Rassegna stampa

25.2.2019, LAICITÀ DELLA SCUOLA news Febbraio 2019

Di Redazione | 28.02.2019


Notiziario on line del Coordinamento per la laicità della scuola.

Editoriale: Pedofilia clericale

Dal 21 al 24 febbraio 170 vescovi e cardinali, presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo, si sono riuniti in Vaticano per affrontare il tema della pedofilia clericale. Dopo decenni di coperture, si sono resi conto che devono invertire la rotta. Il papa, che aveva più volte proclamato “tolleranza zero”, nel discorso di apertura ha invocato “misure concrete ed efficaci”.

Contemporaneamente i rappresentanti di Ending Clergy Abuse, per l’Italia: Rete l’abuso, hanno manifestato per chiedere la fine dell’impunità e degli insabbiamenti. Alcuni hanno rivelato gli effetti devastanti che su di loro hanno avuto gli abusi subiti. Diverse vittime non riusciranno mai a parlarne, altri lo hanno fatto dopo decenni. È significativo che un sacerdote conosciuto, come don Vinicio Albanesi, abbia rivelato dopo 50 anni di essere stato abusato anche lui, quand’era in seminario.

L’interesse per la pedofilia clericale è sorta agli inizi del secolo negli Stati Uniti, dopo che l’inchiesta del Boston Globe, rappresentata nel film Il caso Spotlight, ha rivelato l’estensione del fenomeno. In seguito si è scoperto che le stesse cose erano accadute e continuavano ad accadere in tutto il mondo cattolico.

Della questione si è più volte occupato il Comitato sui diritti dell’infanzia dell’ONU, che nel febbraio 2014 scriveva: “Il comitato è fortemente preoccupato perché la Santa Sede non ha riconosciuto la portata dei crimini commessi, né ha preso le misure necessarie per affrontare i casi di abuso sessuale e per proteggere i bambini, e perché ha adottato politiche e normative che hanno favorito la prosecuzione degli abusi e l’impunità dei responsabili”.

Nel gennaio scorso lo stesso Comitato ha rivolto delle raccomandazioni allo Stato italiano, chiamato a rispondere ad accuse di negligenza nella prevenzione e nel controllo dei casi di pedofilia clericale: “Istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa cattolica … Garantire l’indagine trasparente ed efficace di tutti i casi di violenza sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della chiesa cattolica, il perseguimento dei presunti autori, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati giudicati colpevoli, e il risarcimento e la “riabilitazione” psichica delle vittime minorenni, comprese coloro che sono diventate adulte …

Proteggere i bambini da ulteriori abusi, tra l’altro assicurando che alle persone condannate per abuso di minori sia impedito e dissuaso il contatto con i bambini … Intraprendere tutti gli sforzi nei confronti della Santa Sede per rimuovere gli ostacoli all’efficacia dei procedimenti penali contro il personale religioso della Chiesa cattolica sospettato di violenza su minori, in particolare nei Patti lateranensi rivisti nel 1984”. Con quest’ultima raccomandazione si richiede di fatto una modifica all’art. 4, comma 4 del Concordato:

“Gli ecclesiastici non sono tenuti a dare ai magistrati o ad altre autorità informazioni su persone o materie di cui siano venute a conoscenza per ragione del loro ministero”.

Dubito che il governo italiano farà alcunché nei confronti della Santa Sede e che i vertici ecclesiastici affronteranno le cause di questo fenomeno che, a mio parere, stanno nel celibato ecclesiastico obbligatorio e nel dogma dell’ordine sacro, che fa del prete una persona diversa, separata dagli altri uomini, dotata di un potere enorme in ordine alla salvezza. Non credo che repressione e vigilanza basteranno a risolvere il problema.

Cesare Bianco

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In evidenza:

REGIONALIZZAZIONE DELLA SCUOLA: COSA CAMBIA E PERCHÉ POTREBBE ESSERE INCOSTITUZIONALE

di Isabella Policarpio 18 Febbraio 2019

Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna hanno proposto di regionalizzare la scuola sulla base delle risorse economiche legate al territorio. Se la proposta diventasse legge, si verrebbe a creare un sistema educativo differenziato in materia di offerta formativa, trattamento economico del personale scolastico e criteri per la selezione del personale e dello scorrimento delle graduatorie.

