rassegna stampa

26.3.2019, LAICITÀ DELLA SCUOLA news, marzo 2019

Di Redazione | 31.03.2019


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola.

Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

Portavoce del Coordinamento e referente per le superiori: Fulvio Gambotto (339 5435162)

Referente per gli altri ordini di scuola: Silvia Bodoardo (329 0807074)

Editoriale:

Cittadinanza: diritto o merito?

Su quanto avvenuto a San Donato Milanese sfiorando una tremenda tragedia, abbiamo letto molti commenti, tra i quali abbiamo condiviso quanto ha scritto Luigi Mastrodonato il 22 marzo su WIRED.IT

(https://www.wired.it/attualita/politica/2019/03/22/cittadinanza-rami-shehata-autobus-sesto-donato-milanese/) con il titolo:

Rami Shehata, la cittadinanza deve essere un diritto non un merito e con il sottotitolo In Italia ci sono più di 800mila ragazzini nati in Italia, ma non italiani e che non hanno alle spalle eroismi da barattare con il governo.

Lo proponiamo ai nostri lettori.

“La narrazione della tentata strage avvenuta a San Donato Milanese si e focalizzata quasi esclusivamente sul concetto di nazionalita. La vera notizia della sfiorata tragedia e sembrato piu il colore della pelle di Ousseynou Sy, l’attentatore, che non la tragedia stessa, e nelle ore successive le dichiarazioni dei politici sono ruotate prevalentemente attorno al concetto di cittadinanza.

Il vice premier Matteo Salvini ha promesso che all'attentatore, nato in Francia, cresciuto in Senegal ma con passaporto italiano dal 2002, sarà tolta la cittadinanza italiana. Il decreto sicurezza del leader leghista prevede in effetti questa possibilità, in caso la persona venga condannata per terrorismo. Allo stesso tempo, pero, dal Viminale hanno fatto sapere di essere pronti a concedere la cittadinanza italiana a Rami Shehata, il ragazzino-eroe che è riuscito ad allertare i carabinieri dal pullman e ha di fatto evitato la tragedia.

Rami ora potrà sentirsi italiano al 100% “per meriti speciali”, come previsto da una delle clausole per la concessione della cittadinanza. Ma il problema e che Rami e già italiano. E’ nato e cresciuto a Crema, ha sempre vissuto in Italia, parla un perfetto

italiano. Ma come molti altri bambini nati qui da genitori stranieri, non ha ancora potuto ottenere la cittadinanza, dopo che la legge sul tema e finita nel dimenticatoio.

C’è qualcosa di sbagliato nella concezione comune della cittadinanza.

E cioè che essa sia una sorta di premio, un favore. Poco importa dove sei nato, poco importa il tuo livello di integrazione, poco importa, insomma, il tuo profilo. La cittadinanza si valuta sul merito, ed ecco allora che se sei un italo-senegalese che si macchia di un crimine te la togliamo, se sei un italiano di origine egiziana che si comporta da eroe te la riconosciamo. E d’altronde lo ha ribadito anche la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha twittato che “la cittadinanza va meritata”.

Ma le cose non stanno così: Ramy era italiano anche prima di quella decisiva telefonata ai carabinieri e come lui ci sono un milione di altri ragazzini nati in Italia ma non italiani per il semplice fatto di non essersi ancora comportati da eroi. Quello

dell’eroismo non puo essere un requisito necessario per ottenere la cittadinanza. Essa è un diritto, non un premio.

Certo non è solo l’Italia a seguire questa linea. Lo scorso settembre il presidente francese Macron aveva riconosciuto la nazionalità a Mamoudou Gassama, 22enne originario del Mali che aveva scalato a mani nude un condominio per salvare un bambino appeso a un balcone. Il problema concettuale legato alla cittadinanza è

insomma di tipo transnazionale, non prettamente italiano [NdR: osserviamo però che in Francia i bambini nati in Francia da genitori stranieri acquisiscono automaticamente la cittadinanza a 18 anni se hanno vissuto stabilmente nel Paese per almeno 5 anni. Per la

legislazione nei vai paesi europei si veda:

https://www.repubblica.it/politica/2017/06/21/news/ius_soli_ecc

o_come_funziona_nel_resto_d_europa-168672635/].

