malati cronici «Noi giovani, ci attaccavamo alla vita» • «Vivevo lì dentro, ed era
un po’ come morire dentro» • «Il diritto di sentirmi amato» 6. Roberto scopre
la sua famiglia «Sai, non sapevamo di avere un parente qui dentro» 7. Pierino e
la sua famiglia «Quando sono nato sono stato tenuto nascosto a mia madre» •
«Suonava il campanello, e io dovevo sparire» • «Dai miei nonni paterni mi
sentivo più libero» • «A 18 anni non sono più andato dai miei genitori durante
le vacanze» • «In questi giorni ho dovuto dire addio a mia madre» 8. Roberto
incontra sua madre e conosce la cognata «Ero nato nel momento sbagliato» •
«Il rapporto con mia cognata è stato bellissimo» 9. Muore la cognata di
Roberto «Mia cognata è morta per aver abortito clandestinamente. Tutto si è
spento dentro di me» • «Ho colorato la mia carrozzina di arancione» 10. Don
A. 11. L’isolamento di Roberto «Ero considerato un comunista» • Tra gli
anziani al San Giuseppe: «Avrei potuto essere di cattivo esempio per i coetanei
e i più piccoli» • «Leggevo molto e la mente evadeva dai confini angusti in cui
mi trovavo» 12. Pierino cerca di superare le sue paure «Ero un ragazzo timido,
avevo paura di uscire dal Cottolengo» • «Mi ha aiutato molto Vito» • «Roberto
mi ha ridato la fiducia in me stesso» • «Una vittoria importante: il servizio
taxi» 13. Roberto e Pierino tornano a scuola «Ci siamo sentiti per la prima
volta utili agli altri» • «Una prova difficile, ma molto importante: il tirocinio
delle Magistrali» 14. Il desiderio di una vita autonoma fuori dall’istituto «Il
coraggio di prendere la decisione di andarsene» • «Perché volete un
alloggio?». «Per viverci» (Roberto) 15. Il confronto con i compagni di scuola
«L’amore non si poteva mai manifestare col corpo» 16. Uscire dal Cottolengo
«Quella casa era nostra, mi ripetevo» (Roberto) • «Volevo tornare indietro»
(Pierino) 17. Primi giorni di vita autonoma «Arrivati a casa nostra, siamo
entrati come degli ospiti» • «Quel che mi costava di più era entrare nei negozi»
(Pierino) 18. Imparare a organizzarsi 19. Finalmente Roberto e Pierino
possono raccontarsi 20. Lottare per i propri diritti «Il mio dolore poteva
trasformarsi in voglia di lottare» (Roberto) • «No all’istituto» (Roberto) •
«Anch’io avrei potuto vivere nella mia famiglia» (Pierino) 21. Scontrarsi con la
realtà «Sono ancora molte le barriere architettoniche» (Roberto) • «Mi
avevano anche assicurato che mi avrebbero poi assunto» (Pierino) • «Il
denaro per poter provvedere ai nostri bisogni» • «Non vogliamo rimanere
isolati in casa» 22. Paura del futuro

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IL FILM

Dovlatov. I libri invisibili
Regia di Aleksey German Jr.
Un film con Milan Maric, Danila Kozlovsky, Helena Sujecka, Svetlana
Khodchenkova, Anton Shagin.
Durata 126 minuti
Russsia, Polonia, Serbia, 2018