La proposta ha da subito provocato la reazione del mondo docente e dei maggiori sindacati a tutela del diritto all’istruzione, in quanto crea una ingiustificata disparità di trattamento, scontrandosi con il dettato costituzionale degli articoli 33 e 34.

Il Ministro Salvini si è detto a favore della regionalizzazione della scuola ma, nel frattempo, la mobilitazione di insegnanti e sindacati contrari alla proposta ha quasi raggiunto le ventimila firme.

Regionalizzazione della scuola: cosa prevede la proposta Il data 14 febbraio, il Governo giallo-verde ha dato l’ok alle bozze d’intesa per sancire l’autonomia regionale di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Manca ancora l’accordo definitivo, tuttavia le preoccupazioni cominciano a salire, soprattutto riguardo al tema dell’istruzione.

Infatti la regionalizzazione della scuola prevede la differenziazione dell’organizzazione della didattica, dello scorrimento delle graduatorie degli insegnanti e della loro retribuzione. In particolare, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna chiedono di: differenziare la programmazione, l’offerta formativa e i percorsi di alternanza scuola-lavoro; disciplinare autonomamente l’assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie; regionalizzare i fondi statali per il diritto allo studio, anche universitario; regionalizzare il trattamento economico del personale scolastico.

In altre parole, la proposta sembra voler creare sistemi scolastici differenziati, basati sulle risorse economiche delle singole Regioni e senza tener conto del principio dell’unitarietà dell’istruzione.

Regionalizzazione della scuola, per i sindacati è incostituzionale: perché?

Sulla proposta di regionalizzazione della scuola, tutti i sindacati a tutela dell’istruzione e dei diritti dei docenti hanno da subito iniziato una protesta online che vede uniti Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals, Gilda, Cobas e Unicobas, oltre che da una ventina di associazioni di docenti e studenti.

Secondo i sindacati, la regionalizzazione della scuola è incostituzionale in quanto crea netti squilibri tra le aree regionali del territorio nazionale. In altre parole, si tratta di una vera e propria secessione delle Regioni più ricche, che crea un sistema scolastico differenziato sulla base della risorse economiche del territorio. I profili di incostituzionalità sono molteplici: il differente inquadramento contrattuale degli insegnanti, su base regionale invece che a livello nazionale; diversi criteri di reclutamento e meritocrazia della classe docente; differenziazione degli standard qualitativi dell’istruzione; percorsi educativi diversificati.

Secondo il dettato costituzionale, invece, la scuola svolge una funziona primaria in tutto il territorio dello Stato e per tutti i cittadini, a prescindere dal reddito, dall’identità culturale o religiosa e dalla Regione di residenza. Detto in altri termini, il principio delle “pari opportunità” verrebbe scavalcato dalle ragioni economiche, con il risultato che si verrebbe a creare un’istruzione frammentata e non più unitaria.

Regionalizzazione della scuola: l’appello degli insegnanti Dopo la proposta del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna, gli insegnanti di tutta Italia si sono uniti in una forte protesta che ha visto la raccolta di quasi ventimila firme online contro la regionalizzazione della scuola.

Il punto maggiormente contestato dalla classe docente è la diversificazione delle spese destinate alla scuola e, soprattutto, degli stipendi, che andrebbe a creare insegnati di serie A e di serie B. Le istituzioni, invece, dovrebbero assicurare la parità di trattamento retributivo degli insegnanti su tutto il territorio nazionale, con la sola eccezione delle Regioni a statuto speciale, nelle quali l’istruzione è una competenza regionale differenziata.

Se la proposta diventasse legge, gli insegnati ed i presidi percepirebbero, a parità di mansioni, uno stipendio differenziato con una disparità di trattamento ingiustificata, cui seguirebbe l’alterazione dello standard dell’istruzione nazionale. Le conseguenze di una tale riforma sarebbero dannose anche per gli studenti, ai quali non verrebbe assicurata la parità dell’offerta formativa e delle attività extrascolastiche, a discapito del diritto all’istruzione sancito dagli articoli 33 e 34 della Costituzione.

https://www.money.it/Regionalizzazione-scuola-cosa-cambiaincostituzionale

 

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17 FEBBRAIO, FESTA DELLA LIBERTA DI TUTTI

La Federazione delle chiese evangeliche in Italia chiede di istituire una giornata della liberta di coscienza, di pensiero e di religione e di superare definitivamente le leggi fasciste sui “culti ammessi” attraverso una legge quadro sulla liberta religiosa.