Quel che è certo, è che le cose da noi non sembrano destinate a cambiare. Intervistato ad Agora, il vice premier Luigi Di Maio ha detto di essere felice di dare la cittadinanza al piccolo Rami, ma ha anche ribadito che lo ius soli non è nell’agenda di governo: “Questi temi vanno affrontati a livello di cittadinanza europea”. In pratica, Di Maio ha riconosciuto che Rami diventerà italiano per il suo gesto, non per la sua storia, e che per gli altri ragazzini sull’autobus nella sua medesima condizione nulla cambierà.

La vicenda di San Donato Milanese poteva accendere i riflettori sulle falle nel sistema della concessione delle cittadinanze e dare una spinta alla discussione sullo ius soli. Invece si è trasformato nell’ennesimo pretesto per ribadire che la cittadinanza è una questione di merito. E allora, ragazzini nati in Italia da genitori stranieri: uscite di casa e rendetevi protagonisti di qualcosa di sensazionale. Solo a quel punto, potremo chiamarvi italiani”.

Se Ramy chiede che la cittadinanza italiana sia per i tanti come lui un diritto, Salvini risponde sfottendo: se vuoi cambiare una legge prima fatti eleggere deputato. E rincara: “La cittadinanza è una cosa seria e arriva alla fine di un percorso di integrazione, non è un biglietto per il Luna Park”. Appunto, siccome è una cosa seria, occorre che la sinistra torni a farne un tema centrale e qualificante della sua battaglia politica.

C.P.

***

In evidenza:

Contro la regionalizzazione del sistema di istruzione

Come è noto, le Regioni Emilia Romagna, Lombardia e Veneto hanno, tra l’altro, chiesto al Governo forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia in materia di istruzione e formazione.

L’obiettivo è quello di regionalizzare la scuola e l’intero sistema formativo tramite una vera e propria “secessione” delle Regioni più ricche, che porterà a un sistema scolastico con investimenti e qualità legati alla ricchezza del territorio. Si avranno, come conseguenza immediata, inquadramenti contrattuali del personale su base regionale; salari, forme di reclutamento e sistemi di valutazione disuguali; livelli ancor più differenziati di welfare studentesco e percorsi educativi diversificati. Di fatto viene meno il ruolo dello Stato come garante di unità nazionale, solidarietà e perequazione tra le diverse aree del Paese; ne consegue una forte diversificazione nella concreta esigibilità di diritti fondamentali.

La proposta avanzata dalle Regioni si basa sulle previsioni contenute nell’art. 116 della Costituzione, modificato dalla riforma del Titolo V approvata nel 2001, che consente a ciascuna Regione ordinaria di negoziare particolari e specifiche condizioni di autonomia. Fino ad oggi quelle disposizioni non erano mai state applicate, essendo peraltro già riconosciute alle Regioni potestà legislativa regionale esclusiva e concorrente in molte materie; ora invece, nelle richieste avanzate da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, gli effetti dell'autonomia regionale ulteriormente rinforzata investono l’intero sistema dell’istruzione con conseguenze gravissime. Vengono meno principi supremi della Costituzione racchiusi nei valori inderogabili e non negoziabili contenuti nella prima parte della Carta costituzionale, che impegnano lo Stato ad assicurare un pari livello di formazione scolastica e di istruzione a tutti, con particolare attenzione alle aree territoriali con minori risorse disponibili e alle persone in condizioni di svantaggio economico e sociale.

La scuola non è un semplice servizio, ma una funzione primaria garantita dallo Stato a tutti i cittadini italiani, quali che siano la regione in cui risiedono, il loro reddito, la loro identità culturale e religiosa.

L’unitarietà culturale e politica del sistema di istruzione e ricerca è condizione irrinunciabile per garantire uguaglianza di opportunità alle nuove generazioni nell’accesso alla cultura, all’istruzione e alla formazione fino ai suoi più alti livelli.

Forte è la preoccupazione che l’intero percorso venga gestito con modalità che non consentono un'approfondita discussione di merito, dal momento che le Camere potrebbero essere chiamate non a discutere e a valutare, ma unicamente a pronunciarsi su ciò che le Regioni richiedenti e il Governo avranno precedentemente sottoscritto; tutto ciò con vincoli giuridici decennali.

Con l’introduzione dell’autonomia differenziata, che destruttura il modello configurato dalla Costituzione Repubblicana, si portano a compimento scelte politiche che più volte negli ultimi anni hanno indebolito le condizioni di vita delle persone e della società.

A nulla valgono le rassicurazioni circa il fatto che alcune Regioni richiedenti non avrebbero in termini finanziari niente di più di quello che oggi spende lo Stato per i servizi trasferiti. Quelle Regioni insistono in realtà nel voler stabilire i trasferimenti di risorse sulla base della riduzione del cosiddetto “residuo fiscale”, cioè la differenza fra gettito fiscale complessivo dei contribuenti di una regione e restituzione in termini di spesa per i servizi pubblici.

