Rassegna stampa

15.11.2021, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, novembre 2021

Di Coordinamento per la laicità della Scuola | 15.11.2021


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola

Editoriale:
L’Italia resta senza una legge contro l’omotransfobia

Sull'affossamento del ddl Zan abbiamo chiesto all'avv. Anronio
Caputo un parere come uomo di legge impegnato nel campo dei
diritti e della laicità. Si rimanda anche a quanto ha scritto su queste
NEWS Marco Chiauzza (L’opposizione al DDL Zan tra furbizie e
propaganda, maggio 2021).
Il 27 ottobre, il Senato, a scrutinio segreto, col senatore Renzi
baldanzosamente assente impegnato in un lucroso tour in Arabia,
ha votato a favore della “tagliola” proposta da Lega e Fratelli
d’Italia per il ddl Zan, approvando la proposta di saltare il voto
sui singoli articoli e andare direttamente alla votazione finale, con
154 sì su 288 presenti. La tagliola dimostra che gli oppositori
dichiarati in Parlamento del ddl Zan non avevano alcuna
intenzione di "mediare" alcunché, al contrario di quanto da taluni
di loro equivocamente affermato prima del voto che ha appunto
impedito qualunque discussione e anche solo ipotetici
emendamenti. La riprova ulteriore sta negli applausi un po'
sguaiati provenienti dall'emiciclo dopo il voto tombale. Dal punto
di vista politico potrebbe essere affiorata una nuova
maggioranza in vista dell'elezione del Presidente della
Repubblica, anche quella con voto a scrutinio segreto. Qui poteva
non essere segreto, ma così non è stato.
Mentre tanti tra i favorevoli sulla carta all'approvazione della
legge giocano a nascondino, il voto certifica un passaggio a vuoto
su un percorso di civiltà e di contrasto a ogni forma di
discriminazione e violenza per l’orientamento sessuale, in un
Paese che ha mostrato di essere più avanti delle aule
parlamentari; e resta l'amarezza per un voto segreto richiesto dai
senatori che non consente una piena e democratica assunzione
diretta di responsabilità da parte loiro, titolari di un mandato
decisamente opaco.

Il voto segreto, che ha segnato una svolta decisiva nella direzione della stroncatura della legge, è stato non senza contrasti dichiarato ammissibile dalla presidente Elisabetta Casellati. Una decisione contestata da Luigi Zanda (Pd), Loredana De Petris (Leu) e Gianluca Perilli (M5s): secondo quest'ultimo non era giustificabile mettere il voto segreto su una richiesta procedurale (e non direttamente riferibile, a norma del Regolamento del Senato, a deliberazione incidente sui rapporti civili e etico sociali di cui agli artt.13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 24, 25, 26,27,29,30,31 e 32 Cost.). Iniziata la dichiarazione di voto sulla
carta sembrava che una maggioranza per bloccare la tagliola si
potesse raggiungere: si sono schierati a favore Fi, Fdi e Lega,
contrari Pd, Leu, M5s, Autonomie e Italia viva. Ma, al momento del
voto, i franchi tiratori non hanno rispettato le indicazioni dei
propri gruppi politici.
Certo è che l'Italia resta senza una forma di tutela specifica
contro la omotransfobia., in Europa, con Bielorussia, Polonia.
Ucraina e altri Paesi dell’est Europa (1).
Fermo restando l'impianto e i fini meritori e necessari in termini
di civiltà e tolleranza e di diritti del ddl, sembra ora necessario,
anche al fine di salvaguardare l'efficacia prescrittiva e
sanzionatoria di una normativa di civiltà necessaria,
riconsiderare con spirito costruttivo alcuni aspetti e contenuti del
ddl, mantenendone la forza intrinseca alla luce della Costituzione,
art. 3 in specie, e delle leggi che escludono i reati di opinione e che
ben contemplano (art 414 cp) l’istigazione a delinquere e
l’apologia di delitti. In proposito l'impianto della legge Mancino
che punisce crimini di odio può essere utile, opportunamente
estendendone l'ambito sia pure in un testo ad hoc.
In particolare, mantenendo fermo il principio per cui tocca alla
legge e non al giudice, in forza del principio di legalità nullum
crimen, nulla poena sine lege, definire l'azione vietata, segnando
con nettezza di parole il limite della libertà individuale, laddove il
ddl pare esporsi ad ad alcune critiche che, a questo punto, vanno
usate al fine di rafforzarne l'impianto e le finalità.
È davvero labile, mentre andrebbe esattamente definita, la
nozione di «identità di genere» come «l'identificazione percepita
e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non
corrispondente al sesso» introdotta nell’articolo 1 e ricorrente in
altre norme del ddl.
E più in generale il testo scompone l’unità e identità del singolo
nella pluralità di categorie biologiche o naturalistiche, obliterando
la tutela costituzionale della «persona» (artt. 2 e 3 Cost.). Se
questa è il bene protetto, da difendere contro offese e minacce,
esso è da considerare nella sua unità, che non sopprime le
diversità individuali, ma le raccoglie in una sintesi complessiva e