Sei giorni nella vita quotidiana di Sergej Donatovič Dovlatov [1941-
1990], giornalista nella San Pietroburgo [allora Leningrado] del 1971 e
destinato a diventare - una volta emigrato negli Stati Uniti - una delle figure
più rappresentative della letteratura russa moderna*. Insieme all'amico e
poeta Iosif [Brodskij], e a tanti altri membri della comunità artistica
cittadina, Dovlatov fa di tutto per non piegare la sua indipendenza creativa
alle richieste opprimenti del regime, arrivando a licenziarsi pur di non
cedere al compromesso.
"Ci vuole coraggio per mantenersi integri quando non si è nessuno", si ripete
Dovlatov - interpretato dall'ottimo Milan Marić - dopo essersi licenziato dal
giornale in cui sbarca il lunario, per il quale i suoi articoli sono sempre
troppo cupi, pessimisti, avversi alle progressive sorti del socialismo.
E il coraggio davvero non manca ai tanti "nessuno" che Aleksey German Jr. -
Orso d'Argento con Under Electric Clouds, Leone d'Argento per Paper Soldier -
mette in scena con amore nel suo film-fiume sulla comunità di proto-hipster
sovietici della San Pietroburgo anni '70.
Artisti umiliati da una società che non solo non ne riconosce il talento, ma
che rigetta come "inesistenti" gli oggetti delle loro opere: gli ultimi, gli
emarginati, i ribelli, i diversi, gli scontenti. Perché se gli impressionisti
francesi vennero osteggiati, derisi e fraintesi, agli artisti sovietici non
allineati toccò una sorte peggiore: quella di essere considerati invisibili. Gli
amici di Dovlatov sono pittori, scrittori, poeti, outsider destinati fatalmente a
rimanere fuori dai giri che contano, raccontati nella quotidianità chiassosa e
sgarrupata che si associa, universalmente, alla vita d'artista: riunioni piene
di musica e parole, bottiglie di vino che girano, risate, discussioni, dibattiti,
confessioni. Poco importa che la loro arte non sia riconosciuta, che sulle loro
esistenze incomba il rischio dell'arresto: la vita creativa tenta sempre di
resistere alla morte culturale, anche in un paese in cui "il nuovo non
rimpiazza il vecchio, al massimo ne fa parte".
Risuona in sintonia con la Russia moderna, e in generale con ogni paese in
cui la libertà d'espressione artistica sia limitata, questa lunga canzone jazz di
Aleksey German Jr, che cavalca la scusa del biopic letterario per mettere in
scena un mondo in cui la comunità artistica - nonostante le pressioni
politiche, le minacce, le oggettive difficoltà - resiste in autonomia, senza
cedere al compromesso. Un mondo in cui gli intellettuali non si arroccano in
una torre d'avorio, ma si mescolano con la gente comune e con i lavoratori,
con cui condividono paure, sofferenze e privazioni in un'omogeneità che la
regia sottolinea con piani sequenza, inquadrature lunghe, invasioni di campo
- e la camera che spesso indugia nella scena, a esplorare il mondo anche
quando il protagonista ne è uscito.
Costretto a emigrare negli Stati Uniti, Dovlatov conobbe il successo postumo,
diventando una "superstar" della letteratura russa: il film è dedicato alla sua
memoria e, idealmente, a quella dei tanti "nessuno" che hanno scelto di non
barattare mai, a nessuna condizione, la propria libertà intellettuale.

Recensione di Ilaria Ravarino

https://www.mymovies.it/film/2017/dovlatov/

INTRECCI DI STORIE, di esperienze, di narrazioni che vanno
oltre le singole vite, attraversando l’immaginario – il film guarda a quel
cinema sovietico dissidente degli stessi anni, coi suoi interni clandestini, le
atmosfere di rarefazione e di ironia catturandone le atmosfere col
sentimento del presente. In controluce c’è forse anche la Russia di oggi dove
gli artisti continuano a essere processati, i giornalisti messi a tacere, i
movimenti e la cultura Lgbtq+ banditi, i dissidenti perseguitati; di certo c’è –
e senza retorica – la storia della sua cultura, di quei suoi artisti indocili, di
un’arte potente che il presente sembra voler dimenticare.
Cristina Piccino
il manifesto, 4.11.2021
https://ilmanifesto.it/dovlatov-scrittore-indocile-il-caro-prezzo-dellindipendenza/

* I LIBRI DI DOVLATOV SONO PUBBLICATI IN ITALIA DA SELLERIO: https://
it.wikipedia.org/wiki/Sergej_Donatovič_Dovlatov

 

Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della
scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle,
Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne
des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte,
CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di
Torino "Frida Malan", MCE Torino.

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