Sarà quindi inevitabile l'aumento del divario tra nord e sud e tra i settori più deboli e indifesi della società e quelli più abbienti. In tale contesto, dunque, una scuola organizzata a livello regionale sulla base di specifiche disponibilità economiche, rappresenta una netta smentita di quanto sancito dagli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione a fondamento del principio di uguaglianza, cardine della nostra democrazia, e lede gravemente altri principi come quello della libertà di insegnamento.

La scuola della Repubblica, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale,  deve essere, a carico della fiscalità generale nazionale, semplicemente perchè esprime e soddisfa l’interesse generale.

Un Paese che voglia innalzare il proprio livello d'istruzione generale deve unificare, anziché separare: unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo; garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati; assicurare la qualità e la quantità  dell'offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Regionalizzare la scuola e il sistema educativo e formativo significa prefigurare istituti e studenti di serie A e di serie B a seconda delle risorse del territorio; ignorare il principio delle pari opportunità culturali e sociali e sostituirlo con quello delle impari opportunità economiche; disarticolare il CCNL attraverso sperequazioni inaccettabili negli stipendi e negli orari dei lavoratori della scuola che operano nella stessa tipologia di istituzione scolastica, nelle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, nei sistemi di valutazione, trasformati in sistemi di controllo; subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politiche - prima ancora che economiche - di ogni singolo Consiglio regionale; condizionare localmente gli organi collegiali.

Significa in sostanza frantumare il sistema educativo e formativo nazionale e la cultura stessa del Paese. Questa frammentazione sarà foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, pena la disarticolazione di un tessuto già fragile, fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.

Per questo lanciamo il nostro appello ad un generale e forte impegno civile e culturale, affinchè si fermi il pericoloso processo intrapreso e si avvii immediatamente un  confronto con tutti i soggetti istituzionali e sociali.

Di fronte ai pericoli della strada intrapresa, intendiamo mobilitarci, a partire dal mondo della scuola, perchè si apra un grande dibattito in Parlamento e nel Paese, che coinvolga i soggetti di rappresentanza politica e sociale e tutti i cittadini, come si richiede per una materia di tale importanza per la vita delle persone e dell’intera comunità nazionale.

Contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio supremo dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica è un compito primario di tutte le forze politiche,sindacali e associative che rendono vivo e vitale il tessuto democratico del Paese.

Roma, 15 febbraio 2019

ADERISCI!

#RestiamoUniti

Promotori:

Sindacati: FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, Gilda Unams, SNALS Confsal, COBAS, Unicobas Scuola e Università.

Associazioni: Associazione Nazionale “Per la scuola della Repubblica”, ACLI, AIMC, ANDDL, ASSUR, CIDI, MCE, UCIIM, IRASE, IRSEF IRFED, Proteo Fare Sapere, Associazione Docenti Art. 33, CESP, Associazione “Unicorno-l’AltrascuolA”, “Appello per la scuola pubblica”, Autoconvocati della Scuola, Gruppo No Invalsi, Link, Lip scuola, Manifesto dei 500, Rete

degli studenti medi, Rete della conoscenza, Unione degli Studenti, Uds, Udu.

COME ADERIRE

Chi intende aderire all’appello può farlo inviando una mail al seguente indirizzo:

restiamouniti1@gmail.com

indicando nome, cognome, qualifica, provincia di residenza, scuola di servizio (se personale scolastico) oppure il nominativo dell’associazione

***

Il Gotha del fondamentalismo integralista religioso, il Circo Barnum del regresso.

Si scrive Congresso mondiale delle famiglie si legge intolleranza e inciviltà. Molti occhi sono puntati su Verona dove per il prossimo fine settimana si terrà un apparentemente innocuo consesso dall’altrettanto apparentemente rassicurante titolo di Congresso mondiale delle famiglie, organizzato annualmente in varie parti del globo dall’Organizzazione mondiale per la famiglia (IOF), lobby cristiana statunitense sorta con il dichiarato scopo di “unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale come sola unita stabile e fondamentale della società”.

Dove per famiglia naturale, casomai ci fossero dubbi, e da intendersi esclusivamente “l'unione di un uomo e una donna in un'alleanza permanente suggellata col matrimonio” e dalla quale deriva evidentemente la netta condanna di tutto ciò che non ne sia pienamente conforme. [...]

