Rassegna stampa

IL CROCIFISSO IN AULA

Di Antonia Sani | 20.10.2019


Pubblichiamo la lettera che Antonia Sani ha inviato al giornale “Il RESTO DEL CARLINO” in occasione della precedente pubblicazione sullo stesso giornale di una lettera inviata da Renata GAGLIANI in riferimento alla recente decisione presa dal nuovo assessore alla Cultura (Lega) del Comune di Ferrara che ha provveduto a una distribuzione  dei crocefissi nelle scuole cittadine.

La  lettera di Renata Gagliani  (Carlino 22 .9. 19) parla al cuore di credenti e non credenti per la pena suscitata dal Cristo crocifisso che, a giudizio dell'autrice -e della Corte di Strasburgo-, è bene sia appeso nelle aule scolastiche.

È qui il caso di rifarsi alla famosa massima del filosofo Tommaso d'Aquino:  "distingue frequenter",

Una cosa sono le sedi religiose, tutte, dove vengono celebrati i diversi culti, altra cosa sono i locali pubblici (in primis gli edifici scolastici)  dopo  l'entrata in vigore della Costituzione, abrogativa dello Statuto Albertino che definiva  all' Art 1 la religione cattolica apostolica romana " la sola religione dello Stato italiano".

Da quel momento, vicino al ritratto del Capo dello Stato non dovrebbe più esserci il

crocifisso, non più simbolo della religione di Stato.  Questo è, invece, il valore che continua a essere assegnato al crocifisso, inviato a pioggia alle scuole da qualche istituzione a simboleggiare la " religione di Stato"...Altrimenti, perché mai le istituzioni lo distribuirebbero?

L'adesione a una fede religiosa è scelta personale che ognuno si amministra a proprio giudizio.

Non essendovi più nel nostro paese una religione di Stato, il simbolo di una particolare religione, per quanto tradizionalmente seguita dalla maggior parte della popolazione, non ha ragione di essere rappresentato in un'aula scolastica statale  (né in altri edifici istituzionali, dove continua a troneggiare, un po' per incuria, un po' , per non apparire  "mangiapreti"..)

Certamente, la pena e l'ammirazione per Cristo sono condivise da gran parte della popolazione, ma non bisogna confonderle col mantenimento del simbolo di una religione non più di Stato.

La  lettera cit. sotto il profilo umano è accettabilissima, ma non dovrebbe dare fiato a chi per motivi elettorali nega la laicità della scuola così ben ribadita dalla sent.203/1989  della Corte Costituzionale, e getta nella confusione chi ritiene che per amore dell'umanità di Cristo si debba ammettere la presenza del crocifisso (= simbolo)  nelle scuole pubbliche.

Di Cristo si può ben parlare nelle lezioni di storia, geografia, italiano, filosofia, latino, e, ovviamente, di religione cattolica per chi sceglie di frequentarla.

 

 

Un commento

De Sanctis Paolo:

È una vecchia questione, mai risolta, per acquiescenza servile dei pubblici ufficiali nei confronti della religione cattolica. Come pure l'inserimento, espressamente voluto dagli stessi, dell'ora di religione all'interno dell'orario scolastico, non la prima o l'ultima ora come sarebbe logico e ciò per evitare defezioni in massa degli studenti. Comunque, l'ora di religione non dovrebbe essere materia di insegnamento nelle scuole pubbliche ma solo in quelle confessionali. Che dire, l'Italia è un Paese di 'baciapile'.