quasi oggettivabile. Il rischio della moltiplicazione è che restino

fuori della legge aspetti e profili della persona, che pure
sarebbero meritevoli di tutela.
Parrebbe ancora opportuno riflettere sull’articolo 4 che così
recita: «… ai fini della presente legge sono fatte salve la libera
espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte
legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle
scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del
compimento di atti discriminatori o violenti».
Una formulazione generica e obiettivamente ambigua (in che
consisterebbe e quando e come si manifesterebbe un "concreto
pericolo" e cosa si intende per concreto, trattandosi di opinioni?)
che dà spazio a giudizi valutativi discrezionali da parte di chi
deve applicare la norma (circa la "idoneità "di opinioni
liberamente espresse e ritenute "legittime" a determinare il
concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o
violenti). Non dimentichiamo che ex art. 25 Cost. nullum crimen,
nulla poena sine lege (che specifichi chiaramente la condotta
sanzionata penalmente e non l'opinione espressa come tale non
sanzionabile, se non altro in forza dell'antico broccardo per il
quale cogitationis poenam nemo patitur e comunque ex art.21
Cost. che tutela la libera manifestazione del pensiero). Una
contraddizione anche logica che consegnerebbe ai giudici un
eccesso di discrezionalità. Così come scritta la norma apre la
strada a perseguire non solo, come necessario e utile il
compimento di atti discriminatori o violenti, ma anche «il
concreto pericolo» dunque l’eventualità che essi possano
determinarsi a causa di opinioni peraltro considerate legittime.
Un grande studioso tedesco dedicò sue pagine alla «architettura
delle fattispecie criminose», così indicando il rigore della tecnica
legislativa, che tanto più deve farsi precisa e netta quanto più si
avvicina ai fragili e delicati temi delle libertà.
Proprio per tutelarli meglio.
L'auspicio è a questo punto che, nonostante tutto, quasi
trasformando vichianamente le traversie in opprtunità, da questa
pagina un po' vergognosa del Senato italiano, incapace di
assumersi le proprie responsabilità di fronte alla comunità dei
cittadini tutti, nasca in tempi brevi una legge reclamata a gran
voce che rafforzi le tutele e restituisca pieni diritti di cittadinanza
alle persone tutte che da troppo tempo sono state discriminate,
fatte oggetto di odio e in tutti i sensi violentate.
Antonio Caputo

(1) In tutta l’area europea sono 13 i Paesi che non hanno nessuna legge in nessuno di questi campi: Armenia,
Azerbaigian, Bielorussia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Lettonia, Moldavia, Polonia, Russia,
Turchia e Ucraina. Per la maggior parte quindi si parla di Paesi dell’Europa dell’Est. Nella classifica generale dei
Paesi che garantiscono più diritti si trova infatti al 35° posto dei 49 Paesi analizzati, tra Lituania e Moldavia. Tra i
Paesi affini all’Italia per situazione economica e storia democratica, l’unico a non avere leggi specifiche contro
l’omotransofobia è la Germania. Secondo un report del Servizio Studi della Camera dei deputati pubblicato nel
novembre 2020, nei tribunali tedeschi questi crimini vengono puniti in modo più severo: «Il Codice penale
(Strafgesetzbuch – StGB) (art. 130, comma 1) punisce con la detenzione colui che incita all’odio o alla violenza.
Sebbene il Codice penale non faccia un esplicito riferimento al background omofobico di colui che perpetra il reato,
nella definizione data all’articolo 130 rientra anche la discriminazione effettuata in ragione dell’orientamento
sessuale». Formalmente quindi la Germania deve essere inserita nell’elenco dei Paesi che non hanno una normativa
specifica ma una tutela legale, di fatto, esiste.

***

In evidenza:

→ UNA DISCUSSIONE SULL'EUTANASIA PUBBLICATA SUL
«MANIFESTO» DELL'11 NOVEMBRE 2021
DALL'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLE ACLI

[…] non cerco di consolare con l’esperienza della croce, che
ognuno può rifiutare. Ma vorrei che si aprisse un dibattito franco
non tanto su due visioni della vita, ma nel pieno bene della
persona che intende lasciare la vita. Dove può arrivare il dolore di
una persona? Dove possono arrivare le cure, qual è una vita
degna? Interrogativi che non devono nemmeno sfuggire ad un
cristiano che fa i conti con la modernità, con la scienza e la sua
applicazione, sapendo che nessuno di noi può aggiungere
un’istante alla propria vita.
SE LA MORTE DIVENTA sinonimo di libertà, se il nascere, il
morire, il costituirsi in famiglia, il generare o meno figli e come
farlo, sono solo questioni che vengono lasciate alla dimensione
privatistica, per non dire egoistica, dell’essere umano,
dimenticandone l’evidente rilevanza sociale, quel tessuto
connettivo che ci tiene uniti gli uni agli altri e ci rende comunità,
nel momento in cui la nostra individualità personale si apre agli
altri – e che in fondo è la logica stessa che presiede alle decisioni
«difficili ma necessarie», come ha detto il Presidente Draghi a
proposito dell’obbligo vaccinale – rischia di sfaldarsi.
Mi sembra, in effetti, che queste concessioni sempre più
sistematiche alla dimensione individualistica dei diritti civili
finisca per rendere irrilevante quella che è la loro natura sociale,
di fatto collocando la sinistra – intesa in senso lato – in una
posizione impropria, nel momento in cui slega il diritto soggettivo
dalla comunità etica e sociale a cui ogni essere umano appartiene
e che costituisce non un limite ma una necessaria
contestualizzazione della nostra libertà di singoli in rapporto alla
libertà e al benessere altrui.
Apriamo un dibattito costruttivo, interroghiamoci, lasciamo anche
spazio al Parlamento di trovare la giusta sintesi, laica, ma
rispettosa della pluralità. Ma soprattutto utile e seria per far sì che
il dolore non sia un destino ineludibile per chi è malato cronico e
neppure la morte l’unica via possibile di evasione dal dolore.
Emiliano Manfredonia, Presidente nazionale Acli