E’ lecito per uno stato che si dice democratico, che si suppone laico o quantomeno pluralista, appoggiare istituzionalmente un gruppo che nega il diritto all’aborto e in generale all’autodeterminazione sessuale e riproduttiva, che fomenta l’odio, che pratica l’omofobia, che finanzia falsi studi per dimostrare la correlazione tra matrimonio egualitario e pedofilia o tra aborto e cancro al seno, che considera l’emancipazione femminile un danno sociale?

No, ovviamente. A meno che il suddetto stato non sia il nostro.

E allora schierati fra gli ospiti abbiamo il ministro dell’Interno Salvini, il ministro della famiglia rigorosamente al singolare Fontana, il ministro dell’Istruzione Bussetti.

E ormai quasi poco importa il ridicolo balletto dei patrocini: revocato ufficialmente quello della Presidenza del Consiglio, dopo peraltro migliaia di firme raccolte dalla petizione lanciata da All out e un coro non indifferente di polemiche, rimane quello del ministro senza portafoglio Fontana, quello della Regione Veneto, quello della Provincia di Verona e, in impulso di solidarietà, quello della regione Friuli Venezia Giulia (che, come ironicamente commentato sul web, d’ora in poi si chiamerà solo Friuli Venezia

che in omaggio ai principi del Wfc Giulia e rimasta a casa a lavare i piatti).

Poco importa il pallido tentativo di smarcamento della componente gialla del governo bicolor, anche se va sottolineato che fra organizzatori e ospiti stiamo parlando di persone direttamente responsabili della severa negazione di diritti altrui, di discriminazioni e in taluni casi di vere e proprie persecuzioni. Un po’ troppo, per dei semplici sfigati come sostiene che siano un sottovalutante Di Maio.

Una passerella grondante odio e anche letteralmente sangue: nel mondo, più di dieci i paesi che puniscono con la morte la blasfemia, un terzo del totale considera a vario titolo l’omosessualità un reato.

Persino la Chiesa Cattolica, dotata di un ottimo livello di equilibrio egoista, si è smarcata, a suo modo, dal Wfc tramite il segretario di stato vaticano Parolin, peraltro ospite della passata edizione.

Preoccupati, dicono, dal rischio dell’uso strumentale di valori per obiettivi politici, condividono la sostanza ma non il metodo. [...]

Tutto qui? No, per fortuna no. Perchè c’è anche un’altra Verona e un’altra Italia. E per la prima volta al Wfc si opporrà una vera e propria sinergia di piazza tra associazioni e movimenti nazionali e internazionali, quell’insieme di società civile che l’oscurantismo non lo avalla e non lo accetta, che guarda avanti e non indietro, che è pronta per il rispetto e il riconoscimento delle differenze, che “naturale” considera l’autodeterminazione e non dogmi retrivi o visioni patriarcali della società. [...]

Ora più che mai è necessario coagulare le forze contro questo tornado oscurantista che seriamente rischia di minare diritti conquistati con fatica nel corso di anni se non secoli e diritti ancora lontani dall’essere pienamente riconosciuti e tutelati.

Perchè saremo anche a Verona, ma non restiamo al balcone.

(Adele Orioli, 25 marzo 2019)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/congresso-mondiale-dellefamiglie-

il-circo-barnum-del-regresso/

UNA PETIZIONE PUBBLICATA DA ITALIALAICA.IT

Siamo un gruppo di insegnanti, di ogni ordine e grado, della scuola pubblica e privata. Viviamo e insegniamo in Italia e quanto vediamo ogni giorno, nel nostro Paese, desta non poche preoccupazioni. Tra le cose che ci indignano profondamente, in questo ultimo periodo, c’è il Congresso delle famiglie che si terrà a Verona nell’ultimo week end di marzo.

La presenza di certi relatori, certe loro dichiarazioni passate – contro la libertà delle donne, contro l’interruzione volontaria di gravidanza, contro le persone Lgbt, contro le famiglie omogenitoriali, ecc – e gli stessi temi trattati ci sembrano violare il nostro Dettato Costituzionale, nell’articolo 3 soprattutto.

Grave, ancora, ci sembra che questo evento venga patrocinato con le insegne delle istituzioni e che veda – tra gli altri – la partecipazione del ministro dell’Istruzione, Bussetti, che dovrebbe invece rappresentare tutta la popolazione scolastica, insegnanti e allievi/e, nel rispetto delle nostre famiglie e delle nostre situazioni affettive e personali. Tutte, indistintamente.