Roma, 15 febbraio 2019 – (NEV CS/14) – Il 17 febbraio ricorre l’anniversario delle Lettere Patenti con cui il re Carlo Alberto, nel 1848, concesse i diritti civili ai suoi sudditi valdesi, fino ad allora confinati in una sorta di “ghetto alpino”. Poche settimane dopo gli stessi diritti furono concessi agli ebrei. Da allora per i valdesi e per gli evangelici tutti il 17 febbraio è un giorno di festa.

Da alcuni decenni la Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) invita ad osservare questa ricorrenza come “Festa della Libertà”: “la libertà di tutti e non solo degli evangelici” precisa il pastore Luca Maria Negro, presidente della FCEI, che prosegue: “Una festa per ribadire la necessità di superare le normative di epoca fascista sui ‘culti ammessi’ e di approvare finalmente – a distanza di 51 anni dalla promulgazione della Costituzione repubblicana – una legge quadro sulla libertà religiosa, che garantisca i diritti di tutte le confessioni religiose, comprese quelle che non hanno sottoscritto un’Intesa con lo Stato”. “Si tratta infatti – prosegue il presidente FCEI – di una materia eccezionalmente importante e delicata per il presente e il futuro di una società sempre più pluralista anche sotto il profilo confessionale. Per questo l’Assise generale della FCEI, riunita tre mesi fa a Roma e Pomezia (16-18 novembre 2018), ha rilanciato la proposta di istituire il 17 febbraio come Giornata nazionale per la libertà di coscienza, di pensiero e di religione.”

http://www.nev.it/nev/2019/02/15/17-febbraio-festa-della-liberta-ditutti/

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La scomparsa di PAOLO BONETTI

Il 27 gennaio è morto nella sua casa fanese il filosofo Paolo Bonetti. In pochi giorni, il corpo, cui aveva dedicato poche attenzioni, lo ha abbandonato. La mente, sempre vigile e laicamente serena, lo ha accompagnato sino agli ultimi istanti.

Tra i suoi libri:

Presenza di Croce

Aras Edizioni, 2018;

Breve storia del liberalismo di sinistra. Da Gobetti a Bobbio

Editore Liberilibri, 2015.

CIDI TORINO

PAGINECIDITORINO

pagineCidiTorino ospita i materiali, le immagini, i documenti che, per ragioni di spazio, sono stati trasferiti dal sito ufficiale del Cidi Torino. Si presenta, quindi, come un sito di supporto.

Ospita le pagine di archivio dal 2009 delle notizie pubblicate sull'home page.

In costruzione e, via via, in fase di implementazione, la pagina di raccolta dei materiali presentati nelle formazioni interne.

https://sites.google.com/site/pagineciditorino/home

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UNIONE CULTURALE FRANCO ANTONICELLI

via Cesare Battisti 4b, Torino

Martedì 26 febbraio ore 18:

Eluana Englaro 10 anni dopo

Il 9 febbraio 2009 a Udine cessava di respirare Eluana Englaro. Il 10° anniversario della sua scomparsa sollecita l’Unione Culturale e la Consulta di Bioetica a ragionare sulla libertà alla fine della vita e a continuare a impegnarsi per la sua affermazione. Con Beppino Englaro, Sergio Livigni, Maurizio Mori, Daniela Steila. Presiede: Enrico Donaggio.

FNISM – TORINO

RIUNIONE DEL lABORATORIO DI FILOSOFIA

20 MARZO: Che cos'è la geopolitica? di Yves Lacoste, in "Limes. Rivista italiana di geopolitica", n. 4, 1993 e nn. 1, 2, 3, 1994; on line: http://www.limesonline.com/cose-lageopolitica-

yves-lacoste/49

(introduce Ferruccio Nano; relazione di Egidio Dansero)

La FNISM (Federazione Nazionale Insegnanti) è accreditata come soggetto qualificato alla formazione (decreto 23/5/ 2002).