LE RISPOSTE DI MARCO CAPPATO E MINA WELBY

Marco Cappato
Il motto della campagna – «Liberi fino alla fine», non «Finalmente
liberi» – non punta certo a proporre la morte come liberazione da
guai passeggeri della vita, ma a stabilire il diritto della persona
affetta da sofferenza insopportabile ed irreversibile di esercitare
la propria libertà di scelta fino alla fine della propria vita,
eventualmente anche nel farsi aiutare da un medico a porre fine
alla propria esistenza. Essendo il referendum solo abrogativo
abbiamo potuto soltanto proporre la cancellazione del reato che
condannerebbe fino a 15 anni di carcere il medico che facesse in
Italia ciò che può invece fare legalmente un medico in Spagna. Le
procedure e condizioni per accedere a tale diritto saranno invece
compito del Parlamento.
AL NOSTRO CONGRESSO don Ettore Cannavera ha dichiarato: «Se
a fronte di atroci sofferenze la decisione migliore per qualcuno è
interrompere la vita, allora io gli dico… fallo serenamente, sarai
benedetto dal Padre Eterno».
Ecco sull’eutanasia è ora di aprire un dibattito anche teologico
all’interno della Chiesa cattolica, intesa non semplicemente come
gerarchie vaticane ma come comunità dei credenti. Quel 52 per
cento di praticanti assidui della messa che a nordest sono a favore
della possibilità di un medico di terminare la vita del paziente su
sua richiesta (fonte Ipsos, Il Gazzettino) indicano l’esistenza di
quello che il grande filosofo e esponente dell’esistenzialismo
cristiano Pietro Prini definiva «scisma sommerso». Ringrazio don
Ettore Cannavera perché aiuta ad aprire finalmente quel dibattito
all’interno della chiesa cattolica, a far emergere quello scisma.
NON CREDO CHE nella storia della Repubblica alcun referendum
sia stato mai a tal punto preparato e dibattuto quanto questo. Il
soggetto promotore del referendum – l’Associazione Luca
Coscioni – ha tenuto due riunioni pubbliche del proprio consiglio
generale e ha consultato alcuni dei principali giuristi italiani per
elaborare il testo del quesito referendario. Ma soprattutto la
decisione di procedere alla raccolta firme è il risultato di un
processo lungo quindici anni passato per una legge di iniziativa
popolare depositata 8 anni fa e sottoscritta da oltre 140.000
cittadini. Iniziò 15 anni fa quando il Presidente Napolitano
risposte a Welby che «l’unico atteggiamento ingiustificabile
sarebbe il silenzio» sul tema.

Mina Welby
E invece, come oggi la politica delegittima un organo come la
Corte Costituzionale, allora si fece sorda anche ai richiami del
Presidente della Repubblica. Ho sentito morire me stessa accanto
a quell’eroe di mio marito, Piergiorgio Welby. Era il 20 dicembre
2006. Le tracce della sua sofferenza le trovo nei suoi scritti, nei
suoi disegni. Lui mai un lamento, né con me, né con chi lo venne a
trovare. All’accanimento terapeutico e a una sopravvivenza
costrittiva da una macchina senza cuore seguivano, ancor peggio,
le umiliazioni dettate dagli attestati di compassione percepibili
come olio sulle ustioni.
ANCH’IO SONO una cattolica praticante, anch’io prima che mio
marito si ammalasse forse non avrei parlato volentieri di
eutanasia. Credo in Dio, la vita è il dono più grande che possiamo
ricevere. Ma ho iniziato a distinguere l’amore dall’egoismo. A
conoscere la parola libertà.
Una cosa che ha ferito profondamente la mamma di Piergiorgio fu
la non concessione dei funerali in chiesa. La sua morte non era
eutanasia e anche il catechismo (secondo l’articolo 2278 di quel
testo) avvalorava la sua richiesta di non soffrire più. Punito nel
momento della morte, mentre si assolvono anche i peggiori
criminali. Proprio lui, disconosciuto da chi parla di amore perché
voleva semplicemente smettere di subire le torture atroci che gli
ha riservato la vita e una legge per tutti gli italiani.

