Rassegna stampa

16.02.2021, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, febbraio 2021

Di Coordinamento per la laicità della Scuola | 19.02.2021


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Editoriale:

Tecnici e politici

Appena saputo del mandato conferito da Mattarella a Draghi, si è molto discusso del peso rispettivo dei tecnici e dei politici. Ma sia i "tecnici" che i "politici" saranno impegnati in scelte politiche decisive: transizione ambientalista, riforma degli interventi assistenziali in un sistema di welfare più lungimirante e più equo degli attuali provvedimenti tampone, semplificazione della macchina burocratico- amministrativa, uso dei fondi europei per un programma di sviluppo e non di rattoppo...

I contenuti sul tappeto rendono difficile ragionare in termini di netta distinzione tra tecnici “apolitici" e figure provenienti dai partiti. Tutto questo non lo faranno? Possibile che no, magari un insuccesso è anche probabile. Intanto è un governo a termine che non ha dinnanzi una prospettiva di anni per realizzare programmi di vasto respiro. Secondo Cacciari – che solitamente commenta con realismo – le cose cambieranno rapidamente dopo l’elezione del presidente della Repubblica, nel frattempo Draghi avrà un anno di tempo per fare diverse cose fondamentali: “Dovrà innanzitutto occuparsi con tempestività della campagna di vaccinazione, presentare un Recovery Fund decente, che non sia sussidiario. E poi secondo me dovrà fare anche una legge di bilancio che riesca a distribuire il peso della crisi equamente su tutti gli italiani” (https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/26179852/massimo-cacciari-teatrino-ridicolo-mario-draghi-aspettava-questi-qua-perde-staffe-in-diretta-grillini-umiliati.html).

Il discorso della difficile distinzione tra “tecnici” e “politici” vale anche per Patrizio Bianchi, il nuovo ministro dell’Istruzione. Classe 1952, professore ordinario di politica economica e titolare della Cattedra Unesco “Educazione, crescita ed eguaglianza”, rettore dell’Università di Ferrara dal 2004 al 2010, assessore all’Istruzione, Università e Lavoro per Vasco Errani e Stefano Bonaccini in Emilia- Romagna, è discepolo e amico di Romano Prodi. È anche autore di un piano per la riapertura delle scuole elaborato per lo scorso settembre con la task force interministeriale voluta dalla ministra Lucia Azzolina, mai discusso e lasciato cadere.

Il suo recentissimo volume Nello specchio della scuola. Quale sviluppo per l’Italia, edito nel 2020 dal Mulino, registra il ritardo della scuola italiana nel contesto europeo, ma non in termini meramente economici. “Oggi – scrive – tutte le statistiche dicono che la nostra dotazione di risorse umane non è adeguata alla globalizzazione e alla digitalizzazione che si sono imposte dall’inizio del nuovo secolo. Il tasso attuale di dispersione scolastica, sia esplicita (coloro che abbandonano in via definitiva la scuola senza raggiungere un titolo di​studio) sia implicita (coloro che pur concludendo il ciclo di studi non dispongono delle competenze minime richieste), insieme al numero di quanti non studiano e non lavorano e di quanti se ne vanno altrove per trovare uno sbocco soddisfacente al loro percorso di studi, sono oggi un limite alla crescita economica e minano anche le fondamenta della nostra democrazia, introducendo nel paese il virus dell’iniquità sociale”. Il professore ha delle idee vicine a quelle di Prodi. che non si limitano alla necessità di uscire dall'emergenza Covid. La pandemia non deve essere la “coperta sotto la quale nascondere tutti i problemi accumulati nel tempo”. “È dunque questo il momento di investire in educazione: non solo per superare l’emergenza COVID-19, ma per guardare oltre, per ritrovare quel cammino di sviluppo umano che, dopo essersi perduto nei lunghi anni in cui hanno prevalso individualismo e populismo, deve fondarsi sui valori definiti nella nostra Costituzione”.