Agli insegnanti che ne faranno richiesta sarà rilasciato attestato di partecipazione.

 

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Centro studi Piero Gobetti

28 febbraio | H. 17.30 | Polo del '900 (Sala didattica, Via del Carmine 14-TO)

Dal pregiudizio all'intolleranza

Che cos'è, come nasce, quali sono le conseguenze del pregiudizio?

Un seminario di lettura aperto, a partire da due testi di Norberto Bobbio, La natura del pregiudizio, e di Primo Levi, L'intolleranza razziale. Interventi di Fabio Levi, Pietro Polito e il gruppo di studio dei giovani del Centro Gobetti.

L'incontro è realizzato da Centro studi Piero Gobetti e da Centro Internazionale di Studi Primo Levi nell'ambito del progetto del Polo del '900 "1938-2018. A 80 anni dalle leggi razziali" coordinato dal Museo Diffuso della Resistenza.

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CE.SE.DI. Centro Servizi Didattici

Città Metropolitana di Torino

l'Associazione CentroScienza onlus e la Città metropolitana, Centro Servizi Didattici, hanno organizzato uno "speciale" dedicato agli insegnanti sulle sfide che il futuro lancia al mondo dell'istruzione e della formazione.

Il 14 Marzo 2019 alle ore 17 presso l'Auditorium della Città metropolitana di Torino, corso Inghilterra 7 - Torino, Juan Carlos De Martin e Fiorenzo Alfieri si confronteranno sul tema.

Per iscriversi inviare una mail a: mariagrazia.pacifico@cittametropolitana.torino.it

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AGEDO TORINO

Incontri ogni martedì sera dalle 20:30, esclusi i giorni festivi e prefestivi, presso CasArcobaleno, via Lanino 3, 10152 Torino (Zona Porta Palazzo). Se lo desideri puoi contattarci, ogni giorno, al numero: 388 95.22.971.

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MCE TORINO

Responsabile: NUCCIA MALDERA nuccia.maldera@gmail.com

Indirizzo: VIA MARIA AUSILIATRICE 45 cap 10152 TORINO (TO)

Telefono: 011 9700490 338 1317813

e-mail: segreteria@mcetorino.it

Sito internet: http://www.mce-fimem.it/gruppi-territoriali/piemonte/

Social network: Gruppo su Facebook

 

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LEFT N. 8 | 22 FEBBRAIO 2019

EDITORIALE

Chiesa e pedofilia, tolleranza zero contro il Concordato

di FEDERICO TULLI

 

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IL LIBRO

Garrard Conley, Boy erased - Vite cancellate (trad. dall’inglese di

Leonardo Taiuti), Black Coffee, Firenze 2018, pp. 332, € 15

Sono gay, e quindi sono depravato. Ci sono voluti decenni, secoli, abissi di sofferenze inaudite perché questa interiorizzazione dello stigma omofobico nella sua forma più basilare venisse superata a livello individuale e collettivo. Ma proprio nel momento storico in cui questa liberazione ha iniziato a prendere forma, ecco che i guardiani dell’ordine tradizionale hanno rialzato la testa. Oggi sono certamente lontani i tempi dei roghi, o di atroci esperimenti chirurgici per “guarire” l’omosessualità; ma troppe persone omosessuali, bisessuali, transgender, anche nell’evoluto occidente liberale, sono costrette a vivere il proprio orientamento sessuale con grande disagio.

Una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca del novembre 2018, condotta da Ester Di Giacomo su soggetti di dieci nazionalità diverse, evidenzia che “gli adolescenti appartenenti al gruppo complessivo delle cosiddette minoranze sessuali mostrano un tasso di rischio di suicidio superiore tre volte e mezzo rispetto ai loro coetanei eterosessuali” (https:// www.unimib.it/comunicati/comportamenti-pericolosivita-piu-fragili-teenagernoneterosessuali).

L’Istat, riportava un’inchiesta dell’“L’Espresso” nel 2013 (Tommaso Cerno, Il Paese dei Nogay, 12 settembre 2013), ha rilevato che “il 47,4 per cento degli italiani ammette di avere sentito amici o parenti insultare un omosessuale”.