Tutti amiamo la vita fin dove è vivibile. Vorrei capire da dove
vengono quegli ipocriti anatemi sull’eliminare le persone
incapaci, anziane. Discorsi vuoti che non prendono in
considerazione il dramma e il vissuto del prossimo, fanno
propaganda in maniera vile ed egoista. Non considerano il
numero dei suicidi e delle eutanasie clandestine. Dove sono quelli
che parlano di cultura dello scarto, di persone usa e getta quando
un malato soffre? Di sicuro non accanto a loro, ma nelle proprie
belle case o su uno yacht. Così come non c’è lo Stato, il primo ad
abbandonare queste persone e le loro famiglie, non mettendole in
condizioni di beneficiare dei sussidi necessari, e di una vita
affrontabile con dignità. Chiediamo solo che a queste persone non
venga tolta, oltre alla dignità, anche il diritto umano alla libertà.

https://ilmanifesto.it/la-morte-non-e-un-fatto-privato/
https://ilmanifesto.it/sulleutanasia-la-chiesa-e-lontana-daicredenti/?
goal=0_1006d401fe-fd21edb151-
127637121&mc_cid=fd21edb151&mc_eid=63b3642563

SI VEDA ANCHE:
Luca Savarino, Eutanasia e suicidio assistito. Una prospettiva protestante
sul fine vita, Claudiana Editore, Torino 2021, pagine 198, € 17,50

Da questioni confinate nell’ambito dell’etica medica, eutanasia e
suicidio assistito sono diventate sempre più questioni antropologiche
fondamentali che riguardano il modo in cui i cittadini delle società
occidentali desiderano vivere la parte terminale della propria esistenza
e affrontare la propria morte.
Luca Savarino presenta in questo volume quattro documenti di ambito
protestante e anglicano che nel corso degli ultimi cinquant'anni hanno
messo in discussione l’idea che, da un punto di vista cristiano, eutanasia
e suicidio medicalmente assistito siano sempre e comunque atti
illegittimi.

http://www.italialaica.it/scaffale/68713

***

→ AGEDO TORINO SEGNALA:
Il laboratorio teorico-pratico, co-condotto da due psicologhe
specializzate nella conduzione di gruppi, si pone l’obiettivo di
arginare il senso di emarginazione e incrementare la capacità di
interazione affettiva con l’altra/o fornendo un supporto alla
prevenzione delle dinamiche di violenza e alla destrutturazione
degli stereotipi di genere.
GRATUITO per le/i partecipanti - rivolto a over 18
iscrizioni su:

� � https://rossoindelebile.it/laboratorio-intelligenza-emotiva/
L'iniziativa gode del sostegno del Comune di Moncalieri
https://www.facebook.com/agedo.torino

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→ CIDI TORINO
Incontro online: 22 novembre 2021, h 17

“La proposta che vorremmo farvi è di confrontarci, a partire dalle
nostre esperienze, su quali strategie stiamo cercando di
mettere in atto per uscire dalla difficile situazione che stiamo
vivendo nelle nostre classi, nelle quali la didattica dell’emergenza
ha acuito le disuguaglianze e ha reso più evidente e amplificato il
malessere che già esisteva ben prima della pandemia.
Obiettivo è capire come possiamo rendere costruttivo questo
momento di crisi cercando di rileggere in modo propositivo ciò
che sta avvenendo, a partire dai punti di forza e dalle
contraddizioni della scuola in presenza, che si sono
inevitabilmente ripercosse, amplificandosi, sulla didattica
dell’emergenza. Decideremo insieme come proseguire i nostri
incontri (cadenza, modalità, temi da affrontare)”.
Per partecipare all'incontro compila il modulo di iscrizione.
https://www.ciditorino.it/

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→ MCE. IL 27 DI NOVEMBRE UNA GIORNATA DEDICATA AI 70
ANNI DEL MOVIMENTO E ALLA FIGURA DI FIORENZO ALFIERI

La scuola del Tempo Pieno torinese nasce da una visione
pedagogica innovativa degli anni 70 di cui il MCE è stato cardine e
promotore ma ha continuato ad alimentarsi con il contributo di
insegnanti, ricercatori, genitori ecc che hanno creduto in quelle
idee (non necessariamente militanti in MCE).
Il tema della giornata del 27 novembre 2021 riguarda i rapporti fra
Scuola e Città anche sulla base dell’eredità che ha lasciato Fiorenzo
Alfieri.
Si può seguire l’evento, in presenza o a distanza.
Per l’iscrizione occorre compilare il modulo al link
https://forms.gle/qRBHyMpKfziC94m9A
entro il 24 novembre 2021.
Per ogni ulteriore informazione scrivere a torino@mce-fimem.it .
Su Facebook
https://www.facebook.com/groups/237778956264254/

***

→ INCONTRO LA STORIA DI BIANCA PER LA SCUOLA DI OGGI,
MARTEDÌ 16 NOVEMBRE, ORE 16.