Tra l'altro, pensa che “sia giunto il momento di portare il ciclo secondario da cinque a quattro anni innalzando l’obbligo scolastico – da raggiungere anche con percorsi professionalizzanti che portino a una qualifica – dagli attuali 16 anni (senza riconoscimento di fine ciclo) ai 17”.

Indica tre priorità urgenti: lotta alla dispersione scolastica, interventi per la sicurezza degli edifici, agire subito per assumere 120 mila insegnanti (https://www.tecnicadellascuola.it/patrizio-bianchi-sulla-dispersione-scolastica-non-uno-di-meno-poi-sicurezza-e-assunzioni). Sulle scadenze ravvicinate per ora è stato piuttosto reticente. Ritorno a scuola di tutti? andiamo cauti; sulle modalità dell’esame di maturità 2021? “stiamo lavorando”; lezioni prolungate a giugno? tutto da vedere.

Da un economista-politico è comunque lecito aspettarsi di più e meglio della precedente gestione della ministra Azzolina.

Staremo a vedere.

Cesare Pianciola

***
In evidenza:
QUALE FORMAZIONE PER I DOCENTI?
Troppo spesso il tema della formazione degli insegnanti
è rimasto
fuori dalle agende di politica scolastica oppure
è stato affrontato dai
mass media in maniera approssimativa e superficiale lasciando
all’opinione pubblica l’idea di un corpo docente refrattario
all’aggiornamento sulla propria preparazione.
Risulta pertanto opportuno riassumere quello che
e avvenuto negli
ultimi 20 anni di scuola sulla formazione dei docenti.
​Dall'inizio degli anni 2000 in Italia esistevano le SIS (scuole
interateneo di specializzazione) che formavano gli aspiranti
insegnanti attraverso corsi di pedagogia, di didattica, di psicologia
dell'età evolutiva, oltre che con corsi di didattica disciplinare specifica
e attività di tirocinio nelle classi.
Tali corsi di specializzazione sono stati poi sostituiti per alcuni anni
dai Tfa (tirocini formativi attivi) che avevano all'incirca lo stesso
obiettivo, aumentando l'esperienza di tirocinio. Negli ultimi anni, si
è tornato direttamente ai concorsi, così come a grandi linee avveniva
prima degli anni 2000.
Ebbene, se nell'immaginario collettivo il concorso
è stato visto come
la possibilità di “far entrare i migliori”,
è altrettanto vero che i nuovi
insegnanti vincitori di concorso, spesso si sono trovati e si trovano ad
entrare nelle classi senza alcuna nozione di didattica o di pedagogia.
Inoltre con i nuovi posti non coperti, spesso i Dirigenti si trovano
costretti a chiamare dalle graduatorie o addirittura dalle MAD,
docenti che non avendo avuto formazione teorica nè alcuna
esperienza sul campo, risultano in difficoltà nel costruire una
relazione educativa significativa con gli studenti.
Appare pertanto evidente come negli ultimi anni si sia abbassata la
consapevolezza pedagogica dei docenti assieme a quell’idea di
professionista riflessivo in grado di ragionare criticamente sulle
diverse prospettive (teoriche e pratiche) del proprio lavoro.
Viene ancora affrontato il tema della formazione degli insegnanti
dunque?
Sì, nella formazione dei docenti neoimmessi in ruolo oppure come
percorsi di formazione in itinere. Ma si tratta di un’idea di formazione
intesa sempre in senso tecnicistico basata sulle nuove tecnologie, su
modelli docimologici o, in ogni caso, su aspetti metodologici.
L’idea stessa di formazione viene in tal modo desemantizzata
confondendo i mezzi con i fini dell’educazione, come già diceva il
pedagogista Maritain in Educazione al bivio (1943).
Il concetto di formazione inteso in senso etimologico implica l’idea di
“dare o acquisire forma”, richiama l’idea di Bildung (costruzione di personalità ) o quella di paideia
dell’antica Grecia. Nel linguaggio
corrente invece quando si usa questo termine si