Ribadiamo che noi viviamo la Scuola in quella che è la sua quotidianita. Quella di ragazze e ragazzi per i quali diventiamo un punto di riferimento oltre le loro famiglie. E vediamo tante

diversita, di lingua, di religione, di usi e costumi, di identita

sessuali, di realizzazioni familiari… l’elenco non si esaurisce qui.

Nella tutela di queste persone, dei nostri ragazzi e delle nostre

ragazze, noi ci muoviamo.

Riteniamo che il Congresso che si terra a Verona voglia proporre

una visione della donna e della societa che ci porta nel passato piu

oscurantista. Noi, invece, agiamo nel presente e ci proiettiamo nel

futuro. Per questo motivo, abbiamo deciso di chiamare questo

gruppo “Futuro, semplice!”. Un gruppo apartitico, che crede

nell’uguaglianza per tutti e tutte. Un’iniziativa dal basso a cui

chiunque puo aderire, sottoscrivendo il nostro Manifesto e

firmando la petizione su Change.org.

Sito della petizione: http://chng.it/jdfnyY8n9P

Pagina Facebook:

https://www.facebook.com/ManifestoFuturoSemplice/

Nota di italialaica.it:

italialaica.it fa proprio il Comunicato del suo Collaboratore Dario

Accolla ed invita i propri lettori ad aderirvi.

http://www.italialaica.it/news/59585

***

Nasrin Sotoudeh, la nota avvocata iraniana per i diritti umani e

stata condannata a 33 anni di carcere e a 148 frustate. A questa

condanna si aggiunge quella del 2016 a cinque anni, per un totale

di 38 anni e 148 frustate. Le accuse contro di lei sono la

conseguenza del suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani,

inclusa la sua difesa delle donne che protestano contro l’obbligo di

indossare il velo in Iran e la sua pubblica opposizione alla pena di

morte.

Un disagio doloroso sul fianco sinistro

di Mario Ambel

Mi sto recando a Napoli, dove Giscel e Cidi locali hanno

organizzato un seminario di studi su (contro?) le nuove norme per

la prima prova degli esami conclusivi della scuola secondaria di

primo e secondo grado. E lo faccio con un forte imbarazzo e senso

di quasi rassegnata impotenza. Con le stesse sensazioni ho

preparato le slide per l'incontro che non a caso stamane ho

dimenticato (sarebbe meglio dire rimosso) rischiando di perdere il

treno.

Questo stato d'animo ha radici profonde che provero a spiegare.

Anzitutto pesa l'amarezza di essere stato tradito dall'involuzione

che ha assunto negli ultimi venti anni l'applicazione

dell'autonomia scolastica, trasformando una opportunita di

rinnovamento educativo e didattico in una colossale ridefinizione

al ribasso del ruolo dello Stato verso una pedagogia governativa di

basso profilo. […]

In secondo luogo mi pesa il disagio di non essere d'accordo quasi

con nessuno di coloro (persone o raggruppamenti) che alimentano

la scena del dibattito culturale attorno alla scuola e propongono

soluzioni. […]

Ed infine non sono d'accordo neppure con chi per contrapporsi

alla deriva neoaziendalista e competitiva della scuola delle

competenze o all'esaltazione acritica dei vari new age pedagogici

rivendica giustamente il ruolo centrale dell'epistemologia

disciplinare, ma la conduce fino alla anacronistica difesa della

"lezione" o delle "conoscenze", al rifiuto del valore intrinseco del

pensiero pedagogico se ben costrutto o dell'opportunita di

riletture metodologiche e didattiche del modo di essere e fare

scuola. […]

http://www.insegnareonline.com/rivista/editoriali/disagiodoloroso-

fianco-sinistro

***

Centro studi Piero Gobetti

- Sabato 30 marzo, in via Fabro 6, ore 17,30

Karl Marx: "interpretazione" o "ricostruzione"?

Discussione su:

Riccardo Bellofiore, Le avventure della socializzazione. Dalla teoria

monetaria del valore alla teoria macro-monetaria della produzione

capitalistica, Milano-Udine, Mimesis, 2018.

Introduce e dialoga con l'autore Cesare Pianciola

- Lunedi 8 aprile 2019 dalle ore 18:00 alle 20:00

Polo del '900

Alexander Langer

Intervento di Fabio Levi. Coordina Andrea Bobbio.

L'incontro fa parte del ciclo di biografie sui protagonisti del '68

curato dal Centro Gobetti, realizzato all'interno del progetto

"Dall'immaginazione al potere. 1968-1969" per il Polo del '900.