L'evento si realizzerà online, su piattaforma Zoom e in diretta sul
canale YouTube del Comitato Nazionale
(https://www.youtube.com/channel/UCaA8Ng1MvYbkga7s7 jIbS
MQ).
Per chi volesse partecipare su piattaforma Zoom, è necessario
comunicare l'iscrizione a: guidettiserra100@gmail.com.

Introduzione di Maria Chiara Acciarini.
Interventi di:
Chiara Cisero (L. Albert Einstein), Claudia Maria Dogliani (I.C. Nichelino
III), Roberta Debernardi (I.C. Peyron – Umberto I), Carmela Fortugno
(I.C. Peyron – Umberto I), Antonella Merlino (Liceo Vasco Beccaria
Govone), Donata Moretti (L.C. Vittorio Alfieri), Valeria Varvato (I.C.
Nichelino III).
Dibattito con la partecipazione delle coordinatrici: Chiara Alpestre,
Caterina Amadio, Santina Mobiglia

***

→ 9CENTO STORIE. LA FORZA DELLE IDEE: Rossana
Rossanda. L’eretica coerenza della ragazza del secolo
scorso (17 novembre)

9cento Storie. La forza delle idee è un progetto integrato del Polo
del ‘900, a cura e coordinato dal Centro studi Piero Gobetti in collaborazione
con l’Istituto di studi storici Gaetano Salvemini, la
Fondazione Vera Nocentini, la Fondazione Donat-Cattin, l’Unione
Culturale Franco Antonicelli, l’Istituto Antonio Gramsci, l’Istoreto.
Nell'ambito del progetto integrato 9cento Storie. La forza delle idee,
l'Unione Culturale organizza la lecture conclusiva del ciclo, dedicato a
ROSSANA ROSSANDA, mercoledì 17 novembre alle ore 18.00 (via del
Carmine 14, Sala '900 e online): Franco Milanesi e Jacopo Rosatelli
dialogano con Luciana Castellina.
https://www.centrogobetti.it/

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→ SEGNALAZIONI
Su Left del 5 novembre, che si può leggere cliccando qui

La Dad ha impedito agli studenti di cimentarsi adeguatamente
nella scrittura. E ora c’è chi vorrebbe eliminare il tema all’esame
di maturità. Un’idea che rivela un preoccupante declino del
sistema scolastico. Scrivere è un atto creativo ed espressione
personale. Cosa si perde quando vi si deve rinunciare? Ne
discutono insegnanti, scrittori e logopedisti

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IL RIDICOLO COMPLOTTISMO NO-VAX SPIEGATO DA
ALESSANDRO MANZONI, di Maurizio Ferraris

[...] il complottismo è una fortezza in cui è facilissimo entrare ma
difficilissimo uscire, perché se ne infischia delle evidenze, ossia è
un giudizio sintetico a priori. Se qualcuno vuole credere in un
oracolo, nessuno glielo può impedire. Se uno sostiene che la causa
di tutte le sue disgrazie è un marziano o Manitù, è futile obiettargli
che probabilmente né i marziani né Manitù esistono, e che se
esistessero avrebbero con ogni probabilità di meglio da fare che
infelicitarlo. Il complottista opporrebbe che questo è tipicamente
il discorso di coloro che ordiscono complotti per conto dei
marziani o di Manitù, e trasformerebbe la confutazione in una
conferma.
Manzoni storicizzava i giudizi e non escludeva che lettori futuri
avrebbero trovato delle corbellerie in quello che scriveva. Passano
altri due secoli, e la corbelleria non passa, ma diviene istantanea e
riconoscibile all’impronta. Non c’è motivo perché io stesso non
proferisca a mia volta corbellerie, né mi sentirei di escludere che,
diversamente da Don Ferrante, i suoi pronipoti non abbiano
economizzato in amuchina, sebbene (non stento a crederlo) anche
in quella attività si saranno impegnati con un cipiglio degno di
miglior causa. Ma non credo di dire uno sproposito se ricordo, con
Pierre Bayle, che in filosofia non c’è setta, per quanto irrisa, smentita, sbugiardata e offesa, che non possa risorgere in altri tempi e in altri lidi.
[...]
Nella gran luce c’è qualcosa di nascosto, questa la consapevolezza
che separa il complottista dal gregge. A che pro si scomodano i
media e la sanità? A che pro si scatena il panico? È ovvio che nulla
di ciò che accade è frutto del caso, e da questa intuizione si
generano leghe di libri che sostengono, separatamente o in
accoppiamenti più o meno giudiziosi, le seguenti posizioni: Virus
Neoliberista, Virus Globalista, Virus Antiglobalista, Virus
Decisionista, Virus Golpista, Virus Fascista, Virus Sovranista, Virus
Autocensorio, Virus Antioccidente, Virus Sciacallo, Virus
Antimigrante (anche nella versione «prima gli italiani»), Virus
Militarista, Virus Tecnocrate – salva restando la possibilità di
abbracciare la sommatoria di tutte le categorie precedenti.
È una attività piena di soddisfazione, cioè di conferimento di
senso, che per essere condotta a buon fine chiede solo l’omissione
della domanda: può un virus il cui Dna neoliberista pare
indiscutibile essere, insieme, lo strumento di un complotto
statalista, di un complotto comunista e antineoliberista, o
antipopulista, e nella fattispecie di un complotto liberal per
vincere le elezioni americane?
Non è affatto infrequente che tutte le posizioni (negazionismo,
minimalismo, benaltrismo, complottismo) si mescolino, giacché la
realtà è dialettica e il cuore umano è un guazzabuglio. Si consideri
la successione di giudizi formulati da un illustre filosofo italiano:
26 febbraio 2020: «Di fronte alle frenetiche, irrazionali e del tutto
immotivate misure di emergenza per una supposta pandemia». 17
marzo: «un pericolo di ammalarsi che, almeno per ora, non è
statisticamente nemmeno così grave». 20 marzo: «il Paese ha
bisogno di tornare a vivere, indipendentemente dal parere
tutt’altro che concorde dei virologi e degli esperti improvvisati».
27 marzo: «Mai come oggi si è assistito allo spettacolo, tipico delle
religioni nei momenti di crisi, di pareri e prescrizioni diversi e
contraddittori, che vanno dalla posizione eretica minoritaria (pure
rappresentata da scienziati prestigiosi) di chi nega la gravità del
fenomeno al discorso ortodosso dominante che l’afferma». 28
marzo: «Come Foucault ha dimostrato prima di me, i governi che
si servono del paradigma della sicurezza non funzionano
necessariamente producendo la situazione d’eccezione, ma
sfruttandola e dirigendola una volta che si è prodotta». 27 aprile:
«senza voler minimizzare l’importanza dell’epidemia bisogna però
chiedersi se essa può giustificare misure di limitazione della
libertà che non erano mai state prese nella storia del nostro
Paese». Nel giro di pochi mesi, e in un solo pensatore, si susseguono i
progressi del contagio così come sono descritti nel mutare della
opinione pubblica circa la peste nei Promessi sposi. «In principio
dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito
anche di proferire il vocabolo. Poi, febbri pestilenziali: l’idea
s’ammette per isbieco in un aggettivo. Poi, non vera peste, vale a
dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio, ma una cosa
alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza
dubbio, e senza contrasto: ma già ci s’è attaccata un’altra idea,
l’idea del venefizio e del malefizio, la quale altera e confonde l’idea
espressa dalla parola che non si può più mandare indietro».