è ormai soliti intendere l’ “acquisizione di capacità tecniche specifiche, finalizzate a
svolgere un determinato lavoro”.
Detto in altri termini, la visione pedagogica attuale, incapace ormai
ad interrogarsi sui fini dell’educazione, si trova ad elevare i mezzi a
fini.
Di cosa invece avrebbe veramente bisogno un insegnante per la sua
formazione?
Dietro ogni scelta concreta che ogni docente compie quotidianamente
sono presenti dei modelli educativi e, dietro questi, dei modelli
​pedagogici che a loro volta implicano delle riflessioni etiche e
filosofiche.
Come può un insegnante scegliere consapevolmente se non conosce
questo retroterra pedagogico? Queste riflessioni vanno poi
sperimentate e rimesse continuamente in discussione nella pratica
dell’insegnamento secondo quel modello che il filosofo Donald Alan
Schon definisce di “professionista riflessivo” (Il professionista
riflessivo. Per una nuova epistemologia della pratica professionale, Dedalo 1993).
Questo è uno dei valori principali della formazione: alzare il livello di
conoscenza e riflessione pedagogica nei docenti, che corrisponde nel
concreto ad alzare il livello di problematizzazione consapevole e
conseguentemente di spessore pedagogico nell'insegnamento.
Di questo tipo di formazione la scuola ha bisogno innanzitutto per
abilitare i nuovi docenti e poi attraverso brevi percorsi in itinere per
chi già insegna.
Giorgio Primerano
***
LETTERA ALLA REDAZIONE
Cari tutti,
so che ci sono cose molto ma molto più gravi della bazzecola che
ora vi conterò , eppure le cose che so sono cose piccole, o molto
piccole.
Ieri ho accettato di fare un'ora in più, oltre alle 18 di cattedra:
dovrò guardare in auditorium (vigilare,
e il termine tecnico) dei
ragazzi che non fanno religione.
Vado dalla vicepreside a chiedere cosa devo fare: mi conferma quel
che avevo intuito,
e un'ora di guadagno facile. Ho fatto bene! Per
questo le ore sono state distribuite una a ciascuno dei disponibili.
La vicepreside mi fa notare l'assurdità di questa situazione. In una
classe ci sono riguardo l'ora di religione 3 tipi di allievi:
- chi fa religione
- chi non fa religione e fa l'ora alternativa
- chi non fa religione nè l'ora alternativa e QUINDI chiede
l'assistenza (perchè gli allievi specie in situazione covid non
possono girovagare per l'istituto). Ecco l'ora eccedente per me.
​Ne consegue che per OGNI ora di religione (eccetto se collocata
alla prima o ultima ora, nel qual caso l'allievo di terzo tipo può
entrare dopo o uscire prima)
e PAGATA TRE VOLTE.
Vi sembra che tutto questo abbia un senso? Vi sembra che
dobbiamo continuare a difendere questo sistema in una situazione
in cui i soldi non dovrebbero essere buttati via?
Antonello Ronca
***
CIDI TORINO
1) Documento elaborato dalle associazioni AIMC, CIDI, MCE, PROTEO per aiutare i colleghi a muoversi consapevolmente e con competenza all’interno della nuova normativa
2) Programma del seminario PARTIRE DALLE DISCIPLINE
Di fronte all'incertezza generale, che ci sconsiglia di dare vita a corsi
impegnativi per i concorsi, abbiamo pensato, per non tacere del tutto e
non lasciare il campo ad altri, di dare vita a una iniziativa che, secondo il
nostro stile, possa fungere da 'bussola' per i candidati al concorso a
cattedra, ma rivolta anche ai docenti in servizio.
Gli interlocutori principali sono i candidati al concorso per
accompagnarli nell'organizzazione dello studio, partendo, materia per
materia, dalle linee guida o dalle indicazioni nazionali. Non c'è dubbio
che, per orientare bene la preparazione, bisogna partire da lì.
Abbiamo deciso di aprire questa iniziativa anche agli insegnanti in
servizio, perché crediamo che in un momento come questo sia necessario
