Rassegna stampa

LAICITÀ DELLA SCUOLA News

Di Redazione | 28.09.2019


Laicità della scuola news
Settembre 2019
Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola. Redazione: Marco Chiauzza, Grazia
Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.
Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.
Portavoce del Coordinamento e referente per le superiori: Fulvio Gambotto (339 5435162).
Referente per gli altri ordini di scuola: Silvia Bodoardo (329 0807074)

Editoriale:
Mutamenti
I tempi convulsi della politica interpellano anche la laicità.
Abbiamo letto nel blog dell'UAAR un articolo di Raffaele
Carcano che dice: “l’errore più grande dei laici sarebbe dare
per scontato che, una volta accaduto un evento ritenuto
importante, la storia è ormai destinata ad andare in un certo
modo. Tecnicamente, si chiama 'fallacia della brutta china'. Ci
siamo forse già dimenticati di Silvio Berlusconi, che dopo
essere stato dato per spacciato per aver subito due sconfitte
elettorali (1996 e 2006), in seguito è riuscito a vincere
altrettante elezioni politiche (2001 e 2008)? Se diamo
un’occhiata ai sondaggi, notiamo poi che [in Gran Bretagna]
Johnson è dato addirittura per vittorioso. E se è vero che
Salvini è stimato in calo, resta il fatto che, se andassimo oggi
al voto, gli basterebbe un’alleanza con i neofascisti di Fratelli
d’Italia per sfiorare la maggioranza assoluta in parlamento.
[…] A volte ritornano, i Salvini-Fontana-Pillon. E sicuramente
ritorneranno, se non si attuerà un’autentica discontinuità”.
Secondo Carcano, “La debolezza del nuovo esecutivo risiede
proprio nell’incapacità di far immaginare agli elettori una
dimensione diversa, con un respiro enormemente più ampio
dello scontato rifiuto dell’estremismo tribaleghista […]
Piaccia o no, al momento il mondo dopo Salvini è lo stesso di
quando Salvini era ministro, con gli stessi problemi e con gli
stessi elettori” (https://blog.uaar.it/2019/09/12/il-mondodopo-
salvini/).
Ma è proprio lo stesso? Tutto cambia velocemente. Le
imponenti manifestazioni dei giovani del Fridays for Future
fanno sperare. Come era intitolata una raccolta poetica di
Elsa Morante di tanti anni fa, il mondo sarà salvato dai
ragazzini? Fa piacere che il ministro Fioramonti abbia
dichiarato di queste manifestazioni: “È la lezione più
importante che i ragazzi possano frequentare”. Si
moltiplicano le iniziative anche sindacali per la
partecipazione allo sciopero per il clima, che in Italia si terrà
il 27 settembre. Poi c'è il lavoro quotidiano a scuola, di
approfondimento e di discussione, perché non sia solo una
bella festa di inizio anno scolastico o un evento mediatico.
In queste NEWS ha poi un'evidenza particolare la questione
dell'aiuto al suicidio, reato previsto dall’articolo 580 del
codice penale, su cui il Parlamento doveva legiferare, come
richiesto dalla Consulta in relazione al caso riguardante
Marco Cappato. Attendiamo a giorni l’udienza pubblica della
Corte Costituzionale in proposito.
RED.
***
In evidenza:
→ Comunicato Stampa: LA POCHEZZA DELLE
RAGIONI DEL CARDINAL BASSETTI (Consulta
di bioetica onlus)
Ieri pomeriggio, 11 settembre 2019, il Cardinal
Gualtiero Bassetti ha ribadito la condanna del
suicidio medicalmente assistito, osservando che “il
punto di maggiore debolezza” del ragionamento di
chi sostiene la morte volontaria sta nel credere che
ciò “equivalga a esaltarne la libertà personale. In che
modo, però, può dirsi accresciuta la libertà di una
persona alla quale, proprio per esaudirla, si toglie la
vita? Da parte nostra affermiamo con forza che,
anche nel caso di una grave malattia, va respinto il
principio per il quale la richiesta di morire debba
essere accolta per il solo motivo che proviene dalla
libertà del soggetto”.