Nel 1973, l’omosessualità venne derubricata come malattia mentale dall’American Psychiatric Association; in reazione a questa decisione, Love in Action (Lia), un’organizzazione fondamentalista cristiana, aprì in California un primo centro per curare omosessuali. Alla fine degli anni ottanta, Lia era presente in più di duecento comunità evangeliche statunitensi; nel 1990 John Smid ne assunse la direzione.

È proprio Smid uno dei “terapeuti” con cui nel 2004 Garrard Conley ha a che fare, nella sede di Memphis dell’organizzazione, quando i suoi genitori ve lo accompagnano per sottoporlo una “terapia riparativa”. La storia è raccontata in Boy erased - Vite cancellate (trad. dall’inglese di Leonardo Taiuti, pp. 332, € 15,

Black Coffee, Firenze 2018), un testo autobiografico pubblicato dalla statunitense Riverhead Books nel 2016 e adesso disponibile anche in edizione italiana (e da cui è stato appena tratto un film, per la regia di Joel Edgerton, che a breve vedremo anche in Italia).

La famiglia da cui proviene il diciottenne Conley è molto attiva in una comunità battista dell’Arkansas; la scoperta del “peccato” di omosessualità del figlio costituisce un trauma enorme per i genitori, che subito si adoperano per trasformarlo in un “ex-gay”.

Lo sottopongono a esami del livello di testosterone, nel caso la sua condizione dipendesse da un’anomalia fisiologica; lo minacciano di cacciarlo di casa e di non mantenerlo più agli studi, se non accetta la terapia. Il programma di Lia si basa principalmente su sedute di gruppo, che nell’impostazione di fondo ricordano gli  incontri degli Alcolisti anonimi, con in più però un pesante carico di colpevolizzazione secondo i crismi di una ferrea morale religiosa.

“I tuoi pensieri fanno male a Dio (...) Sono disgustosi, innaturali.

Un abominio”, dice a Conley un terapeuta di Lia. “‘La prima cosa da fare è capire come siete diventati dipendenti dal sesso, da pensieri che non giungono da Dio’ disse Smid. Eravamo al Primo Passo dei dodici previsti dal programma di Love in Action, i cui principi equiparavano i peccati di infedeltà, zoorastia, pedofilia e omosessualità a dipendenze quali alcolismo e gioco d’azzardo”.

L’omosessualità, in particolare, è trattata da Lia senza mezzi termini come una “perversione sessuale”. Lo stesso Smid, che nel 2011 sarebbe poi uscito clamorosamente da Lia dichiarando di non aver mai smesso di essere gay, e scusandosi pubblicamente per la totale inconsistenza della “terapia riparativa” di cui era stato uno dei più agguerriti alfieri, nel 2014 ha sposato il suo compagno. Ma molti anni prima, ricorda Conley, pare che Smid avesse suggerito a un ragazzo di “uccidersi piuttosto che vivere come omosessuale. Da allora si è stimato che il numero di suicidi causati dalla terapia di Lia si aggiri intorno a una cifra compresa fra i venti e i trenta, per quanto sia impossibile essere precisi”.

[...]

Solo gradualmente Conley inizierà a dubitare del percorso intrapreso a Lia; nei primi giorni, mantenendosi fedele alla morale religiosa in cui ha sempre creduto, dolorosissimi sensi di colpa lo tormentano: “Già dopo una sola seduta sapevo di essere malato, probabilmente incurabile (...) un peccatore malato e condannato alle fiamme dell’inferno”. Ma ben presto, sempre più dubbioso e scettico, deciderà di abbandonare la “terapia”; oggi ha un marito, è un attivista per i diritti gay e uno scrittore piuttosto noto. Scritta in uno stile sobrio ma non priva di una certa ironia, questa sua sofferta autobiografia dice molto di un certo ambiente culturale del Sud degli Usa, profondamente religioso ed esasperatamente tradizionalista.

Non è certo quella l’unica regione al mondo, tuttavia, in cui omofobia, tradizionalismo e integralismo convergono in una spietata condanna sociale di orientamenti sessuali diversi dall’eterosessualità più canonica.

[...]