(da Maurizio Ferraris, Post-Coronial Studies. Seicento sfumature di virus,
Einaudi, 2021, pp 136, € 12)
https://www.linkiesta.it/2021/11/complottismo-manzoni-ferraris/

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DA MICROMEGA: UNA LETTERA DEL DIRETTORE
Cari amici di MicroMega,
il 18 novembre esce il numero 6/2021 della rivista. Un bellissimo
“Almanacco della scienza” dedicato al tema “Scienza e diseguaglianze”.
Non lo troverete in edicola. Lo troverete nelle librerie, lo riceverete in
abbonamento, lo troverete nel nuovo negozio online (dove si potrà
acquistare in versione cartacea o digitale, con la possibilità di scegliere sia
l’acquisto della singola copia sia vantaggiosi pacchetti di abbonamento – qui
tutte le offerte) ma non più in edicola. Il perché è semplice.
Esere presenti in edicola è divenuto un costo esorbitante, in
termini di stampa e distribuzione. Pensiamo che sia più
sostenibile, dal punto di vista economico (ma anche ambientale),
stampare solo le copie che effettivamente saranno vendute. Per
questo, a chi finora ci ha acquistato in edicola chiediamo di
abbonarsi: è il modo più sicuro di fruire della rivista e di
continuare a contribuire alla sua vita.
https://www.micromega.net/flores-darcais-micromega-digitale/

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IL LIBRO
Tullio Monti, Percorsi laici. Appunti, discorsi e pensieri sulla laicità
e sui diritti civili, prefazioni di Telmo Pievani e Gaetano Pecora,
postfazioni di Monica Lanfranco e Giulio Ercolessi, Officine
Editoriali da Cleto (CS), pp. 352, € 20