È stupefacente (e avvilente) vedere come
l’argomento principale a sostegno del suicidio venga
messo da parte con una mera domanda retorica che
dà per scontata la risposta e con il conseguente
ripetizione di un principio al riguardo: cioè il nulla.
Se il cardinal Bassetti avesse letto la toccante lettera
di Remo Cerato, 58enne consigliere comunale a
Germagnano (Torino), pubblicata il 10 settembre
avrebbe capito perché la tesi sostenuta si basa sul
nulla. Scrive Cerato ai suoi figli e alla moglie: “Non
siate sorpresi dell’epilogo che ho scelto, perché è in
linea con quello che sono sempre stato. Non posso
permettere a questa terribile malattia di fare ancora
di più. Ha già distrutto il mio fisico del quale ero
orgoglioso, ha cancellato il mio lavoro, ha fiaccato la
mia psiche con mesi di terrore conoscendone bene
l’evoluzione, mi ha già allontanato dai miei affetti ed
in futuro mi costringerebbe a diventare un peso
dannoso per i delicati equilibri familiari. Ho ancora
un ruolo ed una responsabilità: tutelare i miei figli a
qualunque costo… e per farlo non devo danneggiare
troppo il luogo sicuro della loro infanzia con una
presenza sempre più destabilizzante. Loro sono il
mio orgoglio, la mia proiezione nel futuro e sono stati
la mia vita finché è stata tale. Quindi lo devo fare, è
molto semplice!”.
Che replica il cardinal Bassetti a questo lucido
discorso di chi invoca la libertà di uscire dalla vita
per tutelare la propria dignità e il benessere degli
affetti più cari? Vuole forse negare la scelta libera
perché se si accettasse il principio della libertà “non
vi sarebbe ragione per prevenire il suicidio di alcuno.
In tal caso, però, la base stessa della vita e della
convivenza sociale sarebbero messe a repentaglio”?
Infatti, così facendo si costringe una persona a vivere
in uno stato contrario al proprio progetto di vita, alla
propria dignità e al proprio benessere in nome di un
presunta cieca paura di scivolare in un baratro (“non
vi sarebbe ragione per prevenire il suicidio di
alcuno”), cioè si sacrifica qualcuno per presunte
ragioni di ordine pubblico. Perché in realtà ragioni ci
sono, quando adeguate, e non è vero che
l’ampliamento della libertà anche alla fine della vita
mette a repentaglio la stessa convivenza sociale. Anzi,
la rafforza, perché la libertà consente di completare
l’autorealizzazione del proprio progetto esistenziale.
Ancora, sempre in questa linea il cardinal Bassetti
afferma un’altra tesi priva di fondamento, ossia che
“il semplice credere di poterlo fare [accedere alla
morte volontaria] è in grado di svuotare di senso
tutta l’esistenza personale”. Infatti, è vero proprio il
contrario: sapere di poter uscire dalla vita arricchisce
il vivere, che è un privilegio prezioso e non un mero
“dovere” senza qualificazioni, assoluto, come sostiene
Bassetti. Il “sugo della vita” sta nella realizzazione
della propria autobiografia che è aperta agli altri, e
che include anche la decisione sulla propria morte
che in talune circostanze è motivata da profonde
ragioni legate alla propria dignità e da ragioni
altruistiche come mostrano le parole di Remo Cerato.
Infine, è quasi offensivo insinuare che la richiesta di
morte volontaria sarebbe “un atto di egoismo” come
scrive Bassetti, e la testimonianza di Remo Cerato
(come di molti altri) ne è una conferma. È per questo
che le ragioni addotte dal cardinal Bassetti sono
vuote, e trascurano l’esperienza concreta delle
persone. Se fossero valide, le attuali sanzioni
dovrebbero essere mantenute o rafforzate, e non
avrebbe senso la proposta di diminuirle: richiesta
che mostra l’estrema debolezza della posizione
cattolica romana.