Alessandro Bellassai

(“L'Indice dei libri del mese”, n. 2, febbraio 2019)

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IL FILM

LE NOSTRE BATTAGLIE

Titolo originale: Nos batailles

Regia: Guillaume Senez

Principali interpreti: Romain Duris, Laure Calamy, Laetitia Dosch, Lucie Debay, Basile

Grunberger, Lena Girard Voss, Dominique Valadié, Sarah Lepicard

– 98 min. – Belgio, Francia 2018.

In un enorme magazzino, in cui si stoccano merci da smistare e consegnare, lavorano uomini e donne con compiti diversi, secondo il reparto, ma tutti costretti a orari massacranti, ritmi di lavoro insostenibili, temperature gelide in pieno inverno, contratti a scadenza, rinnovabili, ma anche no. Sicuramente no se non ce la fai più perché a cinquant’anni sei già vecchio, perché lo stress ti ha logorato la salute, o, perché, se sei donna, la gravidanza non ti permette imprudenti sforzi.

Lo sfruttamento è da padroni delle ferriere, nonostante i rappresentanti sindacali, che sempre si prendono a cuore i problemi di tutti, organizzino le assemblee e le proteste generali e mettano al corrente i capi dello scontento crescente di chi lavora.

Olivier Vallet (Romain Dury), sindacalista impegnato, quasi per tradizione familiare, è colui che si fa carico delle richieste e del disagio degli sventurati colleghi ben oltre l’orario di lavoro, cosìcché arriva a casa giusto per mangiare in fretta un boccone e per cercar di dormire un po’: il suo tempo è sempre troppo scarso per ricuperare la stanchezza, scarsissimo poi per ascoltare i problemi di Laura, sua moglie (Lucie Debay) e per stabilire un decente rapporto con i suoi bambini, dei quali si occupa solo lei, che a sua volta lavora.

Il film passa presto dalla descrizione dei problemi del lavoro precario all’indagine sugli effetti che una simile organizzazione del lavoro ha sulla famiglia, il centro degli affetti più profondi e soprattutto delle presenze indispensabili, se ci sono i figli: gli orari disumani non permettono di di occuparsi di loro, di seguirli, di giocare con loro, di amarli davvero.

Laura è troppo sola e depressa: sulle sue fragili spalle il peso intero del menage domestico e dei due piccoli: Elliot, il più grandicello (Basile Grunberger), ancora dolorante per le piaghe lasciate da un’ustione gravissima, permette solo a lei di toccarlo per le medicazioni, perché le sue mani sono leggere, delicate, e perché la sua voce lo distrae allontanando il dolore. La piccola Rose, invece, ha paura del buio: a lei, ai suoi racconti, alle sue letture animate, alla sua tenerezza il merito di cacciar via quei suoi fantasmi tenebrosi.

Laura è però davvero in difficoltà: ha cercato di parlarne a Olivier , ma ha lasciato perdere: lui è lontano, stanco, non può capire: se ne va, allora, perché non ce la fa più e lascia tutti nell’incredulità, nell’angoscia, per non parlare dei bambini, letteralmente travolti.

La solidarietà familiare non si fa attendere: arriva la nonna, madre di Olivier, che per aver provato a suo tempo la solitudine di Laura, la difende; arriva la sorella di Olivier, carica di doni, che fa del suo meglio, finché arriva inevitabilmente il sostegno di una brava psicologa, col suo saggio suggerimento, indispensabile per elaborare il lutto profondo, non risarcibile dei due piccini e anche di Olivier.

Un altro bel film dalla Francia, dalla cui cultura, e sempre più spesso dal suo cinema, arrivano stimolanti riflessioni per comprendere il mondo, i suoi veloci cambiamenti e le nostre difficoltà.

https://laulilla.wordpress.co m/

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Redazione: Marco Chiauzza, Grazia Dalla Valle, Daniel Noffke, Cesare Pianciola, Stefano Vitale.

Fanno parte del Coordinamento: AEDE (Association Européenne des Enseignants), AGEDO, CEMEA Piemonte, CGD Piemonte, CIDI Torino, COOGEN Torino, CUB-Scuola, FNISM, Sezione di Torino "Frida Malan", MCE Torino.

Portavoce del Coordinamento e referente per le superiori: Fulvio Gambotto (339 5435162)

Referente per gli altri ordini di scuola: Silvia Bodoardo (329 0807074)

 

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