«Da alcuni anni a questa parte, per ragioni che andrebbero
approfondite [...] “laicità” ha smesso di essere una parola chiave
del dibattito culturale e politico, fatta eccezione per sporadiche e
superficiali fiammate di discussione su casi specifici», scrive Telmo
Pievani presentando il libro di Tullio Monti, animatore per un
decennio di due rilevanti organizzazioni laiche, la Consulta
Torinese per la Laicità delle Istituzioni e il Centro di
Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica “Piero
Calamandrei” – Onlus, fondate nel 2005 e nel 2007, nonché
attivista di gruppi politico-culturali (Circolo liberalsocialista
“Carlo Rosselli”, Associazione Iran Libero e Democratico). Il
volume raccoglie interventi e conferenze tenuti in incontri e
convegni di queste associazioni, nonché articoli e interviste
pubblicati sui “Quaderni laici”, dei quali uscirono 14 numeri dalla
Claudiana. Dopo l'intervista del 2013 a cura di Federico Calcagno
che apre il volume, i capitoli successivi ripercorrono i principi
teorici, le ragioni e la storia della laicità con lucidità e chiarezza, e
con precise notizie su fatti e personaggi che segnano la incompiuta
e malferma laicizzazione dello stato italiano dall’Unità d’Italia a
oggi. Più volte Monti ribadisce il «concetto di laicità delle
istituzioni, inteso come spazio neutro e comune per tutti i cittadini
[...] di qualsiasi credo filosofico o religioso, all’interno del quale
ciascuno rinunci a voler far prevalere e a imporre le proprie
convinzioni ‘ultime’ e non negoziabili, per ricercare invece
soluzioni concrete, volte al perseguimento del bene comune, nel
rispetto della libertà e dell’identità di ciascuno» (p. 40). Sembra
una definizione minimale, ma comporta invece una ispirazione
separatista e anticoncordataria nella migliore tradizione liberale,
contro i privilegi accordati alla religione “di maggioranza” nel
1929 e rivisti, ma non aboliti, dal neoconcordato del 1984.
Se lo Stato si può definire laico, secondo Monti, quando risponde a
tre criteri minimi: 1) libertà e pluralismo religiosi ed etici; 2)
neutralità delle istituzioni; 3) separazione giuridica fra istituzioni e confessioni religiose, esso presuppone che i suoi cittadini
accettino la laicità come metodo della convivenza. Nello spazio
pubblico occorre confrontarsi etsi Deus non daretur, secondo la
formula di Grozio ripresa e riattualizzata da vari autori, tra cui
Gian Enrico Rusconi. Il che non accade quando le autorità
religiose, da noi segnatamente cattoliche, pretendono di dettare
comportamenti non solo ai propri aderenti ma di imporli a tutti
attraverso leggi dello Stato, in nome di una legge morale che
sarebbe naturale, oggettiva, universalmente valida, e rafforzata
dalla rivelazione, di cui è depositaria la Chiesa.
La neutralità dello Stato è però ritenuta principio insufficiente
nella prefazione di Gaetano Pecora al libro di Monti e nel suo
recente saggio Il lumicino della ragione. La lezione laica di
Norberto Bobbio (Donzelli, 2021), dove – contrariamente a
quanto sostenuto generalmente dai laici – afferma recisamente
che «la neutralità dello Stato laico […] è una solenne sciocchezza
di cui mette conto liberarsi al più presto» (p. 61). Pecora ci sembra
preoccupato di smarcarsi da una concezione della laicità
latitudinaria che per voler essere di tutti perde i suoi valori e
principi peculiari. Ma proprio l’opera di Bobbio, che il libro di
Pecora ha il merito di indagare senza nasconderne i punti
problematici, ci mostra che la preminenza della laicità procedurale
o metodica rispetto a quella sostantiva non è rinunciataria ma è
anzi molto esigente, e presuppone le «virtù mondane e civili» che
in Politica e cultura il filosofo torinese aveva elencato come «i
frutti più sani della tradizione intellettuale europea, l’inquietudine
della ricerca, il pungolo del dubbio, la volontà del dialogo, lo
spirito critico, la misura nel giudicare, lo scrupolo filologico, il
senso della complessità delle cose» (edizione Einaudi a cura di F.
Sbarberi, p. 240).
In questo senso la laicità è una componente fondamentale della
democrazia. Monti dedica due saggi al liberalsocialismo e uno a
illustrare la figura un po' dimenticata di Ernesto Rossi. Nella sua
postfazione Giulio Ercolessi ritiene, con il pessimismo della
ragione, che la lezione dei maestri del liberalsocialismo abbia poca
presa in un mondo nel quale – per molteplici ragioni
sociopolitiche – è in forse la stessa sopravvivenza della
democrazia liberale, ma ricorda anche che la storia «riserva
sempre sorprese e sviluppi imprevedibili» (p. 352).
Nel libro una particolare attenzione è dedicata anche alla scuola:
«le gerarchie cattoliche, quando parlano di diritto all’istruzione o
di “libera scelta educativa”, non intendano affatto il diritto
individuale del singolo studente di accedere a un’istruzione
plurale e libera da dogmi religiosi o etici unilaterali o il diritto di
formarsi autonomamente una propria personale concezione del
mondo, se del caso anche dissonante o opposta a quella della
famiglia, della comunità, della chiesa di provenienza (concetto liberale che è stato storicamente alla base della nascita dei sistemi
della pubblica istruzione, affidata allo stato laico): con tali
definizioni, la chiesa cattolica intende esclusivamente il “diritto”
della famiglia di “imporre” il proprio modello educativo ai figli,
conculcandone il diritto individuale all’autodeterminazione
culturale, beninteso mai slegato dalla reiterata pretesa di
abbondanti finanziamenti pubblici alla propria scuola “privata”
parificata, in totale e palese spregio del dettato costituzionale»
(pp. 131-132). C'è un intero capitolo che riprende un testo del
2012 dedicato a educazione alla cittadinanza, educazione
sessuale, storia delle religioni e del libero pensiero (pp. 184-199).
Monti non ha aggiornato i suoi contributi, che offre come una
documentazione storico-teorica di un percorso legato soprattutto
alla Consulta e al Calamandrei, che dal 2015 hanno conosciuto una
profonda crisi interna e poi la loro dissoluzione. Come scrive
Monica Lanfranco nella sua postfazione, il libro restituisce così «il
clima culturale di un recente passato» (p. 326) ricco di iniziative e
discussioni da cui c'è ancora molto da imparare.