Maurizio Mori
Presidente
Torino, 12 Settembre 2019
http://www.consultadibioetica.org/comunicatostampa-
la-pochezza-delle-ragioni-del-cardinalbassetti/
***
→ CARLO AUGUSTO VIANO
Se ne è andato il 20 luglio Carlo Augusto Viano, a
novant'anni compiuti da pochi giorni. Oltre alle più
note appartenenze (professore emerito
dell'Università torinese, membro del Comitato
Nazionale per la Bioetica dal 1990 al 1994, del
Comitato scientifico della Consulta di Bioetica
Onlus ...) vogliamo qui ricordare la sua collaborazione
a numerose iniziative della sezione torinese della
Fnism e del Comitato Torinese per la Laicità della
Scuola, nonché la presidenza del Centro di
Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica
“Piero Calamandrei” Onlus e la partecipazione al
comitato di redazione della rivista «Quaderni laici»,
su cui scrisse importanti saggi e sulla quale comparve
(n. 15-16, aprile-settembre 2015) una bella intervista
biografica a cura di Tullio Monti.
Viano è stato uno storico della filosofia che ha dato,
tra l'altro, contributi importanti su Aristotele, Locke,
il rapporto tra filosofia e medicina, e che si è dedicato
alla ricostruzione storica e all'analisi delle teorie
etiche (L'etica, Isedi, 1975 e Mondadori, 1981; a cura
di, Le teorie etiche contemporanee, Bollati Boringhieri,
1990; Etica pubblica, Laterza, 2002), divenendo uno
dei più attivi esponenti della bioetica laica (una sua
sintesi molto chiara, utilizzabile a scuola, nell'e-book
Bioetica, Alfabeto Treccani, 2014). Con Pietro Rossi
ha progettato e curato una Storia della filosofia in sei
volumi (Laterza, 1993-1997), nella quale ha scritto
vari contributi. Intrecciata alle ricostruzioni storiche,
Viano ha praticato un'idea militante di filosofia come
demistificazione delle idee più diffuse nella cultura
filosofica italiana, e ha declinato il laicismo come
critica radicale delle credenze ideologiche e religiose.
Tra le scuole della filosofia contemporanea ha
polemizzato soprattutto contro quelle –
dall'idealismo, allo spiritualismo, al
neoheideggerismo – che implicano una svalutazione
del sapere scientifico e una critica globale della
società industriale. I suoi attacchi erano acuminati e
senza riguardi accademici.
Alla critica delle ideologie religiose e spiritualistiche
ha dedicato quello che si può considerare un trittico:
Le imposture degli antichi e i miracoli dei moderni
(Einaudi 2005); Laici in ginocchio (Laterza, 2006); La
scintilla di Caino. Storia della coscienza e dei suoi usi
(Bollati Boringhieri, 2013).
L'ARTICOLO PROSEGUE SU:
http://www.fnismtorino.
it/public/testi/docs/20190901 Il laicismo di
Carlo Augusto Viano.pdf?
fbclid=IwAR0WXqbX8J6g6goIhh366bNBlCB_xXno24
hJOdORdmMvlFipYg9zmCn4zYE
(CP)
***
→ Incontro costitutivo del Comitato di scopo torinese
Per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata
25 settembre, h: 17.30, Via Garibaldi 13
(Centro Studi Sereno Regis, sala Gabriella Poli)
Il 7 luglio scorso si è svolta a Roma una grande
assemblea nazionale per il ritiro di qualunque
Autonomia differenziata. L’appello per questa
assemblea era stato lanciato da sette associazioni di
difesa della scuola pubblica all’indomani delle ultime
elezioni europee e nel giro di poche settimane ben 120
associazioni di diverse categorie, da tutto il Paese,
avevano aderito. La scuola pubblica è fra le principali
istituzioni del nostro paese il cui ruolo a tutela del
diritto all’istruzione e dell’uguaglianza di tutti è messo
in discussione dal progetto di autonomia differenziata
assieme a quello del Servizio Sanitario Nazionale, del
sistema dei trasporti, della tutela del territorio etc.