***

DECIMA CONFERENZA REGIONALE DELLA SCUOLA 2019

Tavola rotonda

Minori Stranieri Non Accompagna#: le leggi e le esperienze

sul campo. La situazione odierna: problema#che e prospe#ve.

Il ruolo della scuola.

giovedi 28 marzo 2019 ore 16/18 - CE.SE.DI. Via Gaudenzio

Ferrari, 1 Torino

Daniela Finco Responsabile Assistenza Sociale Ufficio Minori

Stranieri Comune di Torino

Paola Giordano educatrice Ufficio Minori Stranieri

Ornella FIORE avvocato ASGI

Manuela Girola psicologa

Maria Baldanza tutore (docente Scuola Secondaria di 1° grado)

Marisa Carossio docente CIPIA di Settimo T.se

Coordina la tavola rotonda Beatrice Perotti tutore (docente IIS

Grassi Torino)

ISCRIZIONE: cesedi@cittametropolitana .torino.it

GIOVEDI, 11 APRILE 2019 (h. 15.00 / 18.30), Palazzo Cisterna,

Sala Consiglieri, via Maria Vittoria 12, Torino

2 GRADI DI MENO:

CAPIRE I CAMBIAMENTI CLIMATICI PER CAMBIARE

Giornata di studi rivolta a insegnanti di tutte le discipline e di

ogni ordine e grado

h.15: presentazione della mostra “24 manifesti per COP 24”

a cura di Gianfranco Torri, prodotta dal Cidi Torino e disponibile

per le scuole.

h.15,30: intervengono:

Valentina Acordon, meteorologa SMI‐Nimbus e collaboratrice de

La Repubblica / Torino:

I cambiamenti climatici, dall'attualita agli scenari futuri.

Giovanni Damiani, Fondazione A. Langer Pescara: Come i limiti

dello sviluppo riguardano gli elementi costitutivi della vita e

generano rottura degli equilibri ecologici.

Francesco Remotti, Universita di Torino: Verso quale futuro.

Gianluca Patti, Bianca Sangalli Moretti, Studenti dell’Isia di Urbino:

L'illustrazione sostenibile. Manifesti per COP24.

h.17.30: interventi per l’avvio dei laboratori a cura delle

associazioni: Centro Studi Sereno Regis Torino, CISV (Comunita,

Impegno, Servizio, Volontariato), ANISN Piemonte.

Il seminario rientra nel programma della decima edizione della

Conferenza regionale della scuola ed e organizzato da Enti di

formazione riconosciuti dal MIUR.

La partecipazione e gratuita con il riconoscimento di 3 ore di

formazione docenti.

Per informazioni e iscrizioni: segreteria@forumscuolapiemonte.it

***

LIBRERIA BARDOTTO, v. Giolitti 18 a, Torino

martedì 9 aprile h 18.30 .

Presentazione del libro di Francesco Remotti Somiglianze. Una via

per la convivenza, edizioni Laterza. Con l'autore dialogherà Adriano

Favole.

***

AGEDO TORINO

Incontri ogni martedi sera dalle 20:30, esclusi i giorni festivi e

prefestivi, presso CasArcobaleno, via Lanino 3, 10152 Torino

(Zona Porta Palazzo). Se lo desideri puoi contattarci, ogni

giorno, al numero: 388 95.22.971.

***

IL LIBRO

Anne Frank, Diario. Le stesure originali, trad. di Antonio De Sortis,

intr. di Alberto Cavaglion, con saggi di Philippe Lejeune e Cynthia

Ozick, Mondadori, Collana: Oscar moderni, 2019, pp. 500, € 13

(Formato Kindle, € 3,99)

Questa edizione presenta nella nuova traduzione di Antonio De

Sortis, condotta sull’edizione critica pubblicata ad Amsterdam,

entrambi i testi: quello privato (convenzionalmente chiamato A) e

quello destinato al mondo (B).

Dalla Introduzione di Alberto Cavaglion:

Colpisce nei diari di Anne Frank il frequente ricorso a proverbi,

sentenze, modi di dire: una traccia, si direbbe, delle consuetudini

pedagogiche in uso nelle famiglie della borghesia ebraico-tedesca.

Il riferirsi alla bonta degli insegnamenti antichi contrasta con la

giovane eta di chi scrive, contribuendo a delineare il ritratto di

un’adolescente-adulta, di una puella-senex.

I diari si presentano incorniciati da due massime di questa natura.