tornare a interrogarsi su quello che si sta facendo e su come lo si sta
facendo.
***
→ FNISM – Federazione Nazionale Insegnanti - Sezione di
Torino Frida Malan
LABORATORIO DI FILOSOFIA
CORSO DI AGGIORNAMENTO
La storia tra filosofia, scienze, letteratura
10 MARZO 2021
Hannah Arendt,
Tra passato e futuro
, Garzanti, Milano 2017.
Introduce David Sorani. Relazione di Cesare Pianciola.
Un potere nonviolento e orizzontale
C’è in Hannah Arendt l’idea di un «potere puro», di un potere
nonviolento e orizzontale che non si riduce a nostalgia della polis,
come ha messo bene in luce Paul Ricoeur, perchè e qualcosa insieme
di dimenticato e di attuale, perchè e ci o che costituisce il proprio
dell’azione, «la forza dell’essere-insieme che siamo senza vederlo»: si
​tratta di un potere non gerarchico (all’inverso del dominio) e non
strumentale (all’inverso della violenza). Potere plurale e fragile ma
virtualmente sempre presente e storicamente, a tratti, reale. Come
renderlo durevole e attraverso quali istituzioni? Come non scadere
nella strumentalità della fabbricazione (dall’action al work)? Come
evitare che la politica diventi
mezzo-per? Questi sono i problemi che
si pone Hannah Arendt, intrecciando in modo suggestivo istanze
liberali, democratiche e libertarie.
Non credo che si possano trarre da Hannah Arendt indicazioni
politiche immediate.
E' giusto, inoltre, sottolineare «la fragilità
costitutiva della politica, così come la Arendt la intende. Tale nozione,
infatti, si addice per lo più al momento inaugurale della fondazione.
Se l'azione politica non può essere piegata a nessun altro fine che a
quello del proprio compimento plurale e discorsivo, e se la sua
caratteristica
e quella di 'dare inizio al nuovo' si capisce quanto
ristrette siano le condizioni di possibilità di uno spazio politico
autentico» (S. Forti). Rimane, più di quanto Hannah volesse
concedere, il valore di criterio ideale della sua idea di potere puro,
orizzontale, comunicativo, nonviolento, contro la politica pensata
come guerra, come dominio o come amministrazione dall'alto. In una
tempestiva recensione a
Vita activa
comparsa su «Tempo presente»
(III, 1958, nn. 9-10), Nicola Chiaromonte, che accostava Hannah
Arendt a Simone Weil e ad Andrea Caffi, indicava la funzione del
filosofo - anche se la Arendt diceva di non appartenere alla cerchia
dei filosofi - nello «scuotere le menti dal torpore delle idee morte,
illuminare i problemi e acuirne il senso piuttosto che 'risolverli'».
c. p.
Per iscriversi mandare una mail a
cesare.pianciola@gmail.com
***
Centro studi Piero Gobetti
PER GIORGIO BOUCHARD
Mercoledì 17 | h. 17.30 | In diretta sul Canale YouTube del Centro
Gobetti (
https://www.youtube.com/c/CentrostudiPieroGobetti
)
Presentazione del libro: Piera Egidi Bouchard,
Maestri. Incontri
significativi nella vita di Giorgio Bouchard
(Nuova Trauben, 2020).
Ne discutono con l'autrice: Italo Pons, Bruno Quaranta, Paola
Schellenbaum, Gustavo Zagrebelsky. Coordina Pietro Polito.
Dalla voce del pastore Giorgio Bouchard la moglie Piera Egidi ha
raccolto in queste pagine il ricordo delle frequentazioni di persone
verso cui egli si sente particolarmente debitore per la propria
formazione. E si presenta così una ricchissima galleria di incontri,
e insieme con essi l'affresco dell'evangelismo e dell'ecumenismo
italiano nelle sue variegate voci, nel mondo delle chiese, della
società, della cultura.
Scopri l'evento
https://www.centrogobetti.it/
***
AGEDO: LETTERA APERTA
Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione e ai Direttori degli Uffici
Scolastici Regionali sulle vicende del Liceo classico romano “Giulio
Cesare” da parte di Agedo, CGD e Famiglie Arcobaleno.
Roma, 14/02/2021