Al termine dell’assemblea si è costituto un Comitato
Nazionale provvisorio ed è stata lanciata la proposta
di costituire Comitati di scopo in tutto il Paese. Un
nuovo appuntamento è stato fissato per il prossimo 29
settembre a Roma, con una seconda assemblea
nazionale.
Il mutato quadro politico che si è delineato nell’estate
pone nuove questioni. Se infatti da un lato le spinte del
governo precedente verso l’Autonomia, in particolare
della Lega, sono meno pressanti, dall’altro il
programma del nuovo governo conferma l’impegno
ad attuare l’Autonomia differenziata, prendendo a
modello la richiesta dell’Emilia Romagna, leggermente
differente da quelle del Veneto e della Lombardia, ma
non meno pericolosa per la democrazia. [...]
Lorenzo Varaldo, Manifesto dei 500, membro del
Comitato Nazionale provvisorio
Enzo Ferrara, Centro Studi Sereno Regis e Medicina
Democratica – Torino
https://www.facebook.com/events/396390704360272/
***
→ FNISM TORINO
25 settembre – h. 15,30 alle 18, al CESEDI, via G.
Ferrari, 1, Torino
CORSO DI AGGIORNAMENTO 2019-2020
LA STORIA NEI LIBRI DI STORICI, FILOSOFI E SCRITTORI
INAUGURAZIONE DEL CORSO
“FILOSOFIA, LETTERATURA, SCIENZA. TRENT'ANNI DEL
LABORATORIO DI FILOSOFIA DELLA SEZIONE TORINESE
DELLA FNISM”
Presiede Laura Poli
David Sorani, Breve storia di una esperienza didatticoculturale
Marco Chiauzza, I nostri maggiori (Salvemini e non solo)
Cesare Pianciola: dialogo con Giuseppe Cambiano,
autore di Sette ragioni per amare la filosofia (Il Mulino,
2019)
***
FASCISMI, NEOFASCISMI, PERSECUZIONI RAZZIALI
giovedì 26 settembre, ore 18
Sala didattica, Polo del '900, via del Carmine 14,
Torino
Seminario nell'ambito del ciclo di incontri su "Diritti
negati"
FASCISMI E NEOFASCISMI
Autore e testo di riferimento: Elia Rosati, CasaPound
Italia (Mimesis, 2018).
Mercoledì 2 ottobre 2019
LE LEGGI RAZZIALI
Autore e testo di riferimento: Valeria Galimi, Sotto gli
occhi di tutti. La società italiana e le persecuzioni
contro gli ebrei (Le Monnier, 2018).
***
→ Primo Levi al plurale, 3 ottobre 2019 (Sala
conferenze del Polo del '900, Palazzo San Celso,
Via del Carmine 13, Torino)
Mattino - coordina Fabio Levi
Prima sessione: ore 9,30-10,30
Saluti: Sergio Soave e Fabio Levi
Domenico Scarpa: “Con involontarie interruzioni”. La
Torino di Primo Levi
Intervallo 10,30-10,45
Seconda sessione: ore 10,45-12,45
Barbara Berruti e Victoria Musiolek: Primo Levi,
Luciana Nissim, Bruno Vasari 1945-1948
Claudio Panella: Levi e Antonicelli. Un dialogo
ininterrotto dalla De Silva all’Unione Culturale
Cesare Panizza: Primo Levi e il mondo di Giustizia e
Libertà
Claudio Vercelli: Ad incerta identità. Primo Levi e
l’antisemitismo
Intervallo per il pranzo 12,45-14
Pomeriggio - coordina Domenico Scarpa
Prima sessione: ore 14-16
Sophie Nezri-Dufour: Primo Levi poeta. Un
messaggero importuno
Andrea Minuz: Primo Levi, Holocaust e
l’americanizzazione della Shoah
Simone Ghelli: Sulla ricezione di Primo Levi nel
mondo cattolico
Susanna Maruffi: Dialogo fra Levi e Vasari sul
sopravvivere e il testimoniare
Intervallo 16-16,15
Seconda sessione 16,15-17,15
Dunia Astrologo e Giovanni Ferrero: Pensare con le
mani. Primo Levi e il lavoro nell’era tecnologica
***
→ CIDI TORINO
11- 12 ottobre 2019
IMPARARE A SCRIVERE, SCRIVERE PER IMPARARE
Insegnare a leggere e a scrivere
tra la scuola dell'infanzia e la scuola primaria.