Nelle ultime pagine, in data 15 luglio 1944, leggiamo: ≪Si e piu soli

nell’infanzia che nella vecchiaia≫. Il 20 giugno 1942, giorno in cui

decide di confidarsi con un ≪quaderno cartonato≫ (“diario” le

sembra una definizione altisonante), Anne Frank prevede le

sofferenze cui andranno incontro i suoi pensieri se mai

riusciranno a uscire in liberta da quella casa-rifugio: ≪La carta e

piu paziente degli uomini≫. Si riassume in questi due assiomi la

genesi dei diari e in un certo senso la vicenda stessa di Anne Frank

e dei suoi diari: da un lato la solitudine, dall’altro il destino

tormentato dei suoi scritti, “la pazienza delle carte”.

In Italia, a partire dalla prima traduzione del 1954, il Diario ha

conosciuto una larghissima circolazione, ma non e stato facile

prendere coscienza della stratificazione e della ricchezza di una

fonte che e preziosa per la storiografia della deportazione e dello

sterminio degli ebrei olandesi, ma ancora di piu lo e come un

precoce laboratorio di letteratura, degno di stare accanto ad altri

libri composti sul confine dell’abisso. Relativamente recente, del

1986, e l’edizione critica, dalla quale non puo prescindere

chiunque voglia avvicinarsi a questo straordinario e vivacissimo

atelier di scrittura. Un lavoro, quello cui si sono dedicati i curatori

dell’Istituto per la documentazione bellica dei Paesi Bassi, David

Barnouw e Gerrold van der Stroom, assai complesso, di non

semplice consultazione per il lettore comune, inadatto – anche per

le sue dimensioni – a essere trasferito in edizioni tascabili o

scolastiche.

Il primo dato da rilevare e la circostanza fortunosa in virtu della

quale i diari sono arrivati a noi. Il salvataggio rappresenta il primo

capitolo della “pazienza” delle carte di Anne Frank. Nella storia del

secondo conflitto mondiale non esiste soltanto il dramma dei libri

bruciati sui roghi. Esiste anche, ma attende di essere scritta, la

controstoria dei manoscritti salvati dai tenaci bibliotecari,

archivisti, premurosi amici. Pièces au sauvetage: si potrebbero

definire cosi i soccorsi libreschi, ricorrendo a una tradizione

teatrale europea consolidata.

Le scritture dell’estremo, drammaticamente interrotte dal

precipitare degli eventi, costituiscono un paragrafo, si potrebbe

dire, di Resistenza dei libri e delle carte: una vicenda non meno

encomiabile dell’assai piu studiata Resistenza degli individui.

Opere scritte in nascondigli poco sicuri, poi abbandonate durante

rastrellamenti, perquisizioni o bombardamenti ne sono esistite

parecchie. Esse rappresentano la trama di una ricerca che aspetta

di essere completata. Di questa trama avventurosa, il caso di Anne

Frank e esemplare, per non dire unico. Noi oggi possiamo leggerla

– non per intero, una parte dei suoi fogli non e stata ritrovata –

perche nei minuti immediatamente successivi all’arresto la mano

di una collaboratrice del padre di Anne, di nome Miep Gies, si e

precipitata a raccogliere cartelle, sparsi e disordinati fogli caduti

in terra e li ha nascosti. Su questa azione tempestiva di soccorso

disponiamo di un circostanziato resoconto, in un libro

appassionante della stessa Gies1.

La salvaguardia di “carte scritte”, a opera di persone che a buon

diritto andrebbero premiate come Giusti dei Libri, e un vasto e

appassionante argomento di ricerca: riguarda non solo taccuini e

diari, ma anche capolavori della letteratura, della filosofia, della

storiografia, delle arti figurative, spartiti musicali e poesie salvati

dalla catastrofe. Mentre cosi tanto sangue scorreva per le strade

del vecchio continente, nonostante le avversita, un imponente

archivio di carte si e potuto salvare. Storici come Marc Bloch e

Federico Chabod, entrati nei movimenti di Resistenza, hanno

continuato le loro ricerche, salendo sulle Alpi con una valigia

piena di schede, di libri, di abbozzi di opere. Molti lavori li

abbiamo ereditati in forma incompiuta ed e il nostro caso: come

tutti i pensieri che non poterono essere piu pensati sono giunti a

noi temprati dall’energia del naufrago. In luogo delle mappe delle

citta bombardate, dei luoghi dello sterminio, delle razzie contro i

civili, ci servirebbe una mappa delle “case segrete” come il

nascondiglio dei Frank in Prinsengracht 263 ad Amsterdam.