Le Associazioni AGEDO, CGD, Famiglie Arcobaleno, membri del
FoNAGS - Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori nella
Scuola – e di molti FoRAGS – Forum Regionale delle Associazioni
dei Genitori della Scuola - esprimono forte preoccupazione per le
sempre più numerose situazioni denunciate all’interno della
scuola pubblica del nostro Paese.
Quanto riportato dagli organi di stampa sui recenti accadimenti al
Liceo romano “Giulio Cesare” in occasione dell’organizzazione
della “settimana dello studente”, ci racconta di una scuola pubblica
in cui non trovano spazio le risposte concrete ai bisogni di
discussione e conoscenza espressi dai nostri ragazzi e dalle nostre
ragazze.
Vogliamo essere chiari e trasparenti come sempre. La scuola
pubblica in cui crediamo è una scuola autorevole e indipendente
che svolga in autonomia la propria funzione educativa e sociale,
cioè il mandato che la Costituzione Italiana le affida nel rispetto
delle leggi del nostro Paese.
Una scuola in cui le parole inclusione, accoglienza, rispetto, laicità
siano pratica quotidiana. Una scuola che garantisca un confronto
aperto e sereno nel rispetto del pluralismo di tutte/i gli studenti
indipendentemente dalle convinzioni delle proprie famiglie di
origine.
Una scuola che lavori per rendere i nostri figli e le nostre figlie
persone autonome e non cloni di noi genitori. Una scuola che li
renda cittadini e cittadine a pieno titolo, così come l’insegnamento
dell’educazione civica prescrive.
Una scuola che ottemperi al mandato che la legge 107 al comma
16 le affida: “omissis... l'educazione alla parità tra i sessi, la
prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.
Per fare questo bisogna difendere con determinazione l’autonomia
scolastica e lasciare che le famiglie svolgano il proprio ruolo in
maniera costruttiva e collaborativa senza per questo invadere il
campo delle scelte didattiche; la nostra azione non sarà quindi mai
finalizzata al controllo delle attività scolastiche e didattiche ma
alla promozione di momenti di confronto e crescita.
Il nostro lavoro quotidiano e il nostro contributo ai tavoli
istituzionali è pertanto portato avanti su queste basi per noi chiare
e imprescindibili.
In questo periodo di pandemia in cui le diseguaglianze sociali si
sono acuite è fondamentale non trascurare gli aspetti socio -
relazionali che si sviluppano nell’ambito scolastico.
Ѐ quanto mai urgente quindi prestare particolare attenzione alla
dimensione sociale dei ragazzi e delle ragazze, rilevando ogni
possibile situazione di disagio, di bullismo, di discriminazione.
Bisogna mettere in campo interventi utili per contrastare questi
fenomeni, promuovendo iniziative culturali e di formazione che
mirino a rimuovere le dinamiche e le motivazioni che stanno a
monte di discriminazioni e bullismo.
La scuola deve dare la possibilità a tutte/i gli studenti di
raccontare liberamente la loro storia e di poter crescere attraverso
il confronto e l’approfondimento di temi che riguardano anche la
sfera più intima e personale.
Nel caso del liceo romano entrato nella cronaca non si tratta di
difendere o meno l’interruzione volontaria di gravidanza, nè
di distorcere la storia dei Balcani negli anni del fascismo o di
proporre riflessioni “sconvolgenti” sull’identità di genere, ma di
fornire alle/agli studenti che esprimevano un bisogno conoscitivo
elementi oggettivi che riguardano una legge dello Stato, la storia
del proprio continente o un tema comune a molti adolescenti nel
periodo di costruzione della propria persona. Non dare la
possibilità di fare questo con motivazioni pretestuose vuol dire
​applicare una censura e questo nelle scuole di un Paese laico e