Il Cidi Torino incontra Ana Teberosky
Aula magna Liceo Einstein, Via Pacini 28, Torino
ALTRE PROPOSTE FORMATIVE A.S. 2019 – 2020
CON MODALITÀ DI ISCRIZIONE:
http://www.ciditorino.org/
→ CRITICA LIBERALE
È uscito l’annuale di “Critica liberale” con il rapporto
2018 sulla secolarizzazione - VII rapporto sulle
confessioni religiose e tv - VIII rapporto sui
telegiornali
L’annuale di “Critica liberale” può essere acquistato
inviando una mail alla BIBLION EDIZIONI
all’indirizzo: info@biblionedizioni.it
***
→ ADISTA Notizie, documenti, rassegne, dossier
su mondo cattolico e realtà religiose, n. 30, 7
settembre 2019
La più lunga lotta di liberazione
Le donne nella società e nelle religioni
Con gli interventi di
Paola Cavallari
Giancarla Codrignani
Anna Carfora
Antonia Sani
Stefano Ciccone
Anna Maffei
Nibras Breigheche
***
→ AGEDO TORINO
Incontri ogni martedì sera dalle 20:30, esclusi i
giorni festivi e prefestivi, presso CasArcobaleno,
via Lanino 3, 10152 Torino (Zona Porta Palazzo).
Se lo desideri puoi contattarci, ogni giorno, al
numero: 388 95.22.971.
***
IL LIBRO
Paolo Flores d’Arcais, Questione di vita e di morte,
Einaudi,Torino 2019, pp. 124, € 12.
Questo breve saggio ci offre un quadro chiaro e
aggiornato dei problemi del fine vita. Inoltre
l’interpellazione diretta del lettore sui temi in
discussione e il tono discorsivo dell’esposizione
rendono la lettura agevole e coinvolgente.
Secondo l’autore in una democrazia di cittadini
liberi ed uguali non dovrebbero esserci controversie
sul fine vita, in quanto ognuno, essendo dotato di
autonomia, dovrebbe liberamente fare le sue scelte.
La nostra irriducibile autonomia è pienamente
avvalorata dalla conoscenza scientifica
dell’evoluzione dell’Homo Sapiens: l’uomo si
differenzia dagli altri animali perché libero dalla
costrizione dell’istinto. Ogni adulto è sovrano sulla
sua vita e ovviamente sul fine vita, perciò le teorie
che non riconoscono l’autonomia e giustificano
l’imposizione di limiti alle scelte individuali vanno
criticate a fondo. Anzitutto è ingannevole la nozione
di vita come “bene indisponibile”, su cui si fondano
(art.579 e 580 del Codice penale) i divieti dell’
omicidio del consenziente e dell’aiuto al suicidio,
che tolgono ai cittadini la disponibilità della loro
vita, mentre lo Stato si arroga il potere di disporne.
Spesso si fa riferimento al diritto inalienabile alla
vita, come è sancito nella Dichiarazione di
indipendenza degli USA, nella Dichiarazione dei
diritti del 1789 e nella nostra Costituzione (art. 2 e
13), ma il diritto alla vita è legato al diritto alla
libertà e non può diventare una condanna alla vita.
La gravità e la crudeltà del rifiuto ad una morte
serena a persone afflitte da indicibili sofferenze
viene efficacemente criticata accostandola, con un
interessante richiamo storico, alla antica pena di
morte con tortura Mentre oggi la tortura è un reato
in molti paesi e la stessa pena di morte, dove è
ancora vigente, deve essere inflitta senza
aggiungervi torture, persone colpite da malattie
letali sono condannate a soffrire, sono dei
condannati a morte con tortura (vengono fatti
numerosi esempi, tra cui Pier Giorgio Welby e
Giovanni Nuvoli).