Cesare Pianciola

Per una versione diversa e in alcune parti più ampia, si veda nel sito
italialaica.it l’articolo Laicità, neutralità delle istituzioni,
democrazia.

Si possono ascoltare gli interventi alla presentazione
del libro a Torino (11/11/21) su Radio radicale:
https://www.radioradicale.it/scheda/651974/presentazione-dellibro-
percorsi-laici-appunti-discorsi-e-pensieri-sulla-laicita-e-sui

***

IL FILM
MADRES PARALELAS
Regia di Pedro Almodóvar.
Con Rossy De Palma, Penélope Cruz, Milena Smit, Aitana
Sánchez-Gijón, Israel Elejalde.
Spagna 2021, Durata 120 min

Penélope Cruz ha vinto la Coppa Volpi per la migliore
interpretazione femminile alla Mostra del Cinema di Venezia 2021
per Madres Paralelas, il suo settimo film con Pedro Almodóvar, il
quale aveva ricevuto il Leone alla carriera del 2019. L'attrice ha
dichiarato: «Lui è la ragione per cui sono attrice. Non c'è nessuno
come lui che dedica la sua vita al cinema». L'invitata di «Repubblica»
Chiara Ugolini ha scritto in data 1 settembre 2021 un reportage che
ha per occhiello «Almodóvar tra madri dolorose e la storia di
Spagna: "Il mio paese ha una questione aperta con i
desaparecidos"»:
"La memoria storica è una questione aperta in Spagna, il paese ha
un dovere morale con le famiglie dei desaparecidos, quelli che sono
stati interrati nelle fosse. Non possiamo chiudere la nostra storia
recente senza affrontare questo tema". Pedro Almodóvar porta in
apertura alla Mostra del Cinema di Venezia […] una storia di
maternità dolorosa, di identità complesse, di legami familiari, nella
Spagna contemporanea che fa ancora i conti con l'eredità
franchista e con le fosse comuni della guerra civile. "Io sono
sempre stato molto sensibile a questo tema. Con la legge sulla
memoria storica di Zapatero del 2007 abbiamo ottenuto qualcosa
di molto incompleto, perché non c'erano investimenti e le poche
esumazioni sono state fatte per iniziativa privata".
Madres paralelas, nelle sale dal 28 ottobre, racconta di due donne
completamente diverse, Ana (Milena Smit), un'adolescente rimasta
incinta dopo un abuso, e Janis (Penélope Cruz), fotografa
quarantenne, che vivono insieme i giorni preziosi e difficili del
parto delle loro bambine, quella maternità 'solo femminile' da cui i
padri sono esclusi. Si sapranno dare reciprocamente forza nei
momenti difficili e le loro vite saranno intrecciate per sempre. Di
più non va raccontato di questa storia costellata di colpi di scena
mélo.
Sullo sfondo la questione della storia non riconciliata della Spagna
con la Guerra civile. "Ora è la generazione dei nipoti che chiede
riesumare quei corpi; come una generazione nata in democrazia
potesse trovarsi in questa situazione, è inconcepibile. I relatori
dell'Onu sono rimasti stupiti del fatto che ci fosse bisogno di una
generazione nata dopo la dittatura per chiedere tutto questo, ma
quelle precedenti sono vissute in una grandissima paura che è
diventata praticamente patologica. A casa mia non si è mai parlato
di guerra, il trauma era diffuso in tutta la società: non averlo fatto
rende la legge sull'amnistia imperfetta. Non ci ha consentito di
andare avanti, il processo democratico è stato sospeso".
Nella lunga filmografia del regista ci sono una sequela di figure
materne, dal capolavoro Tutto su mia madre al suo ultimo film
biografico Dolor y gloria, dove aveva affidato alla sua musa imperfette di oggi che attraversano momenti difficili, perché quelle
di prima erano il contrario, ovvero ispirate dal modello delle
proprie madri. Io da bambino ero circondato da donne e tutte
erano onnipotenti, hanno inciso molto sulla mia educazione. A
Penélope ho affidato un personaggio nuovo, più difficile rispetto a
quelli che aveva affrontato in passato; la mia esperienza con le
madri è stata alla base di questa storia, ne ho incontrate che non
avevano istinto materno".
Dopo sette film insieme, il rapporto tra regista e musa si fa sempre
più stretto. […]

https://www.repubblica.it/dossier/spettacoli/venezia-
2021/2021/09/01/news/venezia_78_pedro_almodo_var_tra_madri_dol
orose_e_la_storia_di_spagna_il_mio_paese-316115576/

***

Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della
scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle,
Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne
des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte,
CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di
Torino "Frida Malan", MCE Torino.

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