democratico non è accettabile.
Inoltre la richiesta del contradditorio è preoccupante ed
insostenibile quando si affrontano temi che prevederebbero la
presenza di persone che difendono e promuovono il fascismo,
l’omofobia o il razzismo.
Con questa nota ci rivolgiamo a tutti/e coloro che lavorano nel
mondo della scuola (insegnanti, presidi, collaboratori), al Ministro
dell’Istruzione, ai Direttori degli Uffici Scolastici Regionali per
garantire il nostro costante contributo e la nostra attenta e leale
collaborazione.
Crediamo che un Paese possa realmente dirsi “civile, laico e
democratico” solo attraverso il rafforzamento di una scuola
pubblica inclusiva, autonoma in cui trovino spazio progetti e
momenti di riflessione che promuovano e sostengano l’educazione
alle differenze, l’inclusione e il rispetto di tutte le realtà sociali e
familiari che abitano le nostre scuole.
AGEDO – Associazione di Genitori, parenti e amici di persone
LGBT+CGD - Coordinamento Genitori Democratici
Famiglie Arcobaleno - Associazione Genitori Omosessuali
Associazione Famiglie Arcobaleno
http://www.agedotorino.com/index.php/contattaci
***
SEGNALAZIONI
italialaica.it
Il sito dei laici italiani vi segnala:
Editoriale
LA RELIGIONE E LA POLITICA
Attilio Tempestini 27.01.2021
Le recenti vicende giudiziarie di Lorenzo Cesa, segretario dell'UDC -
Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro - richiamano
alla mente, per contrasto, come Paolo VI aveva definito la politica: la
forma più alta di carità...
E MOLTO ALTRO SU:
http://www.italialaica.it/
***
CRITICA LIBERALE QUOTIDIANO ON LINE
RADIO
LONDRA
Newsletter n. 473 - 12 febbraio 2021
www.criticaliberale.it
info@criticaliberale.it
pagina facebook:
critica liberale
***
→ PIERO GOBETTI EDITORE
Novantacinque anni fa, il 15 febbraio 1926, a 25 anni, moriva
Piero Gobetti, precocissimo editore, giornalista, scrittore, agitatore
culturale nella Torino degli anni Dieci e Venti. Innamorato della
libertà – scelse come motto per le sue pubblicazioni 'Che ho a che
fare io con gli schiavi?' – pagò con la morte la sua opposizione al
regime. Il suo pensiero rimane affidato alle sue pubblicazioni e al
progetto culturale cui si dedicò nel pieno della sua giovinezza: la
casa editrice Piero Gobetti, fondata nell'aprile del 1923.
In collaborazione con il Centro studi Piero Gobetti e il Comitato
Edizioni Gobettiane, la collana delle Edizioni Gobettiane nasce con
un obiettivo ambizioso: ripubblicare l’intera produzione di Piero
Gobetti editore, 114 titoli usciti fino al 1929. Le opere, riproposte
in edizione anastatica, sono accompagnate da nuove postfazioni e
da schede critiche e bibliografiche. Un patrimonio preziosissimo
per chiunque voglia comprendere la vita politica e culturale
italiana dei primi anni Venti, stretta fra il tracollo dello Stato
liberale e l'avvento della dittatura. Tra gli autori pubblicati
figurano, tra gli altri, Luigi Einaudi, Wolfgang Goethe, Eugenio
Montale (la prima edizione di
Ossi di seppia
), Luigi Sturzo,
Giuseppe Prezzolini, Gaetano Salvemini, oltre allo stesso Gobetti.
Le Edizioni Gobettiane,
dirette da un Comitato presieduto da
Bartolomeo Gariglio,
sono concepite con un duplice scopo: da un
lato, ripresentare volumi che, malgrado il loro valore, sono oramai
praticamente introvabili; dall’altro, recuperare e valorizzare un pa
trimonio di pensiero, di studi e di riflessioni che ha rappresentato
una pagina importante della vita culturale italiana, in un periodo
​particolarmente drammatico della storia non solo nazionale, ma
europea e mondiale.
http://www.storiaeletteratura.it/
***
IL LIBRO
Massimo Prearo,
L' ipotesi neocattolica. Politologia dei
movimenti anti-gender, Mimesis, Roma 2020, pp. 320, €16,00