Ma secondo Flores d’ Arcais l’ostacolo maggiore a
una legge sull’eutanasia è costituito dalle ingerenze
delle gerarchie cattoliche nei processi legislativi.
L’opposizione tra laici e cattolici continua a
condizionare il dibattito bioetico italiano; era del
2001 la polemica tra l’autore e il cardinale
Tettamanzi, sostenitore di un discorso basato sulla
“retta ragione”, in ultima analisi coincidente con il
pensieo teologico, per imporre anche a chi non è
cattolico le decisioni clericali. Più recentemente
anche papa Ratzinger e papa Bergoglio hanno
continuato a opporsi fermamente all’eutanasia.
Ribadendo che la vita è sempre un bene, è stato
osteggiato anche l’iter della legge 38 del 2010, legge
che costituisce un passo avanti, consentendo l’
accesso a cure palliative, che possono portare anche
a una sedazione profonda. Essendo quindi
attualmente possibile rifiutare un trattamento
terapeutico vitale e accedere a una sedazione
profonda, appare anacronistico il rifiuto della
eutanasia, che accorcerebbe solo una inutile agonia.
L’assenza di una legge sull’eutanasia causa
ineguaglianza tra i cittadini, tra chi può pagare il
suicidio assistito all’estero e chi non può. I contrari
all’eutanasia, infine, parlano di “china pericolosa”, del
pericolo che accettando l’eutanasia per casi gravi, si
passi a eliminare vite giudicate inutili, ma l’autore
chiarisce che il diritto all’eutanasia è richiesto per
soggetti adulti e consapevoli: l’eutanasia è un diritto,
non un dovere.
Mirella Bert
***
IL FILM
TESNOTA
Titolo inglese dell'edizione internazionale : Closeness
Regia: Kantemir Balagov
Principali interpreti:
Atrem Cipin, Olga Dragunova, Veniamin Kac, Darya
Zhovnar, Nazir Zhukov - 118 min. - Francia 2017.
È l'opera prima di Kantemir Balagov, il promettente
regista caucasico, nato nel 1991, che ebbe in Sokurov
un eccezionale maestro all'Università. Presentata a
Cannes (Un certain regard - 2017), ha raccolto molti
consensi e ottenuto il premio per la miglior regia,
nonché il FIPRESCI della critica internazionale
cinematografica. Oggi è in Italia, nelle sale.
Il contesto
Fra il Mar Nero e il Mar Caspio è situata l'area
geografica del Nord caucasico lungo il quale la
Repubblica Kabardino-Balkarskaja, insieme agli stati
contigui dell'Ossezia del Nord e della Cecenia,
delimita le frontiere sud-occidentali della
Confederazione russa.
La sua capitale è Nalchik, in territorio Kabardo, dove
era cresciuto il regista che, in questo suo primo film,
racconta efficacemente la realtà del luogo, abitato da
una popolazione multietnica, che nel 1998 era sul
punto di deflagrare, proprio come i confini instabili
dell'Impero ex sovietico. Una gran parte della
popolazione autoctona dei Kabardi musulmani non
era insensibile, infatti, agli appelli per la costituzione
di uno stato islamico confederale e autonomo dalla
Russia lungo le vie del petrolio, dal medio-oriente,
alla Turchia, all’Afganistan: una polveriera stava
esplodendo e aveva già determinato la prima guerra
dei Ceceni separatisti contro lo stato russo, mentre i
guerriglieri, che diffondevano per televisione i veleni
della propaganda islamista più radicale, trovavano
udienza e seguito anche fra i Kabardi dei più sperduti
villaggi.
Ilana
1998 - Un fatto di cronaca è all'origine del film che,
raccontandoci la tragedia che aveva sconvolto una
famiglia di ebrei, mette in luce la crisi dilagante fra le
diverse etnie.