Talora si sono salvate sia le carte sia chi le ha scritte, ma si e dato

anche il caso che si siano salvati gli autori, ma non le carte, oppure

si siano salvate le carte, non chi le ha scritte. Ed e il caso di Anne

Frank.

***

IL FILM

IL COLPEVOLE – The guilty

Regia: Gustav Moller

Principali interpreti:

Jakob Cedergren, Jessica Dinnage, Omar Shargawi, Johan Olsen,

Jacob Lohmann, Katinka Evers-Jahnsen, Jeanette Lindbak, Simon

Bennebjerg, Laura Bro, Morten Suurballe – 85 min. – Danimarca

2018

Asger Holm (Jakob Cedergren), un tempo poliziotto addetto alla

sicurezza in strada, e ora in attesa di processo per ragioni che non

ci vengono dette e per le quali e stato provvisoriamente trasferito

all’ufficio del centralino telefonico col compito di smistare le

chiamate che richiedono il pronto intervento degli agenti. Svolge

ora, dunque, un lavoro delicato, che richiede intelligenza e

serenita d’animo, oltre che profonda umanita, perche anche nelle

citta della civilissima Danimarca, dove si svolge la vicenda del film,

i conflitti fra i cittadini sono numerosi, spesso imprevedibili e

devono essere risolti prima che diventino gravi casi di cronaca

nera. Il nostro Asger Holm prende a cuore i casi piu difficili anche

oltre l’orario e persino al di la dei propri compiti perche sa

ascoltare, consolare, consigliare, convinto che talvolta l’empatia

possa far miracoli, ben piu della burocrazia di mansionari e

regolamenti. Asger Holm e solo, circondato dall’ostilita dei

colleghi per i quali sarebbe meglio sdrammatizzare le tensioni che

si celano dietro le chiamate: a dar retta a lui, non basterebbero le

pattuglie sulle strade, soprattutto ora, che si e fatto coinvolgere

nella brutta storia di una poveretta che viaggia su un furgone

bianco, in balia di un marito pazzo che l’ha sequestrata per

toglierle i figli e la vuole sicuramente uccidere…

Ci lasciamo pienamente coinvolgere anche noi: Asger Holm e

persuasivo, col suo volto da bravo ragazzo che vorrebbe davvero

modificare la realta immobile dei regolamenti e delle procedure;

la sua lotta e la nostra, almeno, cosi crediamo. Non tutto, pero, e

cosi chiaro: forse le regole deontologiche non sono proprio da

buttare; forse sono una garanzia per tutti. Che avesse ragione

Tayllerand (o chi per lui): surtout, pas de zèle?

La linea di demarcazione fra la saggezza e il disincanto non e mai

stata cosi sottile…

Girato in Danimarca, opera prima del regista svedese Gustav

Moller, questo film e, come si intuisce, un thriller assai

impegnativo, che si sviluppa nello spazio chiuso di un ufficio

contiguo a due soli ambienti, uno dei quali e il corridoio, l’altro e il

piccolo e buio sgabuzzino, dove da ultimo il nostro protagonista

avrebbe continuato il colloquio telefonico, sottraendosi all’ormai

aperta ostilita dei colleghi. Il film, dunque, non presenta azione

scenica se non quella creata nella nostra immaginazione dalle

lunghe telefonate fra Asger e la donna di cui, al di la del telefono,

percepiamo l’angoscia e la paura solo ascoltandone le parole

spezzate, i si, i no, l’affanno del respiro, i lamenti. Anche se, per la

ristrettezza dello spazio in cui si svolge, il film potrebbe ricordare

Locke (e non pochi lo hanno notato), per altri aspetti se ne

differenzia soprattutto perche in Locke lo spazio ridotto si

allargava nella nostra immaginazione, grazie all’irrompere (sia

pure solo telefonico) di molti altri personaggi importanti nella

ricca vita di relazione del protagonista. In questo film, invece, gli

spazi esterni all’ ufficio del centralino telefonico si riducono

progressivamente, anche nella nostra immaginazione,

parallelamente all’inesorabile prevalere dell’aspetto ossessivo del

colloquio, cui non servono piu neppure le immagini indeterminate

della mappa dei dintorni di Copenaghen.

Film insolito di un regista molto promettente, capace, con pochi

mezzi, ma grazie a una solida sceneggiatura, di creare emozione e

suspence. Da vedere.

https://laulilla.wordpress.co m/

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diffuso via mail il 26/03/2019

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