Il 18 gennaio scorso, il comune di Rivoli nel torinese, ha approvato una
mozione che richiede di inviare alle scuole un’informativa sui presunti
«pericoli della cultura gender» per «vegliare sull’educazione» affinché
non si metta in discussione «l’incontrovertibile identità biologica che la
natura ha assegnato ad ogni individuo». Il testo, presentato dalla
maggioranza leghista, richiede che vengano inviate alle famiglie
«preventive e dettagliate relazioni scritte sugli argomenti che i docenti
intendono trattare con gli alunni». A tale atto d’ingerenza politica nella
scuola che rischia di limitare eventuali attività di contrasto all’omofobia e
alle discriminazioni di genere, un gruppo di insegnanti ha risposto con
una petizione al Sindaco, assente alla votazione, per richiedere
l’annullamento della mozione.
L’EPISODIO non è che l’esito più recente di quel fenomeno di
contaminazione tra la politica e il «movimento anti-gender» che il
sociologo Massimo Prearo mette in luce in uno studio di recente
pubblicazione dal titolo
L’ipotesi neocattolica. Politologia dei movimenti anti-gender.
Si tratta di un saggio politologico preciso e accessibile che
permette di comprendere storia e forme del movimentismo «neocattolico»
anti-gender, pro-life e pro-family in Italia – un fenomeno che si posiziona
all’intersezione tra campo religioso, militante e politico – mettendone in
evidenza, da una parte, i rapporti di tangenzialità con la Chiesa e di
distanza dal cattolicesimo mainstream, dall’altra, quelli di «contagio»
reciproco con i partiti di destra ed estrema destra.
Prearo, che nel 2018 aveva già firmato con Sara Garbagnoli uno studio
comparato Italia-Francia del fenomeno (
La crociata «anti-gender». Dal
Vaticano alle manif pour tous, Kaplan), riparte dalla genealogia
internazionale evidenziata allora e raffina l’analisi del caso italiano con
ulteriori elementi e strumenti concettuali.
Quando a metà anni ’90 le conferenze Onu sulla popolazione al Cairo e
sulle donne a Pechino inseriscono nel sistema dei diritti quelli sessuali e
riproduttivi contribuendo ad estendere le questioni di genere e di
sessualità al campo democratico, il Vaticano dà avvio a una reazione che
prende di mira il concetto-chiave di «genere» attraverso una strategia di
deformazione e demonizzazione che ha come esito linguistico espressioni
quali «ideologia gender», «impostura ideologica», «teoria gender». Da
«utile categoria d’analisi» dei processi di costruzione sociale della
dissimmetria sessuale, il «genere» inizia a diventare un oggetto polemico
che circola in testi, manifestazioni, veglie, marce e convegni.
In Italia, sostiene l’autore, il «Ddl Scalfarotto» sulla penalizzazione dei
crimini d’odio a carattere omofobico e transfobico nel 2013, il cosiddetto
«Ddl Fedeli» sull’educazione di genere nel 2014 e il «Ddl Cirinnà» sul
riconoscimento delle unioni civili omosessuali costituiscono un «triplice
casus belli» che provoca la mobilitazione di gruppi, associazioni e
movimenti per cui queste proposte di legge rappresentano il pericolo di
introdurre nel nostro paese un’«età dei diritti» che non contempla più
alcun fondamento teologico o religioso.
IN TALE CONTESTO di politicizzazione dell’ordine sessuale e di
secolarizzazione della politica, il fenomeno anti-gender si presenta, da
una parte, come un modo per contrastare un paradigma democratico
fondato sui diritti con un paradigma fondato sui valori «naturali» della
tradizione. Dall’altra, come un tentativo di dare nuovo corso al
cattolicesimo politico e risolvere così il problema che, da prefetto della