Nei pressi di Nalchik la famiglia di Avi e Adina viveva,
nel rispetto delle tradizioni proprie e di quelle altrui,
dei proventi dell'officina meccanica di Avi aiutato
dalla ventiquattrenne figlia Ilana (la bravissima Darya
Zhovnar), che, nonostante i modi da maschiaccio,
aveva scoperto la tenerezza dell'amore per Zalim
(Nazir Zhukov), e si ritagliava, affrontando ogni volta
l'opposizione materna, qualche spazio di libertà per
partecipare, dopo il lavoro, con gli amici kabardi di
lui, a qualche bevuta, all'ascolto di un po' di rock, e al
ballo liberatorio scatenato dalla musica.
La vita in famiglia le era insopportabile, con quella
madre così acriticamente sottomessa al volere del
marito e alle decisioni della comunità ebraica: le
tradizioni e le abitudini solidali, che avevano
connotato la vita delle minoranze ebraiche dai tempi
della diaspora, le sembravano del tutto incompatibili
con la vita moderna.
Eppure, quegli stessi antichi valori le sarebbero
tornati alla mente quando una festosa serata per
celebrare la promessa matrimoniale tra suo fratello
David (Veniamin Kac) e Julia si era conclusa col
sequestro dei due fidanzati operato da un gruppo di
terroristi kabardi: ingente la somma richiesta per il
loro rilascio, mentre le divisioni e gli egoismi nella
comunità ebraica spingevano la famiglia a concludere
in tutta fretta l'accordo per farla sposare, come
avevano da sempre sperato, col ricco corteggiatore in
grado di donare l'intera somma del riscatto... Anche
se neppure per un attimo Ilana aveva pensato di
accettare un simile compromesso per salvare David,
era stata costretta tuttavia a fare i conti con la nuova
realtà avvertendo tutto il peso della propria
condizione di donna senza libertà sia nell'ambito
familiare, sia in quello della comunità ebraica a cui,
nonostante le sue riserve, apparteneva.
Il film assume i toni di un noir (i cui sviluppi perciò
non rivelerò per non togliere a chi mi legge il piacere
di vederlo), ma tiene insieme parecchi temi di grande
complessità mantenendo viva la nostra attenzione
grazie all'equilibrio che il regista raggiunge
inserendoli nella vicenda con naturalezza, senza
appesantirla, nonostante la durata vicina alle due ore.
A indirizzare la nostra interpretazione è soprattutto
quel particolare titolo internazionale: Closeness che
come l'originale balcanico (bulgaro) Tesnota indica
una vicinanza così stretta da produrre un senso di
soffocamento, e perciò stesso di angoscia, di cui è ora
pienamente cosciente Ilana, l'intelligente e infelice
personaggio protagonista della pellicola, incolpevole
vittima della condizione femminile la cui subalternità
pesa soprattutto a lei, indocile e vanamente ribelle.
Le immagini sono girate nel piccolo formato 4:3, ciò
che permette al regista di comunicare l'angustia che
soffoca ogni volontà di sfuggire all'abbraccio
"protettivo" dei famigliari da cui la giovane vorrebbe
disperatamente emanciparsi, alla ricerca di un'aria
più respirabile e anche di cieli puliti, non inquinati
dal lezzo orribile dell'intolleranza e del razzismo.
Significative sono, a questo proposito, le ultime
bellissime scene del film, girate nella zona selvaggia
dei canyon caucasici, così come sono indimenticabili i
lunghi piani-sequenza degli interni scuri delle case
ebraiche, illuminati dalla scarsa luce di qualche
finestra laterale, con effetti quasi caravaggeschi che
lasciano intravedere, insieme ai volti, i quadri, i
mobili, i tappeti e gli arredi carichi di storia, salvati a
stento dalle razzie dei pogrom durante le fughe senza
fine di intere popolazioni alla ricerca di qualche luogo
tranquillo per ricominciare a vivere. Film molto bello
e suggestivo di un regista di soli ventisei anni.
https://laulilla.wordpress.co m/
***
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Supplemento on line a “école”, Registrazione Tribunale di Como, 10
gennaio 2001; direttrice responsabile Celeste Grossi.
diffuso via mail il 22/09/2019

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