Congregazione per la dottrina della fede, Ratzinger chiamò «dispersione
politica dei cattolici».
Come spiega il libro, il concetto di genere, nella sua più vaga e
minacciosa variante allogena gender, è stato dunque trasformato in
strumento di polarizzazione da un cattolicesimo contestatario capace di
inserirsi nel contesto democratico per sovvertirlo, consolidare una base
militante, criticare l’azione e la posizione troppo «riformista» delle
gerarchie laiche ed ecclesiastiche e configurare così quello che il libro
chiama un «movimentismo neocattolico»: intransigente, combattivo,
irriverente. La cattolicità delle mobilitazioni e dei movimenti anti-gender
presenta infatti una certa alterità rispetto al cattolicesimo maggioritario,
​che però non si traduce in una totale dissociazione, soprattutto da parte
delle alte sfere.
È come se la Chiesa avesse «esternalizzato» il lavoro politico cattolico ai
gruppi e alle associazioni che hanno fatto della mobilitazione anti-gender
il loro scopo primario ed essi lo stessero portando avanti stabilendo
alleanze con forze politiche di centro-destra ed estrema destra in grado di
fornire un rilievo pubblico e mediatico alla causa.
È NATA COSÌ una saldatura tra conservatorismo cattolico e nazionalismo
religioso tale per cui il ricorso da parte di leader partitici come Salvini o
Meloni a una simbologia che va dal rosario al «cuore puro di Maria»
passando attraverso marcatori semantici della causa pro-life, anti-gender
e pro-family come «papà», «mamma», «bambino», «difesa del bambino»,
«vita», «buon Dio» non può essere interpretata solo come una
strumentalizzazione della religione da parte della politica ma vice versa –
nota Prearo – come una vera e propria contaminazione dei partiti con
elementi messi a disposizione dal movimentismo neocattolico.
In un mondo sempre più complesso e sfuggente, la costellazione
«anti-gender» con i suoi addentellati politici pasce sull’inquietudine,
agita spauracchi concettuali come la presunta «cultura gender» e
alimenta timori propagandistici che non hanno riscontro concreto
nella realtà ma rispecchiano bene l’immaginario antidemocratico da
cui provengono.
Silvia Nugara
“IL MANIFESTO”
10.02.2021
***
IL FILM
Buñuel - Nel labirinto delle tartarughe
TITOLO ORIGINALE: Buñuel En El Laberinto De Las Tortugas
REGISTA: Salvador Sirnò
Sceneggiatura: Eligio Montero, dal graphic novel di Fermin
Solis; Montaggio: José Manuel Jiménez; Musica: Arturo
Cardelus
PAESE: Spagna, Olanda, Germania
DURATA: 80'
ANNO: 2020
Per celebrare l'anniversario della sua nascita
(22 febbraio 1900), la
Cineteca di Milano
omaggia
il maestro del cinema surrealista
Luis Buñuel mettendo in streaming alcuni dei suoi capolavori.
In programma i manifesti del surrealismo
Un Chien Andalou e l'Age d'or, l'opera neorealista Las Hurdes
recente
Buñuel nel labirinto delle tartarughe
del regista
spagnolo Salvador Simò, che ha vinto il Premio come Miglior Film
d’Animazione agli European Film Awards 2019.
Visione contenuti: gratis / € 3,00 / € 3,90
Dopo l'amara delusione in seguito allo scandalo suscitato da
L'Age D'Or
(1930) Luis Buñuel prende le distanze dal suo amico e
collaboratore Salvador Dalì per cercare altre strade. La fortunata
vincita alla lotteria dell'amico scultore Ramòn Acìn permette a
Bu nZ uel di partire per un nuovo progetto: documentare la vita a
Las
Hurdes, una delle zone più povere della Spagna, al confine con il
Portogallo.
17 febbraio 2021 - h. 10:00
Versione originale sottotitolata in italiano